Get Out of the Car > Thom Andersen

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010) p. 28

all’interno di RC:speciale 63° Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010

 

"Get Out of The Car" è una sinfonia urbana in 16 mm composta di cartelloni pubblicitari, facciate di edifici, frammenti di musica e conversazioni, anonimi siti che recano tracce di una cultura ormai scomparsa (tra cui l’El Monte Legion Stadion e il Barrelhouse nel Watts). I frammenti musicali formano un quadro impressionistico della popular music suonata a Los Angeles (e in un paio di altri posti) dal 1941 al 1999, soprattutto riferito allo sviluppo del rhythm’n’blues e del jazz degli anni Cinquanta e al corridos degli anni Novanta. Le musiche di Richard Berry, Johnny Otis, Leiber e Stoller e dei Los Tigres del Norte hanno un ruolo prominente.

Cartelli e spazi pubblicitari, graffiti raffiguranti Gesù Cristo, muri, pareti, assenza totale dell’uomo. Il suono è destrutturato, segue le inquadrature, ed è composto da musica e dialoghi provenienti dal medesimo luogo delle riprese, oppure da radio o tv, invariabilmente extradiegetico.
Inquadrature fisse, piani sequenza senza alcun movimento di macchina.

All’inizio sentiamo due voci dialogare:
– Ma cosa stai facendo?
– Faccio un documentario.
– Ma ora stai inquadrando un cartellone pubblicitario senza nulla.
– Riprendo segni, segni di un’assenza.

Assenza pressoché totale dell’uomo, che quando appare è solo un punto microscopico nell’inquadratura o si materializza come voce fuori campo, è invece nell’inquadratura come rappresentazione, corpo ri-prodotto per il mercato (laico e religioso).

“Get Out of the Car” è un’esplosione fiammeggiante di pop culture dove tutto si fonde: alto-basso, commerciale-religioso, reale-rappresentato. È una sinfonia urbana in 16mm che nell’arco della sua durata corre incessante e soave, omaggio programmaticamente esplicitato dallo stesso regista alla popular music suonata nella città degli angeli e del cinema: blues, jazz e corridos.

Fotografie in bianco e nero di edifici losangelini di vari decenni precedenti alle riprese, tenuti da due mani sul fondo azzurro abbacinante del cielo, sembrano voler raccontare, in una delle sequenza più efficaci di questo breve (34 minuti) documentario artistico, la bellezza oramai perduta di una città che possiede un’anima ciclicamente violata, eppure resistente. Segni di un passato mitologico in perpetua trasformazione, colto nella mutazione dei segni che lo compongono.

Il film non pare voler riflettere ma semplicemente mostrare, accostando fra loro, secondo un principio analogico, immagini spurie di segni.

Thom Andersen aggiunge un nuovo elemento filmico alla sua trentennale riflessione su Los Angeles, un tassello fatto di immagini delle rovine della modernità.

“Get Out of the Car” è stato realizzato in due sessioni di riprese, la prima fra gennaio e febbraio 2001, la secondo fra gennaio e settembre 2009.

A Locarno 63 è stato presentato "fuori concorso" in prima mondiale.

 

 

Get Out of the Car
Stati Uniti – 2010 – 16mm – colore – 34′
Prima mondiale | Fuori concorso | 63° Festival del film Locarno
regista: Thom Andersen; fotografia: Madison Brookshire, Adam R. Levine; montaggio: Adam R. Levine; suono: Craig Smith; produzione: Thom Andersen; paese: Stati Uniti; lingua: Inglese-Spagnolo; anno: 2010; durata: 34’


 

Thom Andersen (Chicago, 1943) vive e lavora a Los Angeles, città dove ha trascorso gran parte della vita. Negli anni sessanta dirige vari cortometraggi "Melting" (1965), "— ——-" (1965-66), "Olivia’s Place" (1966-74) e nel 1974 il documentario "Eadweard Muybridge, Zoopraxographer" dedicato alla figura mitica ed archeologica del pioniere Muybridge. Nel 1995, con il critico e storico del cinema Noël Burch, realizza il fondamentale documentario "Red Hollywood", dedicato alle opere di quei registi finiti sulla lista nera della paranoia maccartista degli anni cinquanta del secolo scorso. Questo lavoro di ricerca storico e filmografico ha preso forma nel 1994 in un notevolissimo volume: "Les Communistes de Hollywood: Autre chose que des martyrs" (Ed. Presses de la Sorbonne Nouvelle). Nel 2003 realizza "Los Angeles Plays Itself" straordinario video sull’anima dei luoghi rappresentati nei film indagati con sguardo "altro" da quello cinematografico; quest’opera fu premiata come miglior film del decennio dalle riviste Cinema Scope e Film Comment, nonché vincitore del National Film Board Award per il miglior documentario al Vancouver International Film Festival. Dal 1987 insegna filmologia e storia del cinema al California Institute of the Arts. A Locarno 63 è stato membro della giuria del Concorso Cineasti del presente.

 

 

 

 

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