Pulsar > Alex Stockman

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articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010) pagg. 66-70
all’interno di RC:speciale 63° Festival del film Locarno 4-14 | 8 | 2010

Pulsar
Alex Stockman | Belgio – 2010 – 35mm – colore – 91′

di Roberto Rippa

English text at the bottom of this page

Samuel vive a Bruxelles, dove esegue consegne di prodotti farmaceutici. La sua ragazza, Mireille, parte per svolgere uno stage a New York, in un prestigioso studio di architettura. Poco dopo la sua partenza, il computer di Sam viene preso di mira da un hacker. Tutti i tentativi per proteggere la sua rete wireless falliscono, l’hacker misterioso sembra intenzionato a mandare a rotoli la sua vita e la sua relazione con la bella Mireille.

“Repulsion” in chiave belga e aggiornata alle paranoie comuni correnti. Laddove nel film di Polanski – per nulla invecchiato a dispetto dei suoi 45 anni esatti – Catherine Deneuve scivolava progressivamente nella follia esplosa in modo evidente alla partenza per le vacanze della sorella, qui è la difficoltà materiale nella comunicazione con la sua ragazza – provvisoriamente a New York per un periodo di pratica lavorativa – a fare perdere il lume della ragione a Sam. Inizialmente lo si vede vittima di un hacker che mina il suo computer, mezzo principale di comunicazione con la ragazza. Quindi toccherà al telefonino. Nulla pare poter fermare il nemico invisibile e qualunque provvedimento venga preso, risulta infine puntualmente inefficace.
Inevitabile la discesa nella paranoia in una storia (scritta dal regista stesso) che porta non di rado a chiedersi se quanto accade al protagonista sia reale o frutto della sua ansia, che diventa presto comunque quella dello spettatore stesso, cui sarà sicuramente capitato almeno una volta di temere di non poter comunicare a causa della possibile fallibilità dei nuovi strumenti di comunicazione.
Attraverso citazioni, usando grande cura nell’uso di suoni e immagini, Stockman realizza un thriller intimo moderno, efficace e di grande atmosfera che meriterebbe di trovare spazio sullo schermo al di fuori del suo Paese d’origine.

Pulsar
Belgio – 2010 – 35mm – colore – 91′
Concorso Cineasti del presente | 63° Festival del film Locarno
Regia, sceneggiatura: Alex Stockman
Fotografia: Sébastien Koeppel
Montaggio: Nico Leunen
Interpreti principali: Sien Eggers, Vincent Lecuyer, Matthias Schoenaerts, Nico Sturm, Tine Van den Wyngaert


Alex Stockman

Alex Stockman, classe 1962, inizia lavorando come critico musicale e cinematografico. Il suo lungometraggio d’esordio in bianco e nero, “Verboden te Zuchten” (2000), è selezionato per la Rotterdam Tiger Awards Competition e vince il Prometeo d’oro al Tbilisi International Film Festival. Il suo cortometraggio “Eva reste au placard les nuits de pleine lune” (2006) viene selezionato per la Mostra del cinema di Venezia. Alex Stockman ha anche scritto e diretto i cortometraggi “Violette” (1994) e “In de vlucht” (1996), che ottiene il Premio della giuria al Molodist International Film Festival di Kiev. Insieme a Kaat Camerlynck gestisce la casa di produzione Corridor, producendo tra gli altri “Any Way The Wind Blows” di Tom Barman, mostrato in Piazza Grande a Locarno nel 2003.

“Dovresti poter mettere tutto ciò che ti piace in un film”, ha affermato una volta Godard. A quanto pare non ho lasciato inascoltato questo consiglio: Pulsar contiene pavimenti scricchiolanti, platani lungo il Quai du Commerce di notte, altoparlanti Grundig Audiorama, il sorriso di Tine Van den Wyngaert, il pannello luminoso blu di un apparecchio stereo vintage, il Quai Fernand Demets lungo il canale di Brussels-Charleroi, gli occhi blu pallido di Sien Eggers, capaci di vedere tutto, il quinto Concerto di Brandeburgo di Bach, proiezioni in super8 e dittafoni.
Il Maestro di Rolle ha anche affermato: “Chiediti di tanto in tanto perché vuoi girare il film”. Ammetto di averlo fatto il meno possibile, ho preferito scoprirlo mentre lo stavo girando, concepirlo in uno stato di eccitazione elettromagnetica, portarlo verso quel cinema che talvolta può sembrare un sogno che comprendi in modo intuitivo. Un cinema che si ascolta con la stessa attenzione che si pone nel guardarlo.
Guardando indietro, vedo un film nato dall’amore per il cinema, paura e impazienza per qualcosa di stupendo che potrebbe essere a un click di distanza da noi, o forse giusto dietro l’angolo, e stupore per la velocità a cui il mondo si sta trasformando in un gigantesco hotspot wireless. Samuel, l’eroe comune di questa favola in 35mm che parla d’amore, paranoia e onde radio, è interpretato dallo stupendo Matthias Schoenaerts, un attore profondamente convinto della capacità della cinepresa di leggere i pensieri, come disse una volta Orson Welles.
Controllate la scena in cui si trova perso e spera di trovare un segnale, proprio come molti di noi.

(Alex Stockman)

ESTRATTO DELL’INTERVISTA ESCLUSIVA A ALEX STOCKMAN
a cura di Roberto Rippa

Roberto Rippa: In my review I made a comparison between “Pulsar” and Polanski’s “Repulsion”, mainly for the effective description of the descent of the main character into paranoia. Do you agree?

Alex Stockman: I wouldn’t call “Repulsion” a direct source of inspiration for “Pulsar” although it sure is one of the movies that has left a mark on me. Actually quite some people link it to the atmosphere of that movie. During one of the test screenings, someone even suggested to baptise the film “re:Pulsar”. Speaking of Polanski, there’s definitely also a touch of “Le Locataire” (“The Tenant”, 1976) in the house. The appartment building where we shot the movie has this same kind of cour intérieur through which the appartements are visually and acoustically connected, making it very easy to keep on eye on the neighbours. The poor acoustic isolation of these old world appartments can create a weird, oppressive atmosphere, particularly at night. Paul Simon has written a great song about this phenomenon : “One Man’s Ceiling Is Another Man’s Floor”.

Roberto Rippa: This is your second full-feature film in ten years after “Verboden te zuchten” (“I Know I’ll See Your Face Again”, 2000). What happened in between?

Alex Stockman: I’ve had several projects about which I have been very passionate, but only “Eva Reste Au Placard Les Pleine Lune”, a short based on a novel by Ivan Alvarez, made it to the silver screen. But I’d better be ok with that and not wonder where all of those marvelous images are hiding, because I feel the monster of melancholia breathing down my neck. I consider every movie to be a miracle, so being part of a couple of miracles in one lifetime is just fine with me.

The complete interview (ITA/ENG) is published on Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010). Download it free.

La versione integrale dell’intervista (ITA/ENG) su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010)

Samuel works in Brussels as a pharmaceutical delivery man. His gorgeous girlfriend Mireille heads off to New York to intern at a prestigious architecture firm. Shortly after her departure, Sam’s computer is hacked. A series of rather dodgy IT-guys fail to protect his wireless network. The mysterious hacker seems intent on screwing up Samuel’s life and his relationship with Mireille. Paranoia kicks in. Sam starts to suspect his neighbours and gets obsessed with WiFi-rays… Love, paranoia and two lovers separated by an ocean of communication devices.

Modern version of Polanski’s Repulsion updated to the current common paranoias about the new means of communication. While in the Polanski film – which hasn’t aged a bit in spite of its age, 45 years exactly – Catherine Deneuve gradually slips into madness in occasion of her being alone when her sister goes on vacation, here is the material difficulty in communicating with his girlfriend – temporarily in New York for work practice – to force Sam into an increasing paranoia. Initially, a nysterious hacker undermines his computer, the primary means of communication with the girl. Then he attacks the mobile phone. Nothing seems to stop the invisible enemy and every measure taken appears to be ineffective.
His descent into paranoia seems inevitable – and the film appears to play with the doubt about the reality of what happens, which could also be just a consequence of the main character’s increasing anxiety – which soon becomes the one of the spectator too, who most probably has at least once experienced the same communication problem.
Through quotations, using great care in the use of sound and image, Stockman directs an intimate, modern and very effective thriller.

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