Im Alter von Ellen > Pia Marais

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La vita di Ellen è a un punto di svolta. Costantemente in movimento da un angolo all’altro del globo come assistente di volo, ha la sensazione che la sua vita privata sia diventata una sorta di placebo, che le dà quel senso di sicurezza di cui ha tanto bisogno. Un giorno, colta da un attacco di panico mentre è in servizio, è costretta a sbarcare dall’aereo poco prima del decollo. Mentre attraversa l’aeroporto, istintivamente sa che si sta lasciando alle spalle la sua vecchia vita. Spinta da un senso di alienazione, Ellen cerca un nuovo posto in cui andare, trasformandosi in una turista nelle vite delle persone e dei gruppi che incontra.

Pia Marais racconta una storia al femminile, la crisi di mezza età di una hostess la cui vita professionale ed affettiva va a pezzi in pochi giorni. L’incipit del film ci racconta della sua esistenza ordinaria, la seguiamo salire e scendere dagli aerei, la vediamo in estasi osservare un leopardo invadere la pista di decollo di un aeroporto sudafricano, la vediamo tornare a casa e discutere col compagno. La vediamo ripartire, salire sull’aereo, la vediamo avere una crisi di panico proprio mentre spiega ai passeggeri come mantenere il controllo (quel rituale moderno a cui le hostess di tutto il mondo sono costrette a prendere parte ogni volta che il volo sul quale prestano servizio è prossimo al decollo e che ogni volta ci soffermiamo a guardare stancamente allucinati).
Da questo punto della storia la vita di Ellen prende a centrifugare, espellendola in un arco di tempo brevissimo da ogni consuetudine e sicurezza.
Ellen è il fulcro attorno al quale prende forma il secondo lungometraggio della giovane regista tedesca Pia Marais, un vettore che ha scelto di ripartire buttandosi negli altri, anche in maniera casuale, che ha scelto di non scegliere, di farsi vivere dalle persone che la circondano.

«Può darsi che l’età di Ellen abbia a che fare con l’espressione francese “l’âge de raison”… “L’âge d’Ellen”, l’età di Ellen, potrebbe essere quel momento della vita in cui un individuo trova la propria forza individuale…» (dichiarazione di Jean Balibar, la Ellen del film)

Inizialmente Ellen si imbatterà in avventure promiscue in qualche camera di un qualche alienato hotel di un qualche irriconoscibile angolo del pianeta; è convinta di cercare una via di uscita rifugiandosi nel sesso o in feste equivoche con ex-colleghi dei cieli. Poi si imbatterà in un gruppo di attivisti per i diritti degli animali, ed in breve entrerà a far parte della loro organizzazione: la più “anziana” fra un gruppo di ventenni.

È bello il personaggio di Ellen, ottimamente interpretato dall’ammaliante Jeanne Balibar, perché problematico e contradditorio. Il suo percorso per trovare un senso alla propria esistenza è sublime nel suo erratico non sense; Ellen non è un vettore che definisce una trama, ma un personaggio moderno che oscilla fra le vicissitudini che la circondano e sulle quali solo marginalmente agisce. Ellen è in un certo qual senso un corpo antonioniano, ricorda la Vitti de “L’avventura” (1960), o la Jeanne Moreau de “La notte” (1961), come loro osserva silente la realtà che la circonda, sgranando gli occhi e rimanendo impassibile nelle espressioni del volto.

Fra questi animalisti troverà un nuovo compagno, Karl, con il quale senza un perché convolerà a nozze. Ellissi. Un anno dopo i due si lasceranno, perché troppo distanti l’uno dall’altra. Ellissi. Ellen è in Africa, vive in una comunità dispersa per il continente attiva nella difesa degli animali selvaggi.

In tutto questo cosa pensi la protagonista, perché abbia intrapreso queste scelta di vita così radicali, non è dato saperlo. Ellen è come Lidia e Claudia dei capolavori di Michelangelo Antonioni.

Pia Marais è una regista dotata di un indiscutibile talento: raccontare storie di donne in crisi senza concessione alcuna alle scelte banali, problematizzando i personaggi e da questi estrae l’anima dei propri film. “Im Alter von Ellen” ha una fotografia dai toni freddi (pure nelle sequenza girate in Africa) miracolosamente ben riuscita a partire da riprese in 16mm espanse a 35. Anche in questo film, come per il precedente (“Die Unerzogenen”, Germania/2007), la sceneggiatura è stata scritta con Horst Markgraf.

Difficile sbilanciarsi sulle imperscrutabili dinamiche distributive, ma sarebbe sorprendente se il film uscisse in Italia (forse un po’ meno in Svizzera). “Im Alter von Ellen” è un film che farebbe bene alle nostre sale, perché assai moderno sia nella costruzione che nella realizzazione, sia per le tematiche sia per la freschezza delle riprese, ma soprattutto perché pone al centro della narrazione una donna emancipata che si ribella alla propria alienazione, all’idea di lasciarsi scivolare la vita fra le mani.

Ora che ci penso meglio, credo di capire che il messaggio del film sia semplicissimo: all’età di Ellen ogni cosa è ancora possibile.

 

Im Alter von Ellen (At Ellen’s Age)
Germania – 2010 – 35 mm – colore – 96′
Prima mondiale | Concorso internazionale | 63° Festival del film Locarno
regia: Pia Marais; sceneggiatura: Pia Marais, Horst Markgraf; montaggio: Mona Bräuer; fotografia: Hélène Louvart; musiche: Horst Markgraf, Yoyo Röhm; suono: Andreas Hildebrandt; costumi: Gabriella Ausonio; art director: Petra Barchi; interpreti: Jeanne Balibar (Ellen), Stefan Stern (Karl), Georg Friedrich (Florian), Julia Hummer (Rebecca); produzione: Pandora Film Produktion (Germania); distribuzione internazionale: The Match Factory (Germania); paese: Germania; lingua: Tedesco; anno: 2010; durata: 96’



 

Pia Marais (Johannesburg) è cresciuta in Sud Africa, Svezia e Spagna. Ha studiato scultura e fotografia alle accademie di arti di Londra, Amsterdam e infine a Düsseldorf. In seguito ha frequentato la scuola di cinema di Berlino (Deutsche Film und Fernseh Akademie Berlin). Ha realizzato diversi cortometraggi, fra cui “Loop” (1996), “Deranged” (1998), “Tricky People” (1999), and “17” (2003), e, dopo aver lavorato come casting director e assistente alla regia, ha infine realizzato il suo primo lungometraggio a soggetto, “Die Unerzogenen”, presentato a svariati festival internazionali e vincitori di diversi premi, fra cui il Tiger Award nel 2007 a Rotterdam. Il suo secondo film, „Im Alter von Ellen“, è stato sviluppato alla Résidence du Festival de Cannes.

Jeanne Balibar deve la sua notorietá al suo lavoro con i maggiori registi di lingua francese, come Jacques Rivette ("Ne touchez pas la hache" e "Va Savoir"), Olivier Assayas ("Fin août, début septembre" e "Clean"), Mathieu Amalric ("Le stade de Wimbledon", "Mange ta soupe") e Arnaud Desplechin ("Comment je me suis disputé… ma vie sexuelle" e "La sentinelle"). Jeanne è stata nominate quattro volte per i César, è stata insignita del premio per la migliore attrice ai festival di San Sebastian e di Tessalonica. Attrice di teatro, Jeanne ha studiato al Conservatorio francese di arte drammatica e iniziato la sua carriera recitando alla Comedie Francaise. Come cantante Balibar ha pubblicato due album, nel 2003 "Paramour" e nel 2006 "Slalom Dame".

 

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