In un altro paese > Marco Turco

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Ci sono paesi che hanno governi, che controllano emittenti televisive, che producono documentari, che alla fine non vengono trasmessi benché il tema sia di attualità, benché parli della storia del paese, benché racconti di uomini di stato che al paese hanno sacrificato la vita. Viene da chiedersi, innocentemente, a chi può dar fastidio, oggi in Italia, un documentario che tratta di mafia e di eroi italiani?
Parliamo delll’esemplare caso, malauguratamente non primo e non ultimo, di In un altro paese, documentario di Marco Turco presentato la scorsa edizione del Festival del Film di Locarno nella sezione Cineasti del presente.
Il regista Marco Turco (1960) ha esordito nel cinema al fianco di Gianni Amelio lavorando sui set di Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992) e Lamerica (1994). Cresciuto quindi al fianco di uno dei registi italiani più attenti all’attualità e che con sapienza è riuscito a mantenere viva quella via tutta particolare del cinema italiano che con Rosi, Petri e altri ancora, ha saputo raccontare il Paese sul vivo, nel presente, entrando con finezza e intelligenza nelle piaghe aperte senza facili moralismi o scontate prese di posizione.
Il film-documentario ripercorre le lente ma “inevitabili” traiettorie parallele percorse da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, traiettorie che li porteranno dalla procura di Palermo alla morte nei due attentati del 1992. Il racconto si basa sul libro dell’americano Alexander Stille, Excellent Cadavers, The Mafia and the Death of the First Italian Republic. Il regista, seguendo lo scrittore sui luoghi delle ricerche per la realizzazione del libro, incontra ex collaboratori dei due magistrati come pure la fotografa palermitana Letizia Battaglia, le cui immagini, realizzate in anni sulle scene di delitti di mafia nella capitale siciliana, ritmano le scene del film a ricordarci che storia attuale e passata si incontrano e confondo sullo sfondo dei rapporti che l’organizzazione mafiosa da sempre intesse con lo Stato.

Donato Di Blasi

Nato a Roma nel 1960, Marco Turco ha lavorato come assistente di Gianni Amelio in Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992) e Lamerica (1994). Il suo debutto alla regia è avvenuto nel 1994 con il cortometraggio La sveglia, presentato a Venezia.
Vite in sospeso, primo suo lungometraggio che tratta degli esiliati politici in Francia, risale al 1998. Ha lavorato come sceneggiatore con Roberta Torre per Tano da morire (1997). Ha diretto diversi documentari, tra cui un ritratto di Gillo Pontecorvo.

In un altro paese
(Italia/Francia, 2005)
Regia: Marco Turco
Sceneggiatura: Marco Turco, Alexander Stille, Vania Del Borgo
Musiche: Andrea Pandolfo
Fotografia: Franco Lecca
Montaggio: Luca Gazzolo
92’

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