Humpday > Lynn Shelton

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero27 (ago 2010), pag. 25

Negli Stati Uniti, dove ogni minimo sussulto nel costume ha un proprio nome e una sua propria – dettagliata – definizione, grazie a una schiera di sociologi, psicologi e sessuologi, si chiama, con un termine coniato negli anni ‘90: “bromance”. Si tratta della relazione affettiva e non sessuale tra due uomini eterosessuali, figli di quelle femministe degli anni ‘70 che li ha cresciuti senza il timore nell’esprimere sentimenti, fragilità e emozioni.
E pare essere una sorta di “bromance”, il rapporto tra Ben e Andrew. Il primo, sposato, posato con il desiderio di incrementare la famiglia con un primo figlio, riceve la visita del secondo, privo di fissa dimora e di ritorno da un lungo peregrinare per il mondo. Stabilitosi nella cantina di casa sua dopo essersi presentato alle 3 del mattino, Andrew coinvolge l’ex compagno di college Ben nelle sue uscite, dove Ben può assistere a esercizi di promiscuità sessuale, assunzione di varie droghe e esercitare in prima persona un massiccio consumo di alcolici. È in una di queste serate che i due apprendono dell’esistenza di “Humpfest”, un festival amatoriale dedicato al cinema porno casalingo spinto verso un’autorevolezza autoriale in cui i film vengono mostrati al pubblico e quindi distrutti.
Da qui l’idea dei due amici di presentarsi al festival con un film in cui, spingendo fisicamente la loro amicizia al di là delle pacche sulle spalle, fanno sesso davanti alla videocamera.
Detto, fatto: prenotata una camera d’albergo, si apprestano a produrre quella che loro vedono come una probabile opera d’arte e una sicura opera di rottura con i loro stessi tabù. Prima di realizzarla, però, Andrew e soprattutto Ben dovranno affrontare una lunga serie di problemi. Non solo dovuti a cause esterne.
Lynn Shelton, già regista dell’inedito da noi My Effortless Brilliance, habituée dei festival statunitensi e non solo, coinvolge nella sua sceneggiatura, Mark Duplass, nome consolidato del cinema indipendente e regista in coppia con suo fratello Jay (vedi RC numero11, gennaio 2009), e l’attivissimo Joshua Leonard (The Blair Witch Project, la serie della HBO Hung), in un film basato essenzialmente sul dialogo, dove la situazione è solo uno spunto per raccontare l’uomo di oggi in un modo mirabilmente autentico e spesso rispettosamente molto divertito.
I dialoghi, spesso improvvisati dai due attori, permeano infatti il film di un’aura di autenticità che non ha timore di essere spesso esilarante.
Mentre è evidente il fatto che questo è un film che è stato realizzato senza il desiderio di compiacere né per accontentare un determinato pubblico, Lynn Shelton si muove in un già esplorato territorio in maniera inedita, dove alle citate maschie pacche sulle spalle si sostituisce il fruscio delle lenzuola e il ronzio della videocamera.
È perfettamente inutile spiegare o alludere a ciò che accadrà nella stanza d’albergo, dal momento che è ciò che ha portato lì i due amici a contare, va però detto che il lavoro fatto sull’espressione corporea dei protagonisti in questa occasione è davvero ricco e ancora una volta mirabile (perché mai entrambi sentono il bisogno di coprirsi le pance con un cuscino, per esempio?).
Poco compreso negli Stati Uniti, dove il pubblico pensava forse a una derivazione del cinema alla Judd Apatow (The 40 Year Old Virgin) e in Europa, dove lo spunto del film è stato spesso usato per far credere si trattasse di un film comico o giovanilistico tout-court (e il titolo italiano spingeva decisamente al fraintendimento), Humpday è valso alla regista il John Cassavetes Award attribuito nell’ambito degli Independent Spirit Award, nonché il premio speciale della giuria al Sundance.
Premio alla regista e ai due protagonisti anche al Gijón International Film Festival.

Roberto Rippa

Humpday (USA, 2009)
(“Humpday – Un mercoledì da sballo”, USA/2009)
Regia, soggetto, sceneggiatura: Lynn Shelton
Musiche: Vinny Smith
Fotografia: Benjamin Kasulke
Montaggio: Nat Sanders
Interpreti principali: Mark Duplass, Joshua Leonard, Alycia Delmore, Lynn Shelton, Trina Willard
Durata: 94’

HUMP!

Il festival citato nel film esiste davvero. Si chiama Hump!, si svolge ogni anno a Seattle e il suo principio è quello di mostrare cortometraggi porno amatoriali per distruggerne le copie dopo averle mostrate al pubblico. Malgrado questo, alcune opere sono state in seguito mostrate altrove (come è accaduto al corto How To Get A Leg Up In Porn di Gloria Brame).
Il motto del festival è “Penetration equals disqualification” (penetrazione equivale a squalifica) – al contrario di quanto accade in Humpday, dove proprio la questione della penetrazione è oggetto di una disputa.
In questo video, in due minuti, una breve storia del festival nato nel 2005 e un’intervista al suo creatore, il giornalista Dan Savage.

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