Arrakis > Andrea Di Nardo

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero27 (ago 2010), pag. 8

Sotto il cielo di questo mondo l’acqua scorrerà liberamente, e vi saranno oasi verdeggianti piene di delizie. Ma dobbiamo pensare anche alla spezia. Così vi sarà sempre il deserto su Arrakis, e venti selvaggi, e prove per indurire l’uomo. Noi Fremen abbiamo un detto: Dio creò̀ Arrakis per temprare il fedele. Non si può andare contro la parola di Dio.
– da “Dune” di Frank Herbert

La prima inquadratura di “Arrakis”, documentario poetico (come lo definisce lo stesso autore) sull’abbandono industriale e sulla minaccia invisibile dell’amianto, è una panoramica destabilizzante su un campo di erba bruciata dal sole. Una visione straniante, quasi astratta, da cui affiora successivamente l’imponente struttura del cadavere di una fabbrica, corpo decadente e in putrefazione di un passato recente. Subito dopo, sullo sfondo di un cielo digitale, irrompe in netta contrapposizione, la voce di Silvestro Capelli, ex operaio delle Fucine Breda, ora laringectomizzato a causa delle complicazioni dovute ad anni passati a stretto contatto con l’amianto. La voce di Silvestro Capelli, ingabbiata nel macchinario che la rende meccanica eppure stranamente umana, ci accompagna all’interno di “Arrakis”, raccontandoci la lotta per i propri diritti, il dolore della malattia, la cecità dello Stato e dei datori di lavoro nei confronti di un problema reale ritenuto inesistente per molti, troppi anni.
Il documentario poetico diretto da Andrea di Nardo, procede armonicamente sui due binari mostrati sin dalle prima inquadrature: da un lato troviamo il racconto apocalittico dell’abbandono industriale italiano, mentre dall’altro c’è la narrazione della vicenda di Silvestro Capelli, denuncia intima, dolorante e dolorosa sul silenzio attorno ai problemi di salute causati dall’amianto alle persone che lo lavoravano, a quelle che abitavano attorno alle fabbriche che lo producevano e a quelle che abitavano dentro edifici costruiti con questi materiali.
Lo scenario descritto dal regista, è simile a quello di un film fantascientifico: un mondo dove gli esseri umani sembrano svaniti nel nulla e dove una natura mutilata e modificata dall’intervento umano, si sta riappropriando dei suoi spazi attaccando come un morbo purificatore i simboli della sua distruzione. Fabbriche e macchinari devono cedere il passo al tempo, incapaci di rigenerarsi e adattarsi (riflettendo così il destino dell’uomo), costretti ad una morte di ruggine e polvere, solitudine e abbandono totale. Insetti giganti che sembrano alieni e nebulose che improvvisamente riempiono il cielo, opprimono e distruggono l’opera dell’uomo, la disintegrano sotto il peso della loro immortalità. In un acceso contrasto tra cedevole e immortale, in “Arrakis” irrompe poi la voce di Silvestro Capelli (ma sarebbe meglio definirla una non-voce, o meglio, una voce rubata dall’amianto), al contempo anch’essa divisa tra la fragilità dell’incedere e dalla forza del senso immortale delle parole. Parole misurate, calcolate, sofferte, dove non esiste superfluo ma solo necessario, parole contate, soppesate, che risuonano vibrando dall’interno per poi essere amplificate dal laringofono. Il risultato è ancora una volta straniante, ma questa volta l’empatia che si crea tra lo spettatore e il racconto di Silvestro Capelli, aggiunge un sottofondo emotivo di rabbia, dolore, coraggio e voglia di cambiare le cose, tanto da trasformare improvvisamente “Arrakis”, da documentario fantascientifico, a partecipato racconto autobiografico.
Più vicino a un cinema visceralmente emozionale, piuttosto che al documentario informativo, “Arrakis” porta a galla un problema agendo direttamente sulle emozioni dello spettatore, immergendolo in un’esperienza emotiva che lascerà sicuramente il segno dentro di loro.


Arrakis (Italia/2008)
regia: Andrea Di Nardo • soggetto, sceneggiatura, fotografia, montaggio, effetto, suono, produttore: Andrea Di Nardo • musiche: Leonardo Marzagalia, Xinarca • voce narrante: Silvestro Capelli • paese: Italia • anno: 2008 • durata: 23’ • http://arrakis.vh5n1.net

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