Filmefobia > Kiko Goifman

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Un uomo legato su una spiaggia si agita terrorizzato mentre un nano – o un piccolo uomo come lo chiamerebbero gli americani, ormai autori di un vero e proprio dizionario del politicamente corretto – gli saltella allegramente intorno completamente nudo.
È questa la scena iniziale di Filmefobia, primo film di finzione del blasonato giovane regista brasiliano Kiko Goifman, finto documentario sulla lavorazione di un documentario mai realmente realizzato, presentato sabato nella sezione Cineasti del presente.
Il finto documentario, in un gioco di metacinema che – senza nemmeno il bisogno di scomodare Truffaut – ha conosciuto migliori esempi, vede il finto regista Jean-Claude Bernardet (nella realtà pluripremiato sceneggiatore e regista franco-brasiliano) interagire con una serie di persone – scelte tra attori e veri fobici – disposte a farsi filmare mentre affrontano davanti all’occhio di una videocamera le loro più condizionanti paure. Ecco quindi che sullo schermo appaiono persone affette da fobie comuni (fobia per il sangue, per cui si presta Goifman stesso, per i funerali, per serpenti o topi, e via dicendo) a meno (per i bottoni, per i pagliacci, per gli scarichi della doccia) in una sequela di rappresentazioni grafiche che si avvicendano a ritmo sostenuto.
Non c’è alcun approfondimento scientifico: un sedicente esperto si sorprende del principio di erezione mostrato da un giovane uomo mentre affronta il suo terrore per i topi, una donna spiega la sua fobia per la penetrazione con il fatto che il padre ginecologo l’ha visitata fino ai sedici anni e quindi avrebbe potuto facilmente scoprire la sua prima volta. Il regista nella finzione interagisce con le sue “cavie” e abbozza un già molto semplice discorso sull’impossibilità di cogliere in immagine uno stato interiore come la paura, prendendosela peraltro con uno dei personaggi del film che, accusandolo di puro sadismo, riesce a non abbandonarsi al panico di fronte a un pagliaccio, oggetto della sua fobia.
Le scene, private di uno spessore teorico, appaiono sterili e fini a sé stesse e alla fine quello che vorrebbe forse essere un discorso sulla possibilità o meno di rappresentare in immagini uno stato interiore, si risolve in un film in forte odore di compiaciuto voyeurismo nonché uno strumento per mettere convenzionalmente in primo piano la vita del finto regista.

Roberto Rippa

Filmefobia (Brasile-Germania, 2008)
Regia: Kiko Goifman
Sceneggiatura: Kiko Goifman, Hilton Lacerda
Musiche e suoni: Livio Tragtenberg
Fotografia: Aloysio Raulino
Montaggio: Vania Debs
Cast: Jean-Claude Bernardet, Cris Bierrenbach, Hilton Lacerda, Livio Tragtenberg, Ravel Cabral
80′

Sezione: Cineasti del presente

Pubblicato su Rapporto confidenziale speciale 61. Festival del film di Locarno (settembre 2008)

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