Documè chiude

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Documé – circuito indipendente per la promozione del documentario, è stata in questi anni una delle realtà più interessanti della scena italiana del documentario indipendente. Il loro catalogo è una meraviglia, le loro intuizioni distributive esatte e puntuali. Ma questo non è un Paese che ama la cultura, questo non è un Paese dove si possa fare cultura con le Istituzioni. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche, dimenticare che esista uno Stato, muoverci con le nostre gambe, da soli. Perché c’è un Paese da ricostruire. Uno Stato da rifondare.
Sarebbe bello farlo tutti insieme, unire le forze e smetterla di operare ognuno nel suo piccolo spazio, alla ricerca del miracolo, che in questo modo non cambierà mai nulla.

Cogliamo l’occasione per ribadire un concetto: Rapporto Confidenziale è una piattaforma aperta a tutti, uno strumento no profit per diffondere un’idea di cinema alternativa all’oscenità della situazione attuale. Quindi chiunque abbia qualcosa da dire, qualcosa che non può trovare spazio in altri luoghi, pensi a Rapporto Confidenziale…
 


Cari amici,
sono passati sette anni dall’inizio del nostro viaggio, siamo arrivati davanti al mare ma non abbiamo una barca per attraversarlo, ci dobbiamo fermare.

Abbiamo fatto il possibile e molto spesso di più, con le piccole cose che potevamo mettere in gioco, con l’aiuto del tantissimo pubblico, degli organizzatori delle serate e soprattutto degli autori che ci hanno sostenuto; non è bastato.

Nel momento in cui scriviamo non abbiamo notizie in merito al pagamento di quanto a noi dovuto dagli enti per i progetti già realizzati (Regione Piemonte e Città di Torino in primis per 2008 e 2009) e non abbiamo notizie sui finanziamenti per il 2010; la pianificazione finanziaria non è più possibile e con questo la progettualità, viviamo in un paese dove le politiche culturali sono inesistenti, dobbiamo pagare pegno ad una ormai potentissima offensiva rivolta alle idee, sicuramente il momento più triste per la cultura nel nostro paese.

Il problema non è solo la crisi; i soldi pubblici per la cultura – nonostante gli ulteriori drammatici e vergognosi tagli – ci sono sempre stati e continuano ad esserci. Oltre a parlare dei tagli bisognerebbe dunque parlare degli sprechi, dei soldi dati a vanvera, dell’inesistenza di un sistema vero di valutazione e restituzione dei risultati, lo facciamo ora.

Noi – insieme a tante altre piccole associazioni – abbiamo dovuto combattere (ed abbiamo perso) contro la mancanza di regole per l’assegnazione dei fondi, dovuta in buona parte (ed è già sufficientemente penalizzante) alla necessità politica di mantenere il controllo sulle dinamiche "personalistiche" di distribuzione dei contributi (affermazioni tristi si, ma frutto di elementi ormai più che concreti).
Salvo i pochissimi bandi disponibili, la mancanza di trasparenza è totale, a livello statale, regionale e cittadino; non si può sapere su quali basi un progetto viene sostenuto ed un altro no, non ci sono regole che confermino o smentiscano i meriti dei progetti presentati, solo la discrezionalità del decisore.

Aggiungiamo a questo l’assurda ed ormai consueta pratica di costringerci a fare da banca sui contributi concessi, ma erogati dagli enti con ritardi che ormai possono raggiungere anche i due anni (noi in particolare attendiamo dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino un totale di circa 35.000 euro, con una media di ritardo di oltre 15 mesi, ed interessi ovviamente a nostro carico).

Per finire – estremamente problematica – la mancanza di qualsiasi programmazione in tempi ragionevoli; questo significa che gli enti sono in grado di rispondere, in merito ai progetti presentati, solo nell’ultimo trimestre dell’anno (per progetti relativi all’anno in corso), con la conseguenza di vedere le iniziative concentrate solo in questo periodo , cosa assurda di per se, oltre che penalizzante per i cittadini e per chi propone iniziative stabili, cioè presenti sul territorio in tutto l’arco dell’anno; questa è la logica “dell’evento”, voluta dalla politica, a cui abbiamo finito per abituarci stupidamente un po’ tutti.

Dunque ad oggi
a) non siamo in possesso di risposte sui possibili finanziamenti 2010 (è quasi ottobre, noi stiamo lavorando come sempre da gennaio).
b) stiamo ancora aspettando 35.000 euro a saldo di attività svolte nel 2008 e 2009, ovviamente da noi già pagate ai nostri interlocutori.

Su entrambe le voci non riceviamo risposte sui tempi e sui modi: non si sa nulla.
E’ evidente che dopo sette anni in queste condizioni dobbiamo gettare la spugna, questo è (era) il nostro lavoro e non una iniziativa alla quale abbiamo dedicato sporadiche energie una tantum.

Sui motivi per cui la cultura – soprattutto la cultura indipendente e non commerciale – deve essere sostenuta preferiamo non inoltrarci, questo semplicemente perché continuare a ribadire ovvietà, indiscutibili in qualsiasi paese civile, ci pare oltremodo offensivo ed umiliante.

Ultimamente è la stessa politica ad invitarci a rendere più “commerciali” i nostri progetti, segno che si è perso completamente il senso delle cose, come se in ospedale ti obbligassero a comprare un chinotto per avere in regalo una flebo: se ci sono soldi per la cultura, anche se sono pochi, bisogna usarli bene e soprattutto a favore di quelle iniziative di qualità (e necessarie) che per natura non potranno mai trovare sponde commerciali, quella cultura che non può e non deve essere costretta a diventare un accessorio da allegare ad una birra o ad un cioccolatino.

In sostanza, questi sono i colpi sotto i quali dobbiamo cedere, con grande difficoltà, imbarazzo ed un profondissimo senso di amarezza.

L’Associazione chiuderà in pareggio in tempi tecnici che dovrebbero ragionevolmente protrarsi fino a dicembre 2010, lasceremo la nostra sede già da fine settembre e rimandiamo dunque al nostro sito web per eventuali aggiornamenti tecnici relativi alle tante azioni pratiche (le nostre mail ed i riferimenti telefonici rimarranno ovviamente funzionanti per ogni esigenza).

Il viaggio, per noi e per le persone che ci hanno sostenuto è stato meraviglioso, ma è terminato.
Crediamo che Documè abbia portato qualcosa di concreto, nonostante i tanti errori, che evidentemente non potevano mancare anche da parte nostra; ci auguriamo che tutto questo possa fornire spunti di riflessione per il futuro (per sapere cosa ha fatto documè in questi anni rimandiamo al nostro sito www.docume.org).

Solo un grazie ai tantissimi amici che ci hanno accompagnati e seguiti: il pubblico, gli autori, gli organizzatori in tutta Italia, quelli che sanno che le parole per ringraziarli non basteranno mai.

x Associazione Documè
Giuliano Girelli

 

 

 

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