Et in terra pax / intervista agli attori

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Il presente articolo è stato pubblicato su Rapporto Confidenziale numero28 (speciale 2010), pp. 88-91
all’interno di RC:speciale Et in terra pax un film di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini

Altri articoli su “Et in terra pax”: Intervista a Matteo Botrugno, Daniele Coluccini e Andrea Esposito in versione html sul sito di RC

Et in terra pax
Matteo Botrugno, Daniele Coluccini | Italia – 2010 – Red One Digital – 89′


Michele Botrugno

Intervista a Michele Botrugno, Riccardo Flammini, Germano Gentile, Maurizio Tesei

di Roberto Rippa e Alessio Galbiati

Rapporto Confidenziale: Abbiamo parlato prima con Andrea Esposito che, in qualità di aiuto regista, è colui che ha lavorato di più con voi attori alla definizione dei personaggi. Come avete lavorato alla costruzione dei vostri singoli personaggi?

Maurizio Tesei: Nel film ho interpretato Marco. Io sono nato in periferia, ci sono cresciuto, quindi di materiale umano ne ho parecchio. Mi sono ispirato a tante persone, in particolare ad un mio amico con cui sono cresciuto a partire dalla prima elementare. Poi le nostre strade si sono divise. Lui è stato la mia fonte di ispirazione. Quando vedo il film mi rendo conto che il mio personaggio ha molto di questo mio amico. E anche i miei amici che l’hanno visto dicono che sembro proprio lui. Quindi diciamo che il lavoro è stato questo. Sinceramente, per quanto mi riguarda, non è stato molto difficile. Proprio per il fatto di avere avuto attorno a me, per tanti anni, questo tipo di realtà, posso dire che è stato un processo naturale. Poi è ovvio, lavorando con i registi e con Andrea mi rendo conto che il personaggio è riuscito un po’ meglio di come l’avrei fatto da solo.

Riccardo Flammini: Il mio personaggio è Mauro. Anche per è stata la stessa cosa: è stato molto interessante perché, venendo da Cinecittà, è stato un po’ un ritorno. Dopo tanti anni di teatro, dove ti insegnano la dizione, a parlare in un certo modo, a ripulire un po’… nel film ho utilizzato quel dialetto che ci appartiene. È stato molto interessante tornare alle origini. Andrea, Matteo e Daniele sono stati molto professionali, molto in gamba nel saperci coordinare tutti insieme. Anche tra di noi abbiamo fatto molte prove, quasi 2 o 3 mesi, e si è creata quell’alchimia, quell’empatia tra noi che è stata utile per raggiungere il risultato che vedrete.

Michele Botrugno: Io interpreto il personaggio di Faustino. È un personaggio cui sono legato perché, al di là del fatto che si tratta del primo lungometraggio cui partecipo, mi ha fatto ricordare il passato. Ho cercato di attingere ai miei amici, conoscenti. La cosa che mi ha sconvolto di più non è stata tanto la psicologia del mio personaggio quanto esteriorizzare a livello fisico la cosa. Quindi tagliarsi i capelli, andare in giro come un coatto vero. Questa è stata la cosa più forte per me a livello emozionale. Però ho tentato di attingere a ciò che avevo visto, a quello che ho vissuto… spero che il risultato sia positivo.

Germano Gentile: Io sono “er Nigger”. La costruzione del mio personaggio è andata di pari passo con le prove del nostro trio, composto da Fabio (Gomiero, l’attore interprete di Federico, parte del terzetto di amici; ndr.) e Michele. Seguendo le indicazioni di Daniele e Matteo è stato tutto molto facile. Io nonsono di Roma, sono di Rieti, e quindi al di là del lavoro che ho fatto sul romano, malgrado il mio dialetto sia simile, le differenze si sentono. Quindi, al di là della preparazione delle battute, la preparazione del personaggio mi ha portato a pensare a qualcosa che è abbastanza diverso da quello che sono io realmente. Ho pensato a quale potesse essere il punto più lontano da me e ho seguito questa scia.

Rapporto Confidenziale: Voi siete tutti attori professionisti, tutti impegnati tra teatro, cinema e televisione. Com’è stato trovarsi su un set come quello di “Et in terra pax”, dove il vostro apporto è stato fondamentale, cosa che immagino non accada né in televisione né tantomeno nel cinema? Com’è stato poter disporre di una certa libertà nella costruzione dei personaggi ed il poter dialogare in maniera estensiva con i registi?

Maurizio Tesei: Secondo me è quello che dovrebbe accadere sempre. Perché è quello che poi fa la differenza. Ora noi siamo affiatati, ma il nostro affiatamento è nato e cresciuto sul set. La magia di questo set è stata questa: ognuno era libero di creare il suo personaggio ma questa libertà derivava, per me, più dalla fiducia che avevamo dei registi, dell’aiuto regista e di tutta la troupe. Io mi sentivo libero di lasciarmi andare perché sapevo che poi mi avrebbero rimesso in riga. Ci sono stati dei momenti durante le riprese
in cui malgrado le difficoltà mi sono sentito tranquillo, perché guidato dalla supervisione della troupe che mi ha aiutato a correggere qualche cavolata; uno di questi momenti è stata durante le riprese della scena finale, che per me è stata la prima scena che ho girato. La differenza tra questo ed un film d’altro tipo sta proprio nella libertà e nella tranquillità nel lasciare lavorare gli attori. Noi, recitando, abbiamo in sostanza portato la verità di ciò che sta dietro ai personaggi. Non è un documentario su una periferia, noi abbiamo recitato, e quello che magicamente esce da questo film è comunque una verità fatta cinema. Questa cosa dovrebbe succedere sempre.

Riccardo Flammini

Rapporto Confidenziale: Riccardo, si è parlato prima del fatto che avete avuto diverse settimane di tempo per discutere dei personaggi senza fare prove, che sono state fatte in seguito. Cosa avete potuto portare di vostro nei rispettivi personaggi?

Riccardo Flammini: Per quanto mi riguarda, tutto. Per me è stata una grande gioia. Matteo e Daniele sono stati bravi nel creare questa armonia e ci siamo sentiti tutti molto protetti. È una cosa che ho sentito molto. Si è creata quell’atmosfera che ci ha permesso di lasciarci andare. Io mi sono lasciato andare al mio personaggio. Per cui devo dire che alla fine il risultato c’è, ed è questa la magia. Daniele e Matteo hanno un grande talento: io vengo dal teatro e loro hanno la caratteristica dei grandi Maestri, che hanno la capacità di mettere a loro agio gli attori per dare il massimo. Loro ci hanno messi nelle condizioni di poter dare il massimo e questa è una grande qualità. E per essere un primo film io ho grande stima di loro. Sono sicuro che sentiremo parlare molto di loro.

Michele Botrugno: Io credo che la cosa fondamentale sia stata provare prima delle riprese. Provare, trovare una vera sintonia. La cosa che contraddistingue questo film, come diceva prima Maurizio, da un documentario sulle periferie che mostra i personaggi veri, è che noi siamo attori che recitano. Quindi abbiamo la macchina da presa che è come se esplorasse la nostra solitudine, la nostra noia. Noi con Germano e Fabio Gomiero, l’attore che sta nel nostro trio, abbiamo cercato una fusione, anche se i nostri personaggi sono soli, pur se stanno sempre insieme. E questa cosa non è stata facile perché oltre al rapporto professionale, tra noi c’è anche amicizia e quindi non è stato facile capire questi rapporti.
La magia è proprio quella: non recitare pur recitando. Per me è stato un esperimento riuscitissimo.

Rapporto Confidenziale: Viene da pensare che il fatto che la lavorazione si sia svolta nell’arco di pochi giorni – si parla di tre settimane – vi abbia aiutati nel rimanere ancorati ai vostri personaggi…

Germano Gentile: È stata una cosa molto importante. Facendo molte prove e avendo una confidenza quotidiana con il testo e con il gruppo, una volta che siamo andati a girare, la macchina da presa – che di primo acchito rimane sempre un elemento estraneo – è divenuta quasi un elemento complementare alla scena e non un occhio esterno che guarda. Non c’è stata quindi difficoltà a recitare scene provate così a lungo. Poi noi abbiamo trovato un’alchimia, credo si possa parlare proprio di chimica, che è il rapporto tra noi come attori che poi viene riflessa nei personaggi. Ma poi c’è una sorta di sincerità. È questa che crea questo fraintendimento tra “recitano? Non recitano?”. Questa sincerità traspare.

Michele Botrugno: Durante le prove tra noi c’è stato un rapporto onesto. Non ci sono stati problemi a dirci le cose. Non c’è stato il problema di chiedere come porgere una battuta, c’è stata onestà e bravura. Avendo tutti una formazione teatrale, che ci ha fatto fare la famosa gavetta, abbiamo fatto altre cose sul set. Non eravamo solo attori sul set, abbiamo anche fatto altro. Abbiamo avuto modo di confrontarci con tutto il cast tecnico. È stato un bel gioco sia all’esterno che all’interno del film.

Germano Gentile: È stato soprattutto un grande lavoro di squadra. Se il lavoro è riuscito è perché il rapporto tra attori e registi è stato ottimo e anche con il resto della troupe.

Michele Botrugno: Spesso si pensa che film girati in poco tempo come questo, siano girati in fretta, un po’ con approssimazione. In realtà non è stato così: nei 17 giorni di lavorazione abbiamo sempre trovato tutto pronto. Non solo noi, tutti quanti. Noi arrivavamo e le luci erano montate, avevamo una squadra, un’organizzazione che “picchiava” quando stava lì. Una cosa bellissima.

Maurizio Tesei: Tre settimane di lavorazione di cui quella centrale, in cui erano previste tutte riprese esterne, ha piovuto. Quindi un grande elogio va a Davide Manca, il direttore della fotografia, perché uno non può rendersi conto…

Germano Gentile

Rapporto Confidenziale: Dopo avere potuto godere di tanta libertà, come sarà tornare a lavori in cui questa libertà non sarà altrettanto ampia?

Maurizio Tesei: Io probabilmente sono stato abbastanza fortunato. Una libertà così è rara, forse impossibile, però la mia libertà riesco sempre a trovarla. Sono arrivato su set televisivi dove magari nessuno ti conosce, nessuno ti segue, e ho trovato registi con cui era possibile discutere. Diciamo che la propria libertà va sempre ricercata in questo campo.

Riccardo Flammini: Io sono dell’idea che mi riaccadrà in futuro di trovare persone libere come siamo stati noi in questa situazione. Ho notato che nella nuova generazione c’è una grande voglia di fare, una grande voglia di libertà, ed è forse questo il valore aggiunto di chi fa il nostro lavoro. Una persona molto giovane ha voglia di crescere e maturare, di migliorarsi e di essere libera nella sua creatività. Quindi si creeranno altre occasioni, ne sono sicuro.

Michele Botrugno: Io sono più pessimista. Però arriverà il momento, spero, in cui incontrerò registi con cui potrò confrontarmi. Purtroppo molti registi sono abituati, soprattutto nelle fiction, a fare le cose in maniera approssimativa. Quindi io credo sia necessario per un attore capire cosa sta dicendo, perché il suo lavoro è comunicare. Quindi se non capisci cosa dici, questo lavoro non lo puoi fare. Credo sarà molto difficile per me questa libertà. So però anche che stare qui a Venezia è stato il dono più grande e speriamo che la libertà venga.

Germano Gentile: Io non vorrei essere troppo pessimista. Anzi, sono fiducioso perché ci sono registi che lavorano bene, che lavorano con gli attori. Per dirne uno, Daniele Luchetti, con cui di recente ho lavorato al Centro Sperimentale, è uno che lavora molto con gli attori. Quindi non è che non ci sia speranza. Si spera che le nuove generazioni cambino la metodologia di lavoro, però è vero che oggi non ce ne sono molti . Daniele e Matteo sono delle mosche bianche.

Venezia – 5 settembre 2010

Maurizio Tesei

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