I Am Legend > Francis Lawrence

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Trama

Nel 2009, un virus nato da un farmaco in grado di curare il cancro scatena un’epidemia. Tre anni dopo, il colonnello dell’esercito americano Robert Neville è l’unico essere umano vivi in una New York isolata dal resto del mondo.
Con lui, migliaia di zombi infetti assetati di sangue.

Neville: This is Ground Zero. This is my site. I can fix. I can fix this.

Commento

(attenzione, il testo che segue può contenere elementi rivelatori della trama e del finale del film)

Alla sua terza trasposizione cinematografica dopo L’ultimo uomo della terra del 1964 e The Omega Man del 1971 (1), il bel romanzo del 1954 di Richard Matheson, citato da Stephen King come suprema fonte di ispirazione, ritrova il suo titolo originale ma, come del resto nei casi precedenti, non il suo spirito che, anzi, qui viene snaturato come forse mai prima.
In tempi dedicati allo sfrenato rifacimento di qualsiasi cosa sia apparsa sul grande o piccolo schermo nel passato, era inevitabile che la storia venisse ripresa. Del resto la Warner Bros. detiene i diritti del romanzo di Matheson sin dal 1970, poco prima di realizzare The Omega Man, e negli anni i progetti per una terza trasposizione cinematografica si sono susseguiti coinvolgendo i nomi di Ridley Scott (con Tom Cruise o Michael Douglas prima, e quindi con Arnold Schwarzenegger) e Michael Bay (già con Will Smith).
Qui il racconto viene messo al servizio di una storia il cui sottotesto non nasconde riferimenti alla paranoia del terrorismo e alle manipolazioni umane (il virus nasce dalla degenerazione di un farmaco in grado di curare il cancro). Non si accontenta di questo, appesantisce il film infarcendolo di buonismo (buonismo, sia chiaro, non bontà!) teo-con, tanto in auge anche dalle nostre parti, rendendolo forse gradito alla senatrice Binetti ma, immagino, a non molti altri.
Il colonnello Neville interpretato da Will Smith trascorre le sue giornate sperimentando su animali un antidoto al virus, vagando per Manhattan alla ricerca di cibo in scatola nelle case abbandonate e recandosi in una videoteca per prendere DVD ma, soprattutto, per parlare con i manichini che si trovano al suo interno, in una situazione che, tra le tante nel film, dovrebbe sottolineare, se non enfatizzare, la sua condizione di disperata solitudine e che invece strappa più di una risata.
Se la storia non appassiona, anche a causa di numerose lungaggini, neppure dal punto di vista degli effetti speciali c’è molto da dire. E pensare che, se nel film di Ragona l’unica arma a disposizione di Vincent Price erano corone di aglio (i suoi antagonisti, come nel romanzo, sono vampiri), qui ci si sarebbe aspettati di più che un banalissimo fucile di precisione che trasforma Will Smith in una sorta di Rambo.
La Manhattan deserta che si vede nel film è suggestiva (ma non come la Londra di 28 Days Later di Danny Boyle) ma gli zombi sono tra i più brutti mai visti sullo schermo, il che potrebbe rovinare la visione anche a coloro che si accontentassero di vedere il film come un’opera d’azione e null’altro.
La spiegazione di tanta sciatteria la si può trovare nel fatto che il regista, che inizialmente aveva intenzione di ricorrere a attori truccati, ha deciso a lavorazione iniziata di utilizzare figure create graficamente, realizzate quindi probabilmente in grande fretta.
In più le incongruenze non si contano: si va dall’elettricità che continua ad essere erogata agli infetti che prima sono terrorizzati dalla luce e poi, senza che se ne capisca il motivo, non più, senza trascurare il fatto che non si capisce come si possa pensare di allontanarsi da un’isola i cui ponti sono stati tutti distrutti (e gli appassionati di aneddotica sul “product placement” sappiano che l’iMac del 2012 è assolutamente identico a quello dello scorso anno).
Sceneggiano Mark Protosevich (autore di The Cell, 2000, di Tarsem Singh e di Poseidon, 2006, di Wolfgang Petersen, brutto rifacimento di The Poseidon Adventure, 1972, di Ronald Neame) e Akiva Goldsmith (Da Vinci Code, 2006, di Ron Howard e I, Robot, 2004, di Alex Proyas). Dirige Francis Lawrence, già responsabile di Constantine (2005) e di video musicali per Britney Spears e Jennifer Lopez.
Will Smith non azzecca un film da Six Degrees of Separation (1993) di Fred Schepisi e Men in Black (1997) di Barry Sonnenfeld. Cambiare agente o piantarla di prodursi da soli no?
Chissà quanto sarà necessario attendere per vedere una quarta versione che rispetti le atmosfere e il contenuto del romanzo di Matheson…

Note

(1)
L’ultimo uomo della terra (1964) di Ubaldo Ragona (e Sidney Salkow) vede Vincent Price vagare per un quartiere EUR di Roma (che, con la sua allora moderna architettura avrebbe dovuto simulare una città degli Stati Uniti) deserto. Matheson ne scrisse la sceneggiatura ma, non riconoscendo le manipolazioni apportate in corso d’opera, la firmò come Logan Swanson (per non perdere i diritti d’autore). The Omega Man (in italiano 1975: occhi bianchi sul pianeta terra, 1971) di Boris Sagal si basa sul romanzo di Matheson (che non partecipa alla sceneggiatura) ma se ne discosta eliminando qualsiasi riferimento ai vampiri del romanzo.

Roberto Rippa

I Am Legend
(titolo italiano: Io sono leggenda, USA, 2007)
Regia: Francis Lawrence
Soggetto: Richard Matheson (dal suo romanzo omonimo)
Sceneggiatura: Mark Protosevich, Akiva Goldsman (dalla sceneggiatura scritta da John William Corrington e Joyce Hooper Corrington per The Omega Man)
Musiche: James Newton-Howard
Fotografia: Andrew Lesnie
Montaggio: Wayne Wahrman
Interpreti principali: Will Smith, Alice Braga, Salli Richardson, Willow Smith, Emma Thompson (non accreditata)
101′

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