Slipstream > Anthony Hopkins

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Trama

Felix Bonhoeffer è uno sceneggiatore che vive due vite parallele: quella reale e quella dei suoi personaggi. Mentre sta lavorando a un film poliziesco, inizia a rendersi conto di perdere lucidità.

Commento

La trama riportata qui sopra non può per nulla restituire il tono della terza prova registica di Anthony Hopkins (dopo August del 1996 e Dylan Thomas: Return Journey del 1990), che qui si scatena in un ego trip (sono parole sue) in cui sovverte ogni regola del cinema più tradizionale nel raccontare a singhiozzo una storia invertendone anche il senso temporale.
In Slipstream c’è tanto del cinema frequentato o anche solo conosciuto da Hopkins. Forse ce n’è addirittura troppo. I personaggi, che sembrano essere lasciati un po’ troppo a sé stessi (ed è forse il caso di Christian Slater, che rifà sé stesso così come Jeffrey Tambor), saltano tra realtà e l’immaginazione dello sceneggiatore nella finzione. Il film, spesso anche molto divertente (John Turturro nel ruolo di un produttore sembra più vero del vero), sembra ispirarsi troppo al cinema di David Lynch (ma Hopkins, nell’incontro con il pubblico, respinge abbastanza sdegnosamente l’ipotesi) soprattutto nell’affidare al pubblico la responsabilità di assumere una storia lasciata spesso sospesa. Ma Lynch lo sa fare bene (e soprattutto sa usare benissimo i suoi attori, anche nelle prove più sperimentali), Hopkins molto, molto, molto meno. Slipstream infatti non è mai noioso ma nemmeno mai troppo attraente. Curioso il fatto che Hopkins, mentre sta scrivendo la sceneggiatura, decida di farla leggere a Steven Spielberg (regista molto lontano dalla sperimentazione) ottenendo da lui sì un caloroso incoraggiamento ma non una proposta di produzione.
Sia chiaro: c’è più cinema qui che in molte altre opere viste in questi giorni ma il sospetto di avere assistito a un mero e freddo esercizio intellettuale rimane.
Forse più interessante come idea che come realizzazione finale.

Roberto Rippa

Curiosità

La figura del produttore interpretato da John Turturro pare essere ricalcato sulla figura di Joseph E. Levine, produttore di molto cinema tra alto e basso per cui Anthony Hopkins ha lavorato in A Bridge Too Far (Quell’ultimo ponte di Richard Attenborough, 1977), The Lion in Winter (Il leone d’inverno di Anthony Harvey, 1968) e Magic (di Richard Attenborough, 1978).

Slipstream (USA, 2007)
Regia, sceneggiatura, musiche: Anthony Hopkins
Fotografia: Dante Spinotti
Montaggio: Michael R. Miller
Interpreti principali: Anthony Hopkins, Christian Slater, Kevin McCarthy, Stella Arroyave, Lisa Pepper, Gavin Grazer
100′

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