20 centímetros > Ramón Salazar

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Gustavo, alias Marieta, è un travestito i cui 20 centimetri di troppo (non si parla di statura, sia chiaro) assicurano successo nello svolgimento della sua professione di prostituta ma pesano sulla sua identità. E inoltre affetta da narcolessia, malattia che la porta ad addormentarsi ogni qualvolta la sua vita le pone davanti una forte emozione, come quella dell’incontro con uno scaricatore al mercato, bello e giovane, con cui inizierà una relazione destinata a finire, giacché di lei lui apprezza soprattutto quel fardello di cui lei vuole liberarsi. Sceglierà, alla fine, di avere una nuova identità, sacrificandole la relazione con il giovane.

Da quando Pedro Almodóvar nel suo cinema si è dedicato a temi considerati piu maturi (ma siamo sicuri di questo? non sono davvero più mature le sue prime opere?), in Spagna pare essersi formata un’intera generazione di registi pronti a riprendere esattamente da dove il regista aveva lasciato, a partire approssimativamente da Kika del 1993.
Un’altra generazione, invece, quella dei De La Iglesia, tanto per fare un nome, sembra essere soffocata nel paragone spesso ingiustificato come se il grottesco fosse un’esclusiva almodovariana.
Ma questo film appartiene alla prima genìa, ed è evidente.
La pellicola vive dei suoi momenti musicali, apprezzati al punto di essere applauditi in sala, ma solo di questi, e, per quanto siano sontuosi, divertenti e originali, non bastano a risollevare un film che alla fine risulta sì gradevole, ma nulla di più. Oltretutto i personaggi sono tanto approssimati, appena tratteggiati, e la trama tanto esile da far sospettare che il film sia solo un riempitivo pretestuoso tra una esibizione musicale e l’altra. Alla fine, il paragone con Pedro Almodóvar è ingeneroso nei confronti di quest’ultimo che nelle sue opere, anche le più scatenate, è sempre riuscito a far trasparire una profondità cui questo film non si avvicina quasi mai.
I numeri musicali si compongono, esattamente come in Moulin Rouge di Baz Luhrmann, di canzoni già note, spagnole e non, riarrangiate e ricantate dalla protagonista. Alla fine, addormentatasi sul tavolo operatorio, Marieta sognerà il numero musicale I Want to Break Free dei Queen, viatico alla sua nuova, definitiva, identità.
La straordinaria Mónica Cervera, vista anche in Crimen ferpecto di Alex de la Iglesia (Crimine perfetto, 2004) porta sulle sue spalle l’intero peso del personaggio protagonista, non troppo aiutata dalla sceneggiatura. Godibile e divertente ma purtroppo pronto a farsi dimenticare rapidamente.

Ramón Salazar è nato nel 1963 a Malaga. Nel 1999 dirige il suo primo cortometraggio, Hongos, e nel 2002 il primo lungometraggio, Piedras, storia tutta al femminile che parla di amore, amicizia, famiglia e carriera, una sorta di Cenerentola riveduta e aggiornata. Mónica Cervera è presente in tutti i suoi film.

Roberto Rippa

20 centímetros
(titolo italiano: 20 centimetri, Spagna, 2005)
Regia e sceneggiatura: Ramón Salazar
Musiche originali: Najwa Nimri, Pascal Gaigne
Fotografia: Ricardo De Gracia
Montaggio: Teresa Font
Interpreti principali: Mónica Cervera, Pablo Puyol, Miguel O’Dogherty, Concha Galán, Lola Dueñas, Rossy De Palma
113’

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