Brudermord > Yilmaz Arslan

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Trama

Azad, un giovane curdo, lascia la sua terra alla volta della Germania, grazie ai soldi che suo fratello, che in Germania lavora da tempo come magnaccia, gli ha spedito allo scopo.
Al centro per rifugiati che lo accoglie al suo arrivo, stringe amicizia con il giovanissimo Ibo, orfano di entrambi i genitori, morti in un agguato.
Azad cerca di integrare il misero mensile fornitogli dal centro per rifugiati lavorando come barbiere, facendosi assistere da Ibo, nel gabinetto situato nel retro del negozio di un conoscente.
Una sera i due incontrano due giovani fratelli teppisti turchi che sulla metropolitana li spaventano usando un rottweiler reso aggressivo dalla fame cui il suo padrone, volontariamente, lo costringe. Uscito dal vagone, mentre il convoglio sta ripartendo, Azad provoca i due. Da questo momento avrà inizio una discesa agli inferi fatta di persecuzione, rappresaglia e violenza che sfocerà in una tragedia sanguinosa in cui nessuno avrà scampo.

Commento

Se la prima parte, la partenza di Azad per la Germania, il suo faticoso e volenteroso
processo di integrazione e il tentativo di affrancarsi dal fratello magnaccia, di cui non condivide le scelte di vita, funziona benissimo, la seconda, a partire dall’incontro-scontro con i due fratelli teppisti turchi, si sfilaccia, perdendosi per un attimo in un’estetica da episodio di Ein Fall für Zwei (senza possederne il rigore matematico).
E a nulla servono gli effettacci (il rottweiler che si avventa sul suo padrone moribondo le cui viscere stanno fuoriuscendo dalla pancia per mangiargliele) che al massimo ottengono, chissà se volutamente, di far esplodere la sala in un boato di risate. A un certo punto ho addirittura sperato che il rottweiler uscisse dallo schermo e si avventasse famelico anche su di me, mettendo così fine alla mia pena.
La storia riprende però immediatamente quota per chiudere nella parte finale, con un clima da tragedia classica greca, in cui la contrapposizione tra due fazioni (e due popoli) non vedrà vincitori e vinti ma solo perdenti.
Ne rimane un valido ritratto di immigrazione.
Il cast, in gran parte composto da attori non professionisti, offre interpretazioni di ottimo livello sia nei ruoli principali che in quelli secondari.

Yilmaz Arslan nasce nel 1968 a Kazanli, in Turchia. Nel 1975 emigra nella Repubblica Federale Tedesca. Nel 1988 fonda la compagnia teatrale «Sommer Winter» per cui scrive e mette in scena la pièce Ohnmacht des Alltags. Nel 1993 si diploma alla
scuola di cinema di Potsdam/Babelsberg.
Il suo primo lungometraggio, Langer Gang, risale al 1992, il secondo, Yara del 1997, è stato presentato alla 55ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Roberto Rippa

In confronto al passato, oggi la situazione tra curdi e turchi è quasi accettabile! Questo perché il governo turco ha raggiunto tutti i suoi obbiettivi. In passato ha utilizzato le sue forze militari per portare a termine un sistematico spostamento della popolazione
curda, costringendola a lasciare la sua terra di appartenenza. Ora i curdi sono sparsi per tutta la Turchia. Lo scopo di questa strategia è stato quello di distruggere tutti i legami culturali e sociali tra la popolazione per portarla poi a subire un processo di assimilazione nella parte ovest della Turchia.

(Yilmaz Arslan)

Brudermord (Titolo internazionale: Fratricide, Germania/Lussemburgo/Francia, 2005)
Regia e sceneggiatura: Yilmaz Arslan
Musiche: Evgueni Galperine
Fotografia: Jean-François Hesgens
Montaggio: André Bendocchi-Alves
Interpreti principali: Xevat Gectan, Gerai Celik, Bülent Büyükaik, Nurettin Celik
90’

Pardo d’Argento e menzione speciale a Xevat Gectan per la sua eccezionale interpretazione.

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