Jimmy della collina > Enrico Pau

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Il primo film italiano in concorso suscita grandi aspettative dopo le opere non sempre all’altezza degli ultimi anni.
Si tratta questo di un film figlio delle difficoltà produttive tipiche delle produzioni indipendenti lontane da Rai Cinema o Medusa, lontane dal consueto triangolo Roma-Milano-Torino e anche dalle commedie immediatamente pre o post-natalizie.
Ci si appresta a vederlo quindi con buona disposizione e molte aspettative ed è bene dire che queste ultime non vengono deluse.
Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto (che RC ha intervistato e che nel film appare fugacemente in una scena), il film sposta l’azione dalla campagna veneta alla Sardegna nel raccontare del quasi diciottenne Jimmy che, rifiutando un futuro nella vicina raffineria che occupa già gli uomini della zona e della sua famiglia, preferisce darsi ai furti insieme ad alcuni compagni che lo tradiranno facendolo finire in un carcere minorile. Il racconto prende le mosse da qui, dall’impatto con il carcere, con la disperazione che consegue alla convivenza forzata con altri detenuti e all’obbligo di rinuncia al sogno di fuga per posti lontani. In seguito a un atto di autolesionismo, Jimmy viene trasferito in una comune (quella vera di don Ettore Cannevera, presso Cagliari – vedi collegamento a fondo pagina). Ma anche qui le cose, malgrado le condizioni di vita decisamente migliori, Jimmy soffre del fatto di dover rinunciare alla fuga “altrove” come simbolo di libertà rispetto alle prospettive che la vita reale sembrano offrirgli.
Un finale fortunatamente sospeso, ci lascia con Jimmy sempre tormentato, costretto dagli eventi con le spalle al muro.
Il film conosce momenti narrativi alti (la vita quotidiana in carcere e nella comunità, il rapporto con i compagni di prigionia) e momenti meno (la recitazione teatralmente enfatica di alcuni che talvolta cozza con il tono fortemente realista della vicenda narrata, qualche personaggio troppo abbozzato, qualche flashback di troppo). La gestazione del film, sono il regista e il produttore a ricordarlo, è stata lunga mentre la lavorazione è durata solo 5 settimane.
Enrico Pau, in un incontro con gli spettatori, afferma che uno dei compiti fondamentali del cinema è quello di raccontare mondi sconosciuti e che il periodo della gioventù certamente lo è. È proprio questo uno dei maggiori pregi del film: quello di riuscire a farci entrare nel mondo di un diciassettenne che non vede un futuro accettabile per sé se non la fuga da tutto ciò che conosce.

Roberto Rippa

Jimmy della collina
(Italia, 2006)
Regia: Enrico Pau
Sceneggiatura: Antonia Iaccarino e Enrico Pau (dal romanzo omonimo di Massimo Carlotto)
Musiche: Sikitikis
Fotografia: Gian Enrico Bianchi
Montaggio: Johannes Hiroshi Nakajima
Interpreti: Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Francesco Origo, Massimiliamo Medda, Giovanni Cantarella, Federico Carta.
35mm
86′

Sito ufficiale dei Sikitikis

Un’intervista, curata da www.ristretti.it, a don Ettore Cannavera, sacerdote, pedagogista, psicologo, cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu, a Cagliari, e responsabile della comunità La Collina di Serdiana.

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