Gefangene > Iain Ditlhey

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Irene è una donna sola, una donna che lavora e ha conoscenze ma che rimane profondamente sola. Irene ha l’abitudine di spiare da una finestra di casa sua una finestra del carcere che si trova di fronte. Un giorno, un evaso si rifugia da lei e la tiene sequestrata in casa. La permanenza dell’evaso promette di durare alcuni giorni e darà una svolta alla sua vita.

 

Irene è spesso catatonica e sempre antipatica. Non sorprende sia sola visto che in tutto il film pronuncerà si e no venti parole, comprese le (rarissime) risposte alle domande che le vengono poste.
L’evaso che la tiene in ostaggio nel suo appartamento non ne spreca molte di più, ma almeno lui qualche motivo ce l’ha, visto che ha anche ucciso il guardiano del carcere. Dopo i primi tentativi falliti di fuga, lei gli si concede (da quale carcere è evaso? Ha sulla pelle il segno bianco del costume e se uno nota dettagli così vuole dire che niente altro del film lo sta catturando). Poi lei riesce a scappare, ma solo per recuperare un’auto con la quale fuggire insieme a lui. In sua assenza, lui ha preso in ostaggio anche un’amica di lei (la stessa che qualche giorno prima è passata nell’appartamento per bagnare fiori che, come fa giustamente notare l’evaso, in casa non ci sono) e quindi la prima vittima si trasforma in carnefice e il ruolo dell’ostaggio passa di mano.
Irene uccide l’amica sparandole dopo che questa ha avanzato dei dubbi sul loro rapporto (avesse atteso ancora qualche minuto, l’amica sarebbe certamente morta comunque di noia). I due quindi scappano insieme con una barca.
Il tutto dura 89 minuti, ossia 79 più del necessario.
Se questo è un esempio del nuovo cinema tedesco (così è stato presentato), ridateci immediatamente quello vecchio!

59. Festival internazionale del film Locarno (sezione Competizione internazionale)

Roberto Rippa

 

 

Il regista

Iain Ditlhey,1971, nasce in Scozia e termina i suoi studi di chimica in Germania, dove poi inizia a lavorare nel cinema come segretario di produzione, aiuto regista e sceneggiatore. Dopo avere girato alcuni corti e mediometraggi realizza il suo primo lungometraggio (suo film di diploma all’Accademia di cinema di Baden-Württemberg), “Das Verlangen”, Pardo d’oro a Locarno nel 2002. Gefangene è il suo primo film al di fuori del contesto accademico.

 


Gefangene (Germania-Austria, 2006)
Regia: Iain Ditlhey
Sceneggiatura: Ulrike Maria Hund
Musiche: Marius Lange
Fotografia: Hans Fromm
Montaggio: Christian Krämer
Interpreti: Jule Böwe, Andreas Schmidt, Eva Löbau, Robert Lohr, Nicholas Monu, Theo Marteau
35mm
89’

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