Camicie verdi > Claudio Lazzaro

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Il documentario si apre con alcune vecchie dichiarazioni incrociate in cui Umberto Bossi e Silvio Berlusconi giurano che non avranno mai più nulla a che fare l’uno con l’altro seguite da altre, più recenti in cui – ah, l’accorpamento dei voti… – prestano giuramento per il governo che i rispettivi partiti condurranno uniti per cinque anni appena conclusi. Si mette in primo piano la contraddizione tra l’anima antistatale di Bossi (che invita una partecipante ad un suo comizio a “mettere al cesso il tricolore”) e il suo essere parte di una coalizione di governo.
Il documentario di Lazzaro, poi, si concentra sul raccontare delle cosiddette camicie verdi, movimento volontario apparentemente impegnato in ronde contro la criminalità nelle città roccaforte della Lega nord ma che ha l’ambizione occulta di diventare un esercito parastatale.
Girato quando l’autore si riferiva a un movimento forte di un elettorato fedele, Camicie verdi segue il deputato europeo Mario Borghezio nei suoi giri elettorali e nei suoi deliranti comizi, e alcune persone solitamente più nascoste ma non meno pericolose, riuscendo a mettere in evidenza le basi “ideologiche” del movimento: xenofobia, demagogia, razzismo e tanta, tanta confusione.
Se non facesse drizzare i capelli in testa più di quanto abbia già fatto il partito negli ultimi anni, ci sarebbe anche da ridere di fronte all’assoluta, totale, mancanza di conoscenza degli accoliti, capaci sì di organizzare una manifestazione dal titolo “Si alla polenta, no al cous-cous” ma non di manifestarne compiutamente le ragioni, capaci sì di organizzare un centro identitario (!) con tanto di biblioteca ma non di citare un titolo di riferimento per questa virtuale identità se non “I promessi sposi” (che, ovviamente, non hanno nulla da spartire con i principi di queste persone se non l’ambientazione della storia) o di mostrare ragazzi ignoranti che parlano di necessità di “pulizia razziale” (evviva!).
Lazzaro riesce nello smascherare tutti i punti deboli ideologici del movimento, capace di strumentalizzare l’esasperazione dei cittadini in merito ad alcuni problemi ma non di dare risposte diverse da uno sterile slogan. Inquietante la parte in cui viene evidenziato il desiderio di Bossi di uno scontro tra camicie verdi e carabinieri in cui tra i primi scappi un morto da esibire come martire.
Il riassunto in immagini di quanto già noto nel tempo mette in scena un movimento molto poco folcloristico e molto pericoloso, nonché la voluta incapacità della televisione pubblica italiana (che contribuisce a trasformare in “devolution” il termine “secessione”, usato per convincere la base) di raccontare il fenomeno per quello che in realtà è smentendone le molte falsità (il 95% di stupri commessi da immigrati???) usate per scatenare i loro seguaci.

59. Festival internazionale del film Locarno (sezione Cineasti del presente)

Roberto Rippa

Il regista

Già giornalista dell’Europeo e del Corriere della sera, Claudio Lazzaro è stato corripondente dalla zona dei Balcani durante la guerra. Camicie verdi, da lui prodotto a bassissimo costo, è la sua prima esperienza con regista.

Camicie verdi
(Italia, 2006)
Regia: Claudio Lazzaro
Musiche: Antonio Iasevoli
Immagini: Gianpaolo Conti, Antonio Montellanico
Montaggio: Clelio Benevento
Beta SP PAL
78’

Il DVD di Camicie verdi è reperibile in libreria e nei negozi distribuito da Cecchi Gori Home Video (curiosamente, Vittorio Cecchi Gori era candidato – senza successo elettorale – alle ultime elezioni con la lista Movimento per l’Autonomia, alleato con la Lega nord).

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