No Body Is Perfect > Raphaël Sibilla

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Excursus in forma di documentario, costato cinque anni di lavoro e due di riprese, sulle manipolazioni del corpo (piercing estremi, scarnificazioni, amputazioni, ecc…) e sulle abitudini sessuali curiose (scambio delle coppie, S/M, bondage, giochi di ruolo, ecc…). Il regista gira per il mondo (Brasile, Giappone, ma resta anche a lungo in Francia) facendosi raccontare in prima persona da chi queste pratiche le ama di cosa si tratta.
Alla fine il film si limita ad essere una lunga enumerazione di pratiche senza soffermarsi a capirne le motivazioni o senza che sia possibile comprendere i motivi dell’ordine di rappresentazione scelto (e poi perché mai unire scelte sessuali alla manipolazione del corpo?). Mutilazioni, incisioni, marchiature a fuoco, esistono da sempre e hanno spesso simbolizzato un passaggio o una conquista ma da come qui vengono rappresentate, appaiono come mere scelte edonistiche (ed è francamente difficile pensarlo quando si vede una persona che si amputa le dita una dopo l’altra per il suo piacere).
Pur comprendendo la scelta di non approfondimento, che avrebbe potuto scivolare nel giudizio, un semplice elenco superficiale non lascia nulla allo spettatore, nemmeno dal punto di vista della catalogazione, in quanto incompleta. La cosa che infine impressiona di più è la voce di Rita Pavone sui titoli di coda.
Alla fine, il film sembra solo una rivisitazione dei famosi “Mondo movies” (1) (questa però reale), prodotti prevalentemente in Italia negli anni ‘60 e ‘70 (con una deriva negli anni ’80 e anche ’90 ma senza il successo dei loro precursori) e noti per la rapperesentazione di quelle che allora venivano definite perversioni o devianze (più che altro per titillare l’attenzione del potenziale spettatore che per reale convinzione) e che oggi sono materia tutt’al più per la prima serata televisiva.

(1) I cosiddetti “Mondo movies” erano film, molto spesso italiani, che raccontavano le stranezze del mondo, puntando sul binomio sesso & raccapriccio. I più ricchi un viaggio in Africa o Oriente se lo permettevano, gli altri tentavano di spacciare per ambientazioni esotiche scene girate al massimo in qualche angolo a pochi chilometri da Roma.

Mondo movies su Wikipedia

Roberto Rippa

L’enumerazione o è esaustiva oppure deve avere dei limiti dichiarati. Come nelle scienze, le discipline definiscono a priori il proprio campo, anche in questo tipo di documentari, almeno credo, bisognerebbe avere ben definiti i margini all’interno dei quali il regista pensa di agire. In questo film non ho trovato, a nessun livello – pratiche particolari, luoghi, storie personali – questi limiti dichiarati. A questo punto il film va da tutte le parti, e come spesso si dice, alla fine non va da nessuna parte. Per millenni pratiche di iniziazione , riti passaggio, ecc. in tante (tutte?) le civilizzazioni presenti sul pianeta ed in ogni suo angolo, hanno fatto del corpo il proprio centro. Erano, a mio parere, conseguenti alle aspettative e all’organizzazione del gruppo sociale all’interno del quale si svolgevano. In questo film girato “in tutto il mondo” ho sentito solo un enorme vuoto di senso, al di fuori dei giudizi che ognuno può dare di questa o quella pratica, di questo o quel personaggio. Avrebbe potuto, il regista, magari giocare su queste numerose auto-finzioni all’interno di una finzione più vasta che è il film stesso? Poteva, utilizzando meno personaggi, raccontarci il passaggio, qualora ci fosse, dal quotidiano (pagano tutti un affitto?) al particolare delle loro notti e delle loro passioni? Alcuni, come il muratore con la cintura di castità non fa questo passaggio perché con quella cintura ci vive, ci lavora. Altri, smessi i vestiti di scena del loro lavoro, del loro ruolo nella società “normale” indossano quelli di sottomessi o latro. Il momento per me più forte comunque sono stati i pochi attimi in cui un transessuale parla del prorpio desiderio di maternità e della sua vita “tra”, né uomo né donna. E il fatto che si guadagnino spesso da vivere facendo spettacolo ci dice molto su cosa la nostra società pensi di loro. Inoltre, tra tutti gli intervistati e filmati, sono gli unici a non aver potuto scegliere. Quindi perché erano in quel film?

Donato Di Blasi

No Body Is Perfect
(Francia, 2005)
Regia: Raphaël Sibilla
Testi: Emmanuel Prévost, Raphaël Sibilla
Musiche: Mirwais
Montaggio: Pierre Haberer, Raphaël Sibilla
35mm
100′ (in realtà, nella versione presentata al festival, circa 80′)

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