Miami Vice > Michael Mann

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IL NERO È IL NUOVO PASTELLO
Miami Vice: pochi vizi e tanta noia

Il 59. Festival internazionale del film di Locarno si è aperto questa sera con Miami Vice di Michael Mann.
Tratto dall’omonima serie televisiva, successo planetario trasmesso negli Stati Uniti per cinque stagioni tra il 1984 e il 1989, il film presentava sulla carta più di un motivo di interesse, primo tra tutti la regia di Michael Mann, che della serie televisiva era produttore esecutivo.
Michael Mann, si sa, è un regista che ama sovvertire le regole dei generi. Lo ha fatto in molti suoi film, soprattutto in Thief (1981, forse il suo film migliore, capace di trascendere il thriller per diventare un noir cupo e profondo), in Manhunter (1986), primo film dedicato ad Hannibal Lecter ad essere portato sullo schermo (e ancora il migliore unitamente al molto diverso The Silence of the Lambs di Jonathan Demme) e in Heat(1995).
Purtroppo però Miami Vice è un film noioso, troppo lungo (134 minuti di cui almeno la metà evitabile) e dalla storia sconclusionata. Sonny Crockett e Ricardo Tubbs (Colin Farrell e Jamie Foxx) si trovano al centro di un ingente traffico di droga dopo che un’azione finita male a causa di una fuga di informazioni costringe l’FBI a rivolgersi alle autorità di Miami per avere aiuto nella delicata operazione. E qui iniziano a presentarsi le prime incongruenze: i due poliziotti riescono a stringere senza alcuna difficoltà un accordo con un potente boss che tratta tonnellate di droga. Il boss poi si avvale della collaborazione di Isabella (Gong Li), sua socia d’affari e compagna, una donna fredda e cinica, preziosa per l’andamento degli affari. Ma anche Isabella non si fa scrupolo di cadere tra le braccia di Sonny Crockett dopo un primo, fugace, incontro, dimostrandosi poco accorta nella gestione della sua vita privata contrariamente a quella professionale. Insomma, per essere dei criminali di quel calibro, presentano delle ingenuità da ladri di galline al loro primo colpo.
Da qui, comunqe, parte una caccia tra gatto e topo, una caccia invero non proprio credibile e che spesso si sfilaccia in tante sottotracce il cui senso sfugge, in cui i personaggi sono troppo abbozzati per risultare credibili anche solo per un secondo, e questo contrariamente alla serie TV, il cui formato canonico dei 60 minuti (inclusa la pubblicità) evitava lungaggini inutili favorendone il ritmo.
La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti (e se ne può dare la colpa a Mann, visto che ne è l’unico responsabile), ai protagonisti non viene chiesto di fare molto e migliore figura la fanno i secondi ruoli anche se il vero protagonista sembra essere il “product placement” (automobili, telefoni cellulari di ultima generazione e oggetti teconologici vari).
Michael Mann, uno dei pionieri dell’alta definizione, di suo ci mette alcune inquadrature originali e una personale atmosfera (e in questo si fa aiutare dal direttore della fotografia Dion Beebe, già al suo fianco in Collateral del 2004). Alla fine del film si ha l’impressione che le migliori performance le abbiano date le auto, i motoscafi e gli aerei e viene addirittura il sospetto che ciò che sembra essere un ironico omaggio agli anni ‘80 (i nudi di Jamie Foxx e compagna sotto la doccia, controfigurati come nemmeno 20 anni fa) sia invece involontario.
Peccato.

P.s.: il Sonny Crockett di Colin Farrell è più tamarro di quello di Don Johnson, e questo senza dover fare ricorso agli abiti pastello o crema e ai mocassini bianchi che quest’ultimo indossava nella serie originale.

59. Festival internazionale del film Locarno (Sezione Piazza Grande)

Roberto Rippa

Miami Vice (USA, 2006)
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Michael Mann (ispirata alla serie creata da Anthony Yerkovich)
Musiche originali: Klaus Badelt, Mark Batson, John Murphy, Organized Noize
Fotografia: Dion Beebe
Montaggio: William Goldenberg
Interpreti principali: Colin Farrell, Jamie Foxx, Li Gong, Naomie Harris, Ciarán Hinds, Justin Theroux, Barry Shabaka Henley, Luis Tosar
35mm
132′

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