Sous les toits de Paris > Hiner Saleem

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Il proprietario di «Le Paradis de l’air», cinquantenne praticamente obeso, se ne sta seduto su una sedia dentro il suo negozio del quartiere popolare parigino di Barbès in sandali e canottiera. Intorno a lui, che si asciuga il sudore dal viso con una pezzuola che tiene a portata di mano, ronzano una ventina di ventilatori. Entra Thérèse, lancia un’occhiata a tutti quei ventilatori e poi sceglie ciò che c’è di meno costoso. Thérèse è una signora sulla sessantina ancora in forma, timida, taciturna e innamorata… Eccola che cammina sul boulevard. Non guarda nulla. Tiene lo sguardo fisso davanti a sé e avanza. Scende verso casa di Marcel, l’uomo che ama da molti anni. Nonostante i suoi ottant’anni, Marcel è di bella presenza. Come ogni lunedì, se ne sta seduto in calzoncini corti sul bordo della piscina comunale in compagnia del suo migliore amico Amar. Ma i due non sono lì per fare sport. Siccome nelle loro mansarde al sesto piano non c’è doccia né bagno e l’unico gabinetto, in comune, si trova sul pianerottolo, una volta a settimana vanno a lavarsi in piscina. A Parigi fa caldo, e Marcel e Amar sono seduti uno di fronte all’altro sotto un ventilatore del bar dove lavora Thérèse. La donna osserva intenerita Marcel da dietro il bancone, poi porta loro i piatti. Una volta a settimana, infatti, Marcel e l’amico pranzano fuori, e Thérèse serve loro il meglio del menù di quel bar di quartiere senza pretese. Marcel la guarda con occhi da vecchio seduttore. Nonostante il loro amore duri da anni, davanti a quello sguardo Thérèse va ancora in brodo di giuggiole.

Commento

Un regista che usa il cinema con senso della poesia, prendendo il tempo per osservare ogni personaggio, anche quelli marginali, e per curare ogni dettaglio del suo racconto su un uomo anziano, abbandonato dal figlio, proponendo infine un ritratto di vecchiaia indomita.Hiner Saleem, curdo iracheno da molti anni in Europa (prima in Italia e poi in Francia) osserva, filtrandola attraverso la sua cultura di origine e quella europea (come afferma lui stesso nella dichiarazione riportata qui sotto), una società che non è più capace di gioia né di solidarietà aiutato in questo da uno strepitoso Michel Piccoli. Un grande racconto sulla voglia di vivere che nasce anche dalla miseria e dalla solitudine. Un film che rimane. Bellissima la fotografia di Andréas Sinanos, vincitore per due volte del premio per la migliore fotografia al Thessaloniki Film Festival (per O Drapetis, 1991, e Olga Robards, 1991).

Roberto Rippa

A Parigi, nel mio palazzo, ci sono due uomini anziani che vivono nel sottotetto. Una notte sono rientrato verso le tre del mattino e, uscendo dall’ascensore, ho trovato uno dei due che, a quattro zampe, cercava di trascinarsi fino al bagno. Non appena mi ha visto, per pudore, ha fatto dietrofront e si è nascosto in camera sua. Ho provato imbarazzo…L’imbarazzo nel constatare che in un Paese come il nostro, seppur così ricco, c’è tanta miseria e solitudine. Durante la canicola del 2003 sono morti migliaia di anziani abbandonati a sé stessi. Non intendo rimproverare nessuno ma in Kurdistan, per quattro mesi all’anno, la temperatura si alza fino a raggiungere i 50 gradi e nessuno muore. Si sta insieme, ci si prende cura gli uni degli altri. Spesso mi è capitato di incontrare dei giovani senzatetto che dormivano sul pianerottolo. E così è nato il desiderio di fare sull’argomento un film che evitasse i patetismi e non giudicasse nessuno. Un film sulla condizione umana. (Hiner Saleem)

Sous les toits de Paris (Francia, 2007)
Regia e sceneggiatura: Hiner Saleem
Musiche: Lily Margot, Mathieu Laurent
Fotografia: Andréas Sinanos
Montaggio: Joëlle Hache
Interpreti principali: Michel Piccoli, Mylène Demongeot, Maurice Bénichou, Marie Kremer
98′

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