Tag 'Svezia'

En duva satt på en gren och funderade på tillvaron (Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) > Roy Andersson

En duva satt på en gren och funderade på tillvaron (Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) > Roy Andersson

Immaginiamo per un momento che sia possibile cogliere in un unico atto conoscitivo, in un unico sguardo, la totalità degli eventi, delle relazioni e delle concatenazioni causali che costituiscono l’esistenza umana. Può il cinema aspirare a rappresentare tale sguardo? Non vi è dubbio che il regista svedese Roy Andersson avesse esattamente questa intenzione, con il suo ultimo lungometraggio Un piccione

Ansiktet (Il volto) > Ingmar Bergman

Ansiktet (Il volto) Regia di Ingmar Bergman recensione a cura di Leonardo Persia «Tutti i Cretesi sono mentitori» Epimenide (cretese) Una carrozza attraversa un luogo incantato, gli alberi altissimi, trafitti dai raggi del sole, dove un corvo attesta «i livelli di iniziazione» (cfr. Jung), dalla fase nigredo a quella albedo. Il film inizia e prosegue cupo, il finale è allegro

Smultronstället (Il posto delle fragole) > Ingmar Bergman

Block e Borg, nomi che evocano l’isolamento il primo, la fortezza il secondo. Il cavaliere Antonius Block de Il settimo sigillo, tornando dalle Crociate con la sensazione di aver sprecato l’esistenza, incontrava, letteralmente, la Morte, che l’uomo sfidava a scacchi per ritardare la fine e dare nel frattempo un senso alla sua vita giunta ormai al termine. Ne Il posto

Det sjunde inseglet (Il settimo sigillo) > Ingmar Bergman

Di ritorno dalle crociate, come dieci anni prima il marinaio de La terra del desiderio tornava dall’India, il cavaliere Antonius Block (Max von Sydow) estende e approfondisce in senso metafisico la tematica bergmaniana, intingendola del clima disilluso degli anni ’50 pronto a fare il salto verso l’incandescente decennio successivo. Il settimo sigillo inventa un Medioevo alle soglie dell’apocalisse, atomico ed

Kvinnodröm (Sogni di donna) > Ingmar Bergman

Sogni di donna è strutturato a specchio. Le storie parallele di Susanne (Eva Dahlbek) e Doris (Harriet Andersson), titolare e dipendente di un’agenzia fotografica di moda, in viaggio verso Gothenburg, la prima rincorrendo, la seconda fuggendo, un uomo, si riflettono l’una con l’altra, sono la concretizzazione del viaggio/ritorno bergmaniano: contatto con la gioia/dolore, falso movimento il cui approdo è la

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) > Ingmar Bergman

Gycklarnas afton (Una vampata d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1953) recensione a cura di Leonardo Persia In Una vampata d’amore sono di nuovo prese in considerazione le due possibilità contrapposte che sottendevano alla struttura trinaria di Donne in attesa, affinché potesse divenire quaternaria: la rinuncia e la stasi (della donna più anziana), oppure la fuga e la risoluzione (di quella

Sommaren med Monika (Monica e il desiderio) > Ingmar Bergman

Sommaren med Monika (Monica e il desiderio) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1952) recensione a cura di Leonardo Persia «L’eau est un corps brûlé» Honoré de Balzac, Gambara Un’opera sul dolore infinito dell’acqua, cioè del movimento. Quella trasformazione incessante dell’essere che diventa un esempio teorico di morte al lavoro. Acqua eraclitea dove non è possibile bagnarsi due volte. Bergman arriva a

Sommarlek (Un’estate d’amore) > Ingmar Bergman

Sommarlek (Un’estate d’amore) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1968) recensione a cura di Leonardo Persia Il ripetersi serializzato di situazioni analoghe nelle opere di Bergman, consente di leggere Un’estate d’amore alla luce di un film passato (Prigione) e di uno futuro (L’ora del lupo). Al pari di Prigione, è disseminato di luci irreali,  rumori, segnali olfattivi e visivi. Gli inservienti del

Törst (Sete) > Ingmar Bergman

Törst (Sete) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1949) recensione a cura di Leonardo Persia Aver sete. E l’acqua che il film offre, già nei titoli di testa, su musica minacciosa di Erik Nordgren, è un mulinello vorticoso che porta giù, sempre più a fondo. Sete d’amore e amore-inferno, segnato dal serpente tentatore, quello incontrato dalla coppia Rut e Raoul, immersi nella

Hamnstad (Città portuale) > Ingmar Bergman

Hamnstad (Città portuale/Città nella nebbia) regia di Ingmar Bergman (Svezia/1948) recensione a cura di Leonardo Persia Dopo i film acquei per la Sveriges Folkbiografer (Piove sul nostro amore, La terra del desiderio), opere sul viaggio come stato dell’essere, Bergman arriva, per stabilizzarsi, a Città portuale (titolo originale) o Città della nebbia (titolo italiano), che segna il ritorno alla Svensk Filmindustri