{"id":10353,"date":"2010-11-20T17:19:20","date_gmt":"2010-11-20T16:19:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cinemino.info\/?p=4471"},"modified":"2013-04-25T19:00:44","modified_gmt":"2013-04-25T17:00:44","slug":"bruno-bozzetto-cinematografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10353","title":{"rendered":"Bruno Bozzetto cinematografico"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10749\" title=\"Bruno Bozzetto01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/1.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/1.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/1-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; vertical-align: middle;\"><span style=\"font-family: Tahoma;\"><span style=\"color: #000a0d; br: Tahoma;\"><span style=\"font-size: xx-small;\">Articolo pubblicato su <\/span><a style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: single;\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1557\"><span style=\"font-size: xx-small;\">RC NUMERO14<\/span><\/a><\/span><a style=\"text-decoration: none;\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1557\"><\/a><span style=\"color: #000a0d; br: Tahoma;\"><span style=\"font-size: xx-small;\"> | maggio\u201909 (pag.26-33)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"font-size: 14pt; font-family: Arial; text-align: left;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><span style=\"background-color: #000000;\">Il Mondo di Bruno Bozzetto<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\">di <strong>Mario Verger<\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Prima parte: Bruno Bozzetto cinematografico<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Bruno Bozzetto emerse subito poich\u00e9, giovanissimo, mand\u00f2 un film al Festival di Cannes e vi fu un corrispondente italiano che scrisse: \u201cBozzetto meglio di Sophia\u201d. La notizia rimbalz\u00f2 su tutti i quotidiani italiani ed il suo nome divenne immediatamente famoso. Non trovo migliori parole per descrivere come questo straordinario autore si impose, appena ventenne, sulla scena del cinema di animazione internazionale capovolgendo completamente \u2013 ma mantenendone ugualmente i canoni \u2013 quello che era stato fino ad allora il cartone animato in Italia.<br \/>\nEra il 1958. Ed il film di cui parlo \u00e8 <em>Tapum! La storia delle armi<\/em>, girato in 16 mm dal giovane Bozzetto, adoperando l&#8217;asse da stiro di sua madre, \u2018riadattato\u2019 a verticale con quintali di scotch che sorreggevano la cinepresa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10750\" title=\"Bruno Bozzetto02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2-300x184.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Tapum! metteva immediatamente in evidenza quell\u2019ottica ironica e pessimista che accompagner\u00e0 la visione di Bozzetto durante tutta la sua carriera. La \u201cstoria delle armi\u201d altro non \u00e8 che la storia dell&#8217;evoluzione degli esseri umani basata sulla prevaricazione dell&#8217;individuo sui propri simili. In questo variato excursus sulla volont\u00e0 di dominio e sul \u201cprogresso\u201d, Bozzetto raccont\u00f2 l&#8217;evoluzione umana nella sua innata tendenza catastrofica, dalle origini fino alla sua distruzione, per ricominciarne daccapo il processo.<br \/>\nGraficamente, il giovane Bozzetto si distinse immediatamente per il suo stile straordinariamente efficace e personale. I suoi disegni, pur essendo sapientemente stilizzati, si accompagnano sempre ad una gran freschezza d&#8217;espressione, poich\u00e9 privati di ogni appesantimento stilistico, rendendoli \u201caerei\u201d e spensierati senza che lo spettatore si senta condizionato da alcuna leziosit\u00e0 di contorno e forme.<br \/>\nBozzetto, pur mantenendo alcuni elementi di semplicit\u00e0 dello stile italiano dell&#8217;epoca, si affacci\u00f2 direttamente verso le nuove tendenze americane degli U.P.A., che avevano ideato uno stile molto pi\u00f9 &#8220;asciutto&#8221; e geometrizzato per adattarlo ai costi ridotti di stop animation.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2A.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10751\" title=\"Bruno Bozzetto03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2A.jpg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2A.jpg 310w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/2A-208x300.jpg 208w\" sizes=\"auto, (max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">L&#8217;animazione in Italia fino ad allora era stata quella di Domeneghini, dei Pagot, di Rubino, di Gibba, ossia, si nutriva di quelle caratteristiche iconografiche di <em>Biancaneve e i sette nani<\/em> di Disney, \u201cinfarcite\u201d di tutta la tradizione della pittura italiana del primo Novecento. E\u2019 il caso di ricordare, per\u00f2, che dal primo lungometraggio, Disney, o sarebbe meglio dire &#8220;la Disney&#8221;, era andata di gran lunga avanti: aveva visto la guerra e dopo i diversi successi riscontrati con <em>Pinocchio<\/em> e <em>Fantasia<\/em> aveva conosciuto anche la crisi; una crisi non tanto artistica quanto economica. Disney aveva assaporato gli scioperi per i salari considerati troppo bassi dai suoi dipendenti e contemporaneamente i costi dell&#8217;animazione erano aumentati a dismisura. Nel 1953, infatti, uno dei veterani della Disney, Ward Kimball, diresse il primo cortometraggio sperimentale in cinemascope, <em>Toot, Whistle, Plunk and Boom<\/em>, una storia molto rapida della musica \u2013 dalla preistoria a quella contemporanea \u2013 ed \u00e8 proprio questo il film al quale il giovane Bozzetto si ispir\u00f2. Un&#8217;altra questione da chiarire \u00e8 il grande fascino che Bozzetto sub\u00ec da Disney e dalla sua Arte. Spesso si \u00e8 sentito parlare di Bozzetto come \u201cl&#8217;anti-Disney\u201d, dando per scontato, evidentemente, che il regista milanese fosse in netta antitesi col Mago di Burbank, o, peggio ancora, non ne condividesse n\u00e9 idee n\u00e9 concetti. Tale equivoco, poi intelligentemente strumentalizzato per cercare di creare una \u2018scuola\u2019 italiana alternativa a quella d\u2019oltreoceano, era nato quando Massimo Maisetti, uno fra i massimi studiosi di cinema d&#8217;animazione contemporaneo, pubblic\u00f2 nel 1974 il saggio <em>Bruno Bozzetto: l&#8217;anti-Disney<\/em>.<br \/>\nIn questo scritto, Maisetti aveva parlato peraltro di come Bozzetto si rifacesse direttamente al Disney di prima maniera di <em>The Kondike Kid<\/em>, che a sua volta si ispirava a <em>La febbre dell&#8217;oro<\/em> di Chaplin. Maisetti, infatti, spieg\u00f2 che <em>Bozzetto tende ad un discorso in cui la battuta non \u00e8 mai fine a se stessa, ma conduce ad una riflessione realistica sull&#8217;uomo<\/em> (1). In questo, Bozzetto pare estremamente vicino a Disney. Entrambi orientano le proprie tematiche sugli esseri umani e sulla loro maniera di agire; mentre Disney li rende &#8220;interpreti&#8221;, facendone emergere sentimenti, vizi e virt\u00f9, Bozzetto preferisce dirigerli dall&#8217;esterno, come un osservatore solitario che guarda minuzioso lo svolgersi di una scena da lontano. Entrambi, per\u00f2, non fecero altro, l&#8217;uno, con la voglia di muovere l&#8217;anima degli attori disegnati e l&#8217;altro, con divertito sarcasmo, di mettere in evidenza le caratteristiche pi\u00f9 intime dell&#8217;umanit\u00e0.<br \/>\nChe Bozzetto sia di Disney un grande ammiratore ed i suoi film siano del grande Disney i diretti discendenti in chiave riletta, lo si intuisce con evidente facilit\u00e0.<br \/>\n<em>Io sono un misto di Walt Disney e Mc Laren<\/em>, aveva detto Bozzetto nel 1986, <em>e questi sono due personaggi assolutamente antitetici. Non si pu\u00f2 stabilire con chiarezza da che cosa si viene influenzati, si ricevono degli stimoli e quelli pi\u00f9 nuovi ti colpiscono soprattutto se ci si rende conto che sono alla nostra portata e che possiamo &#8220;farli&#8221; anche noi; quando invece ci troviamo di fronte a qualcosa di enorme<br \/>\nci spaventiamo. Perci\u00f2 consiglio sempre di non copiare Walt Disney<\/em> (2).<br \/>\nBozzetto, che si trov\u00f2 a Cannes nel 1958 con <em>Tapum!<\/em>, ebbe modo di stringere amicizia con McLaren, il celebre maestro d&#8217;animazione canadese, con cui condivise quella geniale freschezza e spontaneit\u00e0 che caratterizzavano alcuni dei suoi primi film. Come ho detto \u2013 e fu lui stesso a confermarmelo \u2013 Bozzetto &#8220;part\u00ec&#8221; da Disney.<br \/>\nInoltre, fin da giovanissimo guard\u00f2 subito a ci\u00f2 che offriva la scena internazionale: apprezzava Disney, amava McLaren, conosceva il cinema di Yoji Kuri; voleva, in poche parole, divenire \u2018universale\u2019. L&#8217;anno successivo, pur non avendo ancora iniziato un&#8217;attivit\u00e0 professionale, and\u00f2 in Inghilterra seguendo dei corsi di animazione tenuti da John Halas, il quale, notando le qualit\u00e0 del giovane e gi\u00e0 conosciuto regista (<em>Tapum<\/em> nel frattempo aveva ricevuto diversi premi e consensi in ambiti internazionali) gli produsse <em>La storia delle invenzioni<\/em> (1959).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10752\" title=\"Bruno Bozzetto04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/3.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/3.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/3-300x232.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Per certi versi simile, ma pi\u00f9 articolato e maturo, il nuovo film di Bozzetto appare molto pi\u00f9 vicino al suo stile definitivo. Pi\u00f9 che una storia del progresso, Bozzetto spieg\u00f2 come i processi innovativi e le ideazioni nascano spesso da circostanze fortuite. Curioso il finale in cui l\u2019uomo solo, in mezzo al caos cittadino, sogna un pianeta per stare lontano dalle sue invenzioni.<br \/>\nPrima di passare all&#8217;attivit\u00e0 professionale di Bozzetto, ritengo sia il caso di ricordare alcuni suoi film giovanili.<br \/>\nBozzetto si appassion\u00f2, sin da quand\u2019era studente al liceo Beccaria di Milano, di cinema dal vero. Realizz\u00f2 diversi cortometraggi a passo ridotto, con protagonisti amici e compagni di scuola. Spesso e volentieri succedeva che per averli a disposizione era molto difficile, tanto che decise di avere i suoi attori come e quando voleva, \u201cdisegnandoseli da s\u00e9\u201d.<br \/>\nE&#8217; del 1953, infatti, il suo primo film, un <em>Donald Duck<\/em> cartoon disegnato dapprima su un semplice quaderno a quadretti e successivamente ripreso con una cinepresa otto millimetri. Interessante \u00e8 la scelta del papero disneyano di cui si intravede la preferenza con Topolino che, al contrario, \u00e8 privo proprio di quei \u2018difetti\u2019 su cui Bozzetto baser\u00e0 le sue tematiche, preannunciando in tal modo, anche se in forma ancora latente il famosissimo personaggio del signor Rossi.<br \/>\nDel 1957 \u00e8 <em>Fantasia indiana<\/em> che in modo ancora rudimentale annunciava le parodie western bozzettiane, come nei Caroselli di <em>Unca Dunca<\/em>, e di <em>West and Soda<\/em>. Oltre ad una parentesi dal vero, durata per tre anni, con <em>Il cerchio si stringe<\/em>, <em>Piccolo mondo amico<\/em>, <em>I gatti che furbacchioni<\/em> e <em>Filo d&#8217;erba<\/em>, nel 1958 Bozzetto torn\u00f2 all&#8217;animazione, stavolta con <em>Tico-Tico<\/em>, un micrometraggio inciso direttamente su pellicola 16 mm., e <em>Partita a dama<\/em>, realizzato a ritagli. In entrambi si intravede come Bozzetto avesse gi\u00e0 appreso molto da McLaren.<br \/>\nSe il primo ricorda, infatti, <em>Blinkity-Blank<\/em>, il secondo non \u00e8 dissimile di <em>Rythmetic<\/em> (entrambi del maestro canadese) in cui l&#8217;animazione di ritagli gioca molto sull\u2019attenzione dello spettatore. Ma gi\u00e0 in <em>Partita a dama<\/em>, le pedine, muovendosi da sole, hanno modo di mostrare la loro rivalit\u00e0, giocando sull&#8217;antitesi umana esprimendo le problematiche che Bozzetto svilupper\u00e0 di l\u00ec a poco.<br \/>\nCon il 1960 il regista milanese inizi\u00f2 la sua attivit\u00e0 professionale fondando la Bozzetto Film.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10753\" title=\"Bruno Bozzetto05\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/4.jpg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/4.jpg 310w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/4-300x230.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/a><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Il personaggio del signor Rossi, protagonista di una numerosa serie di cortometraggi, nacque a quanto pare abbastanza casualmente: <em>Il signor Rossi \u00e8 la caricatura di un signore che era allora il direttore del Festival del Film Artistico di Bergamo<\/em>, raccont\u00f2 Bozzetto, <em>Egli rifiut\u00f2 al Festival un mio film mentre in Selezione avevo visto dei film ben peggiori del mio. E&#8217; cos\u00ec che nacque un Oscar per il signor Rossi, che \u00e8 la storia di un uomo che, dopo aver visto il suo film rifiutato ad un festival, taglia, graffia, scarabocchia la pellicola e il film cos\u00ec ridotto vince l&#8217;Oscar<\/em> (3).<br \/>\nE\u2019 interessante notare che in <em>Un Oscar per il signor Rossi<\/em>, la mascotte bozzettiana \u00e8 ancora in uno stato rudimentale, non avendo ancora acquisito quella sicurezza da \u201cstar\u201d conferitagli nei film successivi: egli infatti \u00e8 un omino piccolo, sperduto, paragonabile quasi al primo Mickey Mouse, a cui mancavano ancora guanti e vestiario.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10754\" title=\"Bruno Bozzetto06\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/5.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/5.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/5-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Bisogna anche notare che, se il signor Rossi non era ancora diventata la creatura numero uno di Bruno Bozzetto, gi\u00e0 aveva le carte in regola per esserlo: era la versione italiana sia dell&#8217;ispettore Clouseau della Pantera Rosa, sia di Gustavo dell&#8217;ungherese Jozsef Nepp. In una sola parola, Bozzetto aveva trovato la traduzione in lingua italiana di un vocabolario universale. Anche perch\u00e9, negli anni &#8217;60 era molto usato il personaggio di profilo e con entrambi gli occhi in prospetto, di cui l&#8217;Italia non aveva ancora un proprio \u2018ambasciatore\u2019. E Bozzetto adatt\u00f2 al signor Rossi tutti quei vizi e difetti, nonch\u00e9 abitudini, dell&#8217;italiano medio, mettendo una serie di elementi comuni, come il cognome comune, le aspirazioni comuni, i difetti comuni, i quali fecero di un personaggio &#8220;comune&#8221; il prototipo dell&#8217;italiano piccolo-borghese, creando, in altre parole, un \u201cpersonaggio da un non-personaggio\u201d. Sin dall&#8217;inizio Bozzetto descrisse il signor Rossi come un omino anonimo, subalterno, vittima della societ\u00e0 e, nei primi cortometraggi, appare pi\u00f9 minuto, quasi succube delle situazioni cui va incontro.<br \/>\nDel 1961 \u00e8 <em>Alpha Omega<\/em> ed in questo film Bozzetto continu\u00f2 a dimostrare in modo incisivo di volersi avvicinare ad disegno capibile ovunque. I \u201ccartelli\u201d iniziali sono tradotti in varie lingue e ci\u00f2 per rendere l\u2019opera pi\u00f9 universale. Gi\u00e0 a partire dai titoli di testa, la forza, l\u2019estro ed il brio fanno capire il carisma del giovane regista milanese il quale sa aggiungere spesso un tocco di semplicit\u00e0 ironica; come quando appare scritto in un cartello: \u2018mi hanno aiutato moralmente\u2019, intravedendo sotto i nomi di chi lo accompagner\u00e0 in gran parte della sua carriera: Guido Manuli, Giancarlo Cereda e Roberto Scarpa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10755\" title=\"Bruno Bozzetto07\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/6.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/6.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/6-300x177.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Dopo questo cortometraggio, l&#8217;omino Alfa diverr\u00e0 protagonista anche di una riuscita serie di Caroselli animati. Nella pellicola \u00e8 narrata la vita di un uomo \u2013 dall&#8217;alfa all&#8217;omega \u2013 dall&#8217;inizio alla fine appunto, giocando praticamente su di un&#8217;unica inquadratura. La figura \u00e8 imperniata su un esile corpo squadrato, sormontato da una pesante testa dai lineamenti stilizzati che, se per Renato Candia \u00e8 <em>simile alle false maschere primitive di Modigliani, della beffa di Livorno<\/em> (4), per noi \u00e8 assai pi\u00f9 simile allo stile del giapponese Yoji Kuri, al quale, invece, Bozzetto fa inequivocabilmente riferimento. Straordinario gioiello d&#8217;arte, sia dal punto di vista compositivo sia come contenuto, <em>Alpha Omega<\/em> narra come il trascorrere del tempo, porti l&#8217;essere umano a consumarsi rapidamente dopo un&#8217;esistenza veloce e statica. Del 1963 \u00e8 <em>I due castelli<\/em>, e presenta un&#8217;unica inquadratura con due montagne su cui sorgono due castelli adiacenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/7.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10756\" title=\"Bruno Bozzetto08\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/7.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/7.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/7-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Interessante \u00e8 la veduta totale, in cui si vedono i protagonisti piccoli quanto formiche. Troveremo spesso questa visione totale, lontana, che provoca l\u2019effetto di un osservatore che, a distanza, si accinge a scrutare in silenzio il lento svolgersi di una situazione con tutti i tempi di realizzazione che il suo svolgersi richiede, creando una drammatica suspense tra scena e spettatore. Bisogna sottolineare l&#8217;interessante trovata grafica delle montagne tracciate in grigio ed i due castelli con i personaggi inchiostrati in nero, mentre il tutto \u00e8 tracciato su fondo bianco. Oltre a questo notevole film, animato con Guido Manuli, (che non compare ancora come regista), Bozzetto ripropone il personaggio ideato qualche anno prima, in tre nuovi cortometraggi <em>Il signor Rossi va a sciare<\/em>, <em>Il signor Rossi al mare<\/em> e <em>Il signor Rossi si compra l&#8217;automobile<\/em> (5), rispettivamente del 1963, 1964 e 1966, in cui la creatura bozzettiana acquisisce le sue fattezze definitive.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10757\" title=\"Bruno Bozzetto09\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/8.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"455\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/8.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/8-300x220.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10758\" title=\"Bruno Bozzetto10\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/9.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/9.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/9-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Nei primi due (6) il personaggio bozzettiano appare meno inibito, anche se rigido, poich\u00e9 ancora non \u00e8 divenuto un protagonista completo cosa che invece si intravede pienamente nello straordinario <em>Il signor Rossi si compra l&#8217;automobile<\/em>, in un sofisticato complesso di colori ed effetti brillanti misti a giochi tonali, encomiabile per i movimenti e per il ritmo scattante di cui \u00e8 impregnato. Rispetto ai tre film precedenti del signor Rossi, che seguivano i clich\u00e9s dei cortometraggi animati dell&#8217;epoca, quest&#8217;ultimo risente felicemente dell&#8217;esperienza artistica di <em>West and Soda<\/em>; le scenografie di Giovanni Mulazzani nonch\u00e9 i personaggi con l&#8217;animazione si discostano ben poco esteticamente dal primo lungometraggio di Bozzetto, di cui parleremo tra breve. Anche il segno di contorno, dapprima pi\u00f9 spesso e corposo \u00e8 divenuto in quest\u2019ultimo cortometraggio pi\u00f9 incisivo e graffiante, accompagnato dalle morbide animazioni in cui si comincia ad intravedere sempre pi\u00f9 \u2013 nelle fattezze e nei movimenti del signor Rossi \u2013 il mordente di Guido Manuli.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10759\" title=\"Bruno Bozzetto11\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/10.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/10.jpg 350w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/10-300x284.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>West and Soda<\/em> \u00e8 il primo importante lungometraggio in animazione prodotto in Italia dopo <em>La Rosa di Bagdad<\/em> e <em>I fratelli Dinamite<\/em> e pu\u00f2 essere a buon diritto considerato come il \u201cprimo classico dell&#8217;et\u00e0 moderna\u201d. Gli ultimi tentativi compiuti erano quelli condotti durante la guerra da Domeneghini e dai Pagot. Bozzetto mise in cantiere sin dal 1963 a soli 25 anni questo film, la cui lavorazione dur\u00f2 due anni, realizzando un vero e proprio capolavoro della storia animata sotto ogni profilo, specie se si pensa alla sua giovane et\u00e0. E&#8217; importante ricordare che West and Soda ebbe quale sceneggiatore, il noto teorico Attilio Giovannini, lo stesso che cur\u00f2 il soggetto e la sceneggiatura originale de <em>I fratelli Dinamite<\/em>. C&#8217;\u00e8 di fatto che, per quanto il disegno fosse \u2018asciutto\u2019, Bozzetto riusc\u00ec incredibilmente a realizzare un film western con attori disegnati; una sorta di <em>Mezzogiorno di fuoco<\/em> animato.<br \/>\nI dialoghi, lo svolgersi della storia, la psicologia dei personaggi ne fanno un vero e proprio cult-movie del western-spaghetti, al pari dei film di Sergio Leone. Ermanno Comuzio, che defin\u00ec <em>West and Soda<\/em> come \u201cla disintossicazione dei luoghi comuni\u201d parlando di uno \u201cschema obbligato, quindi, che Bozzetto non si limita a prendere per il bavero nei suoi aspetti pi\u00f9 scoperti, come succede nelle tante parodie con attori in carne e ossa, ma che rovescia completamente nella beffa feroce e nel ricorso all&#8217;assurdo: pi\u00f9 che ai western da ridere, interpretati da attori comici, <em>West and Soda<\/em> fa pensare a quelli del cinema comico americano del periodo muto, che si reggevano come \u00e8 noto non tanto sugli attori quanto sulle situazioni\u201d (7)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-216\" title=\"west-and-soda02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02.jpg\" alt=\"\" width=\"590\" height=\"429\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02.jpg 590w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/west-and-soda02-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Soprattutto in <em>West and Soda<\/em> emergeva tutta la struttura narrativa del lungometraggio tradizionale non disgiunto, per\u00f2, a geniali trovate comiche. Pi\u00f9 che riusciti sono i personaggi come la bionda Clementina, la cow-girl che, con tono sicuro e i pantaloni gonfi ma stretti dagli stivali, manda avanti da s\u00e9 l\u2019intero ranch all&#8217;interno dell&#8217;unico appezzamento di terra della grande vallata.<br \/>\nJohnny, il buono, una specie di Gary Cooper in versione spaghetti, \u00e8 un esile giovanotto dal tono sicuro, sempre con il mozzicone di sigaretta &#8220;attaccato&#8221; al labbro e col cappello che, spavaldamente, gli copre il viso. Divertente \u00e8 quando, immerso in una luce da palcoscenico, il protagonista rinnova guardaroba e pistola, trasformandosi in una star cinematografica del filone western.<br \/>\nGustosi i richiami &#8220;attuali&#8221;: il latte, gi\u00e0 imbottigliato, \u00e8 custodito, come in frigorifero, nel fianco della mucca; il cavallo di Johnny mostra il contachilometri; il ronzino del Cattivissimo fora una &#8220;gamba&#8221; che gli viene rimessa in sesto perch\u00e9 \u00e8 a terra. Altro particolare \u00e8 la carrozza del Cattivissimo munita di un clacson da fuoriserie americana. Interessanti i personaggi di contorno che vivono nella fattoria come le mucche (8) &#8220;senza&#8221; i contorni, dove solo il viso \u00e8 delineato dal tratto nero, rappresentate come tre zitelle pettegole di cui, Dolly, ha un fiocco in capo e un rossetto smagliante sulle labbra. Notevole \u00e8 il cane Socrate, barbone di &#8220;nome&#8221; e di fatto, che, nonostante si aggrappi sempre alla bottiglia di whisky, \u00e8 profondamente romantico.<br \/>\nAnche il Cattivissimo, doppiato da Carlo Romano, mostra la notevole ideazione grafica nell&#8217;occhio strizzato e nel sigaro sempre passato arrogantemente tra i denti, come anche i due &#8220;scagnozzi&#8221;, che sono il terrore del saloon e della cittadina western, sono pi\u00f9 che riusciti: Ursus \u00e8 in qualche modo pi\u00f9 simile al Cattivissimo, Smilzo, dalla barba incolta e dai tratti accidentati e angolosi, trova specie nel duello finale, maggior protagonismo ed efficacia. Non si pu\u00f2, a tal proposito non ricordare la suspance data dal primo piano delle sue dita scarne, mentre lentamente cercano di avvicinarsi al calcio della pistola.<br \/>\nSe questi sono di Johnny i rivali, l\u2019antagonista di Clementina \u00e8 Esmeralda, la maliarda dal saloon, mandata dal Cattivissimo ad intrappolare Johnny per sapere, dopo essere stato ammaliato dalle sue doti femminili, dove si trova la miniera di pepite d\u2019oro. Nella sequenza in questione \u00e8 notevole la porta con la targa su cui \u00e8 scritto E$MERALDA (invece di una \u2018esse\u2019 vi \u00e8 il segno del dollaro), che si \u201capre\u201d tridimensionalmente in fase di ripresa; come eccellente \u00e8 lo sfilare dei veli colorati, vagamente flou, che si susseguono in sovrimpressione prima di giungere al salotto dove si trova la donna. I due vengono intravisti in finestra da Clementina, definita da Esmeralda come una &#8220;hostess da prateria&#8221;, la quale riparte, ingelosita in calesse a tutta velocit\u00e0.<br \/>\nOltre ad essere un continuo di trovate comiche e divertenti, il film non manca di accenti notevolmente realisti. L&#8217;invaghimento di Clementina verso Johnny appare evidente quando, al chiaro di luna, i due prendono il fresco alla terrazza della fattoria, ascoltando il suono lontano delle cicale. Non si pu\u00f2 non notare l&#8217;eccellente resa che Bozzetto riusc\u00ec a dare in questo lungometraggio. Anche gli stati d&#8217;animo sono ottimamente descritti: Johnny, imperturbabile, se ne sta sdraiato con tono sicuro di s\u00e9 mentre Clementina, pi\u00f9 lontano, abbraccia un pilastro, sognando romanticamente l&#8217;amore ormai sbocciato col suo salvatore, accasciata in forma languida sul recinto della terrazza. Se Bozzetto avesse assunto graficamente un clich\u00e9 realistico, non ci si sarebbe accorti che si tratta di &#8220;attori disegnati&#8221;. Ma egli non cerca di stupire tramite un segno accattivante; il suo \u00e8 uno stile personale a tutti gli effetti; vi \u00e8 anche un\u2019ottima esecuzione degli effetti speciali, come il bagliore delle pepite d&#8217;oro e la polvere sollevata dai cavalli realizzate in sovrimpressione, come anche la luce abbagliante del sole.<br \/>\nInteressante \u00e8 la sequenza, vista in lontananza, in cui il Cattivissimo cerca in tutti i modi ma invano di rovesciare un enorme masso per uccidere Johnny; questa scena, pi\u00f9 bozzettiana, ricorda notevolmente alcune parti de I due castelli. Pieno di suspance \u00e8 il duello finale, ricco anche di trovate; arguta e poetica la fine, quando tutti, Johnny, Clementina, le mucche e Socrate, vanno finalmente via con il calesse del Cattivissimo, verso un sole infuocato al tramonto sotto la bellissima musica western composta da Giampiero Boneschi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/West-and-Soda01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10760\" title=\"Bruno Bozzetto12\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/West-and-Soda01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/West-and-Soda01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/West-and-Soda01-300x230.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Il film, girato in Eastmancolor, si avvalse, come Direttore delle animazioni e dei Lay-Out, di Guido Manuli, e del giovane Giuseppe Lagan\u00e0, allora agli esordi; di Franco Martelli e Luciano Marzetti per la ripresa; mentre la direzione artistica e le scenografie vennero curate da Giovanni Mulazzani, Giancarlo Cereda e Libero Gozzini. Non si pu\u00f2 non ricordare l&#8217;eccellente apporto che diede lo scenografo Mulazzani, con i suoi splendidi sfondi stilizzati, arricchendo notevolmente lo spirito artistico del film.<br \/>\nUn discorso differente, anche per l&#8217;originalit\u00e0 grafica, \u00e8 presente in <em>Una vita in scatola<\/em>, del 1967, in cui Bozzetto, con uno stile diverso dal solito (preannunciando alcune circostanze nel disegno e nei colori che svilupper\u00e0 negli anni &#8217;70), racconta di come l&#8217;esistenza umana sia all\u2019interno dell\u2019habitat sociale, rinchiusa come un semplice cibo in scatola. Nel personaggio dai grandi occhi a mandorla non vi \u00e8 contorno, apparendo come una sagoma grigia e spenta.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10761\" title=\"Bruno Bozzetto12\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/11.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"452\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/11.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/11-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Il sogno di un bosco colorato che allontana i problemi quotidiani rimane un&#8217;utopia per il pover\u2019uomo descritto nel grigiore della sua tristezza. Oltre alle novit\u00e0 grafiche, Bozzetto descrive con un pizzico di malinconia il dramma esistenziale e l&#8217;incapacit\u00e0 di sottrarsi ai doveri quotidiani; il senso civico e le costrizioni a cui l&#8217;individuo moderno deve attenersi vengono espressi con grande efficacia ed accompagnati dall&#8217;ottimo uso del suono &#8220;riverberato&#8221; durante le evasioni mentali del protagonista. E&#8217; curioso osservare che, verso la fine degli anni &#8217;60, i film di Bozzetto lasciarono un po&#8217; di quel sarcasmo che caratterizzava aspramente le sue prime opere. I suoi film acquisirono un&#8217;atmosfera sempre pi\u00f9 onirica e sperimentale, soprattutto in <em>Ego<\/em> del 1969, che vinse il Nastro d&#8217;Argento al Festival di Venezia.<br \/>\nIn questo straordinario cortometraggio di carattere quasi sperimentale, Bozzetto, ormai maturo, dimostr\u00f2 di essere consapevole delle sue eccellenti possibilit\u00e0 espressive, in cui l&#8217;uso vivace del colore adoperato in modo espressionista riesce pienamente a rappresentare la fase onirica vissuta dal protagonista.<br \/>\nBozzetto ottenne risultati eccelsi sul piano artistico con figure spesso drammatiche di impiccagioni a cui si alternano (con notevoli effetti misti a caratterizzazioni pi\u00f9 realistiche) immagini di Batman, Hitler, Stalin. Ottime le citazioni: l&#8217;inseguimento a Biancaneve, &#8220;riletta&#8221; in chiave bozzettiana preannunciante alcune \u2018scelte artistiche\u2019 di Guido Manuli, in un turbinio cromatico eterogeneo, che rende il film nuovo, ricco e pieno d&#8217;entusiasmo inventivo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/12.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10762\" title=\"Bruno Bozzetto13\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/12.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"537\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/12.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/12-300x259.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">A distanza di soli tre anni dal precedente <em>West and Soda<\/em>, Bruno Bozzetto, alternando l&#8217;attivit\u00e0 pubblicitaria a quella autoriale, produsse nel 1968 un secondo lungometraggio animato, dal titolo Vip mio fratello Superuomo. E\u2019 interessante notare che il lungometraggio in 3D della Pixar, <em>Gli Incredibili<\/em> (2004) diretto da Brad Bird, \u00e8 un chiaro e palese omaggio al secondo capolavoro di Bruno Bozzetto.<br \/>\nL&#8217;ambientazione e le tematiche sono ben diverse dal western-spaghetti animato e per certi versi pi\u00f9 affini a quelle affrontate da Bozzetto nei suoi film d&#8217;autore. Il film inizia in maniera quanto mai bozzettiana: una veloce panoramica storica della presunta vittoria del bene sul male, pi\u00f9 precisamente su quella del pi\u00f9 forte, cos\u00ec come ai tempi di <em>Tapum!<\/em><br \/>\nUna donna, in questo caso una drago-femmina, \u00e8 oggetto di attenzione da parte di un cattivo drago sputafuoco. Solo l&#8217;intervento di un preistorico Vip, la salver\u00e0 dalle grinfie dello spavaldo drago-bellimbusto di lei corteggiatore.<br \/>\nInteressanti, nelle fattezze iconografiche, alcune somiglianze con <em>West and Soda<\/em>: la drago-femmina \u00e8 molto simile a Dolly, una delle tre mucche pettegole alloggiate presso il ranch di Clementina, sia per l&#8217;aspetto sia per l&#8217;abbigliamento, entrambe aventi un grosso fiocco rosso sulla testa che ne adorna il muso, personalizzandolo. Bisogna anche rilevare che i colori di <em>Vip mio fratello superuomo<\/em> sono assai pi\u00f9 &#8220;caldi&#8221; di quelli di <em>West and Soda<\/em>. In <em>Vip<\/em> i coloratissimi e brillanti personaggi si muovono anche su fondi neutri o freddi. Questo contrasto era gi\u00e0 fortemente evidente nel cortometraggio posteriore all&#8217;uscita di <em>West and Soda<\/em>, Il signor Rossi si compra l&#8217;automobile, che super\u00f2 in modo eccellente gli altri film per lo stile maturo cui Bozzetto era giunto, preannunciando in modo latente le successive realizzazioni come <em>Ego<\/em>. Non mancheremo di rilevare, inoltre, come nello stesso preambolo della \u201cStoria dei Vip\u201d si vedano altrettanti &#8220;punti storici&#8221; ricorrenti nella filmografia bozzettiana; non mancano i feudi medievali (le cui medesime atmosfere si riscontrano ne <em>I due castelli<\/em> e nell\u2019episodio di <em>Sottaceti<\/em>, \u2018la guerra\u2019), ed il tanto amato ambiente western.<br \/>\nA differenza delle musiche sontuose di Boneschi, la colonna sonora di <em>Vip<\/em> risent\u00ec felicemente delle note orecchiabili di Franco Godi e Johnny Gregory. Anche in questo, Bozzetto cerc\u00f2 di avere un buon \u201ccast musicale\u201d: alcune canzoni vennero interpretate da Herbert Pagani, mentre, come complesso, ingaggi\u00f2 il coro vocale dei 4+4 di Nora Orlandi. Nonostante l&#8217;evolversi un po&#8217; strampalato della vicenda, il film si rivela ricco di situazioni avvincenti puntando il dito sui retroscena occulti delle speculazioni affaristiche in modo simpatico e per nulla accusatorio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10763\" title=\"Bruno Bozzetto14\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"475\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/13-300x229.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Ripercorrendo brevemente alcune fasi del film, \u00e8 interessante la maniera di spiegare attraverso disegni schematici e \u2013 tra le virgole \u2013 didattici, la stirpe dell&#8217;antica famiglia dei Vip, giunta odiernamente a due poli estremi: l&#8217;uno, Supervip, un superfusto mascherato sempre pronto a far del bene ma troppo sensibile al fascino femminile, anche perch\u00e9 ricambiato; l&#8217;altro, Minivip, piccolo, minuto e sgraziato, in balia delle situazioni e di una societ\u00e0 di cui \u00e8 succube; una sorta di \u2018signor Rossi mascherato\u2019 per intenderci, ma dal naso aquilino e dagli occhiali dalla montatura nera e spessa, molto usati in quegli anni dall&#8217;italiano-medio.<br \/>\nIl povero Minivip, dopo essersi ritrovato su una crociera dove vi \u00e8 una festa in maschera conosce, per le circostanze di un naufragio, un curioso leone antropomorfo, suo compagno di sventura sull\u2019isola deserta, che altri non \u00e8 che una dolce ragazza mascherata da re della foresta.<br \/>\nNon mancano alcune trovate &#8220;sperimentali&#8221; affiancate ad un disegno &#8220;piatto&#8221;; originale ad esempio l\u2019idea del leone &#8220;sfumato&#8221; (ossia anzich\u00e9 essere colorato omogeneamente, pur utilizzando lo stesso procedimento della campitura su celluloide, il colore \u00e8 miscelato con altre tonalit\u00e0); il risultato in proiezione \u00e8 di un continuo movimento disomogeneo della sfumatura che, se per certi versi \u00e8 tecnicamente imperfetto, per altri \u00e8 notevolmente espressivo e \u2018colto\u2019. Soprattutto \u00e8 da riscontrare come tale eterogeneit\u00e0 s&#8217;accordi squisitamente col resto delle immagini, rendendo l&#8217;opera pi\u00f9 raffinata ed originale.<br \/>\nInfatti, in ogni film &#8220;commerciale&#8221;, Bozzetto cerc\u00f2 di corroborare sempre le sue creazioni con esperienze sperimentali. Durante il naufragio, Minivip e il leone si ritrovano a passar la notte in canotto, in un mare azzurro fiancheggiato da curiosi e originalissimi pesci marini. Sempre in <em>Vip<\/em>, nel palazzo dove alberga la mefistofelica Happy Betty, si vedono, in alcune inquadrature, dei volti trasfigurati dai toni aspri, molto simili alle esperienze pittoriche espresse in <em>Ego<\/em>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/14.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10764\" title=\"Bruno Bozzetto15\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/14.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/14.jpg 350w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/14-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: 12px;\">Tornando alle caratterizzazioni grafiche dei personaggi di <em>Vip mio fratello Superuomo<\/em>, al contrario del precedente che vedeva, di Johnny, il suo antagonista nel famigerato Cattivissimo, qui l\u2019anti-personaggio \u00e8 la diabolica e sontuosa Happy Betty, proprietaria di una importante catena di supermercati. La grassa Happy Betty di <em>Vip<\/em>, consimile alla precedente Esmeralda, \u00e8 resa pi\u00f9 personale dal lungo bocchino con cui aspira le sigarette, e dalla rigonfia pettinatura \u201ca cuore\u201d che le sormonta il capo. Qui si pu\u00f2 intravedere la passione bozzettiana per le donne prosperose (da <em>Donna Rosa<\/em> alla cantante lirica di <em>Opera<\/em>), nelle quali \u00e8 altres\u00ec evidente il tratto \u2018molle\u2019 e \u2018angoloso\u2019 di Manuli.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"> Soprattutto nei personaggi antagonisti del secondo lungometraggio di Bozzetto \u00e8 da rilevare un notevole ingegno inventivo; Happy Betty, al contrario della carrozza del Cattivissimo, ha, come mezzo di trasporto, un trono cingolato movibile che lo fa tutt&#8217;uno col personaggio. Anche le guardie del corpo, Schulz e il Colonnello, non sono da meno di Ursus e Smilzo; come ingegnosa \u00e8 l&#8217;ideazione di Nervustrella, la buffa ragazzina usata da cavia da Happy Betty, dai grandi occhiali e con in capo un piccolo razzo atomico che la rende pi\u00f9 stramba ed simpatica. Originale \u00e8 lo svolgersi della vicenda ambientata in un&#8217;isola deserta (Bozzetto ama i luoghi &#8220;deserti&#8221; per le sue ambientazioni), che ha delle certe connessioni con delle trame poliziesco-fantascientifiche sulla scia di <em>Agente 007-Licenza di uccidere<\/em>, e il continuo incalzare di suspense, colpi di scena e trovate divertenti.<br \/>\nIn sostanza, nei personaggi del suo secondo lungometraggio si nota, rispetto ai precedenti, maggiore originalit\u00e0 ed ingegno, nonostante che il film appaia pi\u00f9 caotico vista la ricerca sperimentale condotta da Bozzetto. <em>Vip mio fratello Superuomo<\/em> non ha per\u00f2 superato <em>West and Soda<\/em>, se non tecnicamente, ma \u00e8 comunque ricco di \u2018pagine\u2019 interessanti che lo vedono rispetto al primo, anche se in fase ancora di elaborazione, molto pi\u00f9 articolato e maturo.<br \/>\n(Fine prima parte)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Mario Verger<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/16.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10765\" title=\"Bruno Bozzetto16\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/16.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"483\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/16.jpg 350w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/10\/16-217x300.jpg 217w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/a><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong><strong>Note<\/strong>:<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(1)<br \/>\nM. Maisetti, <em>Bruno Bozzetto, l&#8217;anti-Disney<\/em>, Letture, Marzo 1974, pp. 251-254; A. Bastiancich (a cura di), Bruno Bozzetto 1958\/1988, Genova 1988, p. 70.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(2)<br \/>\n<em>Il cinema di Bruno Bozzetto<\/em>: &#8220;Sequenze&#8221;, Verona 1990, p. 13.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(3)<br \/>\nOp. cit., p. 14<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(4)<br \/>\nRenato Candia, <em>Sul filo della matita. Il cinema di Bruno Bozzetto<\/em>, Venezia 1992, p. 17.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(5)<br \/>\nPer i primi due cortometraggi vale il discorso di Alpha Omega. Furono girati, ricorda Franco Zambelli, da Bozzetto alla Corona. Anche loro risultano nella distribuzione della Corona.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(6)<br \/>\nNei titoli di testa compare nella ripresa il nome di Elio Gagliardo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(7)<br \/>\nErmanno Comuzio, <em>Piccola storia del disegno animato italiano<\/em>, in \u201cCineforum\u201d, n.153, marzo 1966, p. 234<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(8)<br \/>\nUna somiglianza non da poco con le simpatiche vacche di <em>West and Soda<\/em>, emerge in uno degli ultimi film Disney, <em>Mucche alla riscossa<\/em>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Prima parte: Bruno Bozzetto cinematografico<br \/>\nSeconda parte: Bruno Bozzetto televisivo<br \/>\nTerza parte: Bruno Bozzetto in Internet<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">Per tutte le immagini, \u00a9 Bruno Bozzetto<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.bozzetto.com\/\" target=\"_blank\">Sito ufficiale<\/a> di Bruno Bozzetto <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Indice delle immagini:<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(1) <\/span>il giovanissimo Bruno Bozzetto con Norman McLaren, a Cannes nel 1958<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(2) <em>Tapum! La storia delle armi<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(3) Una rarit\u00e0: uno dei primi libri di Giannalberto Bendazzi su Bruno Bozzetto<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(4) <em>La storia delle invenzioni<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(5) Il Signor Rossi<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(6) <em>Un Oscar per il signor Rossi<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(7) <em>Alpha Omega<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(8) <em>I due castelli<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(9) <em>Il signor Rossi va a sciare<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(10) <em>Il signor Rossi al mare<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(11) <em>Il signor Rossi si compra l&#8217;automobile<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(12) <em>West and Soda<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(13) <em>West and Soda<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(14) <em>Una vita in scatola<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(15) Ego<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(16) <em>Vip mio fratello Superuomo<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>(17) Supervip<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">(18) Bruno Bozzetto<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su RC NUMERO14 | maggio\u201909 (pag.26-33) Il Mondo di Bruno Bozzetto di Mario Verger Prima parte: Bruno Bozzetto cinematografico Bruno Bozzetto emerse subito poich\u00e9, giovanissimo, mand\u00f2 un film al Festival di Cannes e vi fu un corrispondente italiano che scrisse: \u201cBozzetto meglio di Sophia\u201d. 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