{"id":10361,"date":"2008-04-15T19:37:27","date_gmt":"2008-04-15T17:37:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cinemino.info\/?p=4598"},"modified":"2012-05-30T15:48:25","modified_gmt":"2012-05-30T13:48:25","slug":"il-mio-caro-pinocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10361","title":{"rendered":"Il mio caro Pinocchio"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/il-mio-caro-Pinocchioa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10490\" title=\"Caro Pinocchio01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/il-mio-caro-Pinocchioa.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"620\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/il-mio-caro-Pinocchioa.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/il-mio-caro-Pinocchioa-436x436.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Un burattino di nome Pinocchio<\/strong> &#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10545\" target=\"_self\">indice dei capitoli<\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Il mio caro Pinocchio<\/strong><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>11 febbraio 1978 \u2013 11 febbraio 2008<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>Dopo le migliaia di visite di lettori riguardo gli articoli su<\/em> <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10342\" target=\"_self\">Un burattino di nome Pinocchio<\/a><em>, pervenendomi molte e-mail da tutto il mondo, diverse persone soprattutto dall\u2019America mi hanno scritto dell\u2019importanza che il Capolavoro dell\u2019Animazione Italiana del XX Secolo ebbe nella loro infanzia e nella loro crescita spirituale, chiedendomi peraltro notizie in merito al grande animatore italiano Giuliano Cenci.<br \/>\nAvendo da poco confezionato una colossale biografia nella quale parlo dei principali animatori internazionali, italiani e esteri, pubblichiamo, in esclusiva, la parte riguardante il Maestro dell\u2019Animazione Italiana Giuliano Cenci, l\u2019unico regista al mondo che ha saputo parlare direttamente al \u00abcuore\u00bb dei ragazzi.<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em>Giuliano Cenci, in \u00abMARIO VERGER \u2013 An Italian Original\u00bb<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">di <strong>Mario Verger<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">\u00abSono passati esattamente trenta lunghi anni, ma a me sembra essere trascorso da allora veramente un secolo da quel giorno che ha cambiato la mia vita.<br \/>\n\u2026Ecco cosa successe, sempre all&#8217;inizio del 1978, che cambi\u00f2 del tutto la mia \u201cmentalit\u00e0 artistica\u201d, e che incise definitivamente su quella che io chiamo la mia \u201cformazione spirituale\u201d. Un sabato mattina, precisamente l\u201911 febbraio &#8217;78, dal momento che il sabato, visto il tempo pieno, non si andava a scuola, stando a casa accesi TVR Voxson, una TV privata, dove trasmettevano le immagini di un film a cartoni peraltro gi\u00e0 iniziato. Vidi, per prime, le scene ambientate al Teatro dei Burattini e seguii per intero questo film a lungometraggio su Pinocchio. Di pomeriggio, dal momento che questo cartone animato mi rimase particolarmente impresso, alla fermata dell&#8217;autobus ne parlai a mia madre, la quale, pretendendo di avere una certa cultura cinematografica, rispose, \u201cDeve essere un Pinocchio russo; so che ne hanno fatto uno\u201d. La cosa non mi convinceva per nulla, anche perch\u00e9 ricordavo che all&#8217;interno del film v&#8217;erano delle scritte in italiano. \u201cL&#8217;unica cosa di cui sono certo\u201d, aggiunsi io, \u201c\u00e8 che Renato Rascel era il narratore\u201d. Mia madre, come se avessi dato i numeri, mi riprese dicendo, \u201cRenato Rascel?! Bah!\u2026 non mi risulta proprio che abbia fatto un Pinocchio\u201d. Ed insistette nel suo errore chiedendomi, \u201cMa te lo ricordi Rascel? E&#8217; quello che interpretava il cieco nel Ges\u00f9 di Zeffirelli\u201d. Ancora una volta, come spiegato all&#8217;inizio, i miei genitori non capivano assolutamente ci\u00f2 di cui parlavo, tentando, anzi, di correggere i miei \u201cerrori\u201d, quando invece il cinema d&#8217;animazione m&#8217;appariva chiaro pi\u00f9 di ogni altro linguaggio. Nonostante mia madre fosse convinta che \u201coltre questo Pinocchio russo esistesse solo quello di Disney\u201d, avevo da poco constatato che quello straordinario capolavoro visto poche ore prima, conteneva a pieno tutte quelle caratteristiche estetiche proprie della nostra tradizione. Nei giorni che seguirono, spesso ripensai a quel Pinocchio cos\u00ec curato e ben fatto e, con mia sorpresa, accendendo la TV, trovai nuovamente in programmazione lo stesso film.<br \/>\nQuesta volta, per\u00f2, corsi subito a chiamare tutta la mia famiglia per mostrare loro questo straordinario lungometraggio che mi aveva cos\u00ec tanto colpito. Essendo gi\u00e0 a met\u00e0 film, ascoltando il narratore, i miei genitori non poterono che ammettere fra loro che, \u201cS\u00ec, in effetti la voce sembra proprio quella di Rascel\u201d; chiedendosi con l&#8217;espressione del viso, chiss\u00e0 a quando risaliva tale produzione. Questo Pinocchio, straordinario, e programmato in modo quasi misterioso, venne trasmesso in tutte le televisioni private per diversi mesi e ad ogni orario. Dopo averlo apprezzato per una ventina di volte, volli accertarmi a scuola se anche i miei compagni avevano avuto occasione di vederlo, dato che in classe non se n&#8217;era ancora parlato. Stavamo alla Refezione, seduti al tavolo con la maestra del pomeriggio, Raffaela Piddisi, quando, non appena chiesto ai compagni se era mai capitato loro di vedere un Pinocchio sulle TV private, tutti i bambini esclamarono entusiasti di averlo visto, chi tre e chi cinque volte, compresa la maestra che aveva una figlia piccola, Marzia, a cui era piaciuto molto. In altre parole, quel Pinocchio, seppur non reclamizzato come gli <em>Anime<\/em>, riscuoteva per il suo immenso valore il medesimo entusiasmo presso lo stesso pubblico che cos\u00ec tanto amava i cartoni giapponesi. Un giorno con mio padre assistemmo dall&#8217;inizio al film, leggendo, oltre a Rascel, anche il nome dell&#8217;autore, Giuliano Cenci, e anche quelli di Renzo ed Alessandro Cenci. Mio padre disse, \u201cHai visto; quello che l&#8217;ha fatto si chiama Giuliano Cenci\u201d; e poi, cercando qualche ulteriore elemento per identificarne la paternit\u00e0, aggiunse, \u201cDai cognomi sembrerebbe che ci abbiano lavorato pi\u00f9 persone della stessa famiglia\u201d.<br \/>\n\u201cGuarda\u201d, dissi io per riuscire a ricondurre il film alla data di realizzazione, \u201cc&#8217;\u00e8 scritto <em>Copyright 1971<\/em>. Significa che \u00e8 stato fatto allora?!\u201d.<br \/>\n\u201cPenso di s\u00ec\u201d, aggiunse mio padre, spiegandomi cosa significasse il copyright, e seguendo con me l&#8217;intero film.<br \/>\nDal febbraio &#8217;78, <em>Un burattino di nome Pinocchio<\/em> fu replicato ininterrottamente in ogni TV privata ed ebbi occasione di vederlo per decine e decine di volte senza mai annoiarmi, anzi, scoprendo sempre pi\u00f9 particolari nuovi. Fin quando, prima dell&#8217;estate, fu improvvisamente tolto dalla circolazione (seppi qualche anno dopo che si trattava di una copia pirata e messa proprio in quell&#8217;epoca sotto sequestro). Cos\u00ec dal giungo &#8217;78 non ebbi pi\u00f9 modo di vedere quello straordinario Pinocchio, il quale, senza che me ne rendessi conto era diventato per me importante come una persona di famiglia, e da cui avevo appreso i veri valori spirituali che avrei messo in atto nella mia \u201cmissione\u201d di cartoonist. Dopo un anno, nel &#8217;79, il Pinocchio di Cenci, visto e rivisto fino all&#8217;anno precedente, cominciava nel ricordo a rendersi pi\u00f9 opaco; mentre le battute di Rascel aggiunte al testo collodiano all&#8217;interno del film, che prima sapevo a memoria, cominciarono ad allontanarsi. Ci\u00f2 che mi colp\u00ec di quello straordinario Pinocchio era il fatto che fosse realizzato con una tale bravura ed una tale fede che superavano ogni limite umano. La fede capii che era una delle cose pi\u00f9 importanti di cui \u00e8 dotata l&#8217;anima. A questo proposito Ges\u00f9 dice delle cose che fanno rabbrividire, come riferisce Matteo al capitolo 21, versetti 21-22: \u201c<em>In verit\u00e0 vi dico che se avrete fede e non dubiterete,\u2026quando direte a questo monte \u2018Levati e gettati nel mare!\u2019, avverr\u00e0. E tutto quello che chiederete pregando con fede, lo otterrete<\/em>\u201d. E Cenci \u00e8 partito unicamente dall&#8217;onest\u00e0 morale, dallo spirito di fraternit\u00e0 e da un\u2019enorme fede, creando un capolavoro a cartoni animati che farebbe credere in Dio anche un ateo! Parole esagerate e folli per chi non si intende di questo tipo di arte, ma chiaramente visibili a chiunque abbia una conoscenza spontanea del cinema d&#8217;animazione. A distanza di un anno, nel 1979, mi trovai, in altre parole, privo di ci\u00f2 che aveva cos\u00ec decisamente maturato il mio spirito, non riuscendo proprio a credere che non l&#8217;avrei pi\u00f9 rivisto ed avendo ormai compreso che era stato proprio il Pinocchio di Cenci ad insegnarmi la dirittura morale molto pi\u00f9 di ci\u00f2 che appresi in precedenza dai giapponesi. Il Pinocchio di Cenci mi aveva definitivamente chiarito le idee su quello che era il mio \u201ccammino spirituale\u201d da percorrere all&#8217;interno della logica del cinema d&#8217;animazione, rinnegando, per certi aspetti, ci\u00f2 che avevo apprezzato in precedenza, e trovando in Disney artificiosit\u00e0 e gusto dell&#8217;apparenza, oltre che tutti quei valori totalmente opposti a quelli dello spirito.<br \/>\nMa ormai di quel film che mi aveva fatto da maestro non m&#8217;era rimasto che il ricordo. Una sera nel settembre del &#8217;79 ad un bar in Corso Vittorio Emanuele II, all&#8217;incrocio con lungotevere dei Fiorentini, mio padre ed io telefonammo a diverse TV private per sapere se sapessero qualcosa su questo Pinocchio. Ma nessuno, forse perch\u00e9 trasmesso di straforo, si ricordava di averlo mai programmato. Quasi due anni dopo i miei genitori si separarono ed io andai a vivere con mia madre, vedendo concludersi cos\u00ec la mia infanzia con tutti i suoi ricordi, Pinocchio compreso. Nel Settembre &#8217;81, ormai \u201ccresciuto\u201d, una sera mi telefon\u00f2 mio padre per dirmi di aver letto sul giornale che nei cinema programmavano Pinocchio. Inizialmente pensai che si riferisse a quello di Disney, ma subito dopo, quando mi comunic\u00f2 che si trattava del film di Cenci, mi precipitai a sfogliare le pagine degli spettacoli del giornale che avevo in casa, con le lacrime agli occhi nel rivedere finalmente le immagini della locandina di quello straordinario Pinocchio appartenente ad un periodo della mia vita ormai concluso. Quando, dopo tre anni, lo rividi per la prima volta al cinema Induno a Trastevere, l&#8217;emozione fu enorme, proiettato in grande ed a colori (nel &#8217;78 avevamo ancora la TV in bianco e nero). Ricordo che andai al cinema munito di un registratore nascosto nel cappotto, pensando che mi impedissero di usarlo, tentando in qualche modo di incidere l&#8217;audio del film da poter conservare come unico ricordo del mio caro Pinocchio. Ma a quel punto, pi\u00f9 che mai ero intenzionato a risalire all&#8217;autore. Dopo lo scorrere dei titoli finali, in coda al film, vidi comparire il marchio della <em>Cineritz<\/em>. Telefonando alla suddetta casa cinematografica, mi risposero di non avere mai avuto il Pinocchio di Cenci in distribuzione e che probabilmente il film di cui parlavo era in possesso della <em>Drai film<\/em>. Contattata quest&#8217;ultima, conquistai, per la mia giovanissima et\u00e0, la simpatia del titolare, Mario Di Noja, che mi regal\u00f2 alcuni spezzoni originali, amputati qua e l\u00e0 da un trailer del film, e le uniche copie, rimaste in magazzino, delle locandine originali del Pinocchio, su cui lessi il nome di Vito Tommaso quale compositore delle musiche.<br \/>\nContattato il Maestro Tommaso, fu anche lui molto cortese con me, regalandomi in cassetta la canzone originale del film cantata da Rascel, tratta dall&#8217;unica copia del disco edito dalla RCA che aveva. Ricordo che quando andai a prendere il nastro a casa sua, essendo fuori, Tommaso aveva incaricato il figlio Gepi di consegnarmelo. Per quanto non riusc\u00ec a darmi indicazioni concrete per contattare direttamente Cenci, Vito Tommaso mi present\u00f2 a Riccardo Paladini, che cur\u00f2 all&#8217;epoca il doppiaggio del film, alla cui giovanissima figlia dodicenne, Roberta, oggi affermata doppiatrice, affid\u00f2 la voce di Pinocchio. Paladini, giornalista RAI, fu molto gentile, raccontandomi tutto ci\u00f2 che sapeva del Pinocchio e della sua lavorazione. Spiegai a Paladini che avevo cercato sull&#8217;elenco telefonico di Roma tutti i Cenci invano, mentre mi rispose che si trattava di una \u201cfamiglia fiorentina\u201d. Al servizio 12 della Sip, non trovando a Firenze il nome Giuliano Cenci, mi venne dato il numero telefonico del fratello Renzo, il quale, invece, compariva in elenco. Renzo Cenci fu molto gentile con me, soprattutto dopo avergli spiegato tutte le \u201cperipezie\u201d \u2013 usando un linguaggio collodiano \u2013 per contattare gli autori di quello straordinario film che aveva avuto un&#8217;importanza enorme nella mia infanzia. Durante la stessa conversazione, ogni qualvolta gli chiedevo il numero del fratello, in risposta, mi diceva di lasciargli il mio e di stare tranquillo. All&#8217;epoca ero troppo sincero per capire cosa fosse la diplomazia e chiesi spiegazioni ai miei genitori, i quali, come al solito ostili verso ogni mio progresso, mi spiegarono che, \u201cavresti dovuto capire da solo che non voleva dartelo, senza insistere\u201d. I miei, tra l&#8217;altro, non hanno mai apprezzato il mio spirito di intraprendenza, secondo cui il \u201ccercare si esaurisce col trovare\u201d ed io \u2013 al contrario di loro \u2013 ho sempre messo i miei ideali davanti ad ogni cosa.<br \/>\nUna sera, dopo un po\u2019 di giorni, arriv\u00f2 da Firenze inaspettatamente la telefonata di Giuliano Cenci, che, messo al corrente dal fratello, voleva sapere chi fosse la persona che cos\u00ec tanto aveva fatto per conoscerlo. Cenci si dimostr\u00f2 sin dall&#8217;inizio una persona meravigliosa ma non riuscii mai a spiegargli quanto bene il suo Pinocchio avesse fatto a me ed alle persone che l&#8217;avevano visto. Nel giugno del 1982, accompagnato da mia madre, andai finalmente a trovarlo a Firenze, e non potr\u00f2 mai spiegare a parole la cordialit\u00e0 con cui ci accolse. Con lui c&#8217;era anche sua figlia Elena, pi\u00f9 grande di me di tre anni, che ai miei occhi, per l&#8217;et\u00e0, mi appariva gi\u00e0 come un&#8217;adulta. Giuliano Cenci dapprima ci port\u00f2 a visitare la <em>Grafilmars<\/em>, lo studio di cartoni animati suo e di sua moglie Albertina Rainieri, dove stavano realizzando le puntate di <em>Gris\u00f9 il draghetto<\/em> per conto dei Pagot. Cenci aveva la pi\u00f9 sincera passione per il cartone animato, quella stessa passione che serve a creare un film d&#8217;animazione. I disegni sulle celluloidi, il ripasso a china, la ripresa in 35 mm; tutti elementi espressi in un buon gusto ed un entusiasmo, oggi, nel nostro settore, vista anche la realizzazione al computer, scomparsi per sempre.<br \/>\nNella stanza-moviole mi mostr\u00f2 gli unici spezzoni sonori in bianco e nero del Pinocchio rimasti in suo possesso e venni presentato ad Italo Marazzi, tra gli animatori principali del film.<br \/>\nNonostante i suoi impegni di lavoro incessanti, Cenci ci port\u00f2 a visitare un parco dove, dall&#8217;alto, si poteva ammirare l&#8217;intera Firenze. E poi a pranzo, in un bellissimo ristorante all&#8217;aperto, dove chiacchierammo a lungo. Al momento del conto, imbarazzati da una cordialit\u00e0 ed una gentilezza mai viste, mia madre ed io proponemmo di pagarlo, mentre Cenci non ne volle nemmeno sentir parlare. Vista la nostra insistenza, Cenci trov\u00f2 un&#8217;ottima idea per \u201caccontentare\u201d entrambi e soprattutto me; lui avrebbe pagato il conto mentre mia madre mi avrebbe comprato del materiale per i cartoni animati, corrispondente all&#8217;importo della fattura del ristorante. Prima di ripartire, Giuliano ed Elena Cenci ci portarono in un altro studio a Rovezzano, vicino Firenze, dove Cenci, quando poteva, vi si recava per \u201ccreare\u201d. In quest&#8217;altro studio, pi\u00f9 piccolo e \u201cprivato\u201d, vi era un&#8217;enorme <em>Multiplane<\/em> che arrivava fino al soffitto, la stessa macchina da presa a piani multipli usata per girare il Pinocchio. Ebbi anche modo di vedere alcune accuratissime celluloidi originali del film e delle enormi scenografie dipinte da Alberto D&#8217;Angelo, mentre la montagna di lucidi con tutte le sequenze purtroppo si persero anni prima in Svizzera durante un\u2019alluvione. Cenci ci raccont\u00f2 che gli acetati del Pinocchio, che riempivano un intero vagone ferroviario, vennero spediti a Mex, vicino Losanna, ad una sua cugina artista la quale aveva contatti per venderli, ma una volta stivati in uno scantinato subirono le conseguenze dell\u2019alluvione, rimanendo inutilizzabili.<br \/>\nGiuliano Cenci mi regal\u00f2 alcuni schizzi originali del film che conservo ancor oggi tra i miei ricordi pi\u00f9 cari. Dell&#8217;incontro con Cenci, ho in realt\u00e0 parlato ben poco, perch\u00e9 mostra un lato del mio carattere di cui ho riserbo. Anche adesso, nell&#8217;ambiente dell&#8217;animazione, di Cenci non ne parlo spesso, proprio per l&#8217;intimit\u00e0 che mi lega al suo film, e in rispetto alla sua straordinaria bravura che \u00e8 per me qualcosa di insuperabile. Tornato a Roma e con in mano i soldi del \u201cconto del ristorante\u201d, datimi da mia madre unicamente per obbligo di promessa, mi recai col caldo estivo assieme a mio padre nelle cartolerie specializzate, quali <em>Vertecchi<\/em> e <em>Buffetti<\/em> per reperire gli acetati, la china, le penne a cannello con gli appositi pennini \u201ccon la punta arrotondata\u201d, come mi aveva consigliato Cenci, e nelle mesticherie le tempere murali <em>Morgan\u2019s Paint<\/em>.<br \/>\nNon trovando ci\u00f2 che cercavo, al ritorno, andammo nell&#8217;enorme cartoleria vicino casa, la stessa dove mio padre, quattr&#8217;anni prima, quando vivevamo insieme, casualmente compr\u00f2 al posto della carta da lucido, l&#8217;acetato. L\u00ec trovammo tutto ci\u00f2 di cui avevo bisogno e ricordai i tempi in cui vivevo nella stessa casa assieme a tutti e due i genitori, tempi che ormai sembravano lontanissimi. Prendendo spunto da un&#8217;animazione mostratami nel suo ultimo studio da Cenci e realizzata da lui stesso sedicenne, di Paperino che camminava in un bosco, disegnato su dei cartoncini tenuti assieme da un elastico, provai a fare un esperimento simile. Con la medesima tecnica, avendo trovato in casa dei cartoncini da ufficio, realizzai il volto, in animazione, di una volpe in pieno stile disneyano che, partendo dal profilo sinistro, si voltava verso lo spettatore, fino a giungere a quello opposto, ricordandomi quel primo esperimento artigianale, eseguito a 7 anni di cui ho parlato precedentemente, ma questa volta espresso in modo pi\u00f9 compiuto e maturo.<br \/>\nVerso Natale del &#8217;82, una mattina con mio padre andai al noto mercatino domenicale di Porta Portese. Con mia grande sorpresa trovai, tra i vari banchetti di antiquariato e collezionismo, nientemeno che la versione Super 8 del Pinocchio di Cenci in 4 bobine da 180 mt. che costava ben 120.000 lire. All&#8217;epoca mio padre era pieno di debiti; non comprava niente n\u00e9 per s\u00e9 n\u00e9 per me e spesso a casa sua il frigo\u2026era vuoto. Quando vide, dalla locandina della scatola, che si trattava del Pinocchio che mi stava tanto a cuore, senza esitare, estrasse dalla tasca gli unici soldi che aveva con s\u00e9 per comprarmelo. Mio padre non parlava mai, forse per riservatezza, ma aveva compreso benissimo quale importanza quel Pinocchio avesse avuto nella mia &#8220;formazione spirituale&#8221;. Arrivati a casa, avendo altrove il proiettore, vidi i fotogrammi in trasparenza, notando con enorme dispiacere che il film contenuto nella scatola non era quello di Cenci ma quello di Disney, cosa che forse avrebbe fatto piacere ai meno esperti. Mio padre torn\u00f2 in fretta al mercato di Porta Portese prima che i banchi chiudessero per cambiarlo. Recuper\u00f2 i soldi, ma del film ve n&#8217;era soltanto una copia. Poco tempo dopo, la stessa bancarella si era trasferita per le feste natalizie a Piazza Navona, e vidi esposta nuovamente la scatola del film di Cenci, ma questa volta\u2026col Pinocchio giusto!<br \/>\nIn conclusione, quando vidi per la prima volta il Pinocchio fu nel febbraio del 1978, mentre riuscii a conoscere Giuliano Cenci nell\u2019autunno del 1981, quando abitavo solo con mia madre, otto mesi dopo la separazione dei miei genitori. L&#8217;incontro con Cenci, invece, avvenne nel giugno del 1982 ed all&#8217;epoca mio padre abitava ancora nella casa in cui ero nato e nella quale v&#8217;erano tutti i miei ricordi. Due mesi dopo, infatti, nell&#8217;agosto del &#8217;82, cambi\u00f2 anche lui abitazione e da allora persi veramente ogni aggancio col passato. Per questo, quelli fino adesso descritti non sono altro che \u201cricordi d&#8217;infanzia\u201d\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\"><em><strong>Mario Verger<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial; color: black;\">da <em><strong>Giuliano Cenci, in \u00abMARIO VERGER \u2013 An Italian Original\u00bb<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un burattino di nome Pinocchio &#8211;\u00a0indice dei capitoli Il mio caro Pinocchio 11 febbraio 1978 \u2013 11 febbraio 2008 Dopo le migliaia di visite di lettori riguardo gli articoli su Un burattino di nome Pinocchio, pervenendomi molte e-mail da tutto il mondo, diverse persone soprattutto dall\u2019America mi hanno scritto dell\u2019importanza che il Capolavoro dell\u2019Animazione Italiana del XX Secolo ebbe 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