{"id":10741,"date":"2010-11-19T17:30:14","date_gmt":"2010-11-19T16:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10741"},"modified":"2010-11-19T04:06:54","modified_gmt":"2010-11-19T03:06:54","slug":"la-solitudine-dei-numeri-primi-saverio-costanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10741","title":{"rendered":"La solitudine dei numeri primi > Saverio Costanzo"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/lasolitudinedeinumeriprimi.jpg\" width=\"620\" height=\"414\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10297\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale, numero29<\/span><\/font><\/a><\/span><\/font> (novembre 2010), pag.26-27<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" size=\"5\" color=\"#FFFFFF\"><b><span style=\"background-color: #000000\">La solitudine dei numeri primi<\/span><\/b><\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><\/p>\n<p align=\"center\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>In matematica un numero primo \u00e8 un numero naturale maggiore di 1<\/i><\/font><\/p>\n<p align=\"center\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>che sia divisibile solamente per 1 e per s\u00e9 stesso.<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\n\u00c8 coraggioso e folle il film di Saverio Costanzo, sbilanciato, squilibrato, pieno di errori e di elementi irritanti, sfibrante e spossante. Non \u00e8 un film riuscito (ma del resto poche cose nella vita, e nel cinema, lo sono realmente), ma proprio fra questa coltre di elementi distonici si cela la grandezza di un film che mi pare segni una possibile ed interessante inversione di tendenza del cinema italiano, traccia che se seguita potrebbe portarne ad un rinnovamento immediato (tali e tanti sono i talenti presenti nel Paese snobbati dal mainstream delle clientele).<\/p>\n<p>\u201cLa solitudine dei numeri primi\u201d impressiona per ricchezza e follia, pare un film \u201cfiglio unico\u201d nel panorama cinematografico italiano contemporaneo, cos\u00ec pedantemente ancorato alla consequenzialit\u00e0 ed alla mancanza di rischio nella strutturazione di trame e svolgimenti \u2013 un film \u2018numero primo\u2019, divisibile solamente per uno e per s\u00e9 stesso. Il film di Saverio Costanzo oltre a sovvertire la filmografia del suo regista, manda a gambe per aria molti luoghi comuni, come quello per cui si pu\u00f2 arrivare nelle sale con un prodotto mainstream unicamente a patto che questo sia depurato da ogni possibile criticit\u00e0 narrativa, oppure quello per cui non \u00e8 mai il caso di complicare la temporalit\u00e0 della diegesi, accontentandosi di intessere trame lineari che limitino il ricorso a flashback e flashforward.<\/p>\n<p>I drammatici risultati al box office cancellano per\u00f2 ogni possibile orizzonte differente per la nostra cinematografia (solo 3\u2019366\u2019000 \u20ac incassati al 25 ottobre, a fronte di qualche milione ipoteticamente speso per la realizzazione, difficilmente invoglieranno un\u2019altra cordata di finti produttori italici a fingere nuovamente di rischiare del denaro a fondo perduto), segnalando quel che a mio avviso \u00e8 il vero problema, cio\u00e8 l\u2019estinzione del pubblico, degli spettatori: l\u2019estinzione della curiosit\u00e0 che si conforma nell\u2019incapacit\u00e0 di sostenere ci\u00f2 che non \u00e8 facilmente riconoscibile o fuori da schemi rassicuranti e facilmente comprensibili. Fuori dall\u2019abitudine di quel cinema oscenamente italiano che, da troppi decenni, infesta le nostre sale e che fa sorgere nel cinefilo straniero l\u2019oramai cronica ed imbarazzante sequela di domande: \u201cma cosa succede al vostro cinema? perch\u00e9 non riuscite pi\u00f9 a raccontare storie interessanti? perch\u00e9 non riuscite pi\u00f9 a fare del vero cinema?\u201d \u2013 domanda estensivamente replicata in merito alla situazione politica.<\/p>\n<p>Ma andiamo con (dis)ordine.<\/p>\n<p>Il film \u00e8 tratto da un romanzo di successo (che per quanto il piacere della lettura sia diffuso nella penisola, trattasi di un dato non poi cos\u00ec eclatante come la formula lascerebbe intendere), ma gi\u00e0 dai titoli \u00e8 chiaro come regista e scrittore si siano subito voluti chiamare fuori dall\u2019eterna e bislacca questione della \u201ctrasposizione cinematografica di un testo letterario\u201d. Il soggetto \u00e8 infatti firmato da Costanzo e Paolo Giordano, come a dire che i due linguaggi possono dialogare, ma rimangono immutabilmente distinti. Quindi abbiamo a che fare con una storia autonoma dal libro, che ne \u00e8 quindi traccia e fonte di ispirazione, spartito (aria) sopra al quale improvvisare una nuova esecuzione. Non \u00e8 questa la sede per disquisire attorno al romanzo del giovane Giordano, che in due battute ritengo assai modesto ma senz\u2019altro interessante per palati non particolarmente fini.<\/p>\n<p>Uno dei pregi maggiori di questo film \u00e8 quello di giocare in maniera pesante con lo spettatore nell\u2019articolazione temporale della diegesi. Abbiamo due traiettorie legate al passato, raddoppiate in infanzia ed adolescenza, c\u2019\u00e8 un presente entro il quale si muovono i personaggi, ed un futuro che li attende alla conclusione del film. Questi tre piani (il futuro \u00e8 accessorio al presente) si intersecano fra loro in continuazione, producendo nebbie che per gran parte del lungometraggio rimangono fitte. L\u2019infanzia di Alice e Mattia (Martina Albano, Tommaso Neri) si sovrappone in continuazione con l\u2019adolescenza (Arianna Nasto, Vittorio Lomartire) e produce le tensioni del presente (Alba Rohrwacher, Luca Marinelli), ed \u00e8 solo attraverso una lettura a ritroso dei conflitti e delle idiosincrasie che individuiamo nel presente che sar\u00e0 possibile per lo spettatore comprendere con chiarezza quali siano le dinamiche psicologiche ed emotive entro le quali i personaggi sono fra loro legati. Il trauma che ognuno dei due si porta dentro \u00e8 celato fino alla conclusione del film e questa omissione stimola una lettura piuttosto complessa di ci\u00f2 che si svolge di fronte agli occhi dello spettatore. Alice e Mattia hanno una infanzia difficile, un\u2019adolescenza tormentata, ed una et\u00e0 adulta irrisolta, ma il motivo di questi atteggiamento verso la vita ci \u00e8 descritto unicamente attraverso un articolato dispiegamento di indizi posti invariabilmente nel passato di questi due ragazzi.<\/p>\n<p>Molti critici hanno obiettato che la non particolare somiglianza dei bambini con gli adolescenti, e degli adolescenti con gli adulti, abbia reso ancor pi\u00f9 difficile l\u2019individuazione delle sottotrame, la definizione dei personaggi. Errore di casting? superficialit\u00e0 nella scelta degli attori? Chiss\u00e0. Molto pi\u00f9 probabilmente disabitudine ad accendere il cervello durante la visione di un film, che non necessariamente deve attivare riflessi condizionati, farci sbavare come un cane di Pavlov al suono di un campanello. Che poi la vita ci ricordi che molti compagni di classe delle scuole medie siano diversi da come li ricordavamo, da come apparivano nelle foto di classe, non \u00e8 questione che alla critica possa interessare, questi imbarazzanti figuri amano scrivere rifugiati nella bambagia di un cervello oramai rattrappito dalle troppe visioni \u2013 pure da una frequentazione (sporadica) di redazioni avviate al viale del tramonto.<\/p>\n<p>Il film \u00e8 tutto un rimando ad altro da s\u00e9, soprattutto nella prima parte. Le musiche e le atmosfere ammiccano a tanto cinema oscenamente anni ottanta, le sequenze delle vacanze in montagna paiono estratte a pi\u00e8 pari dal mitologico \u201cVacanze di Natale\u201d, mentre i titoli di testa da un qualche pessimo film anni ottanta diretto da Dario Argento. Cos\u00ec pure le musiche, firmate niente meno che da Mike Patton, scopertamente debitrici dei Goblin (sui titoli di testa) e dei film adolescenziali di quella terribile decade (nella parte del film dedicata all\u2019adolescenza di Alice e Mattia, che a dire il vero contiene parecchie incuriosirne nella dance dei primi novanta). Un gioco di rimandi e citazioni che ha il coraggio di maneggiare quei simboli borghesi propagandati dalle tv commerciali che non si pu\u00f2 fare a meno di odiare (perch\u00e9 odiosi), una messa in scena che irrita ed infastidisce, che porta lo spettatore avveduto a fuggire dalla sala in preda ad un rigetto genuino ed assolutamente non biasimabile. Ma \u00e8 proprio quando Costanzo dispiega tutte le possibili marche dell\u2019orrido che il film cambia pelle e si trasforma, diviene quello che non credevi potesse essere.<\/p>\n<p>Capita in quella che a mio avviso, e dunque per il mio personalissimo gusto, \u00e8 la scena pi\u00f9 riuscita del film, ed al contempo un piccolo-grande miracolo per il cinema italiano contemporaneo. La sequenza in questione, lunga-lunghissima, \u00e8 quella della festa di compleanno a casa dell\u2019amichetta della protagonista. La sequenza si colloca nel passato adolescenziale dei due ragazzi, \u00e8 il loro pi\u00f9 importante incontro, quello che li legher\u00e0 indissolubilmente, due anime disturbate che da quel giorno incrociando i propri segreti non saranno mai pi\u00f9 in grado di sfuggirsi. \u00c8 una lunga sequenza che inizia nel peggiore dei modi, e che si caratterizza per l\u2019uso scriteriato ed aggressivo di una colonna sonora disturbante, sparata a tutto volume sopra al film, tanto da coprire ogni dialogo (cos\u00ec almeno all\u2019anteprima veneziana). Nel peggiore dei modi perch\u00e9 camera a mano seguiamo le due ragazze scivolare nell\u2019enorme appartamento trasformato a discoteca, invaso da ragazzini danzanti su note della peggiore dance dei primi anni novanta; le voci gridano parole stantie e luci intermittenti martellano la retina con un profluvio di inutili scintilii, in mezzo al marasma la musica non cessa per un solo istante, ma muta, lentamente, trasformandosi da orrenda a sempre pi\u00f9 gradevole, martellante casa in quattro quarti che ricorda ad alcune delle prime produzioni dei Chemical Brothers. Una sequenza miracolosa intanto perch\u00e9 davvero sguaiata ed eccessiva, l\u2019audio assordante sovrasta ogni cosa, compreso un flashforward contenente la battuta cardine dell\u2019intero film (dedicata ai numeri primi); miracolosa perch\u00e9 dilatata oltre ogni logica; miracolosa perch\u00e9 sbagliata ed irritante ma finalmente \u201cmoderna\u201d e non paludata, libera \u2013 libera di essere eccessiva e sbagliata.<\/p>\n<p>Anche dal punto di vista tecnico il film \u00e8 sorprendente, su tutto la fotografia, firmata dall\u2019eccellente Fabio Cianchetti (autore della fotografia in film quali \u201cSabato italiano\u201d di Luciano Manuzzi, \u201cL\u2019assedio\u201d di Bernardo Bertolucci, \u201cFigli\/Hijos\u201d di Marco Bechis, \u201cThe Dreamers\u201d ancora di Bertolucci, \u201cLa tigre e la neve\u201d di Roberto Benigni e \u201cGo Go Tales\u201d di Abel Ferrara, solo per citare i suoi pi\u00f9 convincenti risultati). Per esempio la sequenza della camera oscura \u00e8 davvero superlativa, una delle migliori sequenze che mi sia capitato di vedere durante questa lunga e tribolata estate cinefila (Locarno + Venezia), rosso cremisi pastoso ed avvolgente che inghiotte ogni cosa, silhouette nera come la pece, corpo che diviene sagoma.<\/p>\n<p>Dunque la forza principale del film di Saverio Costanzo \u00e8 quella di muoversi in continuazione su quella linea sottile che \u00e8 la pazienza dello spettatore, egli gioca una partita persa in partenza ma lo fa con un genuino gusto cinematografico. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 Cinema in questo sguaiato e non risolto lungometraggio che in gran parte della produzione italiana dell\u2019ultima stagione. Il suo film \u00e8 quasi la concretizzazione di ogni revival possibile, mi riferisco alle dubbie rivalutazioni alle quali assistiamo sgomenti in questi ultimi anni \u2013 dal cinema di serie Z alla comicit\u00e0 di serie B \u2013 una ri-messa in scena di film come \u201cVacanze di Natale\u201d e del sommamente terribile \u201cSposer\u00f2 Simon Le Bon \u2013 Confessioni di una sedicenne\u201d (diretto dal mitologico Carlo Cotti), senza alcuna depurazione di quelle marche dell\u2019orrido della cultura pop italica anni ottanta, una ri-semantizzazione in un contesto intimista e drammatico che lascia esterrefatti, che risulta insostenibile, ma che contiene un grido disperato sull\u2019oggi (i mali della generazione di chi oggi ha trent\u2019anni \u2013 Costanzo \u00e8 del 1974 \u2013 sono da rintracciarsi in infanzie germogliate nell\u2019oscenit\u00e0 del consumismo degli anni ottanta e nella disintegrazione piccolo-borghese dei novanta) ed una poderosa passione per il cinema (tutto il cinema, ma soprattutto una passione del fare cinema, con un profluvio di scelte registiche coraggiose ed un lavoro complesso e generoso da parte di tutta la troupe che ha lavorato alla realizzazione di quest\u2019opera).<\/p>\n<p>In questa Italia del 2010 un film del genere non poteva che naufragare al botteghino e la sua sconfitta \u00e8 un ennesimo segnale che le cose non vanno proprio. C\u2019\u00e8 un qualcosa nella societ\u00e0 italiana che si \u00e8 perso per sempre e le cause vanno individuate nel passato, in quel che \u00e8 successo al Paese nel corso di questi ultimi trent\u2019anni. L\u2019Italia \u00e8 divenuta come Alice e Mattia, incapace di vivere il proprio presente, atomizzata ed individualista, slegata da s\u00e9, rinchiusa in falsi miti di \u201cnormalit\u00e0\u201d e benessere che non le appartengono pi\u00f9.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><\/p>\n<p><object width=\"618\" height=\"373\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/2taIhjzj70g?fs=1&amp;hl=it_IT\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><\/object><br \/>\n<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>La solitudine dei numeri primi<\/b><\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\nregia: Saverio Costanzo; soggetto e sceneggiatura: Paolo Giordano, Saverio Costanzo; fotografia: Fabio Cianchetti; montaggio: Francesca Calvelli; scenografia: Antonello Geleng, Marina Pinzuti Ansolini; costumi: Antonella Cannarozzi; fonico, montatore del suono: Gabriele Moretti; musiche: Mike Patton; produttore: Mario Gianni; interpreti: Alba Rohrwacher (Alice), Luca Marinelli (Mattia), Martina Albano (Alice bambina), Arianna Nastro (Alice adolescente), Tommaso Neri (Mattia bambino), Vittorio Lomartire (Mattia adolescente), Aurora Ruffino (Viola), Giorgia Pizzo (Michela bambina), Isabella Rossellini (Adele), Maurizio Donadoni (Umberto), Roberto Sbaratto (Pietro), Giorgia Senesi (Elena), Filippo Timi (Clown); produzione: Offside, Bavaria Pictures, Les Films Des Tournelles, Le Pacte, in collaborazione con Medusa Film, con il contributo di Eurimages, Zdf Enterprises, Cnc, Mdm, Film Commission Torino Piemonte; distribuzione: Medusa; data di uscita: 10 settembre 2010; paese: Italia; anno: 2010; durata: 118\u2019<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/lasolititudine_02.jpg\" width=\"620\" height=\"412\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/lasolititudine_03.jpg\" width=\"620\" height=\"413\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/lasolititudine_04.jpg\" width=\"620\" height=\"415\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img 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