{"id":11034,"date":"2010-11-27T11:30:50","date_gmt":"2010-11-27T10:30:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11034"},"modified":"2010-11-27T10:24:57","modified_gmt":"2010-11-27T09:24:57","slug":"luomo-che-verra-giorgio-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11034","title":{"rendered":"L&#8217;uomo che verr\u00e0 > Giorgio Diritti"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/uomocheverra_01.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"449\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=10297\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff;\"><span style=\"text-decoration: none;\">Rapporto Confidenziale, numero29<\/span><\/span><\/a> (novembre 2010), pag.28-29<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #333333;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\"><strong>L\u2019uomo che verr\u00e0<\/strong><br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: x-small;\">un film di Giorgio Diritti (Italia\/2009)<\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: medium;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Georgia; font-size: x-small;\">articolo di Luciano Orlandini<\/span><\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">La storia \u00e8 spesso un\u2019utile costruzione a posteriori non percepibile \u2018in fieri\u2019. In altri termini, se si vuole rendere il senso profondo della storia, la sua \u201cpoesia\u201d, bisogna rilevarne l\u2019apparente inconsistenza per la cultura studiata. La ricostruzione precisa di cultura e territorio (lavoro, letture, dialetto, topografia, relazioni, economia, ecc.), che lascio alla lungimiranza dello storico, pur da seguire nel cinema storico (immagino il lavoro di ricostruzione preciso e faticoso dietro la lavorazione del film) deve anche restituire il senso della vita quotidiana fatta di eventi impercettibili come il lavoro nei campi, le donne in cucina indaffarate a preparare un pranzo con i pochi alimenti offerti da una terra coltivata quasi di nascosto o perch\u00e9 razziati da truppe della SS e della Wehrmacht. Se poi la storia assume la prospettiva degli occhi di una bimba di otto anni, diventa ancora pi\u00f9 impalpabile, leggera come un soffio di vento o dolce come una madre e una figlia accucciate nell\u2019oscurit\u00e0 del loro letto mentre all\u2019orizzonte bagliori di guerra illuminano il cielo. Al contrario la distanza dagli eventi, uno sguardo sul tempo trascorso, la somma di tante condizioni, sofferenze e soprattutto gli effetti sull\u2019animo di una nazione, di intere nazioni, definiscono con nitidezza l\u2019essenza dell\u2019accaduto, la sua utile ed efficace ricostruzione. L\u2019eccidio di Monte Sole non \u00e8 soltanto un evento storico da ricordare, ma \u00e8 anche un simbolo, una tragedia, e raccontarla come ha fatto Diritti significa ricordare non solo questa, ma anche tutte le altri stragi e nefandezze perpetrate contro i deboli di tutte le guerre di ogni epoca. Per quasi un\u2019ora il film si sofferma a descrivere la grama giornata di lavoro dei contadini e le incredibili incongruenze che alimentano una sopravvivenza di frontiera in un periodo storico tra i pi\u00f9 bui dell\u2019umanit\u00e0: la vita che deve andare avanti nonostante il pericolo costante delle pattuglie tedesche e la semplicit\u00e0 con cui donne e bambini condividono i rischi quasi senza rendersene conto (\u00abVai, alle donne non fanno niente\u00bb). Ritengo che Diritti sia riuscito a restituire lo spirito di un\u2019epoca con la puntuale \u201cricostruzione\u201d di due situazioni emotive fondamentali: fiducia\/speranza e paura\/coraggio. La fiducia, che s\u2019intreccia con la fede, risponde all\u2019illusione che esistano regole rispettate da tutti e soprattutto dal Potere, la speranza risponde all\u2019idea che prima o poi il tempo far\u00e0 giustizia oppure appianer\u00e0 ogni cosa. Ma il Potere non \u00e8 un monolite inattaccabile e perfetto, non \u00e8 sempre intermediario e mediatore degli interessi di ogni classe sociale e soprattutto, con una guerra in corso, pu\u00f2 trasformarsi in forza bruta che scaturisce dal bisogno di ottenere obbedienza nel breve termine. L\u2019obbedienza in effetti si ottiene anche e soprattutto (in tempo di guerra ma non solo) con l\u2019applicazione di una sanzione che mette in moto la paura. La paura delle sanzioni e soprattutto delle ritorsioni \u00e8 capace di bloccare e impedire qualsiasi volont\u00e0 di azione e\/o reazione La sopravvivenza dei governi democratici \u00e8 garantita in buona parte anche dalla tendenza dei cittadini ad obbedire, i quali ovviamente condividono pi\u00f9 o meno la necessit\u00e0 di rispettare le regole e le sanzioni comminate dal loro mancato rispetto. Il capitano delle SS, rispondendo al parroco (\u00abTutti noi siamo quello che ci hanno insegnato ad essere. \u00c8 questione di educazione\u00bb), definisce bene il presupposto tipico di una forma corrotta che si \u00e8 arrogata il diritto di garantire un certo modo di vivere: l\u2019educazione. Educazione ovviamente intesa non come rispetto dei diritti altrui ma come ordine, pulizia, regola assoluta della forza e della prepotenza, come logaritmo inattaccabile e pertanto garanzia di ogni azione, frutto di un insegnamento dogmatico. Educazione voluta da un Potere che \u00e8 soprattutto Macht (potenza) nel senso definito da Weber, per cui il soggetto forte impone la propria volont\u00e0 al soggetto debole (1). Quando la legittimazione del potere diventa Macht, allontanandosi dall\u2019 Herrschaft (potere legittimo riconosciuto anche dal soggetto debole), cadono o possono cadere i presupposti che alimentano il consenso tra cui, appunto, la paura delle sanzioni. Lo sviluppo di queste condizioni risulta ben ricostruito nelle sequenze del film e la tragedia che incombe, quando arriva, non \u00e8 altro che il risultato logico, prevedibile, di un miscuglio instabile. Per la \u201cStoria\u201d rastrellare e uccidere povera gente vessata \u00e8 atto nefando e vergognoso, ma non per un Potere che segue regole economico-sociali spesso in contraddizione con l\u2019etica. Ogni Potere tende a giustificare i propri eccessi e a riplasmarsi al fine di rimuoverli, assumendo nuove forme amorfe di \u201ceducazione\u201d. La fiducia pertanto non salva dal pericolo, anzi porta irrimediabilmente verso la catastrofe. La guerra non ha regole di ingaggio, non si propone di seguire un\u2019etica. Diritti \u00e8 riuscito a inondare ogni sequenza con queste emozioni, nel mostrare uno spaccato della dura vita di povera gente che si esprime ancora in dialetto. Martina \u00e8 l\u2019unica a non parlarlo, sia perch\u00e9 i suoi pensieri (lasciati immaginare allo spettatore attraverso il suo sguardo e i suoi movimenti per le case e per la campagna) vengono rivelati come provvisoria voce off, che si trasforma nella voce in della maestra intenta a leggere a Lena il tema di Martina, ovviamente in italiano, sia perch\u00e9 \u00e8 muta. La prospettiva pertanto non \u00e8 completamente \u201cdalla parte dei contadini\u201d: nessuna voce fuori campo dialettale racconta a posteriori quel periodo storico, mentre lo sguardo della bimba valuta e giudica le azioni dei partigiani: il suo \u00e8 uno sguardo sofferente che non vorrebbe vedere, non vorrebbe vivere quei momenti e subire quelle esperienze. Gli eventi pi\u00f9 drammatici da lei vissuti (il partigiano ferito curato da Beniamina e da Lena, l\u2019uccisione del tedesco da parte dei partigiani, l\u2019uccisione della puerpera) sono mostrati da un\u2019asettica distanza o disturbati da \u201costacoli\u201d vari (un muro di pietra, le dita delle mani di Martina che coprono gli occhi), in quanto lo sguardo della piccola non pu\u00f2 sostenere tanta atrocit\u00e0 (ha gi\u00e0 sofferto per la perdita di un precedente fratellino che l\u2019ha portata al mutismo) e anche per il fatto che Diritti \u00e8 riuscito a trasmettere gli elementi indessicali del dramma non all\u2019interno del dramma stesso (revolver, mitra e bombe nel momento delle morti violente ad esempio) ma nell\u2019animo della bambina trasformandoli in simboli. In altri termini l\u2019indice, che rivela un presupposto, si rivela attraverso lo sguardo e il comportamento di Martina, ad esempio per mezzo di una sorta di fuga provvisoria. Anche quando rimane coinvolta nella tragedia della chiesa, e si ritrova in mezzo ai cadaveri di tanta povera gente fatta saltare in aria dalle granate, Martina pu\u00f2 solo fuggire (come ha sempre fatto). Fugge dai ragazzini che la sfottono per la sua gonna troppo lunga (povert\u00e0), fugge dopo aver visto l\u2019esecuzione del tedesco (la pistola puntata alla testa), fugge dopo aver visto cadere a terra sua madre (la fuga davanti a un tedesco armato), fugge da quel luogo di sofferenza (la chiesa con i morti) e fugge dalla casa di chi l\u2019ha accolta perch\u00e9 piena di tedeschi . La corsa (soprattutto quelle bellissime soggettive che trasformano la corsa in un volo radente) \u00e8 uno stilema preciso e traumatico del film, \u00e8 l\u2019urlo di Martina davanti a tanto orrore. L\u2019indice \u00e8 l\u2019effetto di una tragedia imminente, \u00e8 come se il fumo non fosse l\u2019effetto di un fuoco accesso ma solo un fumo simbolico estrapolato dal contesto. La tragedia \u00e8 gi\u00e0 accaduta, lo sappiamo, ma \u00e8 anche sempre in accadimento e deve ancora accadere. L\u00e0 dove invece non \u00e8 possibile scorgere lo sguardo di Martina (perch\u00e9 non presente) la distanza si attenua, si dissolve e il dramma irrompe nei primi piani degli sguardi delle vittime riprese poco prima di cadere a terra: cos\u00ec durante l\u2019esecuzione nel cimitero e davanti al casolare. Martina non \u00e8 presente e il dramma adesso \u00e8 mostrato direttamente ai nostri occhi in tutta la sua tragicit\u00e0. Lo sguardo a volte si rifiuta di vedere restringendo il campo (il PP di Beniamina a altre vittime che cadono), altre nel trovare espedienti per non mostrare la strage (il tedesco che si rifiuta di sparare su donne e bambini). L\u2019attimo della morte, prima ancora dei suoi effetti (i corpi esanimi delle vittime) esplode nella luce che inonda l\u2019inquadratura trasformandosi in una dissolvenza di pura luminosit\u00e0, quella luce accecante che sottolinea l\u2019orrore e che i nostri occhi non possono sopportare. \u00c8 come vedere il sole che irrompe per un attimo tra i boschi oscuri e le case grigie di Monte Sole. \u00c8 come vedere sorgere il sole dalle fosse comuni che non smettono mai di venire alla luce, ieri come oggi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">(1) cfr. Weber \u201cEconomia e Societ\u00e0\u201d (1922) postumo, Donzelli, Roma 2003<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\"><br \/>\n<strong>L&#8217;uomo che verr\u00e0<\/strong><\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"><br \/>\nregia, soggetto: Giorgio Diritti; sceneggiatura: Giorgio Diritti, Tania Pedroni, Giovanni Galavotti; fotografia: Roberto Cimatti; montaggio: Giorgio Diritti, Paolo Marzoni; musiche: Marco Biscarini, Daniele Furlati; scenografia: Giancarlo Basili; costumi: Lia Francesca Morandini; interpreti principali: Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Maria Grazia Naldi, Stefano &#8220;Vito&#8221; Bicocchi, Eleonora Mazzoni, Orfeo Orlando, Diego Pagotto, Bernardo Bolognesi, Stefano Croci, Zoello Gilli, Timo Jacobs, Germano Maccioni, Raffaele Zabban; produttore: Simone Bachini, Giorgio Diritti; casa di produzione: Aranciafilm, Rai Cinema; distribuzione: Mikado Film; lingua: emiliano, italiano, tedesco; paese: Italia; anno: 2009; durata: 117&#8242;<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><span style=\"font-family: Georgia;\"><span style=\"font-size: medium;\">Giorgio Diritti presenta<\/span><br \/>\n<strong>L&#8217;uomo che verr\u00e0<\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: x-small;\">intervengono: Simone Bachini, Tania Pedrini, Marco Biscardini, Emanuela Martini<\/span><br \/>\nMilano, 21 gennaio 2010<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/uomocheverra_02.jpg\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"412\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero29 (novembre 2010), pag.28-29 L\u2019uomo che verr\u00e0 un film di Giorgio Diritti (Italia\/2009) articolo di Luciano Orlandini La storia \u00e8 spesso un\u2019utile costruzione a posteriori non percepibile \u2018in fieri\u2019. 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