{"id":1153,"date":"2009-03-27T16:47:03","date_gmt":"2009-03-27T15:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1153"},"modified":"2017-01-15T17:52:26","modified_gmt":"2017-01-15T16:52:26","slug":"psycho-gus-van-sant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1153","title":{"rendered":"Psycho > Gus Van Sant"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38395\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"655\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs-768x452.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs-1024x603.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/psycho_gvs-436x257.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>in\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=691\" target=\"_blank\">Rapporto Confidenziale &#8211; numero13<\/a>, marzo 2009 (pag.16-17)<br \/>\n<em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2775\" target=\"_blank\">speciale GUS VAN SANT. Genio ribelle<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Psycho<\/em> di GVS \u00e8 un incredibile oggetto filmico che mai si era visto prima, una copia fedele del capolavoro di Alfred Hitchcock, una fotocopia a colori che riflette sull\u2019impossibilit\u00e0 ontologica della copia perfetta.<\/p>\n<p>A prima vista, compiendo una lettura sommaria dell\u2019opera, ci si trova di fronte ad un\u2019operazione warholiana, non solo la vicenda narrata \u00e8 la medesima ma ogni singola inquadratura ricalca esattamente l\u2019originale con la sola aggiunta del colore. Una riproduzione perfetta che produce un hitchcockiano senso di vertigine dato dal dialogo diretto instaurato con la memoria dello spettatore che, col ricordo del capolavoro del \u201cmaestro del brivido\u201d, \u00e8 costantemente chiamato a misurarsi alla ricerca d\u2019ogni possibile frattura, d\u2019ogni deviazione-variazione. Ci\u00f2 che primariamente \u00e8 messo in gioco da questo gioco per adulti \u00e8 appunto il concetto stesso di memoria che nella vita come al cinema \u00e8 solamente una idealit\u00e0, un dato irreale al quale ci aggrappiamo per dare un senso al (non) senso complessivo nel quale siamo immersi. Quanti dei nostri ricordi sono in realt\u00e0 fasulli?<\/p>\n<p>Per esemplificare quel che intendo non saprei fare esempio migliore che citare un episodio della serie televisiva <em>Malcolm in the Middle<\/em>. Lois, madre perennemente sacrificata sull\u2019altare della propria famiglia e stritolata da quattro figli pestiferi, decide che \u00e8 giunta l\u2019ora di prendersi un po\u2019 di tempo tutto per s\u00e9 e si iscrive ad un corso di danza; gi\u00e0 dalle prime lezioni il suo insegnante le fa notare la sua innata grazia e soavit\u00e0 nel seguire la melodia con i movimenti del proprio corpo e lei stessa prova un\u2019inenarrabile sensazione d\u2019armonia. La macchina da presa la segue mentre volteggia con in viso un sorriso che da tempo aveva dimenticato di possedere. La sua vita grazie al corso di ballo cambia, il piacere prodotto da questa consapevolezza d\u2019essere armonica \u00e8 in grado di donarle nuovo smalto, d\u2019essere una donna finalmente soddisfatta ed appagata da qualcosa. Un giorno per\u00f2, il pi\u00f9 piccolo dei suoi figli ha la malaugurata idea di farle (a sua insaputa) delle riprese con una telecamera proprio durante una delle sue adorate lezioni. Sar\u00e0 rivedendo queste immagini che Lois scoprir\u00e0 di non essere per niente una brava ballerina, ma bens\u00ec una pessima e goffa signora di mezza et\u00e0 che si dimena in una palestra pubblica. Ecco, Lois ha scoperto in maniera drammatica che la percezione che possedeva di s\u00e9 era in realt\u00e0 una menzogna, percepiva grazia a fronte d\u2019una realt\u00e0 diametralmente opposta. Questo episodio divertente illustra come la memoria \u2013 generata dalla percezione \u2013 non sia un dato reale ma un ricordo soggettivo d\u2019un dato oggettivo che (autonomamente) non esiste.<\/p>\n<p>Allo stesso modo il ricordo che noi abbiamo del film di Hitchcock \u00e8 continuamente (ri)prodotto dalla copia diretta (architettata?) da Van Sant che, inserendo una serie di sfumature differenziali su di una struttura data, ci ricorda che la nostra idea dello <em>Psycho<\/em> del 1960 \u00e8 pura idealit\u00e0. Van Sant ci pone di fronte ad uno specchio che impietoso restituisce null\u2019altro che il qui-e-ora. La sua \u00e8 una riflessione sulla macchina-cinema, una rivendicazione della natura soggettiva della settima arte che produce null\u2019altro che soggettivit\u00e0. Lo specchio impietoso (il film, il cinema) moltiplica il ricordo e la percezione tante volte quanti sono gli occhi che lo osservano.<\/p>\n<p>La vertigine vansantiana pone squarci (1) l\u00e0 dove credevamo l\u2019originale immutato e lo fa nella maniera pi\u00f9 scoperta, ribaltando in primo luogo le pulsioni sessuali messe in scena da Hitchcock. \u00c8 bene ricordarsi (appunto) che il regista inglese oltre alla maestria della messa in scena e della costruzione della tensione cinematografica, \u00e8 stato fra i pi\u00f9 grandi mattatori della sessualit\u00e0 hollywoodiana seminando nei suoi testi filmici un profluvio di riferimenti sessuali ed ovviamente <em>Psycho<\/em> ne \u00e8 pregno. GVS assegna il ruolo che fu di Janet Leigh ad Anne Heche in apparenza rispettando il testo originale, entrambe le attrici sono infatti bionde e conformate fisicamente in maniera analoga, se non fosse che la Heche \u00e8 fra le poche attrici hollywoodiane dichiaratamente omosessuali e soprattutto non proietta sullo schermo la medesima carica sessuale della Leight, che nella prima parte dell\u2019opera d\u2019origine evoca pulsioni erotiche celate a stento dall\u2019impertinente messa in scena (o, viceversa, evocate con maestria). GVS non annulla la componente erotica assegnata al ruolo femminile ma la trasla sul personaggio della sorella, qui interpretato da Julianne Moore (2) che diviene oggetto delle attenzioni di tutt\u2019altra natura rispetto all\u2019originale, anche perch\u00e9 il ruolo maschile del compagno in cerca della donna in fuga ha l\u2019aspetto e la fisicit\u00e0 di Viggo Mortensen, uno fra gli attori pi\u00f9 mascolini del cinema contemporaneo. Gi\u00e0 nell\u2019originale hitchcockiano vi era una sotterranea attrazione fra questi due personaggi che qui esplode in maniera assai pi\u00f9 evidente. Porre in prossimit\u00e0 due attori quali Julianne Moore e Viggo Mortensen produce quasi scientificamente un\u2019alterazione delle pulsioni originali, ma \u00e8 (ovviamente) con Norman Bates che il gioco (per adulti) si fa manifesto. Anthony Perkins vs Vince Vaughn \u00e8 una scelta deliberata che non pu\u00f2 essere assunta come casuale o accessoria, Vaughn \u00e8 assai pi\u00f9 convenzionale e mascolino dell\u2019esile e perturbante Perkins e la sua stessa presenza fisica rende assai pi\u00f9 esplicite le pulsioni sessuali dei quattro personaggi e dell\u2019intera vicenda narrata, tanto che quando spia Marion Crane mentre si spoglia non potr\u00e0 fare a meno di masturbarsi.<\/p>\n<p>Dunque GVS altera gli equilibri sessuali in gioco e cos\u00ec facendo da forma nuova ad un\u2019opera che a prima vista potrebbe apparire come fotocopiata a colori dall\u2019originale, GVS racconta una sessualit\u00e0 dei personaggi pi\u00f9 articolata ed esplicita e forse, questa \u00e8 proprio la caratteristica peculiare di tutto il suo cinema, da <em>Mala Noche<\/em> a <em>Milk<\/em> \u2013 caratteristica che ha il suo precursore in Alfred Hitchcock che con la sua sessualit\u00e0 vittoriana seppe per primo far arrossire, quasi senza che se ne accorgessero, i puritani Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> Letteralmente squarci. Si pensi alla sequenza della doccia inframezzata da una serie di fotogrammi d\u2019un cielo percorso da nubi, peraltro marca autoriale costante in tutta l\u2019opera del ragista americano. Ne ho parlato nella recensione di <em>Even Cowgirls get the Blues<\/em> in Rapporto Confidenziale, numero12 (febbraio 2009), pag.21-22.<\/p>\n<p><strong>(2)<\/strong> Nell\u2019originale il ruolo di Lila Crane fu interpretato da Vera Miles.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/OzckgEm6jUQ?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Psycho<\/strong><br \/>\nRegia: Gus Van Sant; Soggetto: dal romanzo di Robert Bloch e dal soggetto del film omonimo di Alfred Hitchcock (1960); Sceneggiatura: Joseph Stefano; Fotografia: Chris Doyle; Montaggio: Amy E. Duddlestone; Musica: Bernand Herrmann (adattata daDanny Elfman); Scenografia: Tom Foden; Costumi: Beatrix Aruna Pasztor; Interpreti: Vince Vaughn (Norman Bates), Anne Heche (Marion Crane), Julianne Moore (Lila Crane), Viggo Mortensen (Sam Loomis), William H. Macy (Milton Arbogast), Robert Forster (Dott. Fred Simon), Philip Baker Hall (sceriffo Al Chambers), Anne Haney (signora Chambers), Chad Everett (Tom Cassidy), Rance Howard (signor Lowery), Rita Wilson (Caroline), James Remar (agente della stradale), James LeGros (venditore d\u2019auto usata); Produzione: Brian Grazer e Gus Van Sant per Universal\/Imagine Entertainment; Distribuzione italiana: Uip; Origine: USA; Anno: 1998; Durata: 104&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>in\u00a0Rapporto Confidenziale &#8211; numero13, marzo 2009 (pag.16-17) speciale GUS VAN SANT. 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