{"id":11551,"date":"2011-01-05T17:01:10","date_gmt":"2011-01-05T16:01:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11551"},"modified":"2017-01-09T02:29:41","modified_gmt":"2017-01-09T01:29:41","slug":"lo-svitato-carlo-lizzani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11551","title":{"rendered":"Lo svitato > Carlo Lizzani"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37554\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Lo-svitato_cover.jpg\" alt=\"lo-svitato_cover\" width=\"1112\" height=\"836\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Lo-svitato_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Lo-svitato_cover-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Lo-svitato_cover-1024x770.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Lo-svitato_cover-436x328.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\" target=\"_blank\">Rapporto Confidenziale numero30<\/a> (dic\/gen 2011)<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;\">\u00abSei autori in cerca del personaggio. No comment.\u00bb<br \/>\n&#8211; Nello Santi, produttore del film<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;\">\u00ab<em>Lo svitato<\/em> \u00e8 stato colpito dalla critica perch\u00e9 sembr\u00f2, dopo due film come <em>Achtung banditi!<\/em> e <em>Cronache di poveri amanti<\/em>, il cambiamento immotivato di un regista che era stato catalogato, seppur pi\u00f9 giovane, come neorealista.\u00bb<br \/>\n&#8211; Carlo Lizzani<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0;\"><em>Achille lavora come factotum presso un quotidiano, ma ha il sogno di diventare giornalista. Dopo aver scritto un pezzo (in parte inventato) su un pugile dal cuore d\u2019oro che gli viene sottratto da un collega e osannato dalla redazione, Achille prende coraggio e decide, spinto dall\u2019amico Gigi, di creare una notizia per poi avere l\u2019esclusiva. Decidono cos\u00ec di sequestrare i cani di una mostra canina e di liberarli dopo qualche giorno, in modo cos\u00ec di avere il doppio scoop del sequestro e del ritrovamento. Achille spera cos\u00ec di diventare un giornalista e di conquistare il cuore della bella Elena.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Milano cerca la sua identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Sin dalla prima inquadratura, Lizzani vuole farci capire in che citt\u00e0 ci troviamo, introducendoci in un contesto ben preciso. Non siamo nella Roma saldamente ancorata alla sue rovine (dell\u2019Antichit\u00e0 e della Seconda Guerra Mondiale), ma siamo in una citt\u00e0 che sembra priva di un passato ma affamata di futuro: Milano \u00e8 una citt\u00e0 neonata, che giorno dopo giorno, cresce e si sviluppa. Non \u00e8 un caso che l\u2019immagine di apertura del film sia proprio quella di un cantiere popolato da muratori e da enormi gru, macchinari che sembrano essere i numi tutelari del futuro della citt\u00e0. Gru vorticano sopra i cieli di Milano, mentre il suo terreno \u00e8 costantemente trivellato: Milano \u00e8 una citt\u00e0 in costruzione, che non ha ancora trovato un suo equilibrio architettonico e sociale, che \u00e8 alla continua ricerca di un\u2019identit\u00e0 che finalmente incontrer\u00e0 (e non poteva essere altrimenti) nello sguardo entusiasta e ancora positivo del boom economico. Milano e i suoi abitanti sembrano avere trovato qualcosa in cui credere, qualcosa su cui fondare l\u2019identit\u00e0 della propria citt\u00e0: il denaro ed il successo. E Milano si muove, si muove velocemente e crea, costruisce, aggrega. Ci sono i bar, le osterie, le sale da biliardo, le palestre e i night club, luoghi in cui ribolle la vita e il commercio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Achille pie\u2019 veloce<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 solo dopo questa sequenza di apertura che compare Achille (Dario Fo), il protagonista della pellicola, uomo alla continua ricerca di un\u2019aderenza nei confronti di una citt\u00e0 che, spontaneamente, lo rigetta. Achille corre, questo \u00e8 chiaro. Subito dopo essersi svegliato, comincia a correre e non si ferma mai, catapultato incessantemente da casa al posto di lavoro, dalle commissioni alle uscite serali. Nella sua corsa non c\u2019\u00e8 la frenesia della Milano degli anni Cinquanta, c\u2019\u00e8 piuttosto l\u2019entusiasmo del dopoguerra, entusiasmo quasi aprioristico, che investe qualsiasi cosa, dal lavoro, all\u2019amore, dal divertimento all\u2019architettare una truffa. \u00abIl primo contatto con Milano \u00e8 subito esaltante. Gran parte della citt\u00e0 \u00e8 in macerie, ma basta un primo contatto con l\u2019ambiente giornalistico e artistico per farci sentire Roma lontana e provinciale\u00bb; \u00e8 con queste parole che Carlo Lizzani descrive il suo arrivo a Milano nell\u2019immediato dopoguerra, parole in cui sembra riflettersi in maniera limpida l\u2019entusiasmo e l\u2019euforia di Achille, la sua voglia di sentirsi parte di grande ingranaggio il cui scopo \u00e8 quello di rendere pi\u00f9 grande e pi\u00f9 importante la citt\u00e0 (e quindi ognuno dei suoi abitanti).<br \/>\nL\u2019entusiasmo di Achille non conosce freno, nemmeno quello spietato e crudele dei meccanismi della citt\u00e0. Il successo che il ragazzo insegue con cos\u00ec tanto investimento di forze, \u00e8 pi\u00f9 il desiderio di sentirsi attivo nella costruzione di questa nuova Milano che speranza di scalare classi economiche e sociali. Al contrario dell\u2019amico Gigi, la truffa che Achille architetta non \u00e8 una semplice speculazione giornalistica, quanto l\u2019unica e reale possibilit\u00e0 di diventare finalmente qualcuno e quindi degno di potersi definire parte attiva nella fondazione della citt\u00e0. Perch\u00e9 Milano non ha occhi di riguardo per i suoi abitanti, e solo la fortuna, la furbizia e un po\u2019 di ingegno, pu\u00f2 dar loro la possibilit\u00e0 di trovare un posto tra le sue vie, i suoi palazzi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La maschera di Achille<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esordio di Dario Fo sul grande schermo non venne accolto dalla critica in maniera positiva, che defin\u00ec inadatta per il cinema la sua fisicit\u00e0, il suo gesticolare e le sue espressioni di stampo teatrale. Rivista oggi invece, l\u2019interpretazione di Dario Fo (che \u00e8 anche sceneggiatore del film con Lizzani, il fratello Fulvio e Augusto Frassinetti, Massimo Mida, Bruno Vailati) rimane forse l\u2019unico esempio nel cinema italiano di una comicit\u00e0 del tutto giocata sul corpo, i cui modelli sono sicuramente i comici del muto (pi\u00f9 Keaton che Chaplin) e il pi\u00f9 recenti Monsieur Hulot di Jacques Tati, che tre anni prima si era fatto conoscere anche all\u2019estero grazie al primo lungometraggio \u201cLe vacanze di Monsieur Hulot\u201d. E cos\u00ec Dario Fo corre a perdifiato per Milano superando tram stracolmi di persone, si agita gesticolando ed espone le sue emozioni con un misto di timidezza e risolutezza che fanno del suo Achille una maschera estremizzata ma al contempo profondamente umana. Questo aspetto lo rivela anche il finale della pellicola che, con i toni della favola, risistema la vita di Achille che, nonostante la sfortuna avuta (il colpaccio non \u00e8 andato bene e Gigi \u00e8 scappato con la sua innamorata) riesce lo stesso a trovare l\u2019amore, dapprima ritenuto impossibile, per la femme fatale Diana (Franca Rame), fascinosa ma intelligente e soprattutto pronta a donare il suo amore senza alcun tornaconto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Carta stampata<\/strong><\/p>\n<p>Un elemento importante del film \u00e8 il ruolo dell\u2019informazione. Lo stesso Lizzani, vide Milano la prima volta proprio grazie al giornalismo quando, nel 1945, vi si trasfer\u00ec per un anno a lavorare nella redazione del settimanale \u201cFilm d\u2019oggi\u201d, nato dalle ceneri del fascista \u201cCinema\u201d (di propriet\u00e0 di Vittorio Mussolini) grazie all\u2019iniziativa dello stesso Lizzani e di Giuseppe De Santis e Gianni Muccini (che ne divent\u00f2 il direttore). Quella de \u201cLo svitato\u201d, \u00e8 per\u00f2 un giornalismo del tutto diverso da quello abitato da Lizzani. Achille lavora in un giornale della sera che fagocita pettegolezzi, notizie di poco conto gonfiate fino all\u2019estremo e che obbedisce ciecamente alla regola che cane che morsica uomo non \u00e8 una notizia, mentre uomo morsica cane invece lo \u00e8. La critica feroce (ma sempre divertita) mossa da \u201cLo svitato\u201d nei confronti di questo giornalismo degenerato \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 moderni e attuali della pellicola. L\u2019idea stessa alla base del film \u00e8 una critica in tutto e per tutto a questo sistema: Achille e l\u2019amico Gigi non documentano un fatto, ma costruiscono una notizia, provocano direttamente il fatto per poi raccontarlo come meglio credono. L\u2019altro momento in cui il giornalismo viene preso di mira, \u00e8 l\u2019incontro in redazione con il Mostro (interpretato da Franco Parenti, in quel periodo sodale di Dario Fo), una sequenza di assoluta comicit\u00e0 cinica e grottesca infarcita di una critica sociale proiettata nel futuro che, seppur slegata dalla struttura narrativa, \u00e8 uno dei momenti meglio riusciti della pellicola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Lo sguardo di Lizzani<\/strong><\/p>\n<p>Con alle spalle una decina di film, tra documentari e film di fiction a tema storico (e comunque improntati su un registro drammatico), Carlo Lizzani dirige nel 1956 \u201cLo svitato\u201d, una delle sue poche incursioni nella commedia e, sicuramente, quella meglio riuscita. Se l\u2019apporto di Dario Fo \u00e8 riconducibile alle invenzioni comiche, al taglio moderno dell\u2019umorismo e alla satira sociale, la mano di Lizzani si fa notare nella descrizione atipica di una Milano che parte dal basso ma la cui risalita \u00e8 ancora un work in progress. Per questo lo sguardo di Lizzani si concentra quasi unicamente nella descrizione della Milano popolare con i suoi bar, i suoi tram e i suoi locali, ma sfruttando l\u2019architettura della citt\u00e0 per rendere pi\u00f9 spettacolari alcune sequenze. Il contributo di Lizzani pi\u00f9 importante \u00e8 per\u00f2 riconducibile all\u2019atmosfera realistica che si respira durante la visione: il film comico (soprattutto se sfruttava una comicit\u00e0 surreale come fa \u201cLo svitato\u201d) all\u2019epoca era sempre circondato da un\u2019aurea na\u00efve, un\u2019atmosfera giocosa, teatrale. Lizzani cala la comicit\u00e0 sopra le righe di Achille in un contesto del tutto realistico, grazie anche all\u2019uso di location reali (molte scene sono in esterna e poche sono girate in studio di posa) e di una precisione nella descrizione fisica dei luoghi.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Matteo Contin<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px; text-align: center;\"><strong>+ + +<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RASSEGNA STAMPA 1956<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\u2026] \u201cLo svitato\u201d rimarr\u00e0 ineguagliabile come esempio di infantilismo umoristico. Dall\u2019incapacit\u00e0 eschimese di baciare con le labbra, a quella antropofaga di cibarsi di frutta e verdura, tutte le native inibizioni degli uomini mi tornarono in mente e mi afflissero, durante la proiezione del film. Per carit\u00e0, non parliamo di ci\u00f2 che vi accade. Ne \u201cLo svitato\u201d niente \u00e8 quello che \u00e8 e niente \u00e8 un sovvertimento, o un\u2019astrazione, o una qualunque intelligibile deformazione di quello che \u00e8. \u201cHelzapoppin\u201d, dunque? Volesse il cielo. Tutto, al contrario, qui \u00e8 realistico e organico, ma stolto. Uno scemo corre pi\u00f9 dei tram e dei campioni impegnati in una gara podistica, ma nessuno lo toglie di mezzo affibbiandolo allo sport. Una intenzionale beffa dei giornali scandalistici, riabilita i giornali scandalistici. Due ragazze vanno e vengono senza saper che fare. Gratuite apparizioni di palestre ginnastiche, di bigliardini, di scuole di ballo. Un gag charlottiano (quello dei telefoni incrociati) affianca stupito un gag margadonniano (quello del vigile immunizzato da uno scroscio di frasi retoriche); battute come \u00abDai, vieni via\u00bb, sfiorano battute come \u00abIn casa sono sempre io che agucchio\u00bb; un che di floscio, di grinzoso come una vescica o una matrice vuota, mi inflisse, da ogni inquadratura del film, una vaga nausea e una lunga pena.[&#8230;]<br \/>\n&#8211; Giuseppe Marotta da \u201cQuesto buffo cinema\u201d (Bompiani, 1956)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\u2026] Certo che da un regista come Carlo Lizzani si sarebbe desiderata una pi\u00f9 conclusa armonia narrativa, una meno facile episodica, una pi\u00f9 concreta vitalit\u00e0 di soluzioni, ma siamo sul piano del grottesco e come non apprezzare quella novit\u00e0 di proposte comiche e quella tutta fresca e scattante dose d\u2019umorismo che pervade anche i temi pi\u00f9 comuni? Il pubblico, cos\u00ec, pur sconcertato da certe innovazioni che, spesso, non gli hanno consentito di cogliere le sottigliezze delle diversissime e contrastanti parlate d\u2019ogni personaggio, ha prestato allo scherzo un\u2019attenzione divertita e cordiale. [&#8230;]<br \/>\n&#8211; Gian Luigi Rondi da Il Tempo del 4 marzo 1956<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-11555 size-full\" title=\"Carlo Lizzani01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Carlo-Lizzani01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"638\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Carlo-Lizzani01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Carlo-Lizzani01-291x300.jpg 291w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><strong>LO SVITATO<\/strong><br \/>\n<strong>regia:<\/strong> Carlo Lizzani; <strong>sceneggiatura:<\/strong> Dario Fo, Fulvio Fo, Augusto Frassinetti, Carlo Lizzani, Massimo Mida, Bruno Vailati; <strong>fotografia:<\/strong> Armando Nannuzzi; <strong>montaggio:<\/strong> Enzo Alfonzi; <strong>musiche:<\/strong> Roberto Nicolosi; <strong>suono:<\/strong> Alberto Bartolomei, Gabriele Della Vedova; <strong>operatore:<\/strong> Marcello Gatti; <strong>scenografie:<\/strong> Mario Sertoli; <strong>scenografie e set:<\/strong> Pek G. Avolio; <strong>trucco:<\/strong> Duilio Giustini; <strong>acconciature:<\/strong> Gustavo Sisi; <strong>aiuto regia:<\/strong> Dario Fo, Massimo Mida; <strong>produttore:<\/strong> Bruno Vailati; <strong>direttore di produzione:<\/strong> Mariano Englen, Gino Mordini; <strong>interpreti:<\/strong> Dario Fo, Franca Rame, Giorgia Moll, Leo Pisani, Riccardo Tassani, Umberto D\u2019Orsi, Carlo Bagno, Antonio Cannas, Cioni Carpi, Giancarlo Cobelli, Franco Ferrari, Amedeo Girardi, Umberto Molino, Laura Piatesi, Enrico Rame, Jacopo Fo; <strong>produzione:<\/strong> Galatea Film; <strong>distribuzione:<\/strong> Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC); <strong>paese:<\/strong> Italia; <strong>anno:<\/strong> 1956; <strong>data di uscita nelle sale italiane:<\/strong> 20 marzo 1956; <strong>visto di censura:<\/strong> 21231 del 20-02-1956; <strong>durata:<\/strong> 98\u2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato in Rapporto Confidenziale numero30 (dic\/gen 2011) \u00abSei autori in cerca del personaggio. 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