{"id":11578,"date":"2011-01-07T14:00:01","date_gmt":"2011-01-07T13:00:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11578"},"modified":"2017-10-18T15:12:17","modified_gmt":"2017-10-18T13:12:17","slug":"lavventura-michelangelo-antonioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11578","title":{"rendered":"L&#8217;avventura > Michelangelo Antonioni"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33370\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura.jpg\" alt=\"L'avventura\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/avventura-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/>da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confidenziale 30<\/a><\/p>\n<p>L\u2019indomani della sua presentazione in concorso al 13\u00b0 Festival di Cannes, nel 1960, dove fu fischiato dal pubblico, <i>L\u2019avventura<\/i> di Michelangelo Antonioni fu difeso in una lettera da 37 cineasti e critici cinematografici. Al film venne comunque attribuito il premio speciale della giuria per \u00abil suo notevole contributo alla ricerca di un nuovo linguaggio cinematografico\u00bb. La \u201cCin\u00e9math\u00e8que Fran\u00e7aise\u201d subito dopo organizz\u00f2 una retrospettiva delle opere precedenti del Maestro: alcuni documentari, <i>Cronaca di un amore<\/i> (1950), <i>I Vinti<\/i> (1952), <i>La signora senza camelie<\/i> (1953), <i>Le amiche<\/i> (1955) e <i>Il grido<\/i> (1957). Ne rendeva conto Andr\u00e9 S. Labarthe, nel mese di agosto 1960, nel n\u00b0110 dei \u00abCahiers du cin\u00e9ma\u00bb, in un bellissimo saggio <i>Antonioni hier et demain<\/i>, che seguiva, nelle pagine della rivista, alcuni estratti della sceneggiatura originale di <i>L\u2019avventura<\/i>. Michelangelo Antonioni veniva finalmente considerato e riconosciuto come un Autore, un regista che ha una forte idea di cinema che si ritrova film dopo film, con un\u2019opera che ha cambiato i parametri della Modernit\u00e0 cinematografica. \u00c8 l\u2019inizio della sua bella carriera internazionale. L\u2019avventura costituisce il primo capitolo della trilogia \u201cesistenziale\u201d o \u201cdell\u2019incomunicabilit\u00e0\u201d, che proseguir\u00e0 con <i>La notte<\/i> (1961) e <i>L\u2019eclisse<\/i> (1962). Tre capolavori.&lt;<\/p>\n<p>Ma riprendiamo il discorso dalla prima presentazione a Cannes. Perch\u00e9 il pubblico ha cos\u00ec male reagito? Perch\u00e9 non ha saputo cogliere il genio del regista ferrarese e le sua novit\u00e0 narrative ed estetiche? Cosa lo ha disturbato? La pellicola racconta di Anna (Lea Massari), figlia di un ambasciatore a riposo, fidanzata a Sandro (Gabriele Ferzetti, che in precedenza aveva lavorato con Antonioni in <i>Le amiche<\/i>), un architetto deluso e disincantato. La ragazza vorrebbe qualcosa in pi\u00f9 di questa relazione. Sembra incapace ad adattarsi alla societ\u00e0 e alle convenzioni dell\u2019epoca. Viene invitata con Claudia (Monica Vitti, all\u2019epoca compagna dello stesso Antonioni), una sua amica, a una gita sullo yacht di un ricco costruttore. La crociera si svolge nella zona delle isole Eolie e in particolare a Panarea. Durante un bagno (a Basiluzzo-Lisca Bianca) Anna scompare. Sandro e Claudia, inizialmente con gli altri componenti della compagnia, la cercano invano in vari luoghi; una volta rimasti soli sull\u2019isola, tra loro si instaura un ambiguo rapporto, dapprima di reciproca tolleranza. Poi, man mano che svaniscono le speranze di ritrovare Anna, si abbandonano ad un sentimento pi\u00f9 tenero. Sembra che stia nascendo una storia, ma l\u2019uomo trova ben presto modo di abbandonarsi a un\u2019avventura occasionale con un\u2019altra donna, una prostituta. Claudia dopo il primo momento di ribellione, sembra perdonarlo. Ma si tratta davvero di perdono? Il rapporto tra i due potr\u00e0 continuare? Il mistero della sparizione di Anna, che ci era presentata all\u2019inizio del film come la probabile protagonista, rimane senza spiegazione. Non si sa quello che sia davvero accaduto: la ragazza \u00e8 fuggita? Si \u00e9 suicidata? \u00c8 stata rapita? \u00c8 scivolata? \u00c8 stata una disgrazia? Il film presenta una rottura brutale con le convenzioni del racconto cinematografico che ha spiazzato lo spettatore. Inoltre, il film propone una doppia sparizione: Anna sparisce fisicamente ma anche nella mente dei personaggi. Il senso del racconto \u00e8 irrimediabilmente perso. Nel cinema classico, il mondo \u00e8 permeabile al senso e coerente. Il personaggio obbedisce sempre al pragmatismo, ha sempre uno scopo e un bisogno da soddisfare. Non ci sono buchi narrativi, tutto viene sempre spiegato. Per il racconto moderno, che nega la narrazione tradizionale, il mondo non \u00e8 comprensibile, i personaggi sono privi di punti di riferimenti, non sanno pi\u00f9 che direzione prendere. \u00abAgli spettatori, non proponevano pi\u00f9 una matteria pre-digerita, pronta ad essere assorbita, ma al contrario una matteria bruta (anche se, infatti, era molto lavorata) della quale potevano estrarre un film. In poche parole, il senso del film non era imposto allo spettatore, ma doveva essere costruito da lui a partire da elementi del film. Come nella vita quotidiana, ancora, il senso degli eventi \u00e8 solo un\u2019ipotesi e se l\u2019immagine \u00e8 un linguaggio, \u00e8 un linguaggio senza significato\u00bb spiega il critico-cineasta francese Labarthe. Il tempo perde il suo legame con l\u2019azione per legarsi alla visione. I tempi morti proliferano nel cinema di Antonioni. Ma non mostrano solo le banalit\u00e0 della vita quotidiana, raccolgono le conseguenze o l\u2019effetto di un evento straordinario, che viene solo constatato senza essere spiegato. Bisogna tirare le somme e quindi le conseguenze da un\u2019esperienza decisiva passata, ovvero la sparizione di Anna. Quando la scena madre \u00e8 terminata, non genera figli, ma viene solo quello che c\u2019\u00e8 dopo. La lunga sequenza-capolavoro, ad esempio, della ricerca di Anna sull\u2019Isola di Lisca Bianca, non sarebbe stata possibile nel cinema classico. Si sarebbero dedicati qualche secondo, al massimo un minuto, per spiegare l\u2019inutilit\u00e0 della ricerca. Ma Antonioni decide di sottolineare maggiormente quest\u2019aspetto, aiutandosi con il paesaggio roccioso e desertico dell\u2019Isola. Si tratta di una vera dilatazione temporale che rende gli spazi irreali e metafisici. Ma In quel posto, non c\u2019\u00e8 nessuna possibilit\u00e0 di fuga, non ci sono nascondigli. C\u2019\u00e8 solo l\u2019uomo di fronte alla natura. Sandro e Claudia, cittadini, di fronte ad un mondo che non hanno l\u2019abitudine di affrontare, estraneo. Queste scene trasgrediscono le convenzioni cinematografiche. L\u2019asso delle riprese non \u00e8 mai rispettato, lo spazio ci sembra confuso, incomprensibile. I personaggi entrano nell\u2019inquadratura sempre in modo inatteso. \u00c8 l\u2019espressione cinematografica del loro disaggio in questo posto selvaggio, nel quale non sanno muoversi. Le immagini sono composte con una profondit\u00e0 di campo che serve ad esprimere la distanza tra i diversi personaggi, quelli in primo piano e quelli che si vedono appena all\u2019orizzonte. E questa distanza che li separa, permette di sottolineare i loro spostamenti: si incrociano e si dividono, ognuno esplora degli spazi senza continuit\u00e0, ne ordine.<\/p>\n<p>La ricerca di Anna \u00e8 anche l\u2019espressione del disaggio interiore dell\u2019infelicit\u00e0 dei protagonisti. Sandro si \u00e8 venduto, sacrificando il suo talento artistico per lavorare come semplice consulente e non come architetto. Un\u2019attivit\u00e0 che sembra rendere molto pi\u00f9 . \u00c8 adesso un uomo, ancora giovane, frustrato, che vive di velleit\u00e0 artistiche represse. Non \u00e8 riuscito a trovare un equilibrio tra l\u2019amore e la realizzazione professionale. Il sesso \u00e8 un tema ricorrente dall\u2019inizio, quasi un tarlo che muove i personaggi. In questa prospettiva le donne diventano oggetti, intercambiabili. I personaggi secondari del film soffrono dello stesso malessere : sono tutti apatici e insoddisfatti della loro esistenza, non trovano l\u2019energia per cambiarla. L\u2019unica a essere diversa \u00e8 Claudia. La fresca, moderna e insieme romantica, Claudia. Forse per via delle sue origine pi\u00f9 modeste non ha il cinismo e l\u2019ipocrisia dei borghesi che frequenta. Lei dovr\u00e0 affrontare un\u2019altra sparizione, quella delle sue illusioni. E delle sue certezze in amore. Finisce forse col perdonare Sandro del suo tradimento, un gesto che lascia delle tracce nell\u2019anima. Ma il finale lascia pi\u00f9 di un\u2019interpretazione: Claudia ha davvero perdonato Sandro? Le loro lacrime permetteranno di costruire un rapporto o si tratto solo della consapevolezza della sua fine?<\/p>\n<p>\u00ab<i>L\u2019avventura<\/i> \u00e8 il pi\u00f9 bel film mai presentato a un festival\u00bb aveva dichiarato Roberto Rossellini. Con la splendida colonna sonora di Giovanni Fusco (che vinse il nastro d\u2019argento), la regia visionaria di Antonioni, una indimenticabile Monica Vitti, <i>L\u2019avventura<\/i> indica la strada della modernit\u00e0 cinematografica. Una strada dolorosa e poetica.<\/p>\n<p><i>Gabrielle Lucantonio<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/2aXYaf5cPNM?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019avventura<\/strong><br \/>\nregia, soggetto: Michelangelo Antonioni; sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Elio Bartolini, Tonino Guerra; fotografia: Aldo Scavarda; montaggio: Eraldo Da Roma; musiche: Giovanni Fusco; suono: Claudio Maielli; scenografie: Piero Poletto; costumi: Adriana Berselli; trucco: Galileo Mandini, Ultimo Peruzzi; operatore: Luigi Kuveiller; aiuto regia: Gianni Arduini, Franco Indovina; produttore: Amato Pennasilico; direttore di produzione: Luciano Perugia; visto di censura numero 32144 del 11\/08\/60; prima cinematografica: 29 giugno 1960; casa di produzione: Cino Del Duca Produzioni Cinematografiche Europee, Soci\u00e9t\u00e9 Cin\u00e9matographique Lyre (Francia); paese: Italia, Francia; anno: 1960; durata: 141&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Rapporto Confidenziale 30 L\u2019indomani della sua presentazione in concorso al 13\u00b0 Festival di Cannes, nel 1960, dove fu fischiato dal pubblico, L\u2019avventura di Michelangelo Antonioni fu difeso in una lettera da 37 cineasti e critici cinematografici. 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