{"id":11614,"date":"2011-01-10T10:05:00","date_gmt":"2011-01-10T09:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11614"},"modified":"2013-04-25T19:00:03","modified_gmt":"2013-04-25T17:00:03","slug":"hommage-a-blake-edwards","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11614","title":{"rendered":"Hommage \u00e0 Blake Edwards"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/blake_edwards.jpg\" width=\"620\" height=\"434\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stata pubblicata su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale numero30<\/span><\/font><\/a> (dic\/gen 2011), pagg. 6-7<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font face=\"Georgia\" size=\"5\">Omaggio a Blake Edwards<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\">di Olivier P\u00e8re<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\nCon Blake Edwards, morto il 15 dicembre scorso all\u2019et\u00e0 di 88 anni, \u00e8 scomparso uno tra i Maestri della commedia americana. Edwards, che inizi\u00f2 la sua lunga carriera come sceneggiatore e quindi come regista negli anni \u201950, per poi conoscere la gloria nei tre decenni seguenti, appartiene a quella generazione transitoria del cinema americano eretta sulle rovine del cinema classico e sintomatica di una forma di modernit\u00e0 cinematografica. Contemporaneo di Jerry Lewis, anche se sar\u00e0 molto pi\u00f9 prolifico di quest\u2019ultimo, Edwards fu sia l\u2019erede pi\u00f9 diretto di Ernst Lubitsch, Leo McCarey e Billy Wilder, sia l\u2019indiscutibile padre spirituale della nuova commedia americana, rappresentata dai fratelli Farrelly e Judd Apatow. I suoi trentasette lungometraggi disegnano un\u2019opera molto coerente (malgrado i passi falsi e i titoli minori) dalla quale potremmo isolare due assi: l\u2019arte e la vita, lo spettacolo e la dimensione intima. Blake Edwards, figlio d\u2019arte (il suo patrigno era regista teatrale), ha spesso descritto il microcosmo sociale dello Show business e di Hollywood. Non si contano i personaggi di artisti, attori, scrittori, cineasti (il pi\u00f9 delle volte in crisi) che attraversano la sua filmografia. Questa critica dall\u2019interno del mondo dello spettacolo californiano, vera e propria messa in retorica per cui il cineasta trae spesso ispirazione dalla sua stessa esperienza, partecipa alla modernit\u00e0 del cinema di Edwards, e la sua crescente ferocia \u2013 da <i>The Party<\/i> (<i>Hollywood Party<\/i>, 1968) a <i>S.O.B.<\/i> (1981). Ma Edwards, spesso all\u2019interno dello stesso film, eccelle anche nella radiografia della coppia e delle complesse relazioni tra uomo e donna, riserva infinita di situazioni comiche, crudeli e imbarazzanti. La confusione tra sessi e generi, inesauribile risorsa comica, ispirer\u00e0 al regista un capolavoro, <i>Victor-Victoria<\/i> (1982), una storia di travestimento molto pi\u00f9 personale, sottile e complessa, di quanto l\u2019argomento avrebbe potuto far supporre. L\u2019umorismo e il fascino del cinema di Edwards non devono far dimenticare la terribile angoscia che stringe spesso i suoi personaggi maschili, marcati dalla depressione o la nevrosi, con una dimensione autobiografica palpabile. L\u2019alcolismo o l\u2019ubriachezza, temi ricorrenti nella filmografia di Edwards, saranno il cuore di un film per nulla spassoso ma importante nella sua opera come il melodramma del 1962 <i>Days of Wine and Roses<\/i> (<i>I giorni del vino e delle rose<\/i>) con Lee Remick e Jack Lemmon. Il matrimonio tra risate e lacrime riuscir\u00e0 alla perfezione a Edwards nel 1961, con uno tra i suoi film pi\u00f9 belli: <i>Breakfast at Tiffany\u2019s<\/i> (<i>Colazione da Tiffany<\/i>), indimenticabile grazie alla sublime Audrey Hepburn e alla musica di Henry Mancini, che diventer\u00e0 il compositore abituale del regista. Principe del sentimento come del burlesco pi\u00f9 sofisticato, Edwards regoler\u00e0 con una precisione d\u2019orologio e un senso del ritmo eccezionale una serie di film comici di innegabile efficacia visiva. I pi\u00f9 celebri sono i sette film consacrati alle avventure della Pantera rosa o, meglio, consacrati all\u2019ispettore Clouseau, maldestro poliziotto francese interpretato dal geniale attore britannico Peter Sellers, tra il 1963 e il 1983. Blake Edwards \u00e8 anche l\u2019autore di un vero e proprio film di culto, <i>The Party<\/i> (1968) in cui un goffo figurante indiano \u00e8 invitato per errore a un ricevimento presso la casa di un produttore hollywoodiano di cui ha sabotato la lavorazione dell\u2019ultimo film. The Party, senza dubbio uno tra i film comici pi\u00f9 belli mai realizzati, deve molto alla scienza delle gag dei Maestri del burlesco ma anche a Jacques Tati (il rapporto tra tempo e spazio evoca <i>Playtime<\/i>) e soprattutto a Peter Sellers, da morire dal ridere. Ma il film \u00e8 allo stesso tempo una satira intelligente sul mondo del cinema e la commovente storia dell\u2019incontro di due esseri stranieri in questo mondo.<br \/>\nL\u2019altro grande film di Edwards, in una chiave pi\u00f9 dolceamara, \u00e8 <i>10<\/i> (1979), con Dudley Moore e Julie Andrews, sua moglie e attrice feticcio, che narra delle angosce di un seduttore che sta invecchiando.<br \/>\nEdwards ha anche firmato film misconosciuti o dimenticati che meriterebbero una nuova visione come la dispendiosa commedia musicale in costume <i>Darling Lili<\/i> (<i>Operazione Cr\u00eapes Suzette<\/i>, 1970) o <i>Wild Rovers<\/i> (<i>Uomini selvaggi<\/i>, 1971), incursione sensibile nel western.<br \/>\nSe dovessi scegliere un solo film di Edwards, a mio avviso il migliore, sarebbe il raramente citato <i>The Tamarind Seed<\/i> (<i>Il seme del tamarindo<\/i>, 1974), in cui due spie in vacanza (Julie Andrews e Omar Sharif) si innamorano l\u2019uno dell\u2019altra senza che si conosca la reale natura dei loro sentimenti. Con i suoi equivoci, la descrizione delle regole inumane dello spionaggio e della diplomazia, la messa in scena manierista e \u00e9\u2019atmosfera malinconica, questo capolavoro segreto trascende le regole del genere per imporre la visione del mondo e lo stile di un grande cineasta.<br \/>\nMalgrado la popolarit\u00e0 di Blake Edwards e la celebrit\u00e0 del suo cinema, non abbiamo ancora finito di ispezionare la sua filmografia, che cela alcuni tesori da riscoprire.<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt; font-style: italic\">Olivier P\u00e8re [traduzione di RR]<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"95\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/olivier_pere.jpg\"><\/td>\n<td><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Olivier P\u00e8re<\/b> \u00e8 il direttore artistico del Festival del Film di Locarno<br \/>\n  <a href=\"http:\/\/www.olivierpere.wordpress.com\">www.olivierpere.wordpress.com<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.pardo.ch\">www.pardo.ch<\/a><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/blake_edwards_02.jpg\" width=\"620\" height=\"185\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-weight: 700\" size=\"5\">Hommage \u00e0 Blake Edwards<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\">de Olivier P\u00e8re<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Avec Blake Edwards, mort le 15 d\u00e9cembre \u00e0 l\u2019\u00e2ge de 88 ans, c\u2019est un des derniers ma\u00eetres de la com\u00e9die hollywoodienne qui dispara\u00eet. Edwards, qui d\u00e9buta sa longue carri\u00e8re comme sc\u00e9nariste puis r\u00e9alisateur dans les ann\u00e9es 50, pour conna\u00eetre la gloire dans les trois d\u00e9cennies suivantes, appartient \u00e0 cette g\u00e9n\u00e9ration transitoire du cin\u00e9ma am\u00e9ricain, \u00e9rig\u00e9e sur les ruines du cin\u00e9ma classique et symptomatique d\u2019une forme de modernit\u00e9 cin\u00e9matographique. Contemporain de Jerry Lewis, m\u00eame s\u2019il sera beaucoup plus prolifique que lui, Edwards fut \u00e0 la fois l\u2019h\u00e9ritier le plus direct d\u2019Ernst Lubitsch, Leo McCarey et Billy Wilder, et le p\u00e8re spirituel indiscutable de la nouvelle com\u00e9die am\u00e9ricaine repr\u00e9sent\u00e9e par les fr\u00e8res Farrelly et Judd Apatow. Ses trente-sept long m\u00e9trages dessinent une oeuvre tr\u00e8s coh\u00e9rente (malgr\u00e9 les ratages et les titres mineurs) de laquelle on pourrait d\u00e9gager deux axes, l\u2019art et la vie, le spectacle et l\u2019intime. Blake Edwards, enfant de la balle (son beau-p\u00e8re \u00e9tait metteur en sc\u00e8ne de th\u00e9\u00e2tre) a souvent d\u00e9crit le microcosme social du show-business et d\u2019Hollywood. On ne compte plus les personnages d\u2019artistes, acteurs, \u00e9crivains, cin\u00e9astes (le plus souvent en crise) qui traversent sa filmographie. Cette critique de l\u2019int\u00e9rieur du monde du spectacle californien, v\u00e9ritable mise en abyme o\u00f9 le cin\u00e9aste s\u2019inspire souvent de sa propre exp\u00e9rience, participe \u00e0 la modernit\u00e9 du cin\u00e9ma d\u2019Edwards, et sa f\u00e9rocit\u00e9 croissante, de <i>The Party<\/i> (1968) \u00e0 <i>S.O.B.<\/i> (1981). Mais Edwards, et parfois \u00e0 l\u2019int\u00e9rieur du m\u00eame film, excella aussi dans la radioscopie du couple et des relations complexes entre les hommes et les femmes, r\u00e9servoir infini de situations comiques, cruelles et embarrassantes. La confusion des sexes et des genres, in\u00e9puisable ressort comique, inspirera au cin\u00e9aste un chef-d\u2019oeuvre, <i>Victor Victoria<\/i> (1982), une histoire de travestissement beaucoup plus personnelle, subtile et complexe qu\u2019aura pu laisser supposer son argument. L\u2019humour et le charme du cin\u00e9ma d\u2019Edwards ne doivent pas faire oublier une terrible angoisse qui \u00e9treint souvent ses personnages masculins, marqu\u00e9s par la d\u00e9pression ou la n\u00e9vrose, avec une dimension autobiographique palpable. L\u2019alcoolisme et l\u2019ivresse, th\u00e8mes r\u00e9currents dans la filmographie d\u2019Edwards, seront au coeur d\u2019un film pas dr\u00f4le du tout mais important dans son oeuvre, le m\u00e9lodrame <i>Days of Wine and Roses<\/i> avec Lee Remick et Jack Lemmon en 1962. Le mariage du rire et des larmes, Edwards le r\u00e9ussira \u00e0 la perfection en 1961 avec un de ses plus beaux films, <i>Breakfast at Tiffany\u2019s<\/i> inoubliable gr\u00e2ce \u00e0 la sublime Audrey Hepburn et \u00e0 la musique d\u2019Henry Mancini, qui deviendra le compositeur attitr\u00e9 de Blake Edwards. Prince des sentiments comme du burlesque le plus sophistiqu\u00e9, Edwards r\u00e9gla avec une pr\u00e9cision d\u2019horloger et un sens du rythme exceptionnel une s\u00e9rie de films comiques d\u2019une ind\u00e9niable efficacit\u00e9 visuelle. Les plus c\u00e9l\u00e8bres sont les sept films consacr\u00e9s aux aventures de la \u00ab Panth\u00e8re Rose \u00bb entre 1963 et 1983, o\u00f9 plut\u00f4t de l\u2019inspecteur Clouseau, maladroit policier fran\u00e7ais interpr\u00e9t\u00e9 par le g\u00e9nial com\u00e9dien britannique Peter Sellers. Blake Edwards est \u00e9galement l\u2019auteur d\u2019un vrai film culte, <i>The Party<\/i>, o\u00f9 un figurant indien gaffeur et maladroit est invit\u00e9 par erreur \u00e0 une r\u00e9ception chez le producteur hollywoodien dont il a sabot\u00e9 le dernier tournage. <i>The Party<\/i> est sans doute un des plus beaux films comiques jamais r\u00e9alis\u00e9, qui doit beaucoup \u00e0 la science des gags des ma\u00eetres du burlesque mais aussi \u00e0 Jacques Tati (le rapport au temps et \u00e0 l\u2019espace \u00e9voque <i>Playtime<\/i>), et surtout \u00e0 Peter Sellers, \u00e0 mourir de rire. Mais c\u2019est \u00e9galement une satire intelligente du monde du cin\u00e9ma et l\u2019histoire \u00e9mouvante de la rencontre de deux \u00eatres \u00e9trangers \u00e0 ce monde.<br \/>\nL\u2019autre grand film d\u2019Edwards, dans une veine plus douce-am\u00e8re est <i>10<\/i> (1979), sur les angoisses d\u2019un s\u00e9ducteur vieillissant, avec Dudley Moore et Julie Andrews, son \u00e9pouse et interpr\u00e8te f\u00e9tiche. <br \/>\nEdwards a \u00e9galement sign\u00e9 des films m\u00e9connus ou oubli\u00e9s qui m\u00e9riteraient une nouvelle vision, comme la dispendieuse com\u00e9die musicale \u00e0 costumes <i>Darling Lili<\/i> (1970) ou <i>Wild Rovers<\/i> (1971), incursion sensible dans le western. Si je ne devais garder qu\u2019un seul film de Blake Edwards, \u00e0 mes yeux son meilleur, ce serait d\u2019ailleurs le rarement cit\u00e9 <i>The Tamarind Seed<\/i> (1974), o\u00f9 deux espions en vacances (Julie Andrews et Omar Sharif) tombent amoureux l\u2019un de l\u2019autre sans que l\u2019on connaisse la v\u00e9ritable nature de leurs sentiments. Jeux de faux-semblants, description des r\u00e8gles inhumaines de l\u2019espionnage et de la diplomatie, mise en sc\u00e8ne mani\u00e9riste et ambiance m\u00e9lancolique, ce chef-d\u2019oeuvre secret transcende les r\u00e8gles du genre pour imposer la vision du monde et le style d\u2019un grand cin\u00e9aste. Malgr\u00e9 sa popularit\u00e9 et la c\u00e9l\u00e9brit\u00e9 du cin\u00e9ma de Blake Edwards, on n\u2019a pas fini de visiter sa filmographie qui rec\u00e8le quelques tr\u00e9sors \u00e0 red\u00e9couvrir.<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><i>Olivier P\u00e8re<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><object width=\"618\" height=\"373\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/t_JWywDqgRs?fs=1&amp;hl=it_IT\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><\/object><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stata pubblicata su Rapporto Confidenziale numero30 (dic\/gen 2011), pagg. 6-7 &nbsp; Omaggio a Blake Edwards di Olivier P\u00e8re Con Blake Edwards, morto il 15 dicembre scorso all\u2019et\u00e0 di 88 anni, \u00e8 scomparso uno tra i Maestri della commedia americana. 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