{"id":11627,"date":"2011-01-11T16:59:23","date_gmt":"2011-01-11T15:59:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11627"},"modified":"2011-01-11T18:03:35","modified_gmt":"2011-01-11T17:03:35","slug":"%c2%bfrequiem-for-detroit-julien-temple","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11627","title":{"rendered":"\u00bfRequiem for Detroit? > Julien Temple"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/detroit.jpg\" width=\"620\" height=\"360\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stata pubblicata su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale numero30<\/span><\/font><\/a> (dic\/gen 2011), pagg. 41-42<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" size=\"5\"><b>\u00bfRequiem for Detroit?<\/b><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\">Julien Temple | UK &#8211; 2010 &#8211; HD &#8211; colore &#8211; 78&#8242;<br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><\/p>\n<p><i>Detroit era la quarta citt\u00e0 pi\u00f9 grande d\u2019America. Con il suo innovativo sistema di periferie, autostrade e centri commerciali, \u00e8 stata l\u2019incarnazione del sogno americano. Fondata sull\u2019industria automobilistica, \u00e8 stata anche teatro dello scontro tra il sindacato e le tre pi\u00f9 grandi case automobilistiche: Ford, Chrysler e General Motors. Ora, con case e uffici abbandonati, fabbriche dismesse, strade fantasma, criminalit\u00e0 e atti vandalici, \u00e8 diventata l\u2019emblema di un sistema economico in crisi. Ma esiste ancora una speranza.<\/i><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 8pt\"><i>\u00abDon\u2019t be told what you want \/ Don\u2019t be told what you need.<br \/>\nThere\u2019s no future \/ there\u2019s no future \/ there\u2019s no future for you\u00bb<\/i><br \/>\nSex Pistols, God Save the Queen, 1977<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\nQuella di Detroit \u00e8 una catastrofe al rallentatore, un 11 settembre diffuso nell\u2019arco di almeno quattro decenni (la rivolta del 1967 fu la causa scatenante della fuga dei \u2018bianchi\u2019 nelle new town dell\u2019area suburbana), una guerra senza esplosioni che ha sventrato la citt\u00e0 lasciando rovine ovunque lo sguardo si posi. La macchina da presa vaga per la citt\u00e0, restituisce paesaggi urbani disintegrati, umanit\u00e0 dimenticata da un capitalismo che \u00e8 schiantato sotto il peso di un\u2019illusione impossibile, la crescita infinita della ricchezza, dimostrando che la mano invisibile del capitale \u00e8 a tal punto invisibile da non esistere nemmeno. Detroit sembra una di quelle citt\u00e0 abbandonate viste in molti film catastrofici, \u201cThe Day After Tomorrow\u201d e \u201cL\u2019ultimo uomo della terra\u201d su tutti, piante che crescono spontanee sulle terrazze degli alberghi abbandonati del centro, case in fiamme (secondo i dati dell\u2019FBI nel 2008 si \u00e8 registrata una media di 70 incendi al giorno), complessi industriali in disuso brutalizzati dalla rabbia giovanile.<\/p>\n<p>Le incredibili immagini raccolte da Julien Temple emozionano con ferocia per la loro forza visiva, pare impossibile scoprire una delle pi\u00f9 importanti citt\u00e0 americane \u2013 la citt\u00e0 dell\u2019auto, Motor City \u2013 in una tale condizione di sfacelo. Un degrado ed un abbandono amplificati dalla scelta di raccontare la storia dell\u2019ultimo secolo della citt\u00e0 nata attorno alle fabbriche di Henry Ford, ovvero all\u2019essenza dell\u2019American way of life. Un\u2019ebbrezza collettiva accompagnata dalla musica che ad ogni epoca ha saputo rinnovarsi alla maniera dei modelli delle auto prodotte dalla citt\u00e0 e dai suoi abitanti: il blues dei \u201840, il jazz nei \u201850, l\u2019etichetta Motown nei decenni a venire, e poi il rock, l\u2019hip-hop, la techno. \u201c\u00bfRequiem for Detroit?\u201d alterna una gran mole di \u2018repertorio\u2019 composto da immagini d\u2019epoca di ogni decade senza risparmiare impietosi confronti fra l\u2019epoca aurea della citt\u00e0 e la desolazione dell\u2019oggi. Detroit \u00e8 metafora ed incredibile realt\u00e0, sulle cui rovine Temple proietta immagini della gloria passata. Lo fa letteralmente: con un proiettore irradia le immagini della Motown, del fulgore di una citt\u00e0 che diede il via al \u2018900 con l\u2019invenzione della catena di montaggio e della produzione seriale di massa.<\/p>\n<p>Julien Temple con il suo requiem dedicato alla fu citt\u00e0 dell\u2019automobile ci racconta la sua storia e la sua rovina, ma il punto di domanda del titolo (doppio) alla conclusione del documentario, diviene reale e concreta speranza d\u2019una inversione di tendenza, un punto di sospensione che contiene quel che sar\u00e0 del mondo occidentale post-industriale, post-americano. Nella parte finale del documentario viene dato conto dell\u2019esperienza di alcuni giovani che si sono trasferiti a Detroit, divenuta \u201caccessibile\u201d per il crollo dei valori immobiliare di terreni ed abitazioni, intenzionati a vivere della propria produzione agricola e che in breve tempo si sono integrati con una parte della popolazione cittadina che aveva perso il proprio posto di lavoro nelle grandi industrie automobilistiche cadute in rovina (Ford, GM e Chrysler). \u00abSu molti livelli Detroit sembra essere un disastro insolubile con forti campanelli d\u2019allarme per il resto del mondo industrializzato. Ma abbiamo scoperto un\u2019insopprimibile energia positiva in citt\u00e0. Le persone stanno trasformando i quartieri demoliti in fattorie urbane, dando il via a quello che oggi \u00e8 il movimento in pi\u00f9 rapida ascesa negli Stati Uniti. I giovani di tutto il paese stanno invadendo Detroit \u2013 artisti, musicisti e pionieri sociali \u2013, tutti desiderosi di sfruttare gli spazi urbani abbandonati e di sperimentare nuovi modi di vivere insieme\u00bb. Forse la visione di Temple \u00e8 troppo ottimistica, ma \u00e8 innegabile che a Detroit stia succedendo qualcosa di mai visto prima ed \u00e8 bene ricordarsi che proprio dalle citt\u00e0 costrette a ripensarsi da cima al fondo, penso ad esempio alla Berlino degli anni novanta, sono nate molte delle innovazioni che hanno caratterizzato i decenni successivi.<br \/>\nIl progetto \u201c\u00bfRequiem for Detroit?\u201d nasce come opera d\u2019Autore su commissione, un documentario commissionato dalla BBC e prodotto dalla Films of Record (interessante casa di produzione televisiva britannica fondata nel 1979 da Roger Graef), ed affrontato da Temple con la mente sgombra da preconcetti o idee precostituite sulla citt\u00e0: di Detroit conosceva solo la musica, ignorava il reale stato di crisi della citt\u00e0. L\u2019idea \u00e8 stata quella di raccontare lo sfascio attraverso una serie di guide, non convenzionali, che la citt\u00e0 la vivono e conoscono, attivisti, artisti, semplici cittadini, bianchi e neri, persone che hanno memoria di quel che fu e di quel che \u00e8 oggi Detroit. Fra questi spicca Grace Lee Boggs, attivista per i diritti civili e femminista, che dall\u2019alto della sua lunga esperienza, \u00e8 nata nel 1915, se la ride beata, della stupidit\u00e0 americana nel credere in un sistema basato sulla crescita senza sosta, e dell\u2019imbecillit\u00e0 di edificare una citt\u00e0 attorno all\u2019industria dell\u2019automobile.<\/p>\n<p>In questa visione ottimistica del futuro dentro uno scenario devastato, economicamente e socialmente, si palesa l\u2019anima romanticamente punk di colui che artisticamente nacque con i Sex Pistols. \u201c\u00bfRequiem for Detroit?\u201d sarebbe senz\u2019altro piaciuto a Sid Vicious e Johnny Rotten, perch\u00e9 si muove in quel limbo di storia successivo al No Future degli anni settanta e ottanta, delinea un orizzonte anarchico all\u2019interno di citt\u00e0 e territori in cui il capitale e lo Stato hanno abbandonato la scena, ed entro il quale una nuova umanit\u00e0 pu\u00f2 sperimentare in completa libert\u00e0.<\/p>\n<p>Scoprire la reale condizione della citt\u00e0 dell\u2019auto mette a nudo la propaganda sfacciata portata avanti dalla Fiat nel nostro Paese, una cortina fumogena che ha omesso la reale condizione di quella citt\u00e0 devastata dalla crisi in cui trovare manodopera a basso costo e senza diritti, disposta ad accettare contratti al limite della decenza, \u00e8 tutt\u2019altro che coraggio d\u2019impresa, ma disperato (e disperante) sciacallaggio. Nel biennio 2008-2009 il settore automobilistico, nella sola citt\u00e0 di Detroit, ha lasciato senza lavoro e senza concrete alternative occupazionali oltre 200 mila persone. La fusione Fiat-Chrysler testimonia l\u2019arroganza del capitale, la sua sfacciata ingordigia, l\u2019assenza di morale d\u2019un sistema che a Detroit vive i prodromi della sua capitolazione definitiva.<\/p>\n<p><i>Alessio Galbiati<\/i><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/10554065\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\"><\/iframe><br \/>\n<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><b>\u00bfRequiem for Detroit?<\/b><br \/>\nregia: Julien Temple; montaggio: Caroline Richards; operatore, fotografia: Steve Organ; production manager: Clare Lucas; produttore: George Hencken; produttore esecutivo: Roger Graef; interpreti: Julien Temple (voce narrante), Grace Lee Boggs, Lowell Boilleau, David Gartman, Tyree Guyton, Martha Reeves, John Sinclair, Paul Thal, Logan X; case di produzione: Films of Record; lingua: inglese; paese: UK; anno: 2010; durata: 78\u2019<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><br \/>\n<b>Julien Temple<\/b> (Londra, 1953) si \u00e8 diplomato in regia alla National Film and Television School. Ha esordito con il cortometraggio \u201cSex Pistols Number 1\u201d (1977), al quale \u00e8 seguito il documentario \u201cLa grande truffa del rock\u2019n\u2019roll\u201d (1980), dedicato ancora ai Sex Pistols. Dopo essersi cimentato nella regia di videoclip, ha diretto alcuni lungometraggi, come \u201cLe ragazze della terra sono facili\u201d (1988) e \u201cVigo, passione per la vita\u201d (1998), continuando a realizzare documentari musicali, tra cui \u201cSex Pistols &#8211; Oscenit\u00e0 e furore\u201d, \u201cGlastonbury\u201d e \u201cIl futuro non \u00e8 scritto &#8211; Joe Strummer\u201d. Nel 2009 ha diretto \u201cOil City Confidential\u201d, storia del precursore del punk, il dottor Feelgood.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"127\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/tff28-locandina.jpg\" width=\"100\" height=\"143\"><\/font><\/td>\n<td>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\">Visto a <b>28 Torino Film Festival <\/b>(26 novembre \u2013 4 dicembre 2010)<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt; font-style: italic\">Festa mobile &#8211; Paesaggio con figure<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.torinofilmfest.org\"><font color=\"#3399FF\" face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\"><span style=\"text-decoration: none\">www.torinofilmfest.org<\/span><\/font><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stata pubblicata su Rapporto Confidenziale numero30 (dic\/gen 2011), pagg. 41-42 &nbsp; \u00bfRequiem for Detroit? 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