{"id":11667,"date":"2011-01-13T23:10:17","date_gmt":"2011-01-13T22:10:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11667"},"modified":"2018-07-04T14:55:56","modified_gmt":"2018-07-04T12:55:56","slug":"der-sieg-des-glaubens-leni-riefenstahl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11667","title":{"rendered":"Der Sieg des Glaubens. Il documentario maledetto di Leni Riefenstahl"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41310\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Hitler-Leni-Riefenstahl-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confidenziale numero30 (dic\/gen 2011)<\/a><\/p>\n<p>Se in questa sede parliamo di Helene Bertha Amalie Riefenstahl (1902-2003) non lo facciamo certo a scopi \u2013 pi\u00f9 o meno nascostamente \u2013 \u201cestetici\u201d o apologetici, bens\u00ec per puntare il dito verso due produzioni minori che le storie del cinema tendono a dimenticare. Due produzioni importanti che costituiscono il prodromo e il completamento del suo documentario pi\u00f9 famoso, &#8220;Triumph des Willens&#8221; (&#8220;Il trionfo della volont\u00e0&#8221;, 1935), il primo film di propaganda a raggiungere vette di efficacia tali da diventare un\u2019\u201carma di convinzione di massa\u201d in cui s\u2019imbatt\u00e9 pure Luis Bu\u00f1uel durante i suoi anni americani, nel 1941, quando ebbe modo di smontarlo e rimontarlo come un giocattolo alla nitroglicerina.<br \/>\n\u00c8 quindi con animo \u201cnocturno\u201d che spolveriamo la pizza di &#8220;Der Sieg des Glaubens&#8221; (&#8220;La vittoria della fede&#8221;, 1933), primo film su commissione targato Riefenstahl, che documenta il quinto Reichsparteitag (l\u2019adunata annuale della NSDAP). Un Reichsparteitag diverso dal solito, visto che pochi mesi prima Adolf Hitler era diventato cancelliere del Reich. La macchina goebbelsiana della propaganda non era ancora a regime quando una donna trentenne, ex ballerina, attrice di successo e regista in erba si fiond\u00f2 a Norimberga per filmare decine \u2013 forse centinaia \u2013 di migliaia di volti e uscirsene con un biglietto da visita di celluloide del \u201cgoverno Hitler\u201d. Non era a regime ma sapeva imparare dai propri errori. Un esempio per tutti. La sera del 30 gennaio, giorno in cui von Hindenburg nomin\u00f2 Hitler cancelliere, la fiaccolata delle SA per le vie del centro di Berlino fall\u00ec a causa della disorganizzazione della camicie brune e del caos imperante. Lo testimoniano alcune foto conservate al Deutsches Historisches Museum di Berlino. Quando Goebbels diede ordine di girare il primo film celebrativo del nazionalsocialismo, Hans Westmar (ispirato al \u201cmartirio\u201d di Horst Wesse, eroe-simbolo della NSDAP), fece mettere in scena una spettacolare fiaccolata alla Porta di Brandeburgo, con tanto di schiere umane ordinate secondo i dettami geometrici di Albert Speer. Nel corso del tempo, grazie al potere sciamanico e truffaldino del ministero del Dr. Goebbels, la teatralizzazione dell\u2019evento ha sostituito la realt\u00e0 e ancora oggi, sui siti governativi tedeschi, si ricorda il primo giorno dell\u2019era Hitler con un\u2019immagine falsa.<br \/>\nJoseph Goebbels amava Leni Riefenstahl, che a sua volta amava Adolf Hitler, il quale apprezzava il talento visivo di Leni Riefenstahl ben sponsorizzato dalla cartolinesca favola montana Das blaue Licht (La bella maledetta, 1932). Una triangolazione quasi perfetta, poich\u00e9 come sottolinea la stessa Riefenstahl nelle sue colossali Memorie (2), lo zoppo malefico prov\u00f2 a fare di lei una delle sue amanti, ottenendo picche. Una reazione, la sua, che infici\u00f2 la buona riuscita del suo progetto successivo. Il F\u00fchrer, sedotto dalla perizia registica e dall\u2019idea di bellezza arcana e laica che trasudano dalla \u201cLuce azzurra\u201d, non esit\u00f2 ad affidare a Leni il compitino non da poco di fotografare il trionfo unitario di Partito, Popolo e Capo in quel di Norimberga. La regista obbed\u00ec e si scaravent\u00f2 in bassa Baviera tra il 30 agosto e il 3 settembre, in compagnia di una troupe formata da quattro cameraman: Sepp Allgeier, Franz Weihmayr, Walter Frentz e Paul Tesch. L\u2019antipatia che Goebbels nutriva nei suoi confronti fece s\u00ec che la Riefenstahl, star del grande schermo ma \u201cparvenue\u201d nei panni di regista documentaria, non avesse la libert\u00e0 di azione di cui necessitava per fare un buon lavoro. Il risultato, sconvolgente in confronto alla solidit\u00e0 granitica del Trionfo della volont\u00e0, \u00e8 un film che eccede in immagini rubacchiate e riprese sfocate, eppur\u2026 si muove. A suo modo, Der Sieg compie un piccolo miracolo cinematografico.<br \/>\nDer Sieg des Glaubens ha una durata di 61 minuti, suddivisibili in dieci sequenze ben definite che fungeranno da falsariga per il successivo Triumph des Willens. In estrema sintesi si assiste al risveglio della citt\u00e0 di Norimberga, all\u2019arrivo dei partecipanti all\u2019adunata, ai discorsi ufficiali (solo i quattro di Hitler vengono presentati nella loro interezza), alle varie parate e all\u2019omaggio ai caduti della Prima guerra mondiale. Il tutto infarcito di canzoni e col motto del Reichsparteitag che emerge in tutta la sua univoca chiarezza: f\u00fcr die Einigkeit des Volkes, f\u00fcr die St\u00e4rke des Reiches \u2013 per l\u2019unit\u00e0 del popolo e per la forza del Reich. La regia si sofferma spesso e volentieri sui volti popolari, soprattutto i giovani e i bambini, mentre \u00e8 costretta a \u201crincorrere\u201d i pezzi grossi, di fatto poco consci delle riprese a parte un Goebbels sempre sorridente. Sono due le sequenze pi\u00f9 riuscite: la seconda e la penultima. A inizio film vediamo arrivare a Norimberga prima le SA di R\u00f6hm, a piedi, poi la cr\u00e8me del Reich \u2013 in auto o in treno \u2013 e infine Hitler, che come nel Trionfo della volont\u00e0 atterra in aereo (e la prima immagine che ce lo restituisce \u00e8 mossa e fuori fuoco peggio d\u2019una candid camera). L\u2019\u201cHitler volante\u201d non \u00e8 un\u2019immagine casuale, al contrario: \u00e8 un segnale di continuit\u00e0 rispetto al breve documentario muto Hitler \u00fcber Deutschland (1932), a uso e consumo degli iscritti al partito, che testimonia la campagna elettorale del F\u00fchrer per le elezioni del luglio e del novembre 1932. La nona sequenza, che riassume la lunga parata sul Marktplatz, spicca invece per l\u2019idea di cominciare e finire con una dissolvenza al nero sul braccio teso di Hitler, quasi avesse vita propria. Una zampata leonina visuale che resta impressa nello spettatore.<br \/>\nNel complesso, Der Sieg des Glaubens \u00e8 un film che anela all\u2019armonia e alla fluidit\u00e0 ma finisce per emanare il fascino \u201cstoosh\u201d dell\u2019opera riuscita alla meno peggio, per mancanza di mezzi e mancanza di tempo in cabina di montaggio. Riefenstahl dovette montare il film in fretta e furia, ma riusc\u00ec tuttavia a soddisfare il committente. Forse col pensiero a &#8220;Berlin \u2013 die Sinfonie der Gro\u00dfstadt&#8221; (1927) di Walter Ruttman, &#8220;Der Film vom Reichsparteitag&#8221; 1933 riesce a far percepire il clima di Norimberga anche a chi non c\u2019\u00e8 stato, senza ricorrere a didascalie, cartelli o \u201caiutini\u201d di sorta. Le immagini parlano da sole. \u00c8 un Filmerlebnis, un\u2019esperienza visiva che immerge lo spettatore in un evento di grandiose proporzioni e gli sciroppa una dopo l\u2019altra le parole che il Partito vuole inculcargli. In questo senso, Der Sieg des Glaubens batte Triumph des Willens su almeno tre fronti: la durata (i 100 minuti del Trionfo ammazzerebbero un ippopotamo), il linguaggio puramente audiovisivo (nel Trionfo si fa uso di qualche didascalia) e l\u2019aspetto pi\u00f9 morbido, umano, a fronte della perfezione monumentale del documentario girato nel 1934 e distribuito nel 1935.<br \/>\nCome abbiamo detto, Hitler era contento di Der Sieg des Glaubens. Il film venne stampato in 79 copie e si calcola che l\u2019abbiano visto 20 milioni di spettatori paganti, compresi i bambini delle scuole \u2013 obbligati a vederlo previa colletta. E allora perch\u00e9 esiste Il trionfo della volont\u00e0? Perch\u00e9 Leni Riefenstahl \u00e8 tornata all\u2019opera solo pochi mesi pi\u00f9 tardi per realizzare un \u201cremake hollywoodiano\u201d della sua prima marchetta? Il motivo si chiama Ernst R\u00f6hm, capo delle SA e fino al 1933 braccio destro di Hitler, tant\u2019\u00e8 che sui biglietti promozionali di &#8220;Der Sieg des Glaubens&#8221; il suo profilo campeggia appena dietro quello del F\u00fchrer. Nel 1934 le tensioni tra Hitler e R\u00f6hm sfociarono in una sanguinosa resa dei conti dalla quale il capo delle SA non usc\u00ec vivo. E nonostante R\u00f6hm, in tutto il film, pronunci una sola frase, all\u2019indomani della Notte dei lunghi coltelli (30 giugno) &#8220;Der Sieg des Glaubens&#8221; venne ritirato dalla circolazione e condannato alla damnatio memoriae.<br \/>\nMotivo per cui, tra il 5 e il 10 settembre 1934, Leni Riefenstahl si ritrov\u00f2 a Norimberga, stavolta con una troupe invidiabile, fior di macchine da presa e binari da traveling pari a tappeti rossi. Il resto \u00e8 storia. O quasi, visto che il meccanismo perfettamente oliato e pompato del Trionfo della volont\u00e0 non pone l\u2019accento su uno dei gangli decisivi del potere nazista, la Wehrmacht \u2013 allora in piena ricostruzione. Nel montato originale del film l\u2019esercito ufficiale appare per due striminziti minuti che Goebbels decise di espungere salvo poi richiamare la Riefenstahl nel 1935 affinch\u00e9 girasse Tag der Freiheit \u2013 Unsere Wehrmacht, 27 minuti (non pi\u00f9 striminziti: insostenibili) volti a celebrare il \u201cgiorno della libert\u00e0\u201d in cui il Terzo Reich si scrolla di dosso gli ultimi dettami di Versailles e si arma fino ai denti, in un tripudio di carri armati e proiettili sparati a vanvera. Fu anche l\u2019ultima volta che la parola \u201clibert\u00e0\u201d comparve nel titolo di un film voluto dal Dr. Goebbels.<br \/>\nDer Sieg des Glaubens \u00e8 un film liminale, poich\u00e9 incarna il passaggio del Rubicone dalla stanca propaganda cinegiornalistica al culto del Capo \u201cvisto da vicino\u201d. La cancellazione della distanza tra il leader carismatico e il proprio popolo. Il film non \u00e8 mai stato editato in home video, ma se digitate \u201cneuschwabenland\u201d insieme al titolo avrete modo di vederlo nel contesto di un sito messo in piedi a scopi di studio. O cos\u00ec dicono.<\/p>\n<p><em>Simone Buttazzi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41309\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Leni-Riefenstahl-01.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Leni-Riefenstahl-01.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Leni-Riefenstahl-01-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Leni-Riefenstahl-01-768x545.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Leni-Riefenstahl-01-436x309.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n(1) Nel 2011 pubblicher\u00e0 una Storia completa del cinema tedesco con Area51 Publishing.<br \/>\n(2) Leni Riefenstahl, <em>Memoiren<\/em>, M\u00fcnchen-Hamburg, Albert Knaus Verlag, 1987.\u00a0Edizone italiana: <em>Stretta nel tempo<\/em>, Milano, Bompiani, 2000.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Der Sieg des Glaubens. Der Film vom Reichsparteitag.\u00a0Ein historisches Dokument (Victory of Faith)<\/strong><br \/>\nregia, sceneggiatura, produzione: Leni Riefenstahl; montaggio: Leni Riefenstahl, Waldemar Gaede; operatori, fotografia: Sepp Allgeier, Walter Frentz, Robert Quaas, Paul Tesch, Franz Weihmayr; musiche: Herbert Windt; suono: Siegfried Schulz; montaggio del suono: Walter Gaede; direttore di produzione: Arnold Raether; con: Josef Goebbels, Hermann G\u00f6ring, Rudolf Hess, Heinrich Himmler, Adolf Hitler, Robert Ley, Willy Liebel, Prince August Wilhelm, Ernst R\u00f6hm, Albert Speer, Margarete Speer, Julius Streicher, Franz von Epp, Franz von Papen, Baldur von Schirach; casa di produzione: Reichspropagandaleitung der NSDAP; data di uscita: 1 dicembre 1933; paese: Germania; anno: 1933; durata: 64&#8242;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Leni Riefenstahl<\/strong><br \/>\nBerlino, 22 agosto 1902 \u2013 P\u00f6cking, 8 settembre 2003<\/p>\n<p><strong>Filmografia come regista<\/strong><br \/>\n\u2022 <strong>Das blaue Licht<\/strong> (1932) <em>film narrativo<\/em><br \/>\n\u2022 <strong>Der Sieg des Glaubens. Der Film vom Reichsparteitag 1933. Ein historisches Dokument<\/strong> (1933)<br \/>\n\u2022 <strong>Tag der Freiheit \u2013 Unsere Wehrmacht<\/strong> (1935)<br \/>\n\u2022 <strong>Triumph des Willens<\/strong> (1935)<br \/>\n\u2022 <strong>Olympia \u2013 Fest der V\u00f6lker \/ Fest der Sch\u00f6nheit<\/strong> (1938)<br \/>\n\u2022 <strong>Tiefland<\/strong> (1940) <em>film narrativo<\/em><br \/>\n\u2022 <strong>Impressionen unter Wasser<\/strong> (2002)<\/p>\n<p>Progetti mai realizzati nel dopoguerra (tutti narrativi): <em>Van Gogh<\/em>, <em>Der T\u00e4nzer von Florenz<\/em>, <em>Sol y sombra<\/em>, <em>Drei Sterne am Mantel der Madonna <\/em>(con Anna Magnani), <em>Die roten Teufel<\/em>, <em>Die schwarze Fracht<\/em>.<\/p>\n<p>Per chi volesse approfondire, consigliamo il saggio di Leonardo Quaresima <em>\u00abBelichtetes Material\u00bb<\/em> in <em>Da Caligari a Good Bye, Lenin! <\/em>(2004), a cura di Matteo Galli, Le Lettere, Firenze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da\u00a0Rapporto Confidenziale numero30 (dic\/gen 2011) Se in questa sede parliamo di Helene Bertha Amalie Riefenstahl (1902-2003) non lo facciamo certo a scopi \u2013 pi\u00f9 o meno nascostamente \u2013 \u201cestetici\u201d o apologetici, bens\u00ec per puntare il dito verso due produzioni minori che le storie del cinema tendono a dimenticare. 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