{"id":11878,"date":"2011-01-24T10:22:30","date_gmt":"2011-01-24T09:22:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11878"},"modified":"2011-02-07T22:14:48","modified_gmt":"2011-02-07T21:14:48","slug":"%e2%80%9cla-visione-negata-il-cinema-di-michael-haneke%e2%80%9d-intervista-a-fabrizio-fogliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11878","title":{"rendered":"\u201cLa visione negata. Il cinema di Michael Haneke\u201d. Intervista a Fabrizio Fogliato"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Michael_Haneke-011.jpg\" alt=\"\" title=\"Michael_Haneke-01\" width=\"620\" height=\"415\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12021\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Michael_Haneke-011.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Michael_Haneke-011-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">La presente intervista \u00e8 stata pubblicata su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale, numero30<\/span><\/font><\/a> (dic\/gen 2011), pagg. 50-52<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><font size=\"5\" face=\"Georgia\"><b>\u201cLa visione negata. Il cinema di Michael Haneke\u201d.<br \/>\nIntervista a Fabrizio Fogliato<\/b><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\">a cura di Alessio Galbiati<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Scrivere recensioni \u00e8 un qualcosa che non mi \u00e8 mai piaciuto fare; dunque \u00e8 bizzarro ritrovarsi ogni mese a \u201cdire\u201d qualcosa su di un film. Penso che recensire non debba necessariamente aver come fine la necessit\u00e0 di esprimere dei giudizi, personalmente provo piacere nell\u2019indicare ai fantasmatici lettori un qualcosa che ha attirato la mia attenzione: mettere in luce, segnalare. Tutti verbi che hanno a che fare con la luce, la luminosit\u00e0, con la porzione di luce con la quale un \u201cqualcosa\u201d viene o non viene illuminato.<br \/>\nRecensire un libro, poi, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 nella quale solo raramente mi sono imbattuto ed ogni volta, invariabilmente, ho sudato le proverbiali sette camice (espressione che non capir\u00f2 mai!). La cosa pi\u00f9 complicata \u00e8 quella di utilizzare parole per descrivere un prodotto culturale composto da parole, formato da parole, basato sulle parole.<\/p>\n<p>\u00abI miei film sono una sorta di consapevole omissione del lato bello della vita\u00bb, cos\u00ec Haneke sintetizza in una battuta il cuore del proprio cinema, la propria cifra stilistica. Ogni sua pellicola \u00e8 disarmante ed agghiacciante, muoversi al loro interno \u00e8 fra le esperienze cinematografiche pi\u00f9 perturbanti del nostro tempo. Basterebbe questa constatazione per farci provare un\u2019incondizionata stima per l\u2019autore di \u201cLa visione negata\u201d.<\/p>\n<p>Dopo aver letto la monografia di Fabrizio Fogliato \u201cLa visione negata. Il cinema di Michael Haneke\u201d sono andato a sbattere con il muro della suddetta incapacit\u00e0 di descrivere con parole delle parole, per questo ho pensato fosse il caso di provare ad aggirare l\u2019ostacolo, o magari infrangerlo, ponendo all\u2019autore una serie di domande che provassero ad indagare, non unicamente lo \u201cspecifico\u201d di questa sua puntuale e suggestiva monografia, ma pure lo specifico della critica cinematografica: le sue modalit\u00e0, il suo fine. La scrittura per il cinema \u00e8 divenuta nel corso dell\u2019ultimo decennio un campo di battaglia in cui ad affrontarsi si trovano fazioni contrapposte (i critici \u201cclassici\u201d, i cine-blogger, quelli amatoriali, gli accademici, i fanzinari, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta) intente soprattutto a screditare i propri avversari per la conquista di una chimerica (dunque supposta \u2013 il gioco di parole lo lascio al lettore) autorevolezza; questo inutile gioco perverso pone fuori campo quel che ritengo essere il vero fuoco: cos\u2019\u00e8 la critica? come si fa a \u201cfare\u201d una buona critica?<\/p>\n<p>\n<b>Alessio Galbiati: \u201cLa visione negata\u201d \u00e8 un bellissimo titolo per un saggio monografico dedicato ad Michael Haneke ed al suo cinema. Un titolo ad effetto che sottende una visione (appunto) ben chiara sull\u2019Autore austriaco. Nel primo capitolo del libro (online \u00e8 possibile leggere l\u2019introduzione ed i primi due capitoli. <font color=\"#3399FF\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.issuu.com\/falsopiano\/docs\/haneke\"><span style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">www.issuu.com\/falsopiano\/docs\/haneke<\/font><\/span><\/a><\/font>) costruisci in poche battute una interessante genealogia dello sguardo hanekeiano che passa dal teatro della crudelt\u00e0 di Artaud, al post-umano di Bacon, fino al principio della visione di Huxley. Tre citazioni non strumentali che mi sento di condividere appieno\u2026 Puoi raccontare ai nostri lettori come hai strutturato ed articolato questa traiettoria entro la quale si inscrive la tua opera?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Il cinema di Michael Haneke \u00e8 sicuramente un cinema difficile, intelligente e colto. La sua attenzione teorica alla messa in scena della violenza e alle reazioni che la visione di essa induce nello spettatore, \u00e8 trasversale ed \u00e8 imperniata sul concetto di \u201csguardo\u201d. Elemento centrale nel cinema in genere, in Haneke, assume le caratteristiche di una visione policentrica, in cui sia gli studi sulla percezione di Aldous Huxley, sia gli \u201costacoli\u201d del teatro di Antonin Artaud, che le \u201cgabbie\u201d della pittura di Francis Bacon, si fondono per tratteggiare i contorni di un occhio che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di osservare (con la mente), ma solo di vedere (con gli occhi). C\u2019\u00e8 un elemento che congiunge questi tre vertici di un ipotetico triangolo, ed \u00e8 l\u2019azione degli artisti estremi della Vienna Direct Art (Otto Muhel, Hermann Nitsch&#8230;), i quali, attraverso performance \u201cpornografiche\u201d negli anni \u201860 e \u201870, hanno denunciato in maniera grottesca e violenta l\u2019assurdit\u00e0 del potere e la valenza liberatoria degli istinti primari. Proprio in questo ambito, cos\u00ec estremo e destabilizzante, affonda le radice \u201cpolitiche\u201d il cinema di Michael Haneke. Non a caso, il titolo del libro fa riferimento anche e soprattutto alla figura cinematografica del \u201cfuori campo\u201d, utilizzata costantemente in senso \u201cpolitico\u201d sul tema della violenza, dall\u2019autore austriaco per impedirne la visione allo spettatore e, paradossalmente, per amplificarne la portata perturbante (obbligandolo ad immaginare). Il cinema di Haneke, infatti, si pone come \u201costacolo\u201d di fronte allo spettatore: non \u00e8 mai conciliante, sempre provocatorio, talvolta irritante, perch\u00e9 non vuole dare risposte ma solo porre domande.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del volume? E come lo hai realizzato, ovvero da cosa sei partito e come hai strutturato il lavoro?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Una monografia come questa richiede prima un lungo periodo di ricerca, poi una fase di studio e approfondimento (legata anche a materie diverse dal cinema, quali l\u2019antropologia, la sociologia, la psicanalisi, la musicologia&#8230;), per selezionare i materiali e compiere opera di sintesi. L\u2019idea di partenza \u00e8 stata una frase pronunciata da Michael Haneke e citata nel libro: \u00abI miei film sono una forma di consapevole omissione del lato bello della vita\u00bb, da qui ho cominciato a pensare sul perch\u00e9 un cineasta dovesse scientemente omettere la felicit\u00e0 dal suo cinema. Poco per volta ho trovato la risposta (che non riveler\u00f2 perch\u00e9 \u00e8 contenuta nel libro), e lungo i 18 mesi di gestazione del volume, ho cercato di trovare strade non allineate al pensiero comune su di lui, talvolta azzardate e talvolta anche provocatorie, per realizzare un libro che non fosse una semplice monografia ma anche e soprattutto, un viaggio dentro la mente dell\u2019autore austriaco. Grazie alla sapiente guida del mio curatore Fabio Francione, devo dire, che l\u2019obiettivo (ambizioso) \u00e8 stato raggiunto, come dimostrano le svariate critiche favorevoli che il libro ha ricevuto.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Ho trovato geniale ed illuminante il parallelismo (meglio iperbole?) che proponi fra l\u2019Europa rappresentata da Haneke nel suo cinema e quella di Eli Roth in \u201cHostel\u201d: un continente attraversato ed abitato da istinti sanguinari ed irrazionali. Che Europa \u00e8 quella messa in scena nei film del regista austriaco nato nel 1942 a Monaco di Baviera?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Ecco, quello con Eli Roth, \u00e8 uno dei parallelismi che ha fatto storcere il naso ad alcuni critici: sono contento che tu l\u2019abbia tratteggiato invece come iperbole, perch\u00e9 proprio di questo si tratta. \u00c8 irriverente mettere sullo stesso piano Roth e Haneke, ma non \u00e8 irriverente cogliere come entrambi abbiano scattato una fotografia puntuale e precisa dell\u2019Europa contemporanea. Un continente privo di identit\u00e0, una \u201cpoltiglia\u201d di etnie n\u00e9 amalgamate, n\u00e9 integrate; uno spazio asettico e privo di fattori di riconoscimento in cui il vecchio si mescola con il nuovo (in ogni ambito, culturale, linguistico, architettonico, artistico&#8230;) e produce \u201cdeformit\u00e0\u201d. Sia in Haneke che in Roth, L\u2019Europa \u00e8 un non-luogo in cui il Male viaggia sotto traccia, mai esplicito, nascosto dietro il sesso o dentro la famiglia, negli appartamenti borghesi o nelle fabbriche abbandonate, ma la sua persistenza \u00e8 percorsa da una costante: i vecchi manipolano, violentano, uccidono i giovani, come se l\u2019ancien regime volesse imporre un ultimo disperato colpo di coda prima di abdicare definitivamente.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quali sono i testi di riferimento che con maggior frequenza hai utilizzato nello scrivere? O, in altri termini, quali i testi pi\u00f9 interessanti dedicati al regista austriaco nei quali ti sei imbattuto?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Al momento dell\u2019uscita della mia biografia su Haneke esisteva un solo testo italiano: un volume editato nel 1998 dal Torino Film Festival per celebrare la retrospettiva dedicata all\u2019autore austriaco e curato da Alexander Horwath e Giovanni Spagnoletti. Altri testi stranieri sono usciti o contemporaneamente a \u201cLa Visione Negata\u201d, o subito dopo. Il materiale monografico a disposizione non era dunque molto, per cui sono ricorso a testi in tedesco (alcuni dello stesso Haneke, altri di Alexander Horwath). Stessa cosa per i film: quelli della \u201ctrilogia glaciale\u201d sono tutt\u2019oggi inediti in Italia, per cui bisogna ricorrere o alla Wega Film di Vienna o alla Kino Video americana. Inoltre sono stati di grande aiuto gli extra dei vari dvd esteri attraverso cui \u00e8 stato possibile ricostruire, filologicamente, il pensiero hanekeiano in merito alla sua opera, oltre che rintracciare curiosit\u00e0, problemi, e scelte relativi alla fase realizzativa di ogni film. Poi, come detto in precedenza, e come testimonia la bibliografia del libro, ho usato testi di altre scienze e arti, cercando di veicolarne i contenuti all\u2019interno della struttura filmica di ogni pellicola e dividendo l\u2019ambito cinematografico da quello teorico-filosofico, attraverso la struttura frammentaria dei vari capitoli.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Falsopiano ha pubblicato il tuo libro dedicato ad Haneke nel dicembre 2008, prima dell\u2019uscita di \u201cDas Wei\u00dfe Band \/ Il nastro bianco\u201d, che fu presentato a Cannes nel maggio 2009 ed uscito nelle sale italiane alla fine di ottobre dello stesso anno. Poco dopo l\u2019uscita del film, alla fine di dicembre 2009, l\u2019editore ha reso disponibile un aggiornamento sotto forma di ebook gratuito sempre da te curato, con contributi di Fabien Mercier e Fr\u00e9d\u00e9ric Theobald (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.falsopiano.com\/hanekeprima.htm\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">www.falsopiano.com\/hanekeprima.htm<\/span><\/font><\/a>). Ci racconti la storia di questo aggiornamento? Come nasce, a quale esigenza risponde \u2013 solo una sutura rispetto alla filmografia, oppure c\u2019era qualcosa che mancava nell\u2019edizione precedente?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Innanzitutto si \u00e8 trattato di un doveroso omaggio al regista vincitore della Palma d\u2019Oro a Cannes, venuto a seguito della retrospettiva integrale su Michael Haneke, che ho co-curato con Fabio Francione (con il contributo del Ministero degli Esteri di Vienna tramite il Forum Austrico di Cultura), tenutasi a Milano e Lodi dal 6 al 12 Ottobre 2009. In secondo luogo, si \u00e8 trattato di un vero e proprio esperimento in linea con il mio concetto di \u201ccultura\u201d: rendere accessibile a tutti e gratuitamente un fascicolo di sessanta pagine, all\u2019interno del quale poter trovare un ideale proseguimento de \u201cLa Visione Negata\u201d e al contempo un volume esaustivo e contemporaneo all\u2019uscita del film nelle sale italiane. Altra scommessa vinta, visto che ci risulta che in molti, dopo aver visto il film hanno pensato di scaricare l\u2019e-book e di cercare risposte a domande irrisolte poste dal film. Ovviamente, non \u00e8 escluso che ad un\u2019eventuale seconda edizione del libro si possa annettere il succitato fascicolo, per una versione completa e aggiornata.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: \u201cLa visione negata. Il cinema di Michael Haneke\u201d \u00e8 la tua terza pubblicazione, preceduta da \u201cFlesh and Redemption: il cinema di Abel Ferrara\u201d, edita da Falsopiano, e \u201cSaw &#8211; Analisi di un successo annunciato\u201d per Morpheo Edizioni. Oltre a domandarti se stai lavorando alla quarta, vorrei pure chiederti come, e attraverso quali modelli di riferimento, hai formato il tuo stile di scrittura?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Quello su Ferrara e quello su Haneke, sono due volumi dedicati agli autori pi\u00f9 \u201camati\u201d, mentre quello su \u201cSaw\u201d \u00e8 stato un tentativo (che sta dando i migliori risultati sulla distanza) di sviscerare \u201cseriamente e criticamente\u201d i motivi di un successo cos\u00ec clamoroso per un film che, solo dieci anni fa, avrebbe avuto esclusivamente un suo pubblico di nicchia. Attualmente ho terminato da poco un progetto relativo ad un testo integrato tra cinema e storia (mia seconda passione), che \u00e8 ancora in fase di rettifica e controllo, per cui non \u00e8 di imminente pubblicazione. I progetti a cui tengo particolarmente e che sto conducendo in parallelo sono tre: la retrospettiva saggistica integrale su un\u2019 autore impari (secondo la puntuale definizione di Alberto Pezzotta) come Brunello Rondi (gi\u00e0 terminata e presente in Focus-On), e la sezione \u201cControcampo\u201d (di prossima apertura) che vuole \u201cdare voce e dignit\u00e0\u201d al cinema Hard d\u2019autore degli anni\u201970, entrambe per il network on-line Zabriskiepoint.net; poi sto cominciando a ricercare e studiare nuovi, sconosciuti, e inediti materiali per una rivisitazione del mio volume su Abel Ferrara. La scrittura cerco ogni volta di adattarla al contesto in cui scrivo (quella del libro su Ferrara \u00e8 pi\u00f9 barocca, quella de \u201cLa visione Negata\u201d \u00e8 pi\u00f9 asciutta e matematica), anche perch\u00e9 \u00e8 qualcosa che \u00e8 connaturato alla crescita e alla maturit\u00e0 dell\u2019autore, pertanto vive e si evolve attraverso una formazione permanente fatta di studi e ricerche, passioni ed emozioni.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Tu sei un critico cinematografico, specializzazione misteriosa che vorrei chiarire ai nostri lettori insieme a te con una serie di domande attorno allo specifico di questa (bizzarra) professione. Quali sono i criteri attraverso i quali giudichi un film?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Il ruolo di critico, secondo definizione, dovrebbe essere quello di esprimere con competenza e obiettivit\u00e0 giudizi in merito ad un film, libro, quadro&#8230; Personalmente, ritengo questa strada abbastanza inutile e pretestuosa in merito al cinema: il film \u00e8 un lavoro collettivo e talvolta la sua riuscita o meno, non dipende da un solo fattore ma da molteplici; inoltre la soggettivit\u00e0 \u201contologica\u201d del critico impedisce aprioristicamente la sua obiettivit\u00e0. Per questo, quando me lo richiedono faccio il critico in maniera tradizionale, ma se riesco (e fortunatamente \u00e8 cos\u00ec il pi\u00f9 delle volte) cerco di non esprimere giudizi qualitativi ma di argomentare e spiegare. Cos\u00ec come si evince dai mie testi, ritengo il film una struttura complessa e stratificata in cui si compenetrano vari strati narrativo-culturali e in cui interagiscono altre arti e altre scienze (psicologia e psicanalisi su tutte). Inoltre, spesso, il critico \u00e8 autoreferenziale, pi\u00f9 interessato a fare bella figura lui che a parlare compiutamente del film, mentre ritengo che il suo ruolo dovrebbe essere, attraverso le sue conoscenze e le sue competenze, quello di \u201cguida\u201d allo spettatore, in modo che sia quest\u2019ultimo a farsi la sua idea e ad esprimere un giudizio sul film.<\/p>\n<p><b>Alessio Galbiati: Qual \u00e8, a tuo avviso, il ruolo della critica cinematografica nella societ\u00e0 contemporanea? Quale dovrebbe o potrebbe essere?<\/b><\/p>\n<p>Fabrizio Fogliato: Internet, da un lato ha spazzato via molte ambiguit\u00e0 e molti fraintendimenti, ma dall\u2019altro ha notevolmente abbassato il tasso qualitativo della critica cinematografica: oggi chiunque pu\u00f2 aprire un proprio blog ed esprimere giudizi su un film, anche senza competenze o studi di settore. Questo fatto, unito alla modalit\u00e0 \u201cmordi e fuggi\u201d di consumare i contenuti web, costringe l\u2019\u201dautore\u201d a concentrare in poche righe, spesso banali e semplicistiche, contenuti assai pi\u00f9 complessi. Questo aspetto, per\u00f2, alla lunga ha dato un esito positivo, perch\u00e9 oggi (pi\u00f9 che in passato), anche sulla rete si possono offrire prodotti e testi di qualit\u00e0 (voi ne siete una chiara testimonianza), in cui non \u00e8 necessario concentrare la scrittura ma si pu\u00f2 anche pubblicare veri e propri mini-saggi di due\/tre cartelle (cos\u00ec \u00e8 nata la mia collaborazione con Zabriskiepoint.net in sinergia con il suo direttore Mauro Conciatori) e trovare un pubblico crescente di lettori competenti e sinceramente appassionati.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>\n<b>Fabrizio Fogliato<\/b> (Torino, 1974) \u00e8 un critico cinematografico, per Nocturno e Voceditalia.it (e dal numero30 pure di RC), autore \u2013 oltre alla monografia dedicata a Michael Haneke \u2013 di \u201cFlesh and Redemption: il cinema di Abel Ferrara\u201d (Falsopiano Editore, 2006) e \u201cSaw &#8211; Analisi di un successo annunciato\u201d (Morpheo Edizioni, 2008).<\/font><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11879\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/haneke_book.jpg\" width=\"620\" height=\"192\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Michael_Haneke-02.jpg\" width=\"620\" height=\"415\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presente intervista \u00e8 stata pubblicata su Rapporto Confidenziale, numero30 (dic\/gen 2011), pagg. 50-52 \u201cLa visione negata. 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