{"id":11901,"date":"2011-01-26T14:24:16","date_gmt":"2011-01-26T13:24:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11901"},"modified":"2011-01-26T16:50:48","modified_gmt":"2011-01-26T15:50:48","slug":"colmare-il-vuoto-pratiche-di-politica-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11901","title":{"rendered":"Colmare il vuoto. Pratiche di politica culturale"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/nomadica_01.jpg\" width=\"620\" height=\"275\"><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale, numero30<\/span><\/font><\/a> (dic\/gen 2011), pagg. 71-72<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"5\"><b>Colmare il vuoto. Pratiche di politica culturale<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\n<\/font><i><font face=\"Georgia\" size=\"4\">Intervento di Giuseppe Spina \u2013 Nomadica, alla Mesa Redonda \u201cArte e Ideolog\u00eda\u201d presso la \u201cEscuela de Cultura Popular M\u00e1rtires del 68\u201d, 27 novembre 2010 (1<\/font><font face=\"Arial\" size=\"4\">)<\/font><\/i><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Ciudad de Mexico, 26 Noviembre 2010<\/p>\n<p>Faccio parte di una rete di cineasti indipendenti che fanno il loro lavoro in povert\u00e0, o con pochissimi finanziamenti. Cineasti di diversa nazionalit\u00e0, e tra questi ci sono pittori, scrittori, musicisti. Lavoro in un paese culturalmente disintegrato, un paese ridotto a un bipolarismo culturale (berlusconi e antiberlusconi) che esclude totalmente qualsiasi altro tipo di discorso alternativo. E per \u201cqualsiasi\u201d intendo tutto ci\u00f2 che \u00e8 o potrebbe essere sociale e culturale ma che non rientra in questo binario rigido. La sinistra italiana, l\u2019informazione e la diffusione di sinistra, sono entrati in questo vortice, riportando gli stessi identici argomenti, spesso volgari e inutili, trattati dai giornali e dalle TV di destra, facendo degenerare quei mezzi che invece avremmo dovuto avere a disposizione per intraprendere un discorso veramente alternativo. Questi mezzi (di sinistra, alternativi, etc), a distanza di dieci anni, non sono pi\u00f9 seguiti, la gente li ha prima confusi e poi dimenticati, e oggi stanno chiudendo per fallimento. Questa \u00e8 la condizione e il tempo in cui abbiamo iniziato a lavorare, circa 6 anni fa.<br \/>\nQuesta rete \u2013 che si chiama Nomadica, come \u201cnomade\u201d e come quel \u201cpensiero nomadico\u201d a cui fa riferimento Gilles Deleuze parlando dell\u2019impossibilit\u00e0 di incastrare e sodomizzare il pensiero di Nietzsche \u2013 questa rete sta creando un circuito di spazi in cui proiettare e diffondere con continuit\u00e0 pellicole che non hanno niente a che vedere con le pellicole mainstream (per quanto molti ricchi registi mainstream sono detti allo stesso modo indipendenti \u2013 ma credo che anche nel cinema il concetto di indipendenza vada totalmente rifondato o, sarebbe meglio, abbandonato).<br \/>\nVi ringrazio per questo spazio in cui ho la possibilit\u00e0 di assistere e partecipare finalmente a qualcosa di dialettico, in un periodo in cui \u2013 in Europa \u2013 la dialettica sembra sparita nella dominazione totale dell\u2019insufficienza, della deficienza, e della gestione di stampo mafioso di tutto ci\u00f2 che \u00e8 cultura e arte.<br \/>\nMi auguro che questo intervento possa interessare le persone presenti perch\u00e9 vuole riportare una piccola esperienza che ritengo nasca, anche se in altre parti del mondo, per le stesse ragioni che ci portano a riunirci qui. Dico \u201cci portano\u201d, e mi includo all\u2019interno di questo incontro, perch\u00e9 credo che gli argomenti trattati qui siano oggi comuni non soltanto agli artisti mexicani, e perch\u00e9 credo si possa trovare, pur nelle enormi differenze sociali che distinguono i vari paesi, delle strade comuni da percorrere.<\/p>\n<p>Il lavoro di Nomadica riguarda dunque da una parte un \u201cmettere insieme\u201d centinaia di autori e film \u2013 ma organizziamo anche esposizioni, incontri, taller (workshop, ndr.) \u2013 dall\u2019altra entrare in contatto con centinaia di spazi, di realt\u00e0, di centri culturali, di associazioni in tutto il mondo. Centri in cui proiettare e organizzare incontri e scambi. Siamo qui in Mexico anche per questo, per allargare la rete anche a questo paese, cercare di abbattere i confini borghesi che ci rinchiudono nei nostri piccoli angoli di cultura e arrivare dunque alla gente, ovunque \u00e8 possibile. Per dare spazio a queste pellicole e a un rapporto con la gente che \u00e8 negato da tutti i circuiti commerciali e dalle sale da essi dipendenti.<\/p>\n<p>Il lavoro che sviluppiamo, cos\u00ec come i film che da anni ricerchiamo e il lavoro stilistico differente che, secondo dei criteri precisi, viene inserito all\u2019interno delle opere che compongono Nomadica, si pone quindi in antitesi con tutto ci\u00f2 che \u00e8 il cinema e la cultura di oggi. Ma questo non ci porta a rifiutare l\u2019appoggio di istituzioni, se ne incontriamo di interessate al nostro lavoro. Non rifiutiamo l\u2019appoggio di gallerie e centri di arte, se ne incontriamo di \u201cpuliti\u201d. Non siamo un gruppo di \u201cgiovani\u201d, non ci esprimiamo per la supremazia di uno stile sull\u2019altro, non cerchiamo di surclassare gli artisti del passato. Pensiamo anzi che queste dinamiche facciano parte dei meccanismi di una storia e di una concezione dell\u2019arte borghese, che incastra i procedimenti creativi inventandosi una continuit\u00e0 artistica tra periodi storici, movimenti, artisti scelti \u2013 tagliando fuori per sempre tutto il resto. Crediamo che il passato dell\u2019arte non passi dai libri di storia.<br \/>\nQuaranta anni fa in Italia, Alberto Grifi, uno dei primi cineasti che aprirono la strada all\u2019underground italiano, faceva la stessa cosa che io sto facendo stasera. Filmava eventi politici, intrecciava la politica all\u2019arte, con l\u2019aspirazione di fare arte. Alberto Grifi, dopo una vita di lavoro frenetico sull\u2019immagine povera e in movimento, \u00e8 morto a Roma due anni fa, d\u2019infarto, senza un tetto, senza le giuste cure, nella povert\u00e0 pi\u00f9 assoluta. Oggi il lavoro di Alberto Grifi viene presentato all\u2019interno degli ambienti accademici. Porto questo esempio solo per dire che non rifiutiamo il passato, ci facciamo carico e forza anche tramite esso, ma non possiamo assolutamente accettare o dimenticare tutte le ipocrisie istituzionali, non possiamo a mio avviso non riconoscere e non denunciare la gente incompetente e sfruttatrice, di destra come di sinistra, che sta dietro tutta la cultura, dietro l\u2019arte, barricata nei \u201csuoi\u201d palazzi.<\/p>\n<p>Per quanto ci riguarda non facciamo distinzioni tra il cinema e il video, come tra il cinema e le altre arti, quando sono il frutto di un sentire creativo e politico, e quindi vitale. E l\u2019aspetto economico entra sempre e indubbiamente, in ogni tecnica e ogni arte, a far parte dello stile quanto del contenuto politico dell\u2019opera. La povert\u00e0 \u00e8 sempre meravigliosamente riconoscibile, anche nel fare arte. Cos\u00ec come \u2013 dall\u2019altra parte \u2013 gli aspetti economici dell\u2019opera d\u2019arte diventano fondamentali nella gestione della cosiddetta Arte Contemporanea, l\u2019arte dell\u2019opera pronta in tavola, \u201cmangiata dal borghese\u201d (2).<br \/>\nAbbiamo costruito questo circuito in sei anni di lavoro, e non sappiamo quanti ne mancano ancora per raggiungere quest\u2019utopia. Il tutto \u00e8 realizzato dall\u2019esterno e dal basso, cio\u00e8 restando fuori dalle inutili diatribe nazionali \u2013 ad esempio sui tagli al Fondo unico per lo spettacolo (il FUS, le miserie che lo Stato italiano investe per lo spettacolo e che la maggior parte dei cineasti italiani, in ogni caso, non vedranno mai) \u2013 e entrando in contatto diretto con la gente. Rendendola partecipe. La gente vede, organizza insieme a noi, e a sua volta fa vedere.<br \/>\nRestare fuori dalle diatribe dei partiti vuol dire oggi non dialogare con i mal-governi. E sempre pi\u00f9 spesso penso che \u201cotra campa\u00f1a\u201d \u2013 una politica di buon governo che con applicazioni differenti oggi potrebbe avere il suo effetto sui popoli vittima dei governi corrotti di tutto il mondo \u2013 debba assolutamente significare come prima cosa \u201cotra cultura\u201d. Senza un\u2019impostazione culturale \u201caltra\u201d infatti, il livello culturale e di vita della gente continuer\u00e0 a scivolare. In altre parole, la gente continuer\u00e0 a votare, a sostenere o, per forza di cose, a condividere, questo sistema corrotto, distruttivo e inconcludente!<\/p>\n<p>E allora, che fare ?<br \/>\nParafrasando e sborghesizzando Jean Luc Godard, dobbiamo oggi dire che \u00e8 pi\u00f9 necessario lavorare su delle pratiche di politiche culturali che su una cultura politica. Cio\u00e8, credo sia pi\u00f9 necessario escogitare delle tecniche di azione politico-culturale che agiscano in modo diretto sulle persone rendendole partecipi e attive.<br \/>\nPer far questo occorre sinergizzare gli sforzi, creare delle reti parallele a quelle del sistema dell\u2019arte, reti dirette e indirette, reali e virtuali, rendere attivi e conoscitori dell\u2019arte tutta quella miriade di piccoli centri culturali presenti in tutto il mondo. Creare dei collegamenti tra gli artisti, buttare il proprio ego nel cesso e considerare l\u2019arte non come uno strumento per innalzarsi individualmente. Non guardare l\u2019altro dall\u2019alto in basso. Non \u00e8 un problema se qui o l\u00ec ci sta poca gente, non dobbiamo contare le persone, dobbiamo intanto contare i nostri atti ed i luoghi in cui questi atti si possono sviluppare. Cercare di interpretare questo vuoto culturale creato dalla societ\u00e0 come un qualcosa di prezioso, qualcosa che dobbiamo assolutamente riempire. Il tutto senza perdere mai di vista la soggettivit\u00e0 di ogni individuo, e il rispetto per essa.<br \/>\nLe realt\u00e0 con cui entriamo in contatto sono magari diverse da noi, ma stiamo sviluppando un discorso comune, stiamo cos\u00ec portando le nostre opere ovunque \u00e8 possibile con dei costi estremamente contenuti \u2013 perch\u00e9 sono i film a muoversi. Creare o contattare riviste attraverso le quali possiamo comunicare le nostre posizioni politiche, denunciare questo sistema. Le realt\u00e0 che collaborano con Nomadica contribuiscono a far circolare queste comunicazioni e in questo modo il cerchio si allarga sempre di pi\u00f9. Siamo coscienti che Internet \u00e8 un motore di diffusione gratuito e gigantesco: migliaia sono i blog che possono diffondere le nostre idee, migliaia i giornali online. So che essere artista non vuol dire per forza essere un comunicatore, e sono il primo a deprimermi quando dall\u2019altra parte trovo dei muri, cio\u00e8 nella maggior parte dei casi. Per\u00f2 occorre cambiare le cose, occorre fare e fare in modo di trovare e connettere tutti coloro che sono interessati, anche dall\u2019altra parte del mondo.<br \/>\nCreare strutture e reti parallele o agire all\u2019esterno non vuol dire sicuramente stare fermi a guardare i \u201cporci che continuano a ballare\u201d(3). Non vuol dire perdere di vista la finalit\u00e0 a cui tutti dobbiamo continuare ad aspirare, cio\u00e8 abbattere il sistema culturale, ossia il sistema culturale capitalista.<br \/>\nRiconosciamo tutti, in America come in Europa, in Giappone come in Cina, un sistema dell\u2019arte omologato, in cui l\u2019artista non vale pi\u00f9 niente, \u00e8 ridotto a essere una pedina nelle mani delle decisioni di una figura che dal punto di vista pragmatico \u2013 ma anche teorico \u2013 \u00e8 spesso ben lontana dall\u2019arte: il curatore! Il curatore \u00e8 una bestia. Il cane da guardia del sistema presente in ogni arte, colui che decide chi va avanti e chi si ferma, chi entra o chi resta fuori in base a interessi economici e il pi\u00f9 delle volte mafiosi. \u00c9 un\u2019entit\u00e0 che come ogni colonna portante del capitale si \u00e8 diffusa in tutto il mondo. Come contrastare questo sistema? Semplicemente denunciandolo, ovunque sia possibile e in ogni occasione. Su internet, sulle riviste, nelle mostre, come nei nostri lavori. Non solo. Praticamente<br \/>\n\u00abL\u2019immagine che ti invio \u00e8 uno dei cartelli realizzati con La Otra Grafica in occasione della XVI Conferenza delle Nazioni Unite sopra il Cambio Climatico che si terr\u00e0 tra qualche giorno a Cancun\u00bb<br \/>\ncredo che occorra mettere insieme dei collettivi di artisti e creare delle grosse esposizioni autofinanziate, nelle zone centrali delle citt\u00e0, come tra i contadini, e non solo agendo per strada. Occorre camuffarsi, affittare degli spazi borghesi, entrare in contatto col borghese, vendere se possibile e \u201cfarsi mangiare\u201d, ma con la finalit\u00e0 precisa e subdola del farsi forti per continuare a marciare.<br \/>\nNon \u00e8 impossibile, e pi\u00f9 saremo e meglio andr\u00e0, occorre solo una profonda coerenza e una forte coscienza politica, prima ancora che artistica e culturale.<\/p>\n<p><i>Giuseppe Spina \u2013 Nomadica<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>Note:<\/b><\/p>\n<p><b>(1)<\/b> La \u201cEscuela de cultura popolare Martires del 68\u201d \u00e8 uno dei centri culturali e artistici pi\u00f9 attivi e interessanti di Ciudad de Mexico (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.opcescuela.org\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">www.opcescuela.org<\/span><\/font><\/a>). All\u2019incontro erano presenti una ventina di artisti, molti dei quali figurativi, alcuni collettivi, Alberto e Cristina Hijar, Iseo Noyola. Il tema di fondo della \u201cmesa redonda\u201d riguarda il modo in cui l\u2019arte deve incontrare la societ\u00e0, come l\u2019artista pu\u00f2 o deve entrare in relazione con essa. L\u2019incontro si \u00e8 successivamente trasformato in un progetto di unione, organizzazione e lavoro attivo. Rimandiamo la descrizione delle profonde differenze tematiche e politiche che contraddistinguono la vita mexicana dal mostruoso sonno italiano.<\/p>\n<p><b>(2)<\/b> In <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7673\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">\u201cIl Futuro \u00e8 obsoleto (1996-1997)\u201d<\/span><\/font><\/a>, Canecapovolto; vedi <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7683\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">Rapporto Confidenziale numero26<\/span><\/font><\/a> (giu\/lug 2010), p.28-33.<\/p>\n<p><b>(3)<\/b> Da &quot;Citt\u00e0-Stato [Anticipazioni#1 &#8211; 2008]&quot;, Giuseppe Spina. <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/it\/autori\/CS.html\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">www.nomadica.eu\/it\/autori\/CS.html<\/span><\/font><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/nomadica_02.jpg\" width=\"620\" height=\"165\"><br \/>\n<b>NOMADICA<\/b> \/\/\/ <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">www.nomadica.eu<\/span><\/font><\/a><\/p>\n<p>Nomadica \u00e8 un festival itinerante di cinema e arti cinetiche nato con una finalit\u00e0 precisa: creare un circuito di distribuzione dal basso che permetta la divulgazione di centinaia di opere valide, prodotte in modo autonomo e indipendente. La rete \u00e8 composta da tutte quelle realt\u00e0 associative, pubbliche e private, che partecipano ospitando e organizzando proiezioni, incontri, attivit\u00e0 artistiche legate al cinema. Un circuito di spazi e di gente interessata che consente la circolazione delle decine di opere che compongono l\u2019Opera Nomadica, ossia l\u2019elenco dei film che danno linfa al festival.<\/p>\n<p>Ricercare le mappe del deserto che ci circonda, concepire il vuoto come qualcosa che va riempito. Distruggere quegli elementi moralizzanti che bloccano lo sviluppo del pensiero (e dell\u2019azione) contemporaneo e che spesso ci convincono che stiamo davvero \u201cal di fuori di\u201d, allontanandoci dal quotidiano \u201cdeserto del Reale\u201d \u2013 e sono i giornali, le riviste, la pubblicit\u00e0, certa fotografia, certo teatro, cinema, arte, arte, arte. Come ci si regola nel deserto? Attraverso tracce e connessioni. E sono le connessioni l\u2019ultima possibilit\u00e0 da noi visibile per rendere ci\u00f2 che altrimenti \u00e8 invisibile. Siamo carichi di opere profonde, lavoro di decine di autori, in povert\u00e0, produzioni autonome, da una parte, luoghi interessati e gente assetata dall\u2019altra. Una moltitudine disarticolata, in un tutto geograficamente frammentato.<\/p>\n<p>Nomadica \u00e8 un progetto in divenire, al momento composto da circa 60 autori partecipanti, riuniti all\u2019interno di diversi progetti di ricerca. Le realt\u00e0 che, ad oggi, lo compongono sono circa 50, sparse lungo tutto il territorio nazionale e oltre. Partito agli inizi di Aprile 2010, ha gi\u00e0 in programma pi\u00f9 di 60 proiezioni, divenendo da subito un festival anomalo, in movimento, sotterraneo, che andr\u00e0 avanti per un periodo indefinito.<br \/>\nUna nuova struttura, dunque, dalle molteplici finalit\u00e0, tutte proiettate verso nuove possibilit\u00e0 di produzione, sostegno e diffusione di autori e artisti, che nasce dalla consapevolezza di una profonda ricchezza di stili, temi, ricerche nell\u2019underground cinematografico italiano. Una consapevolezza che ci conduce a creare differenti forme di condivisione, che si modellano ai luoghi, donandosi a centinaia di persone.<br \/>\nIl Nomadica nasce da un\u2019idea e dal lavoro di Giuseppe Spina, cineasta e co-fondatore di malastrada.film, un piccolo centro \u201cesploso\u201d per la creazione e la diffusione delle arti cinematografiche. Malastrada.film negli anni ha realizzato svariati progetti dal basso, creando delle connessioni inedite tanto a livello produttivo che divulgativo, sperimentando nuove tecniche di comunicazione via web e creando strutture e reti per il sostegno del cinema di ricerca.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>NOMADICA<\/b> \/\/\/ <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\"><font color=\"#3399FF\"><span style=\"text-decoration: none\">www.nomadica.eu<\/span><\/font><\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero30 (dic\/gen 2011), pagg. 71-72 Colmare il vuoto. 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