{"id":12031,"date":"2011-02-17T19:01:16","date_gmt":"2011-02-17T18:01:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12031"},"modified":"2011-02-17T19:02:07","modified_gmt":"2011-02-17T18:02:07","slug":"salesman-albert-e-david-maysles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12031","title":{"rendered":"Salesman > Albert e David Maysles"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12036\" title=\"Salesman02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"471\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman02-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11508\"><span style=\"color: #3399ff;\"><span style=\"text-decoration: none;\">Rapporto Confidenziale, numero30<\/span><\/span><\/a> (dic\/gen 2011), pagg. 56-65<\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>SALESMAN,<br \/>\nIL RITRATTO DEL&#8217;ANTI-EROE AMERICANO<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>1. In cerca di un soggetto<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Nel 1966, appena dopo aver girato With Love from Truman, i fratelli <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7009\" target=\"_self\">Maysles<\/a> sentirono che era arrivato il momento di iniziare la produzione di quello che sarebbe stato il loro primo lungometraggio. Vagliarono e scartarono diverse idee e soggetti, rinunciando a un&#8217;avventurosa spedizione con i balenieri delle isole Falkland e a un documentario sulle testuggini delle Galapagos, quest\u2019ultimo proposto da Truman Capote.<br \/>\nLa coppia di fratelli sognava un film on the road e al tempo stesso, di profonda pregnanza umana. David, nel concepirlo, pensava al trasporto drammatico di Furore, di John Stainbeck e al dramma teatrale di Eugene O&#8217; Neale, The Icemath Cometh. Quest&#8217;ultimo racconta il percorso interiore di un commesso viaggiatore che, da una vita dissoluta e sconsiderata, cerca di redimere i suoi compagni di bevute, per poi confessare l&#8217;omicidio di sua moglie. David aveva gi\u00e0 lavorato alla pre-produzione di un corto su di un venditore di enciclopedie, ma l&#8217;idea non aveva i requisiti per un film di lunga durata. Il punto di svolta arriv\u00f2 quando egli incontr\u00f2 un vecchio compagno di liceo, ebreo, ma curiosamente impiegato nella vendita porta-a-porta di Bibbie. David aveva trovato lo spunto per un soggetto interessante: pass\u00f2 i successivi cinque mesi a cercare un venditore di articoli religiosi con delle caratteristiche che lo soddisfacessero. Alla fine ne trov\u00f2 quattro, i protagonisti di Salesman.<br \/>\nDall&#8217;archivio di produzione sono stati pubblicati, in A Maysles Scrapbook (1), alcuni documenti illuminanti, che contengono i criteri selettivi per i protagonisti.<br \/>\nDa una lettera indirizzata alla South Western Company, di Nashville, Tennessee:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201c<em>Vogliamo produrre un film su un venditore porta-a-porta che rientri nella \tseguente descrizione dello \u201cYankee drummer\u201d: un eccellente, esperto venditore \ta tempo pieno, che eserciti in un&#8217;area rurale degli Stati Uniti e che stia fuori \tcasa almeno qualche giorno per volta. Gli stati dell&#8217;area del New England \tsarebbero preferiti, ma non strettamente necessari<\/em>.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il regista incluse nelle lettere un decalogo di caratteristiche che dovevano essere soddisfatte: la prima pretendeva che il soggetto vendesse Bibbie per la famiglia (\u201cbibbie illustrate, da 40-50 dollari\u201d) e non soltanto pubblicazioni cattoliche. Un altro punto richiedeva consumatori \u201cdal tipico aspetto Americano\u201d e non appartenenti alla Bible Belt o redneck folkloristici. La prerogativa principale, per\u00f2, prevedeva che il venditore fosse<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201cun tipo piacevole, qualcuno che puoi guardare per oltre un&#8217;ora; al massimo solo moderatamente di successo nel suo lavoro. Deve avere una certa profondit\u00e0 \td&#8217;animo ed essere in qualche modo consapevole di ci\u00f2 che gli accade tutt&#8217;attorno.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">La lettera concludeva dicendo:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201cQuesta \u00e8 una storia drammatica di interesse umano (con gli stessi criteri di un film di fiction) e in nessun modo un &#8216;film d&#8217;informazione&#8217; o un reportage d&#8217;inchiesta.\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">I Maysles si sentivano personalmente coinvolti in questo progetto poich\u00e9 la vicenda era in qualche modo parallela a quella del padre, Philip Maysles, morto nel 1945. Una vita passata a lavorare come unico impiegato postale ebreo di una cittadina a maggioranza irlandese, aveva abbandonato da anni i suoi sogni da musicista (2). I fratelli avevano inoltre svolto l&#8217;attivit\u00e0 di venditore porta a porta per pagarsi gli studi universitari. Ad Albert e David piaceva bussare di casa in casa e incontrare sconosciuti, ma erano diventati molto critici del sistema di vendita, che sfruttava la fiducia delle persone a scopi opportunistici. L&#8217;esperienza fu molto significativa, soprattutto per il fratello maggiore, che la paragon\u00f2 alla carriera di documentarista:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201cBussi alla porta e se non ottieni subito fiducia, non puoi entrare in quella casa. \tAnche l&#8217;intero processo di produzione di film &#8216;spontanei&#8217;, \u00e8 cos\u00ec. Non si basa sulla ricerca e sulla preparazione. Si basa sull&#8217;impressione che dai, sulla fiducia, e coinvolge un enorme fattore di rischio \u2013 di ogni tipo. Dipende tutto dall&#8217;abbattere subito le barriere tra sconosciuti&#8221;. (3)\u201d<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12037\" title=\"Salesman01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"471\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman01-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2. &#8216;Salesman&#8217; (1968)<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.1 Il tasso, il toro, l&#8217;imbroglione e il coniglio<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il documentario segue le vicende di quattro venditori di Bibbie nella loro routine lavorativa, che si svolge tra Boston e Miami. Ognuno di essi \u00e8 personaggio, con carattere, nome e tecniche di vendita differenti. C&#8217;\u00e8 Charles McDevitt, \u201cl&#8217;imbroglione\u201d (\u201cThe Gipper\u201d), spietato e senza emozioni, i cui modi sono \u201cmolto efficaci\u201d perch\u00e9 \u201csa approfittare di ogni circostanza per ottenere vantaggi\u201d; James Baker, \u201cil coniglio\u201d (\u201cThe Rabbit\u201d), giovane, ma \u201cmolto impulsivo\u201d, vende, fa buoni guadagni, ma \u00e8 privo di tatto; Raymond Martos, \u201cil toro\u201d (\u201cThe Bull\u201d), che si distingue per forza e determinazione. Infine, abbiamo Paul Brennan, \u201cil tasso\u201d (The Badger\u201d), di fiera discendenza irlandese, costretto in un lavoro che disprezza, soltanto per mantenere una moglie lontana e un figlio malato. La sua \u00e8 una situazione segnata dall&#8217;instabilit\u00e0 economica e dal sacrificio di trovarsi molto spesso lontano dalla propria famiglia. Non ha seguito lo stereotipo irlandese che lo avrebbe visto nel corpo di polizia o all&#8217;ufficio postale, bench\u00e9 la madre lo avesse sempre sollecitato a \u201cunirsi all&#8217;arma e guadagnarsi una pensione (4)\u201d. Egli \u00e8 anche, tra i quattro, il meno di successo e il pi\u00f9 pessimista.<br \/>\nPaul domina il film in qualit\u00e0 di protagonista. Il lungometraggio si apre e si chiude sulla sua espressione disillusa, assorta. Lo vediamo in entrambi i casi sconfitto e abbattuto dalla ripetitivit\u00e0 del lavoro e dal ritmo fluttuante degli affari. Capita che altri, oltre al \u201ctasso\u201d, non riescano a concludere un ordine, ma altre vendite consentono di coprire i possibili fallimenti. Paul, invece, non conclude nemmeno un affare di successo: ottiene solo prenotazioni.  E&#8217; questo che lo differenzia dagli altri: la sua sentita inadeguatezza non gli permette il pelo sullo stomaco che hanno gli altri nella persuasione e nella vendita di Bibbie. I complessi di inferiorit\u00e0 di cui lui stesso ci racconta, hanno origine dal rapporto col fratello &#8211; laureato presso il Massachusetts Institute of Technology con un magna cum laude &#8211; che egli ha cercato di seguire nei passi, senza alcun successo.<br \/>\nL&#8217;evoluzione del personaggio, ad un livello diverso da quello a cui siamo abituati a pensare in una struttura narrativa, avviene in senso negativo. Bench\u00e9 Paul rimanga, a livello comportamentale, sempre lo stesso, i suoi atteggiamenti assumono una nota pi\u00f9 pessimistica verso la fine della vicenda, quando al venditore sono gi\u00e0 state sbattute molte porte in faccia. La pressione che si sente addosso, oltre al bisogno di guadagnare uno stipendio, \u00e8 personificata in Ken Turner, manager della compagnia, che lo accompagna nel viaggio a Miami. Egli assume significato soltanto durante un assemblea in New England, in cui tiene un discorso duro e motivazionale contro chi perde tempo e soprattutto contro chi non ha la giusta attitudine. Come il Dr. Peale di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6089\" target=\"_self\">Grey Gardens<\/a> (5), egli afferma che non c&#8217;\u00e8 giustificazione al fallimento di un uomo: la responsabilit\u00e0 \u00e8 tutta sua. Cos\u00ec, le disavventure in Florida di Paul, a cui si ferma l&#8217;automobile per ben due volte e che viene silurato su due piedi da casalinghe che nemmeno lo fanno accomodare, diventano \u201ctutte scuse\u201d, i frutti marci del un pensiero negativo. Come se non bastasse, la coesione di gruppo viene a mancare, poich\u00e9 da norma, l&#8217;amicizia che sembra unirli \u00e8 soltanto cordialit\u00e0 all&#8217;interno di una coatta situazione di convivenza. L&#8217;approccio al cliente, da parte di Paul, si fa sempre pi\u00f9 aggressivo e spiacevole. Il suo obiettivo \u00e8 essere determinato come \u201cil toro\u201d e furbo come \u201cl&#8217;imbroglione\u201d, ma la notevole frustrazione lo porta ad atteggiamenti sempre pi\u00f9 insistenti, ad esprimere la mancata svendita con scocciatura e scortesia.<br \/>\nI Maysles videro molto in lui. \u201cCome mio padre, \u00e8 un uomo con una vera anima, ma non ha mai trovato il modo di metterla dentro al suo lavoro.\u201d afferma Albert, mentre David \u00e8 convinto che sia proprio questa profondit\u00e0 ci\u00f2 che rende Paul cos\u00ec di poco successo: per sopravvivere, nel vendere beni superflui come una Bibbia illustrata, a famiglie cattoliche di basso reddito, non ci si pu\u00f2 comportare con calore e umanit\u00e0, bens\u00ec \u00e8 necessario avere una certa dose di pelo sullo stomaco, per agire e approfittarne (6).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.2 \u2018Il lavoro del Padre Celeste\u2019<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il film, bench\u00e9, nella tradizione del Direct Cinema, voglia essere privo di un punto di vista, pu\u00f2 essere letto alla stregua di un\u2019importante critica alla societ\u00e0 del consumismo e del materialismo. La religione diventa un prodotto di massa, pronto per essere commercializzato a diverse varianti di composizione, prezzo e addirittura colore. I venditori sono sollecitati a non fallire un colpo perch\u00e9 \u201ci soldi sono fuori\u201d, bisogna andarne a caccia; allo stesso tempo, essi vengono responsabilizzati del ruolo di missionari cattolici, che conducono \u201cil lavoro del Padre Celeste\u201d e per questo invitati a pensarsi, agli occhi del mondo, in una pi\u00f9 alta posizione in termini di stima e orgoglio personali. L&#8217;invocazione \u00e8 pronunciata dal designer e consulente teologico della Mid-American Bible Company, Dr. Melbourne I. Feltman, in occasione del meeting aziendale di Chicago. In un discorso tanto contraddittorio quanto paradossale, il Dottor Feltman nega che si possano scorgere i segni dell&#8217;opera religiosa nel vendere Bibbie per poche decine di dollari, ma afferma che tuttavia, tutto ci\u00f2 che abbia a che fare con il distribuire, comprare e leggere il Libro Sacro, sia da identificare nel diffondere la parola del Signore.<br \/>\nIl grottesco della scena \u00e8 accentuato dalle sequenze che la precedono. Solo poco prima, ancora in un motel nel New England, Brennan aveva confidato a Martos (e alla cinepresa) che non vedeva che affari criminosi, nell&#8217;attivit\u00e0 che svolgevano. La successiva, rompendo gli schemi del Direct Cinema, ci offre un montaggio di Brennan assorto nei suoi pensieri sul treno per Chicago, giustapposto a scene riprese al precedente meeting della societ\u00e0, in cui i nuovi membri della forza lavoro rilanciano la posta in gioco, promettendo entrate di decine di migliaia di dollari all&#8217;anno. Dal viso desolato, sconfitto e gi\u00e0 segnato dalla vecchiaia di Paul il film taglia a giovani appena arrivati alla compagnia. Il flashback del meeting diventa flashback metaforico della vita di Paul ed \u00e8 come se lo vedessimo giovane e ancora pieno di speranze: \u201cMia moglie mi ha appena convinto a comprare una casa pi\u00f9 grande. E vuole avere ancora qualche bambino e tutte sciocchezze simili&#8230;Cos\u00ec&#8230;Far\u00f2 35 000 dollari quest&#8217;anno.\u201d dice uno. Egli incarna il paradigma della classe medio-bassa americana: lavoro, mutuo, figli. Come commenta McElhaney, deve lavorare pi\u00f9 duro per sostenere una situazione finanziaria gi\u00e0 scoperta (7).<br \/>\nNell&#8217;attivit\u00e0 di vendita di cui diventiamo osservatori, la maggioranza di dubbi o rifiuti all&#8217;acquisto dipende dal prezzo, bench\u00e9 in media esso si aggiri attorno ai cinquanta dollari e possa venire pagato in pi\u00f9 soluzioni rateali. Spesso assistiamo a una sconfitta da parte del venditore, ma nel caso della scena che vede protagonista una coppia dei dintorni di Miami, vediamo McDevitt mettere in pratica il significato del suo nickname. La spiegazione illustrativa trova un\u2019interlocutrice nella giovane moglie, che, visibilmente interessata al prodotto, \u00e8 costretta ad indietreggiare (senza tuttavia rifiutare esplicitamente) perch\u00e9 a fronte di una richiesta di anticipo di sei dollari, non pu\u00f2 disporre di liquidit\u00e0 immediata. Nel mentre, pressoch\u00e9 silenzioso, il giovane marito sorride imbarazzato, interrompendo la moglie soltanto per argomentare ulteriormente la situazione economica domestica. Lascia alla moglie il ruolo di responsabile degli acquisti e dell&#8217;educazione dei figli (di cui la Bibbia \u00e8 bibliografia fondamentale), ma \u00e8 evidente che sar\u00e0 lui ad avere l&#8217;ultima parola. Quando quest&#8217;ultimo le dice che l&#8217;acquisto dipende da lei, lei risponde con un lamento sommesso: \u201cNo, non sono io che decido\u201d. La giovane donna ha negato disponibilit\u00e0 di anticipo immediato, ha escluso la possibilit\u00e0 di versare assegni e ha prospettato che i primi soldi arriveranno nel fine settimana, con lo stipendio del marito. McDevitt, aiutato dal \u201cconiglio\u201d Baker, si fa sempre pi\u00f9 insistente e arriva addirittura a proporre di chiedere un prestito ai vicini. Al rifiuto della donna, \u201cl&#8217;imbroglione\u201d, con un abile gioco di parole, fa credere alla donna che un loro associato, Paul Brennan (\u201cProbabilmente avete letto di lui sulla stampa Cattolica\u201d) anticiper\u00e0 i soldi \u201cnon perch\u00e9 \u00e8 un fanatico, ma perch\u00e9 \u00e8 un devoto Cattolico e ci tiene che ogni famiglia Cattolica abbia una Bibbia come questa in casa\u201d.<br \/>\nPochi minuti dopo, assistiamo a un rassegnato Paul (\u201cThe Gipper mi ha fregato ancora!\u201d ride divertito) che bussa alla stessa casa per richiedere il rimborso dell&#8217;anticipo, millantando di essere il manager distrettuale della compagnia, che dovr\u00e0 multare il venditore McDevitt, se la donna non rispetter\u00e0 il pagamento (poco importa se questa, avendo capito che non ci fosse impegno, ha cambiato idea e ha promesso al marito che non avrebbe proceduto).<br \/>\nL&#8217;aggressivit\u00e0 e la disonest\u00e0 che mettono in atto concludendo gli ordini, \u00e8 resa pi\u00f9 stridente dal fatto che i prodotti in commercio siano proprio gli insegnamenti della dottrina Cattolica.<br \/>\nI Maysles avevano pensato, da quanto si legge nelle note di produzione di Junker, di aggiungere un&#8217;appendice al film, dedicata all&#8217;illustrazione delle tecniche di vendita.<br \/>\nDavid spiega che un film \u00e8 come un viaggio: \u201cSiamo interessati al processo di scoperta. Cerchiamo cose di cui prima non avevamo la minima idea.\u201d E, a ragione del processo di ricerca dei personaggi spiega che, dall&#8217;altro lato, devono premunirsi di un minimo di conoscenza sul tema. \u201cPer aumentare la tua sicurezza, devi sapere che esistono alcune cose che potrai riprendere. E&#8217; come prepararsi ad improvvisare. Non vuoi fare delle prove, ma non vuoi nemmeno cadere a faccia in gi\u00f9 (8)\u201d.<br \/>\nAd ogni modo, l&#8217;idea fu scartata perch\u00e9 non era compatibile con le scelte di montaggio prese. Ci sono tuttavia rimaste le annotazioni dei registi, che sintetizzano, dall&#8217;osservazione dei protagonisti, una serie di punti che vanno dalla scelta dell&#8217;area al \u201ccorteggiamento\u201d, dal post-acquisto (condito di complimenti e apprezzamenti alla casa per evitare il rimorso del cliente), al \u201cPostmortem [sic]\u201d, ossia il ritorno alla \u201cbase\u201d per telefonare alla moglie.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12038\" title=\"Salesman04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman04.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman04-300x228.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.3 La comunicazione persuasiva in &#8216;Salesman&#8217;<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">L&#8217;America di Salesman \u00e8 corrispondente alla realt\u00e0 di una nazione multietnica e multiculturale, i cui abitanti sono ancora immigrati di seconda generazione che conservano importanti radici con la terra natia e la cui \u201camericanit\u00e0\u201d \u00e8 sancita dalla civile convivenza con etnie e culture diverse. I protagonisti, di heritage irlandese, spesso giudicano le loro relazioni con i clienti e il tipo di affare che ne verr\u00e0 a termine sulla base delle loro differenze culturali.<br \/>\nCos\u00ec, l&#8217;essere Cattolico diventa prerogativa solo degli Italiani, degli Irlandesi e dei Polacchi e il gioco di Brennan (ma anche di Baker) consiste nell&#8217;indovinare la discendenza dei consumatori, per approfittare della fratellanza culturale e religiosa. Con la signora O&#8217;Connor, a Miami, compie l&#8217;errore di scambiarla per Irlandese, quando in realt\u00e0 \u00e8 Polacca: si corregge subito, aggiungendo \u201ci Polacchi sono certamente brave persone\u201d. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che sono tutti \u201cbrave persone\u201d, \u201cpersone oneste e sincere\u201d, \u201csimpatiche\u201d, fin quando la conversazione, disinteressata e a scopo informativo, nasconde fini persuasivi e commerciali. All&#8217;esterno delle case, nei motel, gli stessi venditori scherzano con triste sarcasmo sul proprio heritage irlandese e non vogliono pi\u00f9 mangiare \u201cfottuto cibo italiano, dopo questi Guinea (9)\u201d.<br \/>\nIl linguaggio e i modelli comunicativi messi in pratica all&#8217;interno delle case, sono dunque standard e collaudati durante esercitazioni pratiche. In una scena, Turner mostra le sue capacit\u00e0 dialettiche interpretando il venditore, mentre Baker e McDevitt giocano a fare i clienti, in una situazione ridicolmente influenzata dallo status autoritario del manager.<br \/>\nL&#8217;efficacia di questa comunicazione persuasiva, per\u00f2, non prevede una situazione come quella in cui viene a trovarsi \u201cil coniglio\u201d, con Mrs. Pages, immigrata cubana che non parla e non capisce ancora bene l&#8217;inglese. Baker cerca di spiegarle, con mille difficolt\u00e0, che la linea di prodotti che sta vendendo risulter\u00e0 di grande valore in quella casa e che inoltre, dopo due anni, la versione nuova, rivista e corretta del messale \u00e8 finalmente pronta all&#8217;ordine. Si potrebbe pensare che la comunicazione venga invalidata a partire dalla mancanza di competenze linguistiche della ricevente. Dobbiamo invece ricrederci, ascoltando il venditore che, bench\u00e9 conscio della situazione (\u201cEcco perch\u00e9 sto cercando di parlarle molto lentamente\u201d), non si pone il minimo dubbio che il suo accento irlandese possa fuorviare la comprensione delle parole. Egli spende un minuto intero nel ripetere la parola \u201corders\u201d (ordini, in italiano), pronunciandola \u201cahdhas\u201d, nella speranza che lei capisca. Malgrado ci\u00f2 non succeda, Baker mantiene, nella sua performance, l&#8217;entusiasmo di comunicare che il messale contiene \u201ctutte le novit\u00e0 ecumeniche\u201d (10). Questa eccitazione, non giustificata, prova che si tratta di recitazione, di teatralit\u00e0.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 pericolo che i protagonisti non siano sinceri davanti alla cinepresa: di tutto potremmo dubitare, ma non dell&#8217;autenticit\u00e0 che dimostrano proprio quando autentici non dovrebbero essere. Essi sembrano talmente assorti nella propria attivit\u00e0 e nel perseguimento del proprio obiettivo, che sembra valere quello che Drew aveva constatato riprendendo Eddie Sachs, durante la sua preparazione alla gara (Eddie, 1961): la cinepresa sparisce.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che l&#8217;unico che abbia ammesso di essere stato influenzato dalla presenza della camera sia Brennan. La sua disposizione d&#8217;animo, infatti, non gli permette di essere altrettanto efficace: questo \u00e8 dimostrato dalle sue tecniche comunicative che cercano spesso un approccio personale, pi\u00f9 caldo (warm pitch (11)). E&#8217; infatti in occasione di una commissione presso l&#8217;abitazione di un&#8217;anziana signora che apprendiamo dei suoi complessi di inferiorit\u00e0 nei confronti del fratello ed \u00e8 mentre egli conclude un affare con una coppia che veniamo a conoscenza della sua discendenza inglese da parte materna e delle botte che ha da lei ricevuto durante la sua infanzia. I suoi colloqui prendono la forma di monologhi personali, nella convinzione che i suoi clienti vi si identifichino e siano spinti a fidarsi. Tuttavia, la frustrazione che il personaggio si porta addosso, li fa suonare patetici ed inappropriati.<br \/>\nLa comunicazione persuasiva, nei manuali di psicologia, viene analizzata secondo diversi modelli che ne individuano le modalit\u00e0, a seconda di fattori quali il grado di coinvolgimento e l&#8217;abilit\u00e0 cognitiva del ricevente (12). Trovo di particolare efficacia la spiegazione dei modelli duali, i quali \u201csono accomunati dal fatto di prevedere che il cambiamento degli atteggiamenti possa essere l&#8217;esito di due processi di natura diversa\u201d. Tra questi, il modello della probabilit\u00e0 di elaborazione (ELM), di Petty e Cacioppo prevede che il ricevente possa attuare due possibili processi cognitivi nel ricevere un messaggio persuasivo: il percorso centrale e il percorso periferico.  Il primo viene messo in pratica attraverso una certa quantit\u00e0 di risorse cognitive e richiede \u201cfocalizzazione dell&#8217;attenzione, comprensione delle argomentazioni presentate, confronto e integrazione fra le informazioni e le credenze [&#8230;], valutazione\u201d. E&#8217; inoltre necessario che il soggetto abbia le competenze necessarie al processo di valutazione, che il messaggio sia comprensibile e che non sia presentato in un contesto di distrazione o in cui siano presenti rumori di fondo. La persuasione agisce attraverso canali prevalentemente cognitivi e prevedibili. Il percorso periferico, invece, \u201c\u00e8 basato su elementi che non hanno a che vedere con le argomentazioni utilizzare per sostenere una data posizione, quanto piuttosto con il modo in cui esse sono presentate.\u201d Ci\u00f2 significa che la persuasione passa non attraverso indici di contenuto, bens\u00ec grazie a valori quali la gradevolezza della fonte, l&#8217;aspetto formale del messaggio e le associazioni sensoriali positive come la musica e i colori.<br \/>\nNell&#8217;attivit\u00e0 persuasiva dei nostri quattro venditori irlandesi, il percorso privilegiato \u00e8 il secondo, quello periferico. Grande attenzione \u00e8 data infatti alla confezione della Bibbia e dell&#8217;Enciclopedia Cattolica, presentate come incredibili \u201coper[e] d&#8217;arte\u201d, fornite di riproduzioni artistiche di quadri religiosi e disponibili in una gamma di colori a scelta.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.4 &#8216;The bum in the territory&#8217;: l&#8217;America delle periferie in &#8216;Salesman&#8217;<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Le argomentazioni logiche sono presenti solitamente all&#8217;inizio del discorso di vendita e si concentrano sul valore educativo che il testo potr\u00e0 avere per l&#8217;intera famiglia. Hanno, per\u00f2, poco piglio sui clienti, che, intercettati in occasioni di funzioni religiose, possiedono gi\u00e0 Bibbie, enciclopedie e messali. Inoltre, il bacino di mercato cattolico a cui attingono, \u00e8 quello delle aree suburbane delle grandi citt\u00e0 di Boston e Miami. Per quanto riguarda il profilo socioeconomico che possiamo dedurre, le priorit\u00e0 delle famiglie consisteranno nella soddisfazione di bisogni primari come il mero sostentamento alimentare e la sicurezza del tetto e dei servizi complementari quali luce e gas. Brennan non riesce a farsi ragione dei numerosi mancati acquisti, alla proposta di una soluzione rateale da un dollaro al mese. I clienti, per\u00f2, gli rispondono che vi sono gi\u00e0 altre rate da pagare e che un dollaro sarebbe soltanto una spesa in pi\u00f9.<br \/>\nSiamo in un&#8217;America leggermente diversa da ci\u00f2 che conosciamo di quella degli anni Sessanta. L&#8217;\u201depoca d&#8217;oro\u201d (13) del consumismo vide nella loro prima met\u00e0 il suo splendore. Il paese assistette al picco dei consumi nel 1964, a dispetto del clima di tensione che l&#8217;assassinio del presidente Kennedy aveva causato e del clima da guerra fredda in cui si era ripiombati dopo l&#8217;estromissione di Cruscev dal potere, nell&#8217;Unione Sovietica. La spinta al consumo fu dettata dalle grandi quantit\u00e0 di merci che furono distribuite in nuovi e pi\u00f9 grandi centri commerciali chiamati mall. L&#8217;automobile divent\u00f2 da status symbol di pochi a bene indispensabile per la vita lavorativa. La pubblicit\u00e0 aveva invaso le reti televisive e il lifestyle americano fu esportato, attraverso cinema e musica, in Europa.<br \/>\nCome il consumismo raggiunse l&#8217;apice del suo successo, l&#8217;amministrazione americana, ora nelle mani del presidente Lyndon B. Johnson, incominci\u00f2 a preoccuparsi della fascia di popolazione meno abbiente, che, bench\u00e9 stesse registrando una contrazione dalla fine degli anni Cinquanta, rappresentava ancora il 19% degli americani. Egli lanci\u00f2 la War on Poverty, sempre nel 1964, che istitu\u00ec grandi campagne di supporto economico, sociale e medico, e permise l&#8217;accesso all&#8217;istruzione  alle famiglie con basso reddito.<br \/>\nIl prodotto era \u201cl&#8217;eroe\u201d delle casalinghe. Esso doveva soltanto svolgere la propria funzione e nulla di pi\u00f9: il valore della marca si limitava ad essere nominale e oggettivo: doveva far risparmiare tempo al supermercato. Questa non era ancora connotata da particolari associazioni semantiche, ma, gi\u00e0 grande presenza nella pubblicit\u00e0, venne inserita come sponsor nelle prime soap opera. Il marketing stava lentamente passando dall&#8217;approccio alla vendita (ossia dal promuovere ci\u00f2 che \u00e8 prodotto), all&#8217;ascolto del mercato (ossia individuare i segmenti di interesse e svolgere un attivit\u00e0 di ascolto antecedente alla produzione) (14).<br \/>\nBrennan, per qualche strana ragione, sembra venire in contatto solo con lo strato povero di popolazione. Nella primissima scena all&#8217;inizio del film, la casalinga che l&#8217;accoglie, sebbene abbia un salotto curato e un pianoforte, sostiene di non poter comprare il bene, poich\u00e9 \u201ctravolti dalle spese mediche\u201d. Lo stesso venditore sta lavorando per mantenere \u201cuna moglie e un figlio malato\u201d, ma non si riconosce nel profilo delle persone a cui cerca di vendere i libri: \u201cNon posso permettermi niente. Non abbiamo i soldi. Il mio bambino \u00e8 malato. Mia moglie \u00e8 fuori. Mio marito non c&#8217;\u00e8\u201d, si lamenta, imitando i suoi clienti, pensando che siano tutte scuse. Un suo collega gli rinfaccer\u00e0 che \u201cnon \u00e8 marcio il territorio, \u00e8 il marcio che c&#8217;\u00e8 nel territorio\u201d (\u201cIt&#8217;s not the bum territory, it&#8217;s the bum in the territory\u201d), che va saputo evitare. Tuttavia, dal New England a Miami egli riscontra sempre le stesse condizioni di vita e gli stessi ostacoli alla vendita. E&#8217; un viaggio che diventa percorso di rivelazione, come abbiamo gi\u00e0 visto. Brennan \u00e8 sempre pi\u00f9 frustrato e disilluso dal suo lavoro e bench\u00e9 si renda conto che non sia l&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9 onesta del mondo e bench\u00e9 sia visibile la sua empatia nei confronti di queste famiglie, sembra far fatica a capire che un dollaro in pi\u00f9 per s\u00e9 corrisponde a un dollaro in meno per una giovane coppia con figli e in difficolt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12040\" title=\"Salesman03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"470\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman03-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.5 La casa: un microcosmo femminile<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il cinema dei Maysles propone, in ogni film, un conflitto tra diversi contesti culturali. E&#8217; cos\u00ec per le prime produzioni in proprio, in cui si consuma una sottile guerra tra l&#8217;espressione artistica e l&#8217;industria cinematografica e discografica di Hollywood; lo stesso avviene per Gimme Shelter, che testimonia la lotta della controcultura contro l&#8217;estabilishment; in Grey Gardens, in cui due donne poco convenzionali mettono in difficolt\u00e0 l&#8217;aristocrazia americana dalla quale provengono; e sar\u00e0 un conflitto tra le forze della Natura e dell&#8217;Arte, quello contenuto nei film dedicati a Christo e Jeanne-Claude. In Salesman, come abbiamo gi\u00e0 analizzato, il paradosso avviene dall&#8217;incontro di religione e business, di relazioni pure inficiate dalla comunicazione persuasiva. Oltre a questo, McElhaney rinviene nel film un altro forte contrasto (15): quello del mondo maschile che irrompe in uno spazio \u201cintimo\u201d femminile. L&#8217;analisi sembrer\u00e0 tirata per i capelli, ma a tutti gli effetti le casalinghe e loro stanze di soggiorno, sono i co-protagonisti del documentario. \u201cLe porte sono uno dei motivi primari del film\u201d (16) e il non varcare la soglia \u00e8 un grande motivo di frustrazione. L&#8217;ingresso nella casa diventa quasi una metafora sessuale, se pensiamo alla contrattazione di vendita come al \u201ccorteggiamento\u201d, come lo descrivono i registi nella schematizzazione a punti di cui ho gi\u00e0 parlato. Le donne accolgono venditori e cinepresa nello spazio che esse dominano e in cui si sentono sicure di poter essere riprese con bigodini in testa e ciabatte ai piedi. L&#8217;approccio di vendita \u00e8 loro diretto anche quando i mariti sono presenti. Questi ultimi, bench\u00e9 principale fonte di reddito familiare, non hanno il ruolo di decisori all&#8217;acquisto, e se ne stanno dunque in disparte ad osservare, senza interferire con il processo. In una scena verso il finale, Martos \u00e8 accolto da una ben disposta signora e con lei porta a successo un ordine, mentre il marito, ancora indosso scarpe e pantaloni da lavoro, ma che si \u00e8 disfatto della camicia e siede sulla poltrona in canottiera, si preoccupa solo di suonare un disco dei Beatles. McElhaney crede che questo comportamento denoti l&#8217;unica espressione della cattiva disposizione dell&#8217;uomo all&#8217;acquisto della moglie, dal momento che la musica suona assordante ed egli stesso si preoccupa solo formalmente se essa intralci i dettagli della vendita (17). I limiti dell&#8217;\u201cocchio\u201d della cinepresa non possono n\u00e9 confermare n\u00e9 smentire questo particolare, tuttavia la scena deve essere considerata importante, poich\u00e9 mostra come i traguardi tecnologici e metodologici del Direct Cinema svelino con efficacia la  realt\u00e0 del quotidiano.<br \/>\nPer introdursi assieme ai protagonisti nel quotidiano di queste persone, i filmmakers spiegavano ai proprietari di casa che stavano filmando \u201cuna storia d&#8217;interesse umano, su questo signore e i suoi tre colleghi\u201d. Non usarono mai la parola \u201cvendere\u201d o \u201cvenditori\u201d. Solitamente l&#8217;approccio andava a buon fine: le persone erano affascinate proprio dal fatto che la storia avesse carattere umano, e dopo la presentazione di vendita, essi venivano invitati a firmare una liberatoria che veniva presentata in forma di petizione (cos\u00ec che, viste altre firme e altri nomi, fossero spinti a farlo pi\u00f9 volentieri (18)). E&#8217; interessante come questo piccolo trucco persuasivo sia molto simile a quelli dei venditori stessi, che, per esempio, sapevano di avere pi\u00f9 chance di entrare in casa di qualcuno se prima di presentarsi avessero strofinato i piedi sul tappetino e, toltisi il cappello, annuito con la testa.<br \/>\nLa casa \u00e8 spazio intimo femminile anche in ragione del fatto che i protagonisti maschili nel film soggiornano esclusivamente nei motel. Attraverso la cinepresa, siamo autorizzati ad entrarvi e a scoprire stralci di vita comune che rassomigliano all&#8217;esperienza cameratesca, con Turner nel ruolo del severo sergente e Brennan che addirittura possiede il physique du role della recluta inesperta.<br \/>\nQueste brevi scene e qualche telefonata alle mogli sono gli unici momenti di vita privata di cui abbiamo testimonianza del film che furono filmati. \u201cAbbiamo ripreso un sacco di partite di poker\u201d, dice Albert, \u201c[&#8230;] Se anche avessero abbordato una prostituta o qualcosa di simile, inoltre, probabilmente non avrei voluto filmarlo\u201d (19). David aggiunge che \u00e8 proprio questa la chiave per fare un bel film: avere una relazione solida e spontanea con i soggetti. Il rispetto reciproco \u00e8 essenziale nel caso di un film in cui i protagonisti lavorano dieci, dodici ore al giorno e la crew, loro ombra, continua a girare oltre l&#8217;orario di lavoro, per cogliere attimi extracurricolari. \u201cEd erano stupiti di come qualcuno potesse investire cos\u00ec tanti soldi per fare un film su di loro. Non potevano immaginare il risultato finale e se sarebbe mai stato proiettato o chi ne avrebbe mostrato interesse.\u201d (20) I filmmaker rimasero amici dei quattro venditori. Brennan invit\u00f2 i fratelli al matrimonio della figlia, dove essi portarono la cinepresa e filmarono altro materiale, che non riusc\u00ec, per ragioni di coerenza narrativa, ad entrare nel taglio definitivo del film.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>2.6 L&#8217;opera di montaggio e le deroghe alla filosofia del Direct Cinema<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Se le riprese durarono sei settimane, il lavoro di montaggio fin\u00ec dopo ben quindici mesi. Appena finito di girare, i fratelli chiesero a una montatrice free-lance di New York, che aveva gi\u00e0 lavorato a Meet Marlon Brando, di selezionare il materiale e ricavarci una storia. Quella donna era Charlotte Zwerin e sarebbe diventata una stretta collaboratrice dei Maysles per molti anni a venire.<br \/>\nIl montaggio venne supervisionato da David, mentre presero parte in qualit\u00e0 di collaboratrici e assistenti Ellen Giffard e Barbara Jarvis. I primi cinque mesi servirono a  ridurre trenta ore di pellicola in un&#8217;ora e mezza. \u201cNon funzionava per niente\u201d, ricorda Charlotte. Lei e David avevano iniziato a strutturare il film come se fosse la storia dei quattro venditori. Ci\u00f2 richiese molto tempo e questi si accorsero di non avere materiale a sufficienza per lo sviluppo \u201cnarrativo\u201d di ciascuno dei quattro. \u201cFu un disastro totale. Quindi fu un lavoro di rifinizione, rifinizione e rifinizione, finch\u00e9 non inizi\u00f2 a funzionare.\u201d Gradualmente iniziarono a capire che la storia riguardava principalmente Paul e la creazione di un punto di vista sul suo mestiere.(21) Junker rinviene in una bozza di David la prima trascrizione di come sarebbe stato il lungometraggio. Invero un montaggio molto cronologico, tuttavia intrinsecamente metaforico:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">1. Boston, inverno, territorio cattivo<br \/>\n2. Il meeting vendite, filosofie grandiose, grosse predizioni<br \/>\n3. Florida, il sole, l&#8217;El Dorado, e alla fine la disperazione (22)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Ci\u00f2 che support\u00f2 la logica di questa struttura fu l&#8217;evidenza che Paul era un personaggio diverso dagli altri, dotato di un&#8217;anima pi\u00f9 calda e del desiderio, comune a quello dei registi, di conoscere le persone e raccontare delle storie.<br \/>\nDa ci\u00f2 che abbiamo detto della post-produzione, capiamo perch\u00e9 i Maysles abbiano voluto dare credito alla Zwerin inserendola come co-regista. I fratelli infatti non avevano che soltanto un soggetto, un&#8217;idea, persino dopo aver completato le riprese. Sei settimane di pellicola non avevano loro permesso di trovare una sola strada da seguire, ma tuttavia sentivano che attorno al personaggio di Brennan ruotava il fulcro della storia, bench\u00e9 non ne fossero del tutto coscienti. In una delle scene pi\u00f9 efficaci del film, infatti, si vede Paul girare per le strade di Miami, spiegando il soprannome e la psicologia dei tre suoi colleghi. Le descrizioni di ciascuno sono inframmezzate dal montaggio delle loro attivit\u00e0 di vendita, come se potessimo vedere in pratica ci\u00f2 che egli ci sta soltanto narrando. Il discorso, essendo suggerito dai registi, \u00e8 un vizio di forma, una macchia sulla \u201cfedina\u201d morale di \u201cautori\u201d di Direct Cinema. Ad ogni modo, come comment\u00f2 Albert, la scena fu tra le ultime ad esser filmate, poich\u00e9 si temeva che egli prendesse uso di rivolgersi a loro per chiedere consigli o suggerimenti su dove muoversi e che cosa fare. \u201cNon \u00e8 solo una brutta abitudine; una volta che inizi, non puoi pi\u00f9 usufruire di quella persona\u201d (23)<br \/>\nAltri compromessi furono necessari in modo da ottenere maggior continuit\u00e0 di materiale. I registi dovettero infatti tornare a Opa Locka, la strana citt\u00e0 dalle sembianze arabe, a filmare gli strambi cartelli delle strade di Sinbad Avenue, Sharazad Boulevard e cos\u00ec via, da giustapporre all&#8217;incedere sperduto di Paul che ne parler\u00e0 divertito ai compagni, in una scena indispensabile, in cui iniziamo a capire il suo modo di essere venditore rispetto a quello dei suoi colleghi. Altre riprese posteriori riguardano inoltre le promenade e gli Hotel di Miami.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman041.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12039\" title=\"Salesman04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman041.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman041.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Salesman041-300x228.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>3. Critica e ricezione del pubblico<\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Eccetto questi piccoli particolari, i registi non interferirono con gli avvenimenti ripresi, n\u00e9 sul viaggio in Florida. La compagnia, da parte sua, non impose nessuna condizione per preservare l&#8217;immagine dell&#8217;azienda, n\u00e9 si lament\u00f2 dopo l&#8217;uscita del film. Una lettera della Mid-American Bible Company fece infatti le congratulazioni ai registi per \u201cuna presentazione inusitatamente buona, un bel quadro del bene e del male che c&#8217;\u00e8 nell&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;agente di vendita\u201d:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201cIl vostro film, THE SALESMAN, contiene un fine studio del carattere del tipo d&#8217;uomo che sembra ideale ad ogni manager durante un colloquio di lavoro, ma \tche proprio non dovrebbe essere assunto. [&#8230;] attraverso la vostra storia, diventa ovvio ad ogni persona portata per le vendite che cosa un uomo non dovrebbe sentire o pensare, per essere di successo al lavoro. Per quanto riguarda l&#8217;intrattenimento, le casalinghe dovrebbero trovare la visione molto divertente\u201d (24)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">La lettera comprova la teoria secondo la quale il cinema dei Maysles non convoglierebbe in alcun modo nessun punto di vista. Per quanto sembri impossibile vedere in Salesman un film formativo e per quanto numerosi critici abbiano criticato in particolar modo l&#8217;ultima scena (Paul che fissa sconsolato fuori dalla finestra), interpretandola come chiave di lettura del film, Erik Barnouw ammette che \u201cil film sollecita reazioni complesse\u201d, mentre Stephen Mamber lo considera nel 1975 \u201cin molti modi il prodotto pi\u00f9 importante del filone americano del Cin\u00e9ma V\u00e9rit\u00e9.\u201d Quest&#8217;ultimo critica per\u00f2 l&#8217;utilizzo di espedienti narrativi che servono a dare compattezza e struttura al documentario. Mamber pensa che i Maysles possedessero gi\u00e0 abbastanza materiale da rendere il film interessante, impostando il montaggio in pura successione cronologica e non tematica. Ci\u00f2 che vede come difetto, che avvicina i Maysles a quel tipo di manipolazione a cui il Cin\u00e9ma V\u00e9rit\u00e9 americano aveva originariamente reagito contro, \u00e8 la scelta di aver deciso che Paul fosse il protagonista del film, mettendolo al centro di un modello narrativo molto simile ai film di fiction. I segni dell&#8217;adozione di questo modello sono evidenti in alcuni esempi di montaggio alternato che vanno contro le logiche del Direct Cinema, come ad esempio la scena del viaggio di Paul in treno, in cui, lo ricordo, alle immagini di Paul al finestrino sono intermesse le immagini della precedente conferenza. Per Mamber essa \u201c\u00e8 usata per interpretare i probabili pensieri di Paul prima del suo arrivo, un&#8217;interpretazione sviluppata interamente attraverso il montaggio\u201d (25)<br \/>\nPer il teorico del cinema il fatto che il film sia giudicato per motivi altri dall&#8217;approccio con cui \u00e8 stato concepito, non giustifica il ricorso all\u2019approccio realista. In poche parole Mamber biasima i piccoli compromessi a cui i Maysles sono pervenuti in fase di ripresa e montaggio perch\u00e9 sono bastati per inficiare le promesse di onest\u00e0 e autenticit\u00e0.<br \/>\nI Maysles, da parte loro, paragonano il film con \u201cA Sangue Freddo\u201d di Capote, giudicandolo l&#8217;equivalente cinematografico della \u201cnonfiction novel\u201d, perci\u00f2 sorvolando sull&#8217;autorialit\u00e0 del lavoro, che lo rende pi\u00f9 fruibile e pi\u00f9 comprensibile rispetto a un film di Direct Cinema puro come Showman.<br \/>\nD&#8217;altra parte il documentario, il primo dei Maysles a occuparsi di persone comuni, realt\u00e0 nascoste dai riflettori dei media, ha il pregio di essere strutturato in modo tale da superare ogni ragione di confronto con il modello giornalistico del newsreel, con il quale i primi esperimenti di Direct Cinema erano spesso stati fraintesi.<br \/>\nSalesman ricevette pareri contrastanti dalla critica, che recens\u00ec il film sui maggiori quotidiani e settimanali del paese, nonostante la scarsa distribuzione e lo scarso successo di pubblico (eccetto nei cinema d&#8217;essai e nei circoli culturali, dove registr\u00f2 un&#8217;ottima viewership (26)).<br \/>\nVincent Canby, per il New York Times (27), si dichiar\u00f2 \u201cincantato\u201d dal film, affermando di averlo visto per ben tre volte. Quello che lo colp\u00ec fu \u201cla decenza di quel punto di vista\u201d, ossia il fatto di mostrare che per tutti (per i venditori e per le famiglie a basso reddito, cos\u00ec come per gli imbonitori dei meeting vendite) vi \u00e8 redenzione. La \u201ccompassione\u201d che mostrano i Maysles consiste nel non polarizzare emotivamente alcuni personaggi a scapito di altri (forse il discorso \u00e8 diverso solo per Ken Turner), bens\u00ec mostrarci l&#8217;umanit\u00e0 nella truffa (\u201cil toro\u201d, \u201cil coniglio\u201d e \u201cl&#8217;imbroglione\u201d bench\u00e9 senza scrupoli fanno solo il loro lavoro), il truffare con umanit\u00e0 (Paul Brennan \u201cil tasso\u201d). Il giornalista, perci\u00f2, chiama \u201cdecenza di quel punto di vista\u201d, ci\u00f2 che per i Maysles consiste nel testimoniare l&#8217;autenticit\u00e0 dei soggetti.<br \/>\nCanby era per\u00f2 critico del fatto che i filmmaker avessero eliminato tutte le evidenze della loro presenza, cercando di nascondere il processo di produzione in un film che viene definito proprio per le caratteristiche di quel processo. Il giornalista era anche erroneamente convinto che i Maysles avessero spinto la compagnia a mandare in missione i quattro in Florida, interpretando la nota spese di 15\u2019000 dollari che i registi versarono per contribuire al disturbo, come vitto e alloggio in quel di Miami.<br \/>\nAltri critici non dimostrarono le stesse opinioni nei confronti del documentario. Come sintetizza Vogels (28), questi individuarono due maggiori debolezze, paradossalmente antitetiche: la prima consisteva nella mancanza di un chiaro punto di vista, la seconda nel fatto che il film peccasse di condiscendenza e piet\u00e0 nei confronti dei venditori. Ironicamente, rileggendo alcune di queste recensioni, pare che i giornalisti sostengano la filosofia dei registi, pur dichiarandosi totalmente scettici a riguardo. John Simon, del New Leader (29), si domand\u00f2 come, in una tal situazione, si potesse negare un cos\u00ec chiaro punto di vista e come, proponendone uno, si potesse sostenere di essere imparziali. Infine come, se si fosse riusciti a essere imparziali, vi si potesse uscire senza apparire ipocriti. A mio parere, Simon non riusciva a capire che il punto di vista del film (ossia il discredito dell&#8217;industria editoriale \u201cCattolica\u201d, che spaccia un business per missione evangelica) corrispondeva esattamente con il suo e per questo il film aveva raggiunto lo scopo del Direct Cinema di porre delle domande e stimolare un personale punto di vista.<br \/>\nAncora, Stanley Kauffmann, del New Republic, arriv\u00f2, confuso dalla \u201cnon chiarezza\u201d, a una sua opinione:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">\u201c[I]l punto di vista del film non \u00e8 chiaro. Canzona la commercializzazione della religione? No&#8230;Accusa l&#8217;America di aver reso centrale il ruolo della vendita nella produzione? No&#8230;Attacca il vendere come corrosivo dell&#8217;individualit\u00e0?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">No&#8230;Da come \u00e8 messo a fuoco, \u00e8 il ritratto di un uomo che ha sbagliato vocazione\u201d (30)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Altri si lamentarono che il documentario mancasse di mordente, criticando i novanta minuti del film come noiosi. Mekas e Marcorelles, due grandi sostenitori del Direct Cinema e del lavoro dei Maysles, furono di questa opinione, sebbene il secondo in particolare ammise che l&#8217;opera era la prova di un&#8217;evidente innovazione (31).<br \/>\nSi giunse addirittura a sostenere l&#8217;accusa di \u201csfruttamento\u201d (che, come vedremo, sar\u00e0 un topic molto ripreso dalla critica a Grey Gardens), dal momento che secondo alcuni giornalisti  i Maysles avrebbero esposto i venditori alla pubblica gogna, complice un montaggio che suscita compassione e condiscendenza negli spettatori.<br \/>\nDalla loro, i registi si discolparono attraverso le parole di Paul Brennan, che, come per gli altri tre colleghi, pot\u00e9 firmare la liberatoria soltanto dopo che gli fu mostrato la versione definitiva del film: \u201cQuesta \u00e8 una parte di cui andr\u00f2 sempre fiero\u201d (32)<br \/>\nSalesman entr\u00f2 nella selezione del Festival di Venezia nel 1969. Sebbene non vinse nessun premio, fu acclamato da intellettuali di alto livello.<br \/>\nTruman Capote dichiar\u00f2: \u201cSalesman \u00e8 un film difficile da evitare: l&#8217;originalit\u00e0 del suo metodo, la sua pregnanza umana e il duro umorismo, ti accompagnano dopo l&#8217;uscita dal cinema.\u201d Arthur Miller, autore di Morte di un Commesso Viaggiatore (Death of a Salesman, 1949), ammise che il film era \u201c[u]n&#8217;avventura nel Sogno Americano, dove la speranza \u00e8 una vendita e la vendita \u00e8 la conferma dell&#8217;esistenza stessa. Mi sembra che penetri nel profondo dei commessi viaggiatori, in una forma di cinema che non \u00e8 mai stata usata esattamente in questa maniera.\u201d Norman Mailer, importante giornalista e autore americano di \u201cnonfiction novel\u201d concord\u00f2 sul fatto che quello dei Maysles fosse un film che illustrasse come pochi la vita Americana. (33)<br \/>\nCharlotte Zwerin, principale responsabile del montaggio e co-regista, consider\u00f2 il film come \u201cun barcollante ritratto dell&#8217;American Dream e di quel tipo di squallidi affari a cui le persone danno tutte se stesse\u201d (34), mentre David accus\u00f2 i critici che vedevano i registi come classisti, di essere loro stessi condiscendenti e di non ammettere l&#8217;esistenza di una classe medio-bassa nella popolazione americana.<br \/>\nPer quanto riguarda Albert (ma l&#8217;opinione \u00e8 facilmente estensibile ai suoi compagni di viaggio), egli, ancora oggi, ritiene il suo primo lungometraggio la sua opera pi\u00f9 riuscita. \u201cSalesman rappresenta di pi\u00f9 quello che volevamo e continuiamo a voler fare nella nostra carriera di cineasti\u201d (35). Bench\u00e9 alla fine degli anni Sessanta il Direct Cinema era stato completamente assorbito da altre forme artistiche e non trovava pi\u00f9 lo stesso fervore e stupore dei primi anni dell&#8217;esperienza Drew Associates, il film \u00e8 \u201cla prova per tutti&#8230;che puoi prendere qualcuno, nella vita di tutti i giorni, e farci un film che lo riguardi.\u201d (36)<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(1) (A cura di) A. Maysles, A Maysles Scrapbook, Steven Gashen Gallery\/Steidl Publishers, G\u00f6ttingen, 2007. La lettera pubblicata di seguito si trova a pagg. 166-167<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(2) J. McElhaney, Albert Maysles, University Of Illinois Press, Champaign, 2009, pag. 158<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(3) H. Junker, note di produzione contenute nella trascrizione dei dialoghi del film che accompagn\u00f2 l&#8217;uscita nelle sale, Salesman: A Film by the Maysles Brothers and Charlotte Zwerin, Signet, New York, 1969. Il testo \u00e8 stato tratto dal sito web http:\/\/www.eurekavideo.co.uk\/moc\/catalogue\/salesman\/essay<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(4) Frase ripetuta pi\u00f9 volte nel film, che assume quasi la valenza di tagline.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(5) Vedi capitolo 2.5<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(6) H. Junker, Ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(7) J. McElhaney, ivi, pag. 50<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(8) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(9) Termine dispregiativo in slang americano, che indica gli italiani di prima e seconda generazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(10) J.B. Vogels, The direct cinema of David and Albert Maysles, Southern Illinois University Press, Carbondale, 2005, pag. 62<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(11) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(12) I riferimenti teorici della riflessione che segue sono tratti da R. Rumiati, L. Lotto, Introduzione alla psicologia della comunicazione, il Mulino, Bologna, 2007, pagg. 93-96<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(13) I riferimenti storici di questo paragrafo sono tratti da M. Floris, Il Secolo Mondo.II, il Mulino, Bologna, 2002, capitoli XXX, XXXVI<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(14) Per approfondimenti, vedi M. Lombardi, Il nuovo manuale di tecniche pubblicitarie, FrancoAngeli, Milano, 2006, pagg. 21-22<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(15) J. McElhaney, ivi, pag. 63<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(16) J. McElhaney, ivi, pag. 61<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(17) J. McElhaney, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(18) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(19) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(20) H. Junker ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(21) A. Rosenthal, The New Documentary in Action \u2013 Casebook in Film Making, University of California Press, Berkeley, 1971, pag. 86<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(22) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(23) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(24) Pubblicata in (A cura di) A. Maysles, ivi, pag. 191<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(25) S. Mamber, Cinema Verite in America, The MIT Press, Cambridge, 1974, pagg. 167-168<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(26) J.B. Vogels, ivi, pag. 95<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(27) V. Canby, \u201cAnd Now, the &#8216;Spontaneous&#8217; Film\u201d, The New York Times, 4 Settembre 1968<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(28) J.B. Vogels, ivi, pag. 69<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(29) J.B. Vogels, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(30) Stanley Kauffmann, \u201cSalesman\u201d, New Republic, 5 Aprile 1969, pagg. 32-33 in J.B. Vogels, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(31) Riportato in J. McElhaney, ivi, pag. 34<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(32) H. Junker, ibidem<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(33) I commenti di Capote, Miller e Mailer sono stati tratti da un manifesto pubblicitario per Salesman, pubblicato in A Maysles Scrapbook, (a cura di) Albert Maysles, pag. 189<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(34) A. Rosenthal, The New Documentary in Action, University of California Press, Berkeley, 1971, pag. 87<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(35) C. Pryluck, \u201cSeeking to Take the Longest Journey: A Conversation with Albert Maysles\u201d, Journal of the University Film Association, XXVIII, 2, Spring 1976, pag. 15<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">(36) C. Pryluck, ibidem<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero30 (dic\/gen 2011), pagg. 56-65 SALESMAN, IL RITRATTO DEL&#8217;ANTI-EROE AMERICANO 1. In cerca di un soggetto Nel 1966, appena dopo aver girato With Love from Truman, i fratelli Maysles sentirono che era arrivato il momento di iniziare la produzione di quello che sarebbe stato il loro primo lungometraggio. 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