{"id":12212,"date":"2011-03-13T17:59:56","date_gmt":"2011-03-13T16:59:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12212"},"modified":"2013-04-25T18:56:18","modified_gmt":"2013-04-25T16:56:18","slug":"vincente-minnelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12212","title":{"rendered":"Vincente Minnelli"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-12214\" title=\"Vincente Minnelli01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli01-300x268.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12050\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff;\"><span style=\"text-decoration: none;\">Rapporto Confidenziale, numero31<\/span><\/span><\/a> (febbraio 2011), pagg. 50-51<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Arial;\"><strong>Retrospettiva integrale dedicata a<br \/>\nVincente Minnelli<br \/>\ndal 64. Festival\u00a0del film di Locarno<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">di Olivier P\u00e8re, Direttore Artistico del Festival del Film di Locarno<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><em>Nel corso di una conferenza stampa tenutasi in occasione delle quarantaseiesime Giornate di Soletta, appuntamento imperdibile del cinema svizzero, abbiamo annunciato la prossima retrospettiva del Festival di Locarno, che si terr\u00e0 dal 3 al 13 agosto 2011. Dopo Ernst Lubitsch lo scorso anno, il Festival render\u00e0 omaggio a un altro immenso cineasta: Vincente Minnelli. Famoso per i suoi numerosi classici della commedia musicale, Minnelli \u00e8 stato anche maestro della commedia e del melodramma, un esteta i cui film svelano tesori di emozione, intelligenza e sofisticatezza.<\/em><\/span><\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><span style=\"font-style: normal;\">Vincente (nato Lester Anthony) Minnelli nasce il 28 febbraio 1903 in una famiglia di artisti da fiera a Chicago. Debutta sulle tavole del palcoscenico a tre anni e mezzo e, molto giovane, si appassiona alla letteratura, la pittura e il disegno. Lavora dapprima come decoratore in un grande magazzino e quindi come scenografo in teatro. La sua ambizione lo porta a New York, dove diventa prima direttore artistico al Radio City Music Hall e dopo regista di spettacoli. Consacrato \u201cprincipe del music hall\u201d, Minnelli \u00e8 inevitabilmente attirato dalle sirene di Hollywood. Dopo una falsa partenza nel 1936, \u00e8 il suo incontro con il produttore Arthur Freed nel 1940 a suggellare il debutto fruttuoso nella fabbrica dei sogni. Freed, che ha rivoluzionato la commedia musicale, offre a Minnelli un contratto con la MGM. Il cineasta debutta con \u201cCabin in the Sky\u201d (\u201cDue cuori in cielo\u201d, 1943), commedia musicale interamente interpretata da Neri (quasi una prima, dopo \u201cHallelujah\u201d di King Vidor, 1929). Il film \u00e8 un successo. \u201cMeet Me in St. Louis\u201c (\u201cIncontriamoci a Saint Louis\u201c, 1944), interpretato da Judy Garland, che diventer\u00e0 l\u2019anno successivo la sua prima moglie nonch\u00e9 la sua attrice prediletta, inaugura una lunga serie di capolavori: \u201cZiegfeld Follies\u201d (1945), \u201cThe Clock\u201d (\u201cL\u2019ora di New York\u201d, 1945), \u201cThe Pirate\u201d (\u201cIl pirata\u201d, 1948), \u201cMadame Bovary\u201d (1949), \u201cFather of the Bride\u201d (\u201cIl padre della sposa\u201d, 1950), \u201cAn American in Paris\u201d (\u201cUn americano a Parigi\u201d, 1951), \u201cThe Bad and the Beautiful\u201d (\u201cIl brutto e la bella\u201d, 1952), \u201cThe Band Wagon\u201d (\u201cSpettacolo di variet\u00e0\u201d, 1953), \u201cBrigadoon\u201d (1954). Tra sogno e realt\u00e0, umanesimo e ferocia, mondo reale e la sua rappresentazione stilizzata, i film di Minnelli segnano l\u2019apice del classicismo hollywoodiano ma sono allo stesso tempo testimonianza di un approccio tanto personale quanto elegante a sentimenti amorosi e ai personaggi messi in risalto. \u201cAn American in Paris\u201d \u00e8 certamente uno tra i film pi\u00f9 noti di Minnelli, e di tutta la storia del cinema, ma la pi\u00f9 bella commedia musicale del cineasta \u00e8 senza dubbio \u201cThe Pirate\u201d, su personaggi assorbiti dal loro sogno e soprattutto dal sogno dell\u2019altro, come Gilles Deleuze ha analizzato in alcune celebri pagine del suo saggio sul cinema. Il film successivo di Minnelli, \u201cMadame Bovary\u201d, non parla di altro. Adattamento hollywoodiano, certo, ma anche profondamente personale e brillante del romanzo di Flaubert, \u201cMadame Bovary\u201d congiunge in effetti i personaggi nevrotici di Minnelli, costantemente all\u2019inseguimento dei loro sogni e perseguitati dalla realt\u00e0. Ho scritto di \u201cThe Band Wagon\u201d, addio all\u2019era d\u2019oro della commedia musicale di una sorprendente modernit\u00e0, in un testo compreso nell\u2019opera collettiva \u201cTake 100\u201d edito da Phaidon, la cui traduzione francese dovrebbe presto vedere la luce pubblicata dai Cahier du cin\u00e9ma.<br \/>\nA partire dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201950, Minnelli esaspera la dimensione romanzesca del suo cinema grazie a potenti melodrammi, intimisti o sfavillanti, nei quali la sua regia appare pi\u00f9 coreografica e pittorica che mai. \u201cThe Cobweb\u201d (\u201cLa tela del ragno\u201d, 1955), \u201cLust for Life\u201d (\u201cBrama di vivere\u201d, 1956), \u201cTea and Sympathy\u201d (\u201cT\u00e8 e simpatia\u201d, 1956), \u201cGigi\u201d(1958), \u201cSome Came Running\u201d (\u201cQualcuno verr\u00e0\u201d, 1958), \u201cHome from the Hill\u201d (\u201cA casa dopo l\u2019uragano\u201d, 1960), \u201cThe 4 Horsemen of the Apocalypse\u201d (\u201cI 4 cavalieri dell\u2019apocalisse\u201d, 1962), \u201cTwo Weeks in Another Town\u201d (\u201cDue settimane in un\u2019altra citt\u00e0\u201d, 1962), \u201cThe Courtship of Eddie\u2019s Father\u201d (\u201cUna fidanzata per pap\u00e0\u201d, 1963), \u201cThe Sandpiper\u201d (\u201cCastelli di sabbia\u201d, 1965), si alternano nella stessa epoca a commedie pi\u00f9 leggere. Si dovrebbe rivedere \u201cThe Long, Long Trailer\u201d (\u201c12 metri d\u2019amore\u201d, 1953), \u201cThe Reluctant Debutante\u201d (\u201cCome sposare una figlia\u201d, 1958) o \u201cGoodbye Charlie\u201d (\u201cCiao, Charlie\u201d, 1964, che sar\u00e0 rifatto da Blake Edwards come \u201cSwitch\u201d \u2013 \u201cNei panni di una bionda\u201d, 1991) per valutare la loro reale importanza nella filmografia di Minnelli. Si tratta di un periodo meno considerato nella carriera del cineasta ma, malgrado questo, trabocca di film geniali talvolta male accolti al momento della loro uscita. \u201cLust for Life\u201d \u00e8 una splendida biografia di Van Gogh interpretata febbrilmente da Kirk Douglas, nella quale Minnelli esprime il suo genio in quanto colorista. Al di l\u00e0 delle ricerche estetiche del regista, il film propone una magnifica meditazione sull\u2019arte e la creazione. \u201cSome Came Running\u201d \u00e8 senza dubbio il capolavoro melodrammatico del regista e offre a Frank Sinatra, Dean Martin e, soprattutto, Shirley MacLaine (che, grazie al film, otterr\u00e0 un Oscar) ruoli indimenticabili e a misura del loro talento. Si potrebbe dire lo stesso di \u201cHome from the Hill\u201d, tragedia sudista sulla figura del padre con un Robert Mitchum straordinario. \u201cThe 4 Horsemen of the Apocalypse\u201d, rifacimento del film muto con Rodolfo Valentino, \u00e8 un affresco intimista il cui eccesso di mezzi si sposa con l\u2019intelligenza dell\u2019intenzione, cos\u00ec come \u201cExodus\u201d di Otto Preminger, altro esempio di riuscita a tratti spettacolare e pi\u00f9 vicina all\u2019umano. Si ritrova questa finezza nello sbalorditivo e sconvolgente \u201cThe Courtship of Eddie\u2019s Father\u201d, sicuramente uno tra i migliori film mai realizzati sul tema del lutto e della relazione padre-figlio. Quanto a \u201cTwo Weeks in Another Town\u201d, fa eco a \u201cThe Bad and the Beautiful\u201d, altro film di Minnelli sul cinema realizzato dieci anni prima con lo stesso attore: Kirk Douglas. \u201cThe Bad and the Beautiful\u201d racconta la storia di un produttore di Hollywood ambizioso e appassionato (ispirato a Val Lewton), evocato da coloro che l\u2019avevano conosciuto, e dimostra il talento di Minnelli nel registro melodrammatico-psicologico. A questo classico del cinema sul cinema fa seguito \u201cTwo Weeks in Another Town\u201d in cui Minnelli descrive il rovescio della medaglia dell\u2019industria di Hollywood all\u2019inizio degli anni \u201960, decentrata negli studi romani di Cinecitt\u00e0, con una galleria di stelle decadute, di produttori incompetenti e cineasti invecchiati. Il cinema americano, vittima della sua stessa artificiosit\u00e0, conosce un periodo di declino ed \u00e8 obbligato a trasferire la lavorazione dei suoi film in Europa. Si tratta questo di uno del melodrammi pi\u00f9 pessimisti del regista e forse, come mi confidava il regista Beno\u00eet Jacquot, il miglior film mai realizzato sul mondo del cinema. Il seguito della carriera di Minnelli conferisce a \u201cTwo Weeks in Another Town\u201d un valore biografico e testamentario. Vittima del declino del sistema degli Studi di Hollywood, Minnelli fatica sempre di pi\u00f9 a girare film. \u201cThe Sandpiper\u201d, malgrado le sue bellezze sparse, e soprattutto \u201cOn a Clear Day You Can See Forever\u201d (sul tema della reincarnazione, che sembra appassionare Minnelli) sono film decadenti. La sua ultima prova cinematografica, a costo di numerosi sforzi e frustrazioni, \u00e8 il commovente \u201cA Matter of Time\u201d (\u201cNina\u201d) del 1976, interpretato da Ingrid Bergman e dalla sua stessa figlia Liza Minnelli. Il regista scompare nel 1986. Avr\u00e0 diretto con brio le pi\u00f9 grandi star di Hollywood: Fred Astaire, Gene Kelly, Katharine Hepburn, Jennifer Jones, Spencer Tracy, Leslie Caron, Kirk Douglas, Deborah Kerr, Gregory Peck, Frank Sinatra, Shirley MacLaine, Robert Mitchum, Elizabeth Taylor, Richard Burton\u2026 \u201cAn American in Paris\u201d e \u201cGigi\u201d hanno ottenuto l\u2019Oscar come migliore film, il primo, e come migliore film per la migliore regia, il secondo (vincitore di nove premi Oscar nel 1958).<br \/>\nNel corso della retrospettiva di Locarno, tutti i film di Minnelli saranno proiettati nelle migliori copie in 35mm, e le proiezioni saranno accompagnate da tavole rotonde, presentazioni dei film da registi, attori e critici, in collaborazione con TCM (il canale televisivo Turner Classic Movies). Gran parte della retrospettiva sar\u00e0 ripresa a fine Festival dalla Cineteca svizzera cos\u00ec come da Action Christine di Parigi, sala che in questi ultimi anni ha molto contribuito alla riscoperta di Minnelli (e di numerosi altri cineasti americani essenziali) grazie alla distribuzione di copie nuove di alcuni tra i pi\u00f9 bei film da lui diretti. Questo omaggio a uno tra i pi\u00f9 grandi autori del cinema americano sar\u00e0 accompagnato da un volume di Emmanuel Burdeau, ex redattore capo dei Cahier du cin\u00e9ma, pubblicato da Capricci e il Festival del film di Locarno. In questo saggio illustrato, l\u2019autore proporr\u00e0 una riflessione sull\u2019opera di Minnelli e la fine del classicismo hollywoodiano con una rivalutazione critica dei melodrammi tardivi del cineasta-dandy e la preoccupazione di vedere come dietro il \u201csogno minnelliano\u201d, molte volte commentato, ci siano altre mille cose altrettanto forti: un\u2018idea sull\u2019arte, una politica, un ritratto dell\u2019infanzia, un certo rapporto con l\u2019arrivo della televisione\u2026<br \/>\nDi tutti questi film e altri che amiamo tanto (\u201cThe Clock\u201d, \u201cUndercurrent\u201d, \u201cFather of the Bride\u201d, \u201cThe Cobweb\u201d, \u201cDesigning Woman\u201d, \u201cTea and Sympathy\u201d, \u201cGigi\u201d\u2026) si parler\u00e0 ancora su queste colonne e sul sito del Festival, prima e durante la manifestazione.<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em> <\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><span style=\"font-style: normal;\">Olivier P\u00e8re<br \/>\n(traduzione: RR)<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><a href=\"http:\/\/www.olivierpere.wordpress.com\" target=\"_blank\"><span style=\"font-style: normal;\">www.olivierpere.wordpress.com<\/span><\/a><span style=\"font-style: normal;\"> | <\/span><a href=\"http:\/\/www.pardo.ch\" target=\"_blank\"><span style=\"font-style: normal;\">www.pardo.ch<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_12215\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12215\" class=\"size-full wp-image-12215\" title=\"Vincente Minnelli02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli02.jpg\" alt=\"Minnelli sul set di &quot;Lust for Life&quot; con Kirk Douglas\" width=\"620\" height=\"505\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Vincente-Minnelli02-300x244.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12215\" class=\"wp-caption-text\">Minnelli sul set di &quot;Lust for Life&quot; con Kirk Douglas<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su Rapporto Confidenziale, numero31 (febbraio 2011), pagg. 50-51 Retrospettiva integrale dedicata a Vincente Minnelli dal 64. 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