{"id":12302,"date":"2011-03-25T05:32:29","date_gmt":"2011-03-25T04:32:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302"},"modified":"2012-02-21T04:27:53","modified_gmt":"2012-02-21T03:27:53","slug":"cronache-e-impressioni-dal-22%c2%b0-trieste-film-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12302","title":{"rendered":"Cronache e impressioni dal 22\u00b0 Trieste Film Festival"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_12305\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Szel\u00edd-teremt\u00e9s-A-Frankenstein-terv.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12305\" class=\"size-full wp-image-12305\" title=\"Szel\u00edd teremt\u00e9s - A Frankenstein-terv\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Szel\u00edd-teremt\u00e9s-A-Frankenstein-terv.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Szel\u00edd-teremt\u00e9s-A-Frankenstein-terv.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Szel\u00edd-teremt\u00e9s-A-Frankenstein-terv-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12305\" class=\"wp-caption-text\">Szel\u00edd teremt\u00e9s - A Frankenstein-terv<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=12050\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff;\"><span style=\"text-decoration: none;\">Rapporto Confidenziale, numero31<\/span><\/span><\/a> (febbraio 2011), pagg. 54-57<\/span><span style=\"font-family: Arial; font-size: x-small;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>All\u2019uscita del cinema mi imbatto in signora di Genova che nel caso stia leggendo saluto<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Cronache e impressioni dal 22\u00b0 Trieste Film Festival \/ 20-26 gennaio 2011<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Le rimpatriate iniziano sempre bene e vanno a finire spesso male: voglia di strafare, esagerare\u2026 per far vedere quanto si \u00e8 contenti di essersi ritrovati, per far scorrere rapporti non pi\u00f9 oliati da tempo&#8230; cos\u00ec via, sia dato inizio al baccanale, il vino scorre e cos\u00ec le parole sempre pi\u00f9 sgrammaticate, frasi convulse e sguardi vogliosi una volta che il lobo frontale \u00e8 stato neutralizzato dall\u2019alcool. Lobo frontale che si \u00e8 strutturato col tempo con gli input repressivi della nostra societ\u00e0 ed a sua volta ora inibisce i nostri istinti, rendendo impossibile o quasi relazionarsi liberamente e lasciarsi andare alle proprie pulsioni&#8230; Bologna mi \u00e8 parsa sempre vivace, ma di una vivacit\u00e0 opaca, forse \u00e8 l\u2019et\u00e0 forse \u00e8 che ogni volta che torno rimpatrio in questa citt\u00e0 bulimica e di finta sinistra, provinciale e facilona che al tempo degli studi mi pareva una brulicante babilonia piena di movimento&#8230; finale pirotecnico di serata abbracciato al water in effusioni da cavalier cortese!!!!<br \/>\nIl giorno dopo la sveglia, il mal di testa come se una trib\u00f9 di babbuini mi stesse ballando in testa a ritmo di congas, la palpebra calata a dare un che di cinese agli occhi, il treno preso letteralmente al volo con trancio del piede annesso&#8230; e via verso Trieste!<br \/>\nL\u2019arrivo \u00e8 traumatico, chiedo ad una signora se fa sempre cos\u00ec freddo e mi sento rispondere che no, solo da quella mattina la bora era tornata a spazzare la citt\u00e0&#8230; chiss\u00e0 che vuol dire passare buona parte del tempo in compagnia di questo vento assurdo che ti taglia in due la faccia e il cui ululato non smette mai, dando un tocco sinistro alle serate passate in casa, colonna sonora perpetua di un horror che poi non \u00e8 altro che la nostra vita!<br \/>\nIl Trieste Film Festival \u00e8 alla sua ventiduesima edizione e nonostante l\u2019anno difficile, per tagli ecc., ha un ottimo programma pieno di eventi collaterali ed ospiti d\u2019assoluto interesse!<br \/>\nIl festival \u00e8 iniziato gi\u00e0 da due giorni, arrivo sabato 22, le sezioni sono dedicate a lungometraggi, cortometraggi, documentari, film di ambito musicale (sezione \u201cWall of Sound\u201d) e due retrospettive, dedicate a Sergei Loznitsa e Du\u0161an Han\u00e1k.<br \/>\nArrivo in sala trafelato, il mal di testa mi riesplode, ho la febbre e chiedo in giro aspirine, o alla peggio valium, come un tossicomane gli spicci\u2026 In questo stato inizio le visioni.<br \/>\nIl primo documentario in cui mi imbatto \u00e8 VDVOEM del russo Pavel Kostomarov, gi\u00e0 operatore per Loznitsa e vincitore dell\u2019orso d\u2019argento all\u2019ultima Berlinale per la miglior fotografia col film di Popogrebski (\u201cKak ya provel etim letom\u201d (\u201cHow I Ended This Summer\u201d) di Alexei Popogrebski, Orso d\u2019argento per la miglior fotografia alla Berlinale 2010; ndr.). \u00c8 un mondo arcaico quello che ci si presenta, fatto di gesta ancestrali, ritmi circadiani rallentati come in moviola. Si narra la vita di una coppia, ancor prima che di artisti, di esseri umani, il burbero Vladimir e la tenera Lyudmila. La loro \u00e8 un\u2019unione basata su ruoli ben precisi, che la natura per prima suggerisce, per non dire impone. Lyudmila lo confessa, lei \u00e8 la pazienza, lei \u00e8 la fedele compagna grazie alla quale Vladimir riesce a realizzarsi, mentre la realizzazione di Lyudmila sta proprio in questo esserci in tutto e per tutto, con e per, il compagno. \u00c8 un equilibrio da giocoliere quello che si instaura fra i due, per\u00f2 ben saldo e duro come il marmo, perch\u00e9 solo con questo equilibrio, che vorrei chiamare amore, si pu\u00f2 essere \u2018vdvoem\u2019, insieme. Entrambi artisti, intagliano il legno per farne sculture totemiche, che poi dispongono in cerchio in un rito che si sussegue sempre uguale da una vita, Mentre i rumori della modernit\u00e0 giungono come sirene d\u2019allarme, i due continuano nei loro gesti salvando e rigenerando ogni giorno questo microcosmo recintato dal loro amore. Commovente.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_12306\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Lumea-v\u0103zut\u0103-de-Ion-B..jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12306\" class=\"size-full wp-image-12306\" title=\"Lumea v\u0103zut\u0103 de Ion B.\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Lumea-v\u0103zut\u0103-de-Ion-B..jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Lumea-v\u0103zut\u0103-de-Ion-B..jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Lumea-v\u0103zut\u0103-de-Ion-B.-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12306\" class=\"wp-caption-text\">Lumea v\u0103zut\u0103 de Ion B.<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il secondo documentario \u00e8 LUMEA VAZUTA DE ION B. (\u201cIl mondo secondo Ion B.\u201d) del rumeno Alexander Nanau. Vi si narrano le vicende di Ion Barladeanu, senzatetto di Bucarest che vive nell\u2019immondezzaio di un condominio, col rischio che ogni giorno gli cada in testa qualcosa. Il regista ha un occhio crudo, le immagini scorrono fatiscenti fra homeless, macerie e palazzi decadenti. Ion \u00e8 felice della propria condizione, ha creato un suo spazio veramente libero e vitale e non cerca alcuna redenzione da parte della societ\u00e0. \u00c8 scappato di casa a 16 anni, dal padre ufficiale e da un paese che schiacciava ogni suo bisogno di fuga. Questa sua indole e questa sua esperienza \u00e8 riversata in quelli che lui chiama i suoi film. Sognava infatti di fare il regista negli anni \u201860 e dal \u201870 al \u201890 crea collage con le miriadi di riviste che la gente butta. Ha quindi \u2018lavorato\u2019 con Belmondo come con la Taylor, con Kirk Douglas e John Wayne. I suoi lavori sono incredibili, soprattutto se si pensa che a concepirli era un autodidatta totalmente ignaro del mondo dell\u2019arte e di quel che accadeva pi\u00f9 in generale nel mondo intero! Si potrebbe parlare di una pop art surreale, ai limiti del Dada, almeno agli inizi, per poi passare ad un linguaggio sempre pi\u00f9 scarno e violento legato alla politica. Tutto il suo odio per l\u2019oppressione comunista sfocia in lavori spettrali dove al colore vivido e squillante degli anni \u201860 e \u201870 si passa ad un bianco e nero angoscioso, e nei quali il ruolo di divo, dapprima assegnato a Belmondo, \u00e8 preso dal dittatore Ceau\u015fescu! Se queste opere fossero apparse durante gli anni della dittatura sarebbero state assolutamente esplosive, facendo diventare Ion il sovversivo numero uno del paese. Il gallerista Don Popescu si interessa del caso e scova una vera e propria bomba&#8230; Ion tira fuori dalla sua tana due valigie completamente piene di lavori, praticamente l\u2019intera sua vita. Al gallerista non par vero, pian piano \u2018redime\u2019 Ion nei confronti della societ\u00e0, riuscendo a farlo diventare una star del mondo dell\u2019arte. Delle bellissime immagini ad ART Basel ritraggono Ion spaesato mentre diverse signore in pelliccia e qualche damerino con occhiale di corno ne decretano il successo. Poi Ion viene ripreso mentre se ne va in bicicletta in mezzo al verde, come in fuga da questo mondo che non gli appartiene! Ma \u00e8 possibile fuggire oggi a questo sistema che, pur non avendo gli aspetti autoritari e repressivi del totalitarismo, riesce pi\u00f9 sottilmente a tenerci tutti soggiogati in maniera spietata?<br \/>\nPausetta al bar, caff\u00e8 e birretta mentre la testa \u00e8 sempre pi\u00f9 rovente, non si fa in tempo a rilassare le meningi che siamo subito rilanciati in sala per le tinte fosche di SZELID TEREMTES-A FRANKENSTEIN-PROJECT (\u201cTenero figlio &#8211; Il progetto Frankenstein\u201d) dell\u2019ungherese Korn\u00e9l Mundrucz\u00f3, in concorso all\u2019ultimo Festival di Cannes. Il film narra, in maniera piuttosto confusa, di Rudi, ragazzo di 17 anni che vive in strada e dallo sguardo perennemente triste. Egli spera di riconciliare i rapporti con la madre, che non l\u2019ha mai riconosciuto, ed a riuscire a farsi da lei svelare l\u2019identit\u00e0 del padre. Arrivato a casa della madre, un appartamento in un palazzo piuttosto tetro (metafora quasi della famiglia di Rudi, distrutta e scrostata), Rudi viene casualmente selezionato durante un casting che si sta tenendo nel palazzo da un regista che, toh che coincidenza, \u00e8 il padre sconosciuto del nostro. L\u2019uomo viene colpito dall\u2019innocenza del ragazzo, ma per una casualit\u00e0 quest\u2019ultimo scappa dal cast dopo aver ucciso la ragazza con cui stava sostenendo il provino, che altri non era se non la figlia del nuovo uomo della madre di Rudi. Da qui in poi Rudi sar\u00e0 braccato e verr\u00e0 preso da un vortice di violenza che lo porter\u00e0 ad uccidere tutta la famiglia ad eccezione del padre. Questi, scoperto che Rudi \u00e8 suo figlio, tenter\u00e0 di occuparsene ed in qualche modo di scontare la pena di aver messo al mondo un figlio mai voluto e mai conosciuto sino a quel momento. Tenter\u00e0 quindi di portarlo via dalla citt\u00e0, che per Rudi significa unicamente violenza ed abbandono, e durante questo viaggio cercher\u00e0 pure di motivare al figlio le sue ragioni, riuscendoci per\u00f2 solo in maniera sommaria e reticente. Finale terribile, come in fondo il resto del film\u2026 ma dove li trovano i soldi per produrre questi carciofi di film?! lo dico con il rispetto dovuto agli amanti del carciofo e del Cynar&#8230;<br \/>\nTorno al bar e il mal di testa \u00e8 ancora l\u00ec. Finalmente ho visto uno spiraglio di luce sempre pi\u00f9 abbagliante&#8230; un faretto? no, trattavasi di splendida rossa di fianco a me seduta con cappuccino fumante sul tavolo a fare l\u2019effetto nebbia&#8230; ero su un set di Bava? Ho chiesto solo paracetamolo? e magicamente dalla borsetta delle meraviglie son spuntate le pasticchine. Che dire?! Avevo iniziato a sudare copiosamente quando l\u2019arrivo di nerboruto boyfriend mi ha convinto che era l\u2019ora dei corti (non dei conti!).<br \/>\nChe formato micidiale il cortometraggio! ogni volta che ne vedo uno mi convinco che \u00e8 veramente difficile riuscire a dire qualcosa in cos\u00ec poco tempo&#8230; ci vuole vera genialit\u00e0, o qualcosa di simile!<br \/>\nNe scelgo tre assolutamente da vedere: BISQIL\u00caT del turco \u0130mdat Serhat Karaaslan, JAU PUIKU, TIK DAR \u0160IEK TIEK&#8230; (&#8220;Sarebbe splendido, per\u00f2&#8230;&#8221;) della lituana Lina Lu\u017eyt\u0117 (un corto bello e divertente, con un\u2019ottima fotografia) e SPASI I SOCHRANI (&#8220;Salva e proteggi&#8221;) della ucraina Ol&#8217;ga \u0160ul&#8217;gina-Moskalenko.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_12308\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/S\u010daste-moe.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12308\" class=\"size-full wp-image-12308\" title=\"S\u010dast'e moe\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/S\u010daste-moe.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/S\u010daste-moe.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/S\u010daste-moe-300x171.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12308\" class=\"wp-caption-text\">S\u010dast\u2019e moe <\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Nonostante la pasticca stavo ancora maluccio quando si son spente le luci in sala. Il tempo di trangugiare un chinotto, ed erano gi\u00e0 partite le prime immagini algide, fredde e asciutte di S\u010cAST&#8217;E MOE (\u201cLa mia felicit\u00e0\u201d), primo lungometraggio del documentarista Sergei Loznitsa, omaggiato dal festival di Trieste una retrospettiva. La partenza \u00e8 folgorante: Georgy, camionista in viaggio per la Russia, viene fermato in un posto di blocco sperduto che nient\u2019altro \u00e8 se non un non-luogo simbolo del male&#8230; polizia corrotta, umanit\u00e0 allo sbando, giovani ragazze che si prostituiscono&#8230; questo il parterre umano che accompagner\u00e0 Georgy in un viaggio allucinante (e allucinogeno&#8230; ma che mi ha dato la ragazza?!) verso il fulcro di un male totale che altro non \u00e8 che l\u2019uomo stesso. Loznitsa non lascia alcuno spiraglio di positivit\u00e0 in questa visione nichilista e pessimista: \u00e8 una Russia allo sbando, lasciata sola alla deriva, ma pi\u00f9 in generale \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 stessa a distruggere e ad autodistruggersi in un moto perpetuo che merita un plauso per la coerenza. L\u2019occhio del regista \u00e8 spietato, il girato \u00e8 essenziale ed asciutto, la narrazione frammentata e labirintica. Georgy scappa dal posto di blocco, d\u00e0 un passaggio a un reduce di guerra che gli racconta del suo rientro dal fronte, si trova intrappolato in un ingorgo ed \u00e8 aiutato ad uscirne da una giovane prostituta. La notte, rimasto solo, si ritrova sperduto in un intrico di boschi e stradine, incontra un trio di ceffi poco affidabili con cui si ferma a dividere un pasto&#8230; chiaramente non gli andr\u00e0 troppo bene! Qui il regista ci fa fare un salto a ritroso, vediamo due soldati di ritorno dal fronte che uccidono con efferatezza un insegnante vedovo con un figlio. Si ritorna al presente e troviamo Georgy muto e irriconoscibile. Loznitsa offre una visione dove il destino non serve, perch\u00e9 la vita \u00e8 fatta da un dedalo di strade che in definitiva non portano a nulla e c\u2019\u00e8 quindi da chiedersi dove si trovi il coraggio di affrontare ogni giornata, con i vacui propositi e l\u2019immancabile polvere a posarsi implacabile su sogni e progetti. La visione di questa pellicola \u00e8 difficile, \u00e8 una follia spazio-temporale che, una volta abbandonata l\u2019annosa e inutile questione del voler capire a tutti i costi, vi lascer\u00e0 come San Giuseppe da Copertino, a bocca aperta! Micidiale.<br \/>\nCi sarebbero da vedere molti altri film, ma il camion che mi \u00e8 passato sulla testa non ha lasciato illeso neanche un neurone, quindi da bravo leso mi assesto al bar. Vedo verde, trangugio un succo di mela, anch\u2019esso verde, pure la gente attorno a me \u00e8 verde\u2026 comincio ad aver paura, saran mica i visitors? Forse s\u00ec, anzi, mi pare inequivocabile, in fondo anche io sono un visitatore di Trieste, ma mica mi mangio i topi tirando su la coda manco fosse uno spago al pomodoro, l\u2019unica \u00e8 chiamare Batman o scappare via, il pi\u00f9 veloce possibile\u2026 penso a cosa avrebbe fatto Capitan America, ma poi mi ricordo che \u00e8 un mezzo fascista e la mamma mi ha sempre detto di girare alla larga da tipi cos\u00ec\u2026 allora incomincio a pensare a Hulk, ma pure lei \u00e8 verde, forse \u00e8 solo che sta un po\u2019 male di fegato e allora penso che ci sta di brutto con Trieste dato che qua bevono tutti come disperati ed io che manco c\u2019ho i calcoli mi sento un pivellino e pretendo subito di esser messo in lista, al minimo, per un bel trapianto; ma non di capelli, quelli ancora ce li ho. Invoco Allah o qualcuno con i suoi poteri e mi butto nella folla bestemmiomincazzospintonosputoarranco ed alla fine son sputato fuori dal Teatro Miela che sembro Gelindo a Seoul e vorrei baciare anche io per terra ma non ho con me l\u2019amuchina e se poi mi prende l\u2019asma, la gonorrea o gi\u00f9 di l\u00ec?! Allora via, all\u2019albergo. Viaggio con la bora contro, doppia fatica e doppio sbattimento, sbatto i denti e sbatto le mani con ritmo sincopato polifonico tardoindianrinascimentale arrivo all\u2019albergo entro chiudo apro passo e chiudo!!! zzzzzzzzzzzzzzz<br \/>\nLa sveglia \u00e8 una cosa strana, si \u00e8 catapultati dai sogni alla realt\u00e0 ma mica c\u2019\u00e8 nessuno che te lo chiede&#8230; perch\u00e9, dato che i sogni son molto spesso meglio della realt\u00e0, dubito sarebbero in tanti a scegliere la seconda ma ok, va cos\u00ec quindi tanto vale adeguarsi. Che poi, voglio dire, mi sveglio col sole, Trieste da scoprire, tanti film da vedere. Pu\u00f2 anche andare peggio, no? E allora via si alzi la mutanda e pronti per altre avventure!!! Ci si lava il faccino, via le crocchette dagli occhi, poi pisciatina e lauta colazione dove mi attendono coppie scoppiate e bambini sgnorgolanti. Doppia razione di caff\u00e8 e con l\u2019occhio appalla e la tachicardia tipo batteria grindcore si esce dall\u2019albergo.<br \/>\nIncredibile, la bora si \u00e8 quietata, Trieste \u00e8 inondata dal sole e i primi signori si intravedono per le strade. Hanno tutti l\u2019aria di intellettuali, trovo ci siano signori in giro in questa mattinata tra i pi\u00f9 belli che io abbia mai visto, con barbe bianchissime e uno stile che predilige lo spinato, i patterns e il pied de poule. Vado a vedere il castello di San Giusto, bellissimo e ben tenuto con simpatico museo di armi (?), tempo di sgranchirmi e di vedere l\u2019anfiteatro romano in pieno centro e poi via, si torna inesorabili verso il Teatro Miela per la prima visione della giornata, il documentario PREDSTAVLENJE (\u201cParata\u201d) di Sergei Loznitsa.<br \/>\nIncentrato sulle manifestazioni russe in epoca di regime e sulla comunicazione di massa del periodo comunista, il documentario \u00e8 un collage di immagini di repertorio tratte dagli archivi di stato. Vita comune e discorsi di Kruscev, balletti e spettacoli teatrali. La vita russa viene scandagliata in vari aspetti, negli assurdi riti quotidiani e nella fatica di questo popolo epico e coraggioso, trainato dalla falsa luce dell\u2019ideologia comunista. Vi sono in questo, per\u00f2, anche lati che forse tanto negativi non sono&#8230; lego a questo discorso il ricordo di una mia esperienza (una vacanza, nulla di pi\u00f9) in Bulgaria\u2026 la povert\u00e0 porta le persone a riappropriarsi dei rapporti umani, vivere in comunit\u00e0 riacquista senso, il ballo \u00e8 un rituale per rafforzare i rapporti tra un gruppo di persone che \u2018sentono\u2019 un percorso comune, cos\u00ec come il lavoro nei campi e lo sforzo collettivo per riassestare Leningrado dopo la caduta delle bombe&#8230; e per un individualista figlio della nostra societ\u00e0 del successo e dell\u2019arrivismo \u00e8 un bello smacco!!!<br \/>\nEsco all\u2019aria aperta, ho fame! Chi dice che il pesce \u00e8 campo ed ambito esclusivo della cucina del sud? Trovo una trattoria veramente rustica, penso gi\u00e0 \u201coddio chiss\u00e0 che manger\u00f2?\u201d, mi siedo e arriva una donna di chiara discendenza teutonica che mi chiede, col garbo di un cinghiale, cosa voglio da mangiare, si va con la coda di rospo e con la malvasia istriana, la cameriera pian piano si scioglie e, pur non mollando quello strato ruvidino che la contraddistingue, risulta alla fin fine piuttosto simpatica. E dire che Longanesi diceva \u201cgiudico tutto dall\u2019esteriorit\u00e0: ho il coraggio di essere superficiale\u201d !!! Si torna al tour de force filmico, caff\u00e8 e via dentro alla sala<br \/>\nMi aspetta il documentario KATKA della ceca Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1, documentarista dalla coerenza incredibile e dalla forza impressionante. I suoi documentari trattano per lo pi\u00f9 rapporti personali, che la regista segue anche per anni&#8230; un suo famoso documentario, \u201cManzelske etudy\u201d, tratta della vita di 7 coppie che la T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 ha seguito per 6 anni, riuscendo cos\u00ec a scavare profondamente nella relazione e nei cambiamenti avvenuti in questo lungo arco di tempo. In \u201cKatka\u201d la situazione \u00e8 analoga: Katka \u00e8 una ragazza tossicodipendente che entra ed esce dalle cliniche non riuscendo mai veramente a smettere. Siamo nel 1996 quando la T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 comincia a filmare la storia della ragazza, e per 10 anni la regista seguir\u00e0 la discesa agli inferi di quest\u2019anima perduta in un limbo senza amore e senza scopo. Parlo di scopo, perch\u00e9 ci\u00f2 che risulta evidente, grazie a questo lavoro, \u00e8 quanto la tossicodipendenza sia un qualcosa dal quale \u00e8 difficile evadere per una sudditanza mentale, prima ancora che fisica. \u00c8 la mancanza di uno scopo e di una motivazione a vivere che lascia una persona nel mezzo di un lago ghiacciato senza vedere la riva da nessuna parte. Poi per Katka arriva quella che potrebbe essere la svolta, aspetta un bambino ed ora non \u00e8 pi\u00f9 sola, non \u00e8 pi\u00f9 slegata da qualsiasi responsabilit\u00e0, se non con s\u00e9 stessa. Inizia cos\u00ec una serie pressoch\u00e9 infinita di va e vieni dalle cliniche, mentre il rapporto col padre del bimbo si deteriora di giorno in giorno. \u00c8 la storia di una sconfitta, la colata a picco di una nave costruita con assi troppo fragili per resistere alla burrasca che \u00e8 la vita.<br \/>\nPoi \u00e8 la volta dei corti; poi mi prendo una pausa forzata e me ne vado a vedere un po\u2019 di triestini in uscita libera, si torna all\u2019albergo, si tenta la chiacchiera con figlia del padrone dell\u2019albergo che non alza lo sguardo dalla tastiera del computer e risponde solo s\u00ec o no catapultandomi cos\u00ec in una scena che avrei pensato pi\u00f9 legata a Milano; poi si \u00e8 di ritorno per i due lungometraggi che determinano la fine della mia breve permanenza e al festival e per voi la fine della lettura (e qualcuno, lo so, tirer\u00e0 un sospiro di sollievo&#8230;).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_12307\" style=\"width: 630px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Krankheit-der-jugend.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-12307\" class=\"size-full wp-image-12307\" title=\"Krankheit der Jugend\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Krankheit-der-jugend.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Krankheit-der-jugend.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Krankheit-der-jugend-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-12307\" class=\"wp-caption-text\">Krankheit der Jugend<\/p><\/div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Il primo \u00e8 KRANKHEIT DER JUGEND (\u201cLa malattia della giovinezza\u201d) del tedesco Dieter Berner. La sceneggiatrice, ospite del festival, appunta che il film \u00e8 nato dal lavoro dei ragazzi di questa scuola di cinema e teatro in Germania, il budget \u00e8 limitatissimo(25.000\u20ac), e la storia \u00e8 una trasposizione da Bruckner. Insomma, mi metto comodo e apro i canali uditivi e sensoriali! Peccato che i ragazzi recitino maluccio: la storia \u00e8 un frullato di ormoni in et\u00e0 universitaria in salsa Dams, con giovani annoiati; il film non offre alcuno sguardo, non dico nuovo, ma almeno interessante, graffiante, critico&#8230; niente&#8230; il vuoto&#8230; c\u2019\u00e8 nessuno?&#8230; god save the queen?&#8230; posso farti vedere la mia collezione di farfalle?&#8230; 25.000 euretti potevano esser spesi, che so, per pagare un sicario per far fuori un simpatico omino che fa festini in bandana&#8230; no? vabb\u00e8, era solo un\u2019idea \u201cLa malattia della giovinezza\u201d? datevi all\u2019onanismo, vi dar\u00e0 pi\u00f9 soddisfazioni!!!!<br \/>\nAltro gettone altro giro: \u00e8 la volta di P\u00c1L ADRIENN della regista \u00c1gnes Kocsis, e per fortuna \u00e8 tutta un\u2019altra storia. Piroska \u00e8 un\u2019infermiera alienata, anzi direi alienatissima, con un debole, al limite della dipendenza, per le paste alla crema. La sua vita \u00e8 scandita in maniera maniacale ed alquanto sinistra da ritmi che sono anche rumori. Lavora in un reparto di malati terminali, sta quasi tutto il tempo in questa stanza terribile dove una intera parete \u00e8 coperta da monitor in cui vi sono gli elettrocardiogrammi dei vari pazienti che la nostra, fra una pasta alla crema e l\u2019altra, svogliatamente segue. Il rumore di questi macchinari \u00e8 percussivo, insistente, terribile, quando sullo schermo appare una linea piatta. Piroska si alza mal volentieri e con la lentezza che la contraddistingue arriva nella camera del probabile morto, dove un medico tenta invano e con poca credibilit\u00e0 di rianimare il malato di turno. Qui si \u00e8 aperta una falda in me, vivendo ogni giorno questa situazione (lavoro in ospedale)&#8230; certo, si instaura una distanza dal paziente che ti rende possibile continuare a fare questo tipo di lavoro, ma a volte la distanza \u00e8 tale da farci dimenticare un aspetto fondamentale, e cio\u00e8 che non siamo numeri come vorrebbero farci credere, non siamo prodotti da classificarenumerarearchiviare ma persone, ognuna con una storia diversa ed un passato. In parole povere si perde talvolta di vista l\u2019umanit\u00e0. Ecco&#8230; banale ma diabolico!<br \/>\nA casa, Piroska non ha una situazione tanto pi\u00f9 gradevole: il marito \u00e8 un nevrotico che schiaccia la moglie con le proprie pseudo vittorie e costruisce diorami urbani giganti con una precisione maniacale e, citando Oscar Wilde, \u201cuna scrivania troppo in ordine \u00e8 il primo sintomo di una mente in disordine!\u201d. Il rapporto fra i due \u00e8 scandito da frasi puntuali e puntualmente inutili, sguardi asettici e freddezze quotidiane. \u00c8 proprio di questo infine che tratta la pellicola, di quanto il quotidiano si instauri come una zecca, fino a diventare un rito senza pi\u00f9 alcun senso perch\u00e9, come la stessa Piroska ammette, \u201cci si abitua a tutto\u201d, anche a morire ogni giorno ed ogni giorno di pi\u00f9. Le cose cambiano quando Piroska legge in cartella il nome di una nuova paziente appena arrivata: P\u00e0l Adrienn, lo stesso nome della sua amica del cuore d\u2019infanzia, ed \u00e8 come se un argine si fosse rotto. Da qui incomincia un vero e proprio road movie atipico, su mezzi pubblici di trasporto, per ritrovare brandelli di memoria e riuscire infine a rintracciare l\u2019amica chiedendo ai vari ex-compagni delle elementari, attoniti talvolta, talvolta freddi, notizie sulla ragazza. Quando infine Piroska otterr\u00e0 il numero di telefono dell\u2019amica, lo far\u00e0 scomparire in una cassetta dei ricordi. La pellicola soffre a mio parere di almeno 20 minuti di troppo, ma si esce dal cinema con un senso di sollievo, perch\u00e9 siamo riusciti a ricordarci che infine tutto si riduce a desiderio o assenza di desiderio: il resto \u00e8 una sfumatura!<br \/>\nAll\u2019uscita del cinema mi imbatto in signora di Genova che nel caso stia leggendo saluto. Mi chiede com\u2019\u00e8 stato il film, dico la mia opinione, anche sui minuti di troppo e sento un grido. \u00c8 lo sceneggiatore del film, ce l\u2019avevo alle spalle&#8230; e adesso? Chiacchieriamo e scopro un ragazzo che fa morir dal ridere, con battute taglienti al vetriolo, proprio come piace a me!!!<br \/>\nHa anche un progetto musicale, Eddie Cat, non male, andate a sentirvelo!<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Francesco Selvi<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><strong>Crediti dei film citat<\/strong>i<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Vdvoem (Insieme)<br \/>\nregia, fotografia, montaggio: Pavel Kostomarov; produzione: Les Films Hors-Champ, Kinoko; con la partecipazione di: Lyudmila Loboda, Vladimir Loboda; suono; Arsenii Troitskii; distribuzione internazionale: Les Films Hors-Champ; formato: DV; lingue: v.o. russa; paese: Russia, Svizzera; anno: 2009; durata: 48&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Lumea v\u0103zut\u0103 de Ion B. (Il mondo secondo Ion B.)<br \/>\nregia, sceneggiatura, fotografia, coproduzione: Alexandru Nanau; montaggio: Mircea Olteanu; musica: Dan Parvu; suono: Vlad Voinescu, Filip Muresan; produzione: HBO Romania; con la partecipazione di: Ion Barladeanu, Dan Popescu; formato: Betacam, col.; lingue: v.o. rumena; paese: Romania; anno: 2009; durata: 61&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Szel\u00edd teremt\u00e9s &#8211; A Frankenstein-terv (Tenero figlio &#8211; Il progetto Frankenstein)<br \/>\nregia, sceneggiatura: Korn\u00e9l Mundrucz\u00f3; fotografia: M\u00e1ty\u00e1s Erd\u00e9ly; montaggio: D\u00e1vid Jancs\u00f3; musica: Philipp Edward K\u00fcmpel, Andreas Moisa, Gy\u00f6rgy Kurt\u00e1g, Peter Zombola; suono: G\u00e1bor Bal\u00e1zs; scenografia: M\u00e1rton \u00c1gh;costumi: J\u00e1nos Breckl; con la partecipazione di: Rudolf Frecska, Korn\u00e9l Mundruczo, Lili Monori, Kitty Ksicos, Mikl\u00f3s Sz\u00e9kely; case di produzione: Proton cinema; coproduzione: Essential filmproduction, Filmpartners, KGP Kranzelbinder Gabriele production, Laokoon film; distribuzione internazionale: Coproduction office; formato: 35mm, col; lingue: v.o. ungherese; paese: Ungheria, Germania, Austria; anno: 2010; durata: 105&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">S\u010dast&#8217;e moe (La mia felicit\u00e0)<br \/>\nregia, sceneggiatura: Sergei Loznica; fotografia: Oleg Mutu; montaggio: Danielius Kokanauskis; suono: Vladimir Golovnizkj; scenografia: Kirill Suvalov; costumi: Mare Raidma; con la partecipazione di: Viktor Nemec, Vlad Ivanov, Maria Varsami, Vladimir Golovin, Olga Suvalova, Aleksej Vertkov, Yurij Sviridenko; case di produzione: ma.ja.de filmproduction, Sota Cinema Group; coproduzione: Lemming film, ZDF\/Arte; distribuzione internazionale: Fortissimo Film; formato: 35mm, col.; lingue: v.o. russa; paese: Germania, Ucraina, Paesi Bassi; anno: 2010; durata: 127&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Predstavlenie (Parata)<br \/>\nregia, montaggio: Sergei Loznica; suono: Vladimir Golovnizkj; case di produzione: ma.ja.de filmproduction; coproduzione: St Petersburg Documentary Film Studio, MDR; in associazione con: YLE TEEMA, Inspiratin Films; distribuzione internazionale: Deckert distribution; formato: 35mm, b-n; lingue: v.o. russa; paese: Germania, Russia, Ucraina; anno: 2008; durata: 82&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Katka<br \/>\nregia, sceneggiatura: Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1; fotografia: Vlastimil Hamernik, Kristian Hynek, Martin Kubala, Ferdinand Mazurek, Brano Pazitka, Miroslav Sou\u010dek, Tom\u00e1\u0161 T\u0159e\u0161t\u00edk; montaggio: Jacub Hejna; musica: Tadeas Vercak; suono: Vaclav Hejduk, Stanislav Hruska, Jaroslav Jedlicka; case di produzione: Negativ s.r.o.; distribuzione internazionale: Taskovski Films; formato: 35mm , col.; lingue: v.o. ceca; paese: Repubblica Ceca; anno: 2010; durata: 90&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">Krankheit der Jugend (La malattia della giovinezza)<br \/>\nregia: Dieter Berner; scceneggiatura: Hilde Berger (basata sulla piece originale di Ferdinand Bruckner); fotografia: Dennis Pauls; montaggio: Robert Hentschel; musica: Daniel Dickmeis; suono: Franziska Lehmann, Peter Breitenbach; scenografia: Tatiana Belova; costumi: \u2018Rudi\u2019 ; con la partecipazione di: Stella Hilb, Matthias Weidenhofer, Alina Levshin, Janin Stenzel, Florens Schmidt, Nora Huetz, Sebastian Brandes; case di produzione: HFF \u2018Konrad Wolf\u2019, Potsdam-Babelsberg; formato: HD, col.; lingue: v.o. tedesca; paese: Germania; anno: 2010; durata: 91&#8242;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\">P\u00e1l Adrienn<br \/>\nregia: \u00c1gnes Kocsis; sceneggiatura: \u00c1gnes Kocsis, Andrea Roberti; fotografia: Adam Fillenz; montaggio: Tam\u00e1s Koll\u00e1nyi; suono: Herman Pieete, Robert Juhasz; scenografia: Alexandra Maringer, Adrien Asztalos; costumi: Julia Patkos, Monika Kiss-Matyi; con la partecipazione di: Eva Gabor, Istvan Znamenak, Akos Horvath, Lia Pokorny, Izabella Hegyi; case di produzione: KMH filmproduction; coproduzione: Isabella Films, Freibeuter film, Cinema Defacto, Oblomova Film; distribuzione internazionale: Elle Driver; formato: 35mm, col.; lingue: v.o. ungherese; paese: Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Francia; anno: 2010; durata: 136&#8242;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presente articolo \u00e8 stato 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