{"id":14777,"date":"2011-09-14T12:09:13","date_gmt":"2011-09-14T10:09:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14777"},"modified":"2013-12-07T18:28:06","modified_gmt":"2013-12-07T17:28:06","slug":"menschen-am-sonntag-robert-siodmak-edgar-g-ulmer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14777","title":{"rendered":"Menschen am Sonntag > Robert Siodmak, Edgar G. Ulmer"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14781\" title=\"Menschen01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen12.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"465\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen12.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen12-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: Arial;\"><span style=\"font-size: 9pt;\">articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\">Rapporto Confidenziale numero34<\/a>, estate 2011 &#8211; pagg. 8-12<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 18pt;\"><strong>MENSCHEN AM SONNTAG <\/strong><\/span><span style=\"font-size: 13pt; font-family: Arial; color: #707070;\">SEI UOMINI DI DOMENICA<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">QUATTRO GIOVANI AMANTI DEL CINEMA ALLE PRIME ARMI (PIU\u2019 DUE DI MAGGIORE ESPERIENZA) GIRANO NEL 1929 \u201cMENSCHEN AM SONNTAG\u201d, UN FILM SPERIMENTALE, NON SAPENDO CHE STANNO GIRANDO QUELLO CHE SAR\u00c0 CONSIDERATO UN CAPOLAVORO E CHE IL FUTURO RISERVER\u00c0 PER ALCUNI DI LORO UN POSTO FONDAMENTALE NELLA STORIA DEL CINEMA.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 11pt; font-family: Arial; color: black;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14782\" title=\"Menschen02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen11.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"463\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen11.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen11-300x224.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">\u00c8 il 4 febbraio del 1930. Davanti al cinema UFA Lichtspiele di Kurf\u00fcrstendamm, il famoso lungo viale di Berlino, la gente \u00e8 in coda per vedere un film molto diverso da quelli in voga al momento. Sono gli anni delle ricche produzioni della UFA (1) come \u201cMetropolis\u201d (1927) o \u201cFrau im Mond\u201d (\u201cUna donna nella luna\u201d, 1929) di Fritz Lang, \u201cDer blaue Engel\u201d (\u201cL\u2019angelo azzurro\u201d, 1930) di Josef von Sternberg, \u201cMelodie<br \/>\ndes Herzens\u201d (\u201cLa sposa del Danubio\u201d, 1929) di Hanns Schwarz con Dita Parlo, ma anche quelli di \u201cDie B\u00fcchse der Pandora\u201d (\u201cIl vaso di Pandora\u201d, 1929) di Georg Wilhelm Pabst e dei primi film americani di Ernst Lubitsch dopo i successi di quelli girati in Germania.<br \/>\nIl film per cui i Berlinesi si trovano in coda (2) \u00e8 invece un film profondamente differente: girato da un gruppo di giovani amanti del cinema, la maggior parte dei quali alla prima esperienza, si tratta di una produzione a bassissimo costo, girata senza l\u2019apporto di attori professionisti.<br \/>\nSi intitola \u201cMenschen am Sonntag\u201d (in italiano \u201cUomini di domenica\u201d) ed \u00e8 realizzato al tramonto del cinema muto (3), categoria cui appartiene, e a quello della Repubblica di Weimar (4), che di l\u00ec a poco si vedr\u00e0 sostituita dall\u2019ascesa al potere del Partito Nazionalsocialista, al comando di Hitler dal 1921.<br \/>\nNon solo, la Grande depressione economica, iniziata con il crollo della Borsa il 29 ottobre dell\u2019anno precedente, tarda a mostrare in Europa tutto il suo devastante effetto, che per\u00f2 inizia a creare in Germania le condizioni per il favore, fino ad allora impensabile, nei confronti di Hitler e del suo partito.<br \/>\nRegisti del film sono Robert Siodmak e Edgar Georg Ulmer, rispettivamente 29 e 25 anni, il soggetto \u00e8 del ventisettenne fratello di Robert, Kurt, la sceneggiatura \u00e8 del ventiduenne giornalista Samuel Wilder (che preferisce farsi chiamare Billie), l\u2019assistente alla fotografia \u00e8 Alfred Zinnemann (coetaneo di Wilder).<br \/>\nCon loro, il pi\u00f9 esperto Eugen Sch\u00fcfftan (36 anni) (5), come direttore della fotografia. \u00c8 anche la prima produzione (o, come recitano i titoli di testa, \u201cesperimento\u201d) della casa di produzione Filmstudio 1929, fondata da Siodmak senior, Ulmer e Moritz Seeler, autore teatrale e fondatore del teatro di avanguardia berlinese Junge B\u00fchne (6).Prima, per\u00f2, Seeler assume come regista Rochus Gliese, gi\u00e0 direttore artistico per \u201cDer Golem, wie er in die Welt kam\u201d e di cui Ulmer era stato assistente proprio in quella occasione.<br \/>\nLascer\u00e0 il set pochi giorni di lavorazione, secondo alcuni per disaccordi con Robert Siodmak, secondo altri di spontanea volont\u00e0 a causa della scarsit\u00e0 di mezzi.<br \/>\nLa lavorazione ha inizio il 10 giugno del 1929 e proseguir\u00e0 per sei settimane, sempre solo nel tempo lasciato libero agli attori dai loro lavori abituali.<br \/>\nLa situazione messa in scena \u00e8 apparentemente molto semplice: si tratta del racconto di una domenica (con un breve prologo il sabato sera e un epilogo il luned\u00ec mattina) di quattro Berlinesi, due uomini e due donne, sulle rive del lago Wannsee.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen06.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14784\" title=\"Menschen03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen06.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"471\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen06.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen06-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Il film si apre con un cartello che spiega che gli interpreti della storia appaiono per la prima volta sullo schermo e che, a lavorazione conclusa, sono tutti tornati alle rispettive professioni, non smentendo in questo il sottotitolo del film che recita: \u201cEin Film ohne Schauspieler\u201d (Un film senza attori).<br \/>\n\u00c8 sabato sera e vediamo gli attori presentati nello svolgimento delle loro vere professioni: Erwin Splettst\u00f6\u00dfer, tassista, Brigitte Borchert, commessa in un negozio di dischi, Wolfgang von Walterhauser, ex ufficiale, agricoltore, ora rappresentante di vini, Christl Ehlers, comparsa nel cinema, e Annie Schreyer, indossatrice e fidanzata di Erwin.<br \/>\nOgnuno dei personaggi \u00e8 perfettamente riconoscibile nella sua posizione sociale, di cui anzi funge da prototipo, come sottolinea Noah Isenberg, autore dei volumi \u201cDetour\u201d e \u201cWeimar Cinema\u201d, attualmente al lavoro su una biografia critica dedicata a Edgar. G. Ulmer.<br \/>\nChristl sta attendendo qualcuno nelle immediate vicinanze della stazione della metropolitana dello Zoo.<br \/>\nWolfgang la tiene d\u2019occhio e, notato come nessuno la venga a prendere, la avvicina e la invita a bere qualcosa con lui. L\u2019incontro si conclude con l\u2019invito da parte di lui di andare il giorno seguente a trascorrere la giornata sulle rive del Wannsee. Intanto, Annie chiama Erwin per chiedergli se abbia voglia di andare al cinema pi\u00f9 tardi, ma lui si chiede che fretta ci sia, dal momento che il film con Greta Garbo che dovrebbero vedere sar\u00e0 in cartellone sino al gioved\u00ec seguente. Rientrato a casa, non viene accolto nel migliore di modi: la tavola \u00e8 apparecchiata ma Annie sta sdraiata sul letto. Lui non sembra soffrire eccessivamente per la sua indifferenza, tanto che si siede a tavola, spegne la sigaretta nel piatto vuoto di lei e legge il giornale. Mentre si preparano ad uscire, scoppia una lite per motivi decisamente futili: la foggia del cappello di Annie, che lei vorrebbe portare con la tesa alzata mentre lui la preferirebbe abbassata, apparentemente per una questione di gelosia. La lite, che comprende lo stracciare alcune foto di divi del cinema appesi a una parete del modesto appartamento, viene interrotta dall\u2019arrivo di Wolfgang, amico di lunga data di Erwin, che oltretutto interviene dando ragione all\u2019amico sulla questione del cappello. I due si mettono a giocare a carte, non degnando pi\u00f9 Annie di uno sguardo, e infine si accordano per trascorrere all\u2019indomani la giornata al lago.<br \/>\nIl giorno seguente, Christl si presenta con l\u2019amica Brigitte, mentre Erwin giunge senza Annie, che non si \u00e8 svegliata. Al primo bagno, Wolfgang scherza con Christl e tenta di baciarla. Lei per\u00f2 lo rifiuta e gli appioppa un sonoro schiaffone. Lui non sembra prenderla troppo male e rivolge le sue attenzioni a Brigitte, molto meno ritrosa dell\u2019amica nel cogliere il corteggiamento. La giornata prosegue con una lite tra le due ragazze e il cedimento di entrambe ai due uomini: Christl con Erwin e Brigitte con Wolfgang (e l\u2019immagine di Wolfgang che, sdraiato, stringe con un braccio una delle due donne mentre l\u2019altra posa la testa con arrendevolezza sull\u2019altro \u00e8 di quelle che rimangono nella storia visiva del cinema nonch\u00e9 un esempio del cinismo che la storia lascia occhieggiare a tratti).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14785\" title=\"Menschen04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"460\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen03-300x222.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Al ritorno, con un pedal\u00f2, il quartetto incrocia due ragazze che dalla barca in cui si trovano tentano di recuperare un remo caduto in acqua. Erwin e Wolfgang le aiuteranno e dal quel momento la loro attenzione sar\u00e0 tutta diretta a questo nuovo incontro, salvo chiedere in prestito alle ragazze un Marco per pagare il noleggio del piccolo natante appena utilizzato. Quando a fine giornata Brigitte chiede a Wolfgang di potersi\u00a0rivedere la domenica successiva, appare chiaro allo spettatore che quello sar\u00e0 stato il loro unico incontro: Erwin e Wolfgang hanno gi\u00e0 intenzione di recarsi a una partita la settimana successiva. Annie, intanto, non si \u00e8 mossa dal letto tutto il giorno.<br \/>\nEpilogo: un primo cartello recita \u201cdi nuovo al lavoro\u201d, un secondo.\u201critorno alle attivit\u00e0 quotidiane\u201d. La citt\u00e0 riprende il suo ritmo, vediamo la frenesia che animava le sue strade il sabato sera, e i nostri quattro protagonisti nuovamente al lavoro.<br \/>\n\u00c8 stata solo una giornata tra uomini.<br \/>\nUna storia innocua? Un pretesto per mostrare la citt\u00e0 e i suoi abitanti nel corso di un giorno festivo?\u00a0Per niente. Innanzitutto di innocuo in questa storia non c\u2019\u00e8 nulla. Quella che sembra una giornata spensierata per i quattro personaggi principali appare non pi\u00f9 solo come l\u2019innocente quanto realistico ritratto di individui comuni in un giorno di festa bens\u00ec anche come il ritratto di una battaglia tra sessi vista da quattro diversi punti di vista, in cui quelli femminili appaiono fragili, almeno in quanto a solidariet\u00e0 (quando Brigitte cede alle attenzioni di Wolfgang, Christl, che lo aveva appena rifiutato, appare seccata. Non tanto con l\u2019uomo che la umilia dimostrandole la sua indifferenza rispetto al suo rifiuto rivolgendo immediatamente dopo le sue attenzioni all\u2019altra donna, quanto con quest\u2019ultima). Al contrario, il legame maschile ha grande spazio nello sviluppo della storia.<br \/>\nIl legame tra Erwin e Wolfgang \u00e8 fatto di semplici passatempi (come il gioco delle carte, cui assistiamo, e la promessa della partita per la domenica successiva) e grande complicit\u00e0.<br \/>\nQuesta situazione, che \u00e8 difficile possa sfuggire a chiunque veda il film, viene confermata anche da Martin Koerber, che si \u00e8 occupato del restauro del film nel 1997 e che dichiara\u00a0come, secondo lui, la leggerezza del film nasconda un nucleo amaro e drammatico sotto la sua superficie.<br \/>\nMa \u00e8 soprattutto lo stile visivo del film ad essere rivoluzionario\u00a0per il cinema europeo dell\u2019epoca.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">Due anni prima, Walter Ruttmann ha diretto \u201cBerlin: Die\u00a0Sinfonie der Grosstadt\u201d (\u201cBerlino &#8211; sinfonia di una grande citt\u00e0\u201d), ritratto di una citt\u00e0 e dei suoi abitanti nel corso di una giornata, dall\u2019alba a notte fonda, cui il film di Siodmak\u00a0e Ulmer \u00e8 certamente debitore a livello di ispirazione (ma i debiti si estendono a Dziga Vertov e al suo \u201cChelovek s kino-apparatom\u201d \u2013 \u201cL\u2019uomo con la macchina da presa\u201d, 1929, un\u2019ispirazione riconosciuta dallo stesso Ulmer), e, a tratti, allo stile di Sergei M. Eisenstein (soprattutto per alcuni dettagli di simboli) e a quello di Carl Theodor Dreyer (per le\u00a0riprese dei primi piani dei volti, in una sorta di galleria ideale di Berlinesi).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen08.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14786\" title=\"Menschen05\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen08.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen08.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen08-300x223.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">In questo caso, per\u00f2, l\u2019attenzione \u00e8 rivolta in egual modo alla citt\u00e0 e ai personaggi, in un\u2019unione che, pur mantenendosi nel campo dell\u2019avanguardia, \u00e8 certamente pi\u00f9 fruibile da un pubblico che al cinema richiede una narrazione pi\u00f9 o meno compiuta o personaggi per cui provare empatia o una sorta di pur momentanea identificazione.<br \/>\nLa vera protagonista del film \u00e8 per\u00f2 la cinepresa e non gli attori, che non di rado vengono abbandonati in favore di dettagli, panoramiche o primi piani di persone che non\u00a0hanno ruolo nella vicenda.<br \/>\nOpera che mescola i linguaggi, \u201cMenschen am Sonntag\u201d \u00e8 un film impregnato di naturale realismo che lo porta (non solo per la presenza di persone comuni che per\u00f2 recitano un ruolo scritto pur fingendo di essere loro stessi) in una direzione totalmente nuova, tanto da farlo ritenere da pi\u00f9 di uno storico del cinema come un precursore del neorealismo italiano (nato una decina di anni dopo) o addirittura della Nouvelle vague francese (nata alla fine degli anni \u201950), soprattutto il primo Godard, o altro cinema transalpino (alla mente non pu\u00f2 che venire l\u2019apparente minimalismo di Rohmer).<br \/>\nNon sono estranei alla creazione di questa sensazione di naturalismo le frequenti riprese in stile documentaristico della citt\u00e0 e dei suoi abitanti, che vengono inframmezzate a quelle della storia dei cinque personaggi. In effetti, il montaggio con scene documentaristiche in cui si vedono Berlinesi impegnati in attivit\u00e0 come lavare l\u2019automobile o passeggiare per la citt\u00e0, creano una raccolta di immagini di grande interesse e piacevolezza che in pi\u00f9 rafforzano il tono realistico della storia, contribuendo anche a smussarne i momenti tendenti alla drammatizzazione intesa nel senso pi\u00f9 classico.<br \/>\nDifficile ormai ricostruire esattamente i ruoli di ogni persona nella realizzazione del film. Kurt Siodmak (non mancando di affermare quanto poco il film \u2013 rivisto anni dopo \u2013 gli sia piaciuto) minimizza il ruolo di Billie Wilder come sceneggiatore ma Brigitte Borchert, intervistata dal professor Karl Pr\u00fcmm nel 2000 (7), dichiara che la sceneggiatura veniva scritta giorno per giorno, spesso su tovagliolini di carta del Romanisches Caf\u00e9 sul Kurf\u00fcrstendamm, dove il gruppo, Wilder compreso, si riuniva. Ricorda anche la sua presenza sul set con mansioni tecniche. Nei titoli di testa del film, del resto, la sceneggiatura \u00e8 accreditata a Billie Wilder da un reportage di Kurt Siodmak.<br \/>\nMa anche gli altri hanno nel tempo minimizzato e enfatizzato il lavoro dei colleghi su quel set, con Robert Siodmak a relativizzare l\u2019apporto di Ulmer, che secondo lui avrebbe lasciato la lavorazione dopo pochi giorni per fare ritorno a Hollywood, dove gi\u00e0 lavorava alla Universal.<br \/>\nL\u2019unica cosa certa \u00e8 che Robert Siodmak firmer\u00e0 un contratto con la UFA il giorno immediatamente seguente la prima di \u201cMenschen am Sonntag\u201d. Il suo secondo film per la casa di produzione tedesca, \u201cMann der seinen Moerder sucht\u201d (\u201cL\u2019uomo che cerca il suo assassino\u201d, 1931), vede al lavoro sulla sceneggiatura ancora suo fratello Kurt e Billie Wilder. Trasferitosi dapprima in Francia e poi negli Stati Uniti all\u2019ascesa di Hitler al potere (8), diventer\u00e0 un maestro del noir grazie a titoli come, tra i tanti, \u201cThe Spiral Staircase\u201d (\u201cLa scala a chiocciola\u201d, 1945), \u201cThe Killers\u201d (\u201cI gangsters\u201d, 1946, per cui venne candidato all\u2019Oscar), \u201cThe Dark Mirror\u201c (\u201cLo specchio scuro\u201d, 1946). \u00c8 morto a Locarno, Svizzera, nel 1973.<br \/>\nSuo fratello Kurt, gi\u00e0 giornalista, lascia la Germania alla volta dell\u2019Inghilterra per poi trasferirsi negli Stati Uniti nel 1937. L\u00ec, modificato il nome di battesimo in Curt, lavora come sceneggiatore, soggettista e scrittore (suoi i soggetti per alcuni film appartenenti alla serie dei \u201cmostri\u201d della Universal, tra cui \u201cThe Invisible Woman\u201d &#8211; v. <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=6790\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero25<\/a>, pagg. 28-30 &#8211; la sceneggiatura di \u201cThe Wolf Man\u201d &#8211; v. <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=7683\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero26<\/a>, pagg. 44-47 \u2013 e quella per \u201cFrankenstein Meets the Wolf Man\u201d \u2013 v. <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5921\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero23<\/a>, pagg. 48-52). Tra i tanti soggetti scritti, quello per \u201cCreature with the Atom Brain\u201d (1955) di Edward L. Kahn e \u201cDonovan\u2019s Brain\u201d (1953, tratto da un suo\u00a0romanzo) di Felix E. Feist. Sue le sceneggiature per \u201cI Walked with a Zombie\u201d (\u201cHo camminato con uno Zombie\u201d, 1943) di Jacques Tourneur, per cui scriver\u00e0 anche il soggetto di \u201cBerlin Express\u201c (\u201cIl treno ferma a Berlino\u201d, 1948). Ha realizzato anche otto film come regista, sempre nell\u2019ambito del cinema di genere (soprattutto horror e fantascienza). \u00c8 morto nel 2000, a 98 anni, in California.<br \/>\nEdgar G. Ulmer, gi\u00e0 attivo sui set di Lang (\u201cDie Nibelungen: Siegfried\u201c &#8211; \u201cI Nibelunghi\u201d, 1924), di \u201cDer Golem, wie er in die Welt kam\u201d (1920) di Carl Boese e Paul Wegener, quando aveva appena 16 anni, e di F.W. Murnau (la collaborazione inizia, senza che appaia accreditato, con \u201cDie Finanzen des Gro\u00dfherzogs\u201d del 1924 e proseguir\u00e0 per altri cinque film \u2013 tra cui \u201cSunrise: A Song of Two Humans\u201d del 1927 &#8211; nell\u2019arco di sette anni), ha diretto poco pi\u00f9 di cinquanta pellicole, tra cui \u201cThe Black Cat\u201c (1934), \u201cDetour\u201d (1945), \u201cThe Naked Dawn\u201d (\u201cI fratelli messicani\u201d, 1955), guadagnandosi la stima di personalit\u00e0 del cinema come Peter Bogdanovich, che ne lodava le opere anche meno riuscite o meno ricche. \u00c8 morto\u00a0a Los Angeles nel 1972.<br \/>\nAlfred Zinnemann, trasferitosi anche lui negli Stati Uniti in fuga dalla Germania nazista, e abbreviatosi il nome in Fred, \u00e8 molto semplicemente il regista di, tra i tanti, \u201cThe Men\u201d (\u201cIl mio corpo ti appartiene\u201d, 1950), \u201cHigh Noon\u201d (\u201cMezzogiorno di fuoco\u201d, 1952), \u201cFrom Here to Eternity\u201d (\u201cDa qui all\u2019eternit\u00e0\u201d, 1953), \u201cThe Nun\u2019s Story\u201d (\u201cLa storia di una monaca\u201d, 1959), \u201cThe Day of the Jackal\u201d (\u201cIl giorno dello sciacallo\u201d, 1973). \u00c8 stato candidato a otto premi Oscar e ne ha ottenuti tre. Il suo nome \u00e8 indelebilmente impresso nella storia del cinema.<br \/>\nSamuel \u201cBillie\u201d Wilder, trasferitosi negli Stati Uniti dopo un passaggio in Francia, diventer\u00e0 Billy Wilder, in assoluto uno tra i pi\u00f9 grandi registi della storia del cinema, tanto che riassumerne la carriera in queste poche righe sarebbe impossibile.<br \/>\nPer quanto riguarda gli attori, Wolfgang von Walterhauser compare come figurante in \u201cMann der seinen Moerder sucht\u201d (\u201cL\u2019uomo che cerca il suo assassino\u201d, 1931) di Siodmak terminando cos\u00ec la sua incursione nel cinema. Erwin Splettst\u00f6\u00dfer, che spera in una maggiore fortuna rispetto al suo compagno in \u201cMenschen am Sonntag\u201d, appare solo fugacemente in due film di Siodmak (\u201cAbschied\u201d, 1930, e \u201cVoruntersuchung\u201d l\u2019anno successivo), prima di morire prematuramente in un incidente.<br \/>\nBrigitte Borchert, la candidata apparentemente pi\u00f9 accreditata ad avviare una carriera nel cinema, non \u00e8 per\u00f2 interessata a perseguirla. Prima di ritirarsi definitivamente a vita privata, si prester\u00e0 a una serie di apparizioni pubbliche remunerate e apparir\u00e0 in alcune pubblicit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">In conclusione, \u201cMenschen am Sonntag\u201d, oltre ad essere un ottimo film e un atto d\u2019amore per la citt\u00e0 in cui \u00e8 girato, \u00e8 uno splendente esempio di cinema indipendente che, negli ultimi momenti del muto, vede un gruppetto di giovani unirsi e realizzare non solo un\u2019opera che fa a meno degli elementi apparentemente imprescindibili dei successi dell\u2019epoca, bens\u00ec traccia una nuova strada per il cinema: quella del realismo\u00a0estremo applicato alla finzione. Un vero piacere per gli occhi grazie alla fotografia di Sch\u00fcfftan e alle scelte stilistiche di Siodmak, \u00e8 anche un film moderno e ardito che ha la capacit\u00e0 di coinvolgere lo spettatore nella sua trama, molto pi\u00f9 complessa e sottile di quanto possa apparire ad una prima, molto distratta, occhiata.<br \/>\nLe strade di Berlino che vediamo a inizio film non saranno mai pi\u00f9 cos\u00ec. Il cinema, invece, sapr\u00e0 trarre dal naturalismo grande forza per molte storie nel tempo a venire.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">\u25c6 Roberto Rippa<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial; color: black;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14789\" title=\"Menschen06\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen09.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"462\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen09.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Menschen09-300x223.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><strong>Menschen am Sonntag<\/strong><br \/>\ntitolo italiano: &#8220;Uomini di domenica&#8221;<br \/>\ntitolo internazionale: &#8220;People on Sunday&#8221;<br \/>\nRegia: Robert Siodmak, Edgar G. Ulmer; soggetto: Kurt Siodmak; sceneggiatura: Billie Wilder; fotografia:\u00a0Eugen Sch\u00fcfftan; assistente alla fotografia: Alfred Zinnemann; musiche: Otto Stenzeel; produttori:\u00a0Seymour Nebenzal, Edgar G. Ulmer; interpreti: Erwin Splettst\u00f6\u00dfer, Brigitte Borchert, Wolfgang von\u00a0Walterhauser, Christl Ehlers, Annie Schreyer; casa di produzione: Filmstudio Berlin; paese: Germania;\u00a0anno: 1929; durata: 74\u2019<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><strong>DVD<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">\u201cMenschen am Sonntag\u201d \u00e8 stato appena pubblicato dalla statunitense Criterion sia in DVD che in Blu-ray in un\u2019edizione che pu\u00f2 considerarsi non solo irrinunciabile ma anche definitiva.<br \/>\nDue le colonne sonore disponibili: la prima ad opera della Montalto Orchestra, composta ed eseguita in occasione della proiezione del film al Telluride Film Festival nel 2009 e qui rieseguita appositamente per la pubblicazione del film, la seconda, ad opera della Czech Film Orchestra, dal suono decisamente pi\u00f9 contemplativo e quieto. Non un caso che la scelta, alla partenza del film, cada automaticamente sulla prima.<br \/>\nPer quanto riguarda il comparto extra, Criterion pubblica il cortometraggio (30\u2019) di Eugen Sch\u00fcfftan \u201cIns Blaue hinein\u201d del 1931. Presenta anche un documentario di Gerald Koll del 2000 dal titolo \u201cWeekend am Wannsee\u201d che include un\u2019intervista a Brigitte Borchert, interprete del film allora novantenne, e al restauratore del film Martin Koerber, attivo presso il Nederlands Filmmuseum che spiega come sia stato possibile ricostruire il film avvicinandosi il pi\u00f9 possibile all\u2019originale (9) ricercando e utilizzando vari spezzoni ritrovati in giro per il mondo. A conclusione di un\u2019ottima edizione, un libretto che contiene una breve storia in forma di saggio del citato Noah Isemberg, nonch\u00e9 due scritti di due tra gli autori del film: Uno di Billy Wilder risalente agli anni della pellicola e uno tratto dalla biografia di Ulmer del 2000.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><strong>NOTE<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(1)<br \/>\nBUFA (Bild- und Filmami) era il nome di una casa di produzione nata nel 1917 il cui scopo era quello di produrre film propagandistici nel corso della Prima guerra mondiale. Cambiato nome pochi mesi dopo la sua fondazione in Universum Film AG (UFA), cambi\u00f2 anche il suo obiettivo, pur rimanendo controllata dallo Stato e rivolta al servizio dell\u2019interesse nazionale, e ampli\u00f2 il suo raggio d\u2019azione estendendolo anche alla distribuzione. All\u2019azienda partecipava allora un consorzio comprendente il governo, il ministero della guerra e la Deutsche Bank.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(2)<br \/>\nCurt Siodmak ricordava nel 2000 che si trovava con suo fratello Robert sulla strada prospiciente la sala dove stava avendo luogo la prima del film e, commentando il movimento di persone che entravano e uscivano dalla sala, affermava: \u201cRobert ed io stavamo sul Kurf\u00fcrstendamm e vedevamo entrare due persone e tre uscire. Entrare una, uscire tre e quindi Robert disse che se ne fosse entrata ancora una, la sala sarebbe stata vuota\u201d.<br \/>\nLa testimonianza \u00e8 stata raccolta da Henning Lohner e fa parte di un\u2019intervista compresa nel documentario \u201cWeekend am Wannsee\u201d di Gerald Koll, prodotto nel 2000 da Kirchmedia in collaborazione con le reti televisive Arte e ZDF.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(3)<br \/>\nSi data alla fine degli anni \u201920 il tramonto del cinema muto. In realt\u00e0, il primo film sonoro ad essere distribuito risale al 1927 ed \u00e8 \u201cThe Jazz Singer\u201d di Alan Crosland, con Al Jolson protagonista. La sua uscita nelle sale degli Stati Uniti attrezzate per il sonoro avviene il 6 ottobre del 1927. In Europa inizier\u00e0 a circolare tra il 1929 e il 1930.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(4)<br \/>\nLa Repubblica di Weimar \u00e8 il periodo della Storia della Germania che va dal 1919 al 1933. Prende il suo nome dalla citt\u00e0 di Weimar, dove si tenne un\u2019assemblea nazionale per redigere una nuova costituzione dopo la sconfitta tedesca della Prima guerra mondiale.<br \/>\nIl primo tentativo di stabilire una democrazia liberale in Germania fu un\u2019epoca di grande tensione e di conflitto interno, che si concluse con l\u2019ascesa al potere di Adolf Hitler e del Partito Nazionalsocialista nel 1933 (il Partito Nazionalsocialista rappresent\u00f2 il maggior beneficiario della crisi politico-economica che attanagli\u00f2 tutto il periodo di durata della fragile repubblica). Anche se tecnicamente la costituzione del 1919 non venne mai revocata del tutto fino a dopo la Seconda guerra mondiale, le misure legali prese dal governo nazista nel 1933, che sono comunemente conosciute come Gleichschaltung, in effetti distrussero tutti i meccanismi forniti da un normale sistema democratico: \u00e8 quindi comune segnare il 1933 come la fine della Repubblica di Weimar.<br \/>\n(fonte: Wikipedia)<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(5)<br \/>\nSch\u00fcfftan aveva gi\u00e0 lavorato ad alcuni effetti per \u201cDie Nibelungen: Siegfried\u201d (\u201cI Nibelunghi\u201d, 1924) e \u201cMetropolis\u201d (1927) di Fritz Lang, \u201cEine Dubarry von heute\u201d (1927) di Alexander Korda e per \u201cNapol\u00e9on\u201d di Abel Gance (1927). \u00c8 l\u2019inventore del cosiddetto processo Sch\u00fcfftan, che consisteva nell\u2019utilizzo di specchi per inserire attori in set in miniatura. Si trasferisce in Francia nel 1933 in fuga dalla Germania nazista, e quindi, nel 1940, negli Stati Uniti, dove verr\u00e0 accolto con troppo successo fino all\u2019Oscar ottenuto nel 1962<br \/>\ngrazie a \u201cThe Hustler\u201d (\u201cLo spaccone\u201d, 1961, di Robert Rossen).<br \/>\nPrima di quegli anni, torna spesso a lavorare in Francia. \u00c8 stato anche direttore della fotografia di \u201cLes quais des brumes\u201d di Marcel Carn\u00e9 (1938) e, molti anni dopo, di \u201cLes yeux sans visage\u201d (\u201cOcchi senza volto\u201d, 1960, di Georges Franju) <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(6)<br \/>\nA Moriz Seeler, deportato dai nazisti nel 1938 e in seguito ucciso (si suppone nel campo di concentramento di Theresienstadt), \u00e8 dedicata a Berlino la Moriz-Seeler-Stra\u00dfe.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(7)<br \/>\nL\u2019intervista \u00e8 contenuta nel citato documentario \u201cWeekend am Wannsee\u201d di Gerald Koll.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(8)<br \/>\nSia i Siodmak che Wilder e Zinnemann erano di origine ebrea.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">(9)<br \/>\nUn\u2019edizione integrale del film \u2013 peraltro circolato in Europa in varie versioni &#8211; non esiste pi\u00f9. Quella ritrovata presso il Nederlands Filmmuseum (in cui la copia pi\u00f9 vicina all\u2019originale era sopravvissuta dopo essere stata presentata al pubblico olandese nel 1930 previo divieto ai minori malgrado alcuni interventi sulla pellicola da parte della censura), era di 1615 metri cui sono stati integrati spezzoni provenienti dalla Cineteca svizzera, dalla Cin\u00e9matheque Royale de Belgique e dalla Fondazione Cineteca Italiana. La versione nata da queste integrazioni \u00e8 ora lunga 1839 metri, contro i 2014 dichiarati nei documenti presentati alla censura all\u2019epoca della sua uscita.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\"><strong>FONTI<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: 10pt;\">. IMDb.com<br \/>\n. Wikipedia<br \/>\n. Criterion.com<br \/>\n. \u201cYoung People Like Us\u201d, Noah Isenberg (www.criterion.com)<br \/>\n. \u201cWeekend am Wannsee\u201d, documentario di Gerald Koll. Kirchmedia\u00a0(con Arte e ZDF), 2000<\/span><\/p>\n<p><object width=\"620\" height=\"390\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/z2O5QiCTreA?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><\/object><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero34, estate 2011 &#8211; pagg. 8-12 MENSCHEN AM SONNTAG SEI UOMINI DI DOMENICA QUATTRO GIOVANI AMANTI DEL CINEMA ALLE PRIME ARMI (PIU\u2019 DUE DI MAGGIORE ESPERIENZA) GIRANO NEL 1929 \u201cMENSCHEN AM SONNTAG\u201d, UN FILM SPERIMENTALE, NON SAPENDO CHE STANNO GIRANDO QUELLO CHE SAR\u00c0 CONSIDERATO UN CAPOLAVORO E CHE IL FUTURO RISERVER\u00c0 PER ALCUNI DI LORO<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[72],"tags":[1898,10726,1058,10723,10725,5784,9380,10722,10720,10727,10721,1064,10716,10694,10718,10719,262,10717,10724],"class_list":["post-14777","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-critica","tag-1898","tag-annie-schreyer","tag-billy-wilder","tag-brigitte-borchert","tag-christl-ehlers","tag-curt-siodmak","tag-edgar-g-ulmer","tag-erwin-splettstoser","tag-eugen-schufftan","tag-filmstudio-berlin","tag-fred-zinnemann","tag-germania","tag-menschen-am-sonntag","tag-numero34","tag-people-on-sunday","tag-robert-siodmak","tag-roberto-rippa","tag-uomini-di-domenica","tag-wolfgang-von-walterhauser"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Menschen am Sonntag &gt; Robert Siodmak, Edgar G. 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