{"id":15283,"date":"2011-10-08T20:52:11","date_gmt":"2011-10-08T18:52:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15283"},"modified":"2011-10-09T17:35:35","modified_gmt":"2011-10-09T15:35:35","slug":"berg-ejvind-och-hans-hustru-victor-sjostrom","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15283","title":{"rendered":"Berg-Ejvind och hans hustru > Victor Sj\u00f6str\u00f6m"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_01.jpg\" alt=\"\" title=\"OutlawWife_01\" width=\"620\" height=\"432\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15338\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_01-300x209.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\">Rapporto Confidenziale numero34<\/a>, estate 2011 &#8211; pagg. 20-24<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><i><font face=\"Georgia\" size=\"5\">Victor Sj\u00f6str\u00f6m<\/font><\/i><font size=\"4\" face=\"Georgia\"><br \/>\n<\/font><b><font face=\"Georgia\" size=\"6\">I proscritti<\/font><\/b><font size=\"4\" face=\"Georgia\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>(Berg-Ejvind och hans hustru) | Svezia \u2013 1918 \u2013 35mm \u2013 B\/N \u2013 136&#8242;<\/i><br \/>\ndi Fabrizio Fogliato<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>In Svezia nel 1912 si producono alcuni film particolarmente innovativi per quanto riguarda l\u2019utilizzo del linguaggio cinematografico. Tre registi: Georg af Kiercker (1877-1951), Victor Sj\u00f6str\u00f6m (1879-1960) e Mauritz Stiller (1883-1928) sfondano, con le loro opere, le barriere del <i>kammerspiel<\/i> di matrice tedesca e trasportano il dramma nei grandi spazi paesaggistici della Scandinavia, in cui bellezza e vertigine si coniugano all\u2019interno di una tensione narrativa senza precedenti. La tendenza \u00e8 quella di una dimensione panteistica del dramma, in cui l\u2019espressione lirica delle vicende si fonde con una dimensione assoluta degli uomini e del loro destino. Una visione cosmica dello spazio e dell\u2019individuo che si muove in esso, finalizzata alla rappresentazione di episodi archetipici trattati come vere e proprie parabole morali.<br \/>\nL\u2019asciuttezza e il rigore con cui vengono trattati i drammi individuali fanno prevalere l\u2019aspetto psicologico (manifesto e latente) dei conflitti interpersonali. Le asperit\u00e0, il gelo e la durezza del paesaggio nordico diventano sintesi metaforica e metonimica di un personaggio \u201cterzo\u201d, in grado di determinare impreviste e sorprendenti svolte narrative.<\/p>\n<p>Questa visione (non-convenzionale) del cinema rende i film scandinavi del primo decennio del secolo XX\u00b0 la principale alternativa allo strapotere artistico, commerciale e linguistico del cinema hollywoodiano.<br \/>\nLe sirene americane suonano ben presto anche per Stiller e Sj\u00f6str\u00f6m, ma i risultati che i due registi raggiungono sul suolo americano sono nettamente inferiori a quelli autoctoni. Spogliata dei suoi pilastri, \u201caggredita\u201d dalle cinematografie emergenti delle vicine Danimarca e Germania, \u201cl\u2019et\u00e0 d\u2019oro del cinema svedese\u201d si esaurisce in poco meno di un decennio, e gi\u00e0 nel 1921 la produzione crolla rovinosamente, ed i suoi autori sono consapevoli dell\u2019impossibilit\u00e0 di una rinascita a breve termine.<\/p>\n<p>Victor David Sj\u00f6str\u00f6m nasce il 20 settembre 1879 a Silbodal, nella regione svedese del V\u00e4rmland. I suoi genitori non provengono da queste terre: il padre Olof Adolf Sj\u00f6str\u00f6m \u00e8 nativo della provincia di Vesternorrland, mentre la madre Elisabeth Hartman \u00e8 cittadina della capitale. Nel 1870 i futuri coniugi Sj\u00f6str\u00f6m si incontrano a Stoccolma durante un viaggio d\u2019affari di Olof, poi, in seguito ad una improvvisa bancarotta \u2013 come molti connazionali \u2013 emigrano negli Stati Uniti in cerca di fortuna.<\/p>\n<p>La permanenza del piccolo Victor in America dura appena un anno: nel 1886 la madre muore durante il parto del fratello. In seguito alle difficolt\u00e0 del bambino a comprendere l\u2019accaduto e all\u2019ingresso in casa di una nuova compagna per il padre (non accettata da Victor), quest\u2019ultimo, su consiglio della matrigna, decide di rimandare il figlio in Svezia e di affidarlo alle cure della sorella.<\/p>\n<p>La zia paterna vive a Uppsala, una piccola cittadina universitaria in cui Victor Sj\u00f6str\u00f6m alimenta e coltiva la sua vena artistica, mettendosi sulle orme dei familiari che l\u2019hanno preceduto: la madre, attrice di teatro, e lo zio, membro del teatro Reale di Stoccolma. A quattordici anni Sj\u00f6str\u00f6m recita per la prima volta in una rappresentazione ufficiale in <i>Er brottslig betj\u00e4nt<\/i> (<i>Un cameriere delinquente<\/i>), cui segue un cospicuo numero di interpretazioni che non gli garantiscono alcun guadagno, ma che gli permettono di farsi conoscere, dapprima in periferia e poi via via verso l\u2019interno. La fortuna che il padre si \u00e8 costruito in America permette al giovane attore di vivere di rendita, grazie ai soldi che Olof spedisce periodicamente alla sorella.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_05.jpg\" alt=\"\" title=\"OutlawWife_05\" width=\"620\" height=\"441\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15342\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_05-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Nel 1894 fallisce la compagnia di viaggi del padre, il quale torna in Svezia e impedisce al figlio di proseguire negli studi intrapresi. Scelta dettata anche dall\u2019integralismo religioso acquisito dal padre negli Stati Uniti: un protestantesimo fanatico che lo porta a considerare il mestiere dell\u2019attore come qualcosa di negletto e indegno e che induce Olof ad allontanare il figlio Victor sia dal teatro che dalla scuola.<\/p>\n<p>Olof Adolf apre una latteria e impone al figlio di lavorare come suo garzone, ma l\u2019attivit\u00e0 non decolla e le difficolt\u00e0 economiche si fanno sempre pi\u00f9 stringenti, cos\u00ec che Victor viene mandato dal padre a lavorare nel cantiere di un amico. Dopo una lunga serie di vessazioni imposte al figlio, Olof Adolf Sj\u00f6str\u00f6m muore il 21 maggio 1896 e per Victor si riaprono le porte del teatro. Per il giovane attore inizia una lunga e proficua carriera che lo porta a recitare in Svezia ma anche a Helsinki, Berlino, Londra, Parigi, Amburgo, Vienna e Amsterdam; a sposare e a divorziare da Sascha (Alexandra Stjagoff) e ad intraprendere un viaggio negli Stati Uniti per andare a trovare la sorella.<\/p>\n<p>Nel 1909 Victor Sj\u00f6str\u00f6m \u00e8 attore alle dipendenze dell\u2019impresario Albert Ranft, per cui recita sia a G\u00f6teborg che a Stoccolma, ma i continui dissidi tra i due portano ad una inevitabile rottura dopo appena due anni di collaborazione. Nel 1911 \u00e8 un vecchio amico, Einar Fr\u00f6berg, a chiamarlo a recitare nella sua nuova compagnia, di cui Sj\u00f6str\u00f6m diventa da subito il direttore. Con Fr\u00f6berg arrivano i successi degli allestimenti shakespeariani prima (<i>La dodicesima notte<\/i> e <i>Sogno di una notte di mezza estate<\/i>), e di Ibsen poi (<i>I pilastri della societ\u00e0<\/i>), e quello inatteso dell\u2019opera di uno sconosciuto giovane autore islandese, Johann Sigurjonsson, intitolata <i>Berg-Ejvind och hans hustru<\/i> (<i>I proscritti<\/i>).<\/p>\n<p>Nell\u2019estate dell\u2019anno successivo a quello in cui il dramma va in scena (il 24 settembre 1932), il regista svedese firmer\u00e0 un contratto con la Svenska Biografteatern di Magnusson, facendo cos\u00ec il suo ingresso nel mondo del cinema. Victor Sj\u00f6str\u00f6m ancora non sa che dopo pochi anni quel dramma diventer\u00e0 uno dei film pi\u00f9 importanti della cinematografia mondiale e che a dirigerlo sar\u00e0 proprio lui.<\/p>\n<p>Durante la visita agli studi cinematografici, Victor Sj\u00f6str\u00f6m incontra per la prima volta Mauritz Stiller.<br \/>\nQuest\u2019ultimo, colpito dalla presenza scenica e dall\u2019aspetto austero e slanciato del futuro collega, gli propone di interpretare un suo prossimo film, <i>Vampyren<\/i> (<i>La Vampira<\/i>, 1912), nella parte del tenente Roberts a fianco della giovane stella del cinema danese Lili Bech, che di l\u00ec ad un anno diventer\u00e0 la sua seconda moglie.<\/p>\n<p>Il primo film da regista di Victor Sj\u00f6str\u00f6m arriva nello stesso anno in cui esordisce come attore per Stiller: <i>Tr\u00e4dg\u00e5rdm\u00e4staren<\/i> (<i>Il Giardiniere<\/i>, 1912) \u00e8 tratto da un soggetto di Mauritz Stiller e racconta una storia di amore e violenza sullo sfondo del mondo contadino. Il film viene vietato dalla censura e non esce sugli schermi (viene proiettato solo a Oslo e a Copenaghen, mentre la prima assolta per la Svezia \u00e8 del 14 ottobre 1980), non per i contenuti sessuali (il tema dello stupro \u00e8 trattato con rigore poetico e rifiuto del sensazionalismo), ma per la \u201cbellezza\u201d con cui viene presentata la morte.<\/p>\n<p>Il film \u00e8 il primo esempio della \u201cpersonificazione\u201d del paesaggio, utilizzato in senso lirico e drammatico, che diventa contrappunto narrativo e attivo all\u2019interno della messa in scena. Altrettanta poesia \u00e8 espressa nella descrizione della storia d\u2019amore tra G\u00f6sta Ekman e Lili Bech, mentre particolarmente innovativo \u00e8 il ricorso all\u2019effetto stereoscopico.<\/p>\n<p>Il 15 agosto 1916 Victor Sj\u00f6str\u00f6m inizia le riprese del suo capolavoro universale <i>Terje vigen<\/i> (<i>C\u2019era un uomo<\/i>, 1917), tratto dal poema omonimo di Ibsen, che diventa anche un grande successo commerciale, segno che arte e denaro possono convivere se messe al servizio di una qualit\u00e0 smisurata.<\/p>\n<p>Nel 1917, dopo l\u2019enorme successo del film, il direttore della Svenska Bio fa pubblicare sullo \u201cStockholms Dagblad\u201d il seguente comunicato: L<i>\u2019attuale stagione cinematografica della Svenska Biografteatern \u00e8 iniziata negli studi di Liding\u00f6, con le riprese di \u2018Berg-Ejvind och hans hustru\u2019. Il signor Victor Sj\u00f6str\u00f6m, che sta curando la regia del film, e il signor Mauritz Stiller sono gli unici registi che lavoreranno per la Svenska Bio quest\u2019anno.<br \/>\nIn altre parole il consiglio direttivo della compagnia ha deciso di cambiare la lista dei film in produzione e produrre un numero di film decisamente pi\u00f9 basso rispetto agli altri anni. In compenso, molti pi\u00f9 capitali saranno investiti per proporre opere di qualit\u00e0. Non sar\u00e0 prestata pi\u00f9 alcuna attenzione ai progetti puramente commerciali. Esperienze come \u2018Terje Vigen\u2019 ci hanno insegnato che solo le opere di ottima qualit\u00e0 riescono a ripagare anche in termini economici. E lo fanno meglio di molti film mediocri.<\/i> (in Vincenzo Esposito, <i>La luce e il silenzio<\/i>, Ancora del Mediterraneo, 2001, pag.184).<\/p>\n<p>Magnusson mantiene la promessa, e nel 1917 produce solo sette film di cui tre di animazione del pioniere Victor Bergdhal, mentre Victor Sj\u00f6str\u00f6m convola a nozze per la terza volta con l\u2019attrice Edith Erastoff conosciuta sul set di <i>Terje Vigen<\/i>.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_04.jpg\" alt=\"\" title=\"OutlawWife_04\" width=\"620\" height=\"684\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15341\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_04-271x300.jpg 271w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><i>Berg-Ejvind och hans hustru<\/i> (<i>I proscritti<\/i>, 1918) \u00e8 tratto dal dramma omonimo di Johan Sigurjonsson e presenta molti tratti e spunti cari alla poetica del regista, il quale dopo la trasposizione teatrale dirige quella cinematografica declinandola sul senso ineluttabile (e ineludibile) del destino, e ponendo l\u2019accento sui suoi t\u00f2poi come la cattiveria endemica e latente nell\u2019essere umano, la sofferenza immeritata e ingiusta e la lettura psicologica dell\u2019ambiente. Victor Sj\u00f6str\u00f6m costruisce un \u201cnaturefilm\u201d carico di emotivit\u00e0, rigoroso e maestoso, incentrato sull\u2019allegoria del precipizio come condizione ultima e terminale dei personaggi.<\/p>\n<p>Le riprese cominciano nella tarda primavera del 1917 e si svolgono prevalentemente ad Abisko, nella parte norvegese della Lapponia, dove il regista utilizza autentici pastori locali come figuranti. Il periodo delle riprese \u00e8 duro e irto di insidie: il freddo rigido della primavera scandinava, i luoghi impervi e scoscesi, l\u2019assenza di luce, al punto che spesso la lavorazione viene interrotta ed il regista \u00e8 costretto a terminare alcune riprese negli studi della Svenska Bio, all\u2019interno dei quali vengono ricostruite intere porzioni di<br \/>\npaesaggi ed utilizzati fondali dipinti compresi di neve finta.<\/p>\n<p>Il film esce nelle sale svedesi nel gennaio del 1918 divenendo subito un successo importante; successo che spinge molti paesi europei ad acquistare la pellicola e che in Francia porta il critico e regista Luis Delluc ad affermare: <i>\u00ab\u00c8 senza dubbio il film pi\u00f9 bello del mondo\u00bb<\/i>.<\/font><\/p>\n<blockquote>\n<blockquote>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\"><i>Karl (Victor Sj\u00f6str\u00f6m) \u00e8 un vagabondo in cammino sugli altopiani islandesi. Durante il suo errare incontra Arnes (John Ekman), un lavoratore occasionale che gli indica la casa di una ricca vedova come luogo per trovare lavoro. La fattoria \u00e8 gestita da Halla (Edith Erastoff), la quale dopo aver respinto la proposta di matrimonio di Bjorn (Nils Arehn), il borgomastro suo cognato, si invaghisce di Karl e lo assume come suo dipendente. All\u2019uscita della messa domenicale, Bjorn scopre attraverso le confidenze di un suo conoscente che Karl non \u00e8 quello che dice di essere: il suo vero nome \u00e8 Berg-Ejvind, condannato per furto ed evaso dal carcere, rifugiatosi sotto falsa identit\u00e0 sulle vette dell\u2019altopiano. Insidiato dalle pressioni di Bjorn, Karl rivela ad Halla la sua vera identit\u00e0, per poi fuggire nuovamente per evitare la cattura.<br \/>\n  Halla, nonostante le proteste di Ejvind, decide di unirsi a lui, abbandona la fattoria e la vita agiata e sale con l\u2019uomo sull\u2019altopiano alla ricerca di un rifugio. Passano cinque anni durante i quali i due hanno condotto una vita difficile ma serena, dando alla luce una bambina. Un giorno incontrano nuovamente Arnes, il quale si unisce a loro, ma \u00e8 profondamente turbato dalla presenza di Halla. La seduzione incarnata dal corpo della donna porta Arnes ad un comportamento scorretto nei confronti dell\u2019amico e addirittura a cercare di provocarne la morte al fine di possedere la donna. Resosi conto della sua malignit\u00e0, Arnes abbandona l\u2019altopiano, ma scendendo dal dirupo si accorge che Bjorn, con altri uomini a cavallo, \u00e8 diretto verso il rifugio di Ejvind e Halla per catturare l\u2019uomo. In seguito alla colluttazione, la donna sacrifica inopinatamente la vita della figlia, ed Ejvind uccide Bjorn. Ejvind e Halla salgono verso la vetta della montagna dove trovano un nuovo rifugio e un clima pi\u00f9 rigido: invecchiano insieme mentre la felicit\u00e0 svanisce con il trascorrere del tempo. Una sera durante una tempesta di neve, dopo un crudele alterco, la donna si allontana e va a morire nella tormenta. Quando l\u2019uomo la ritrova \u00e8 ormai troppo tardi e cos\u00ec decide di abbracciarla e di morirgli accanto. Con la fine della tempesta, insieme alla luce dell\u2019alba arriva la redenzione per una vita vissuta nella colpa.<\/i><\/font><\/p>\n<\/blockquote>\n<\/blockquote>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">In <i>Terje Vigen<\/i> (1917), Victor Sj\u00f6str\u00f6m perfeziona quella che \u00e8 la cifra stilistico-tecnica peculiare del suo cinema: \u201cla lentezza dell\u2019inquadratura\u201d, che diventer\u00e0 patrimonio comune di tutto il cinema svedese del periodo aureo. All\u2019interno di ogni singola inquadratura si stratificano una sere di messaggi simbolici, che attraverso la \u201csospensione\u201d della ripresa vengono veicolati attraverso l\u2019indugiare sull\u2019essere umano, al fine di penetrarne gli strati pi\u00f9 oscuri della sua psiche e delle sue emozioni.<\/p>\n<p>Le inquadrature dei film di Sj\u00f6str\u00f6m contengono quel \u201critmo interno\u201d di cui pi\u00f9 tardi si approprier\u00e0 Andrej Tarkovskij, e determinano attraverso il montaggio e la costruzione delle scene prima, e delle sequenze poi, una successione di strati narrativi, emotivi e psicologici. Testimonianza \u201cplastica\u201d della \u201clentezza dell\u2019inquadratura\u201d \u00e8 l\u2019immagine di Ejvind sull\u2019altopiano, contenuta nel flashback del racconto che l\u2019uomo fa ad Halla per spiegare il suo passato. A figura intera sulla destra \u00e8 posizionato Ejvind intento a scaldare una vivanda nei vapori del geyser, mentre sullo sfondo, in profondit\u00e0 di campo, si staglia un paesaggio maestoso in cui si vedono altopiani, cascate e ghiacciai.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_02.jpg\" alt=\"\" title=\"OutlawWife_02\" width=\"620\" height=\"444\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15339\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_02-300x214.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>L\u2019inquadratura \u00e8 costruita, per tutta la sua durata statica, in modo che l\u2019uomo appaia notevolmente pi\u00f9 piccolo del paesaggio, schiacciato da un luogo \u201ctrascendente\u201d di cui non conosce la forza e che, come si vedr\u00e0 nel prosieguo del film, diventer\u00e0 progressivamente una trappola mortale. L\u2019uomo soccombe alla natura e alla sua forza, come testimonia la tormenta di neve del finale del film. Tormenta che \u00e8 legata al senso di colpa per il peccato commesso nel passato, che non a caso \u00e8 la stessa condizione atmosferica presente durante il furto della pecora per sfamare la sua famiglia quando egli era giovane (come si vede nel flashback). Racconto che Karl\/Ejvind fa in terza persona, quasi a volere allontanare da lui il peso della colpa e a voler far credere ad Halla che quanto accaduto fosse inevitabile.<\/p>\n<p>Non a caso Sj\u00f6str\u00f6m introduce l\u2019atto comprendente il racconto dell\u2019uomo con la seguente didascalia che anticipa, ricorrendo alla metafora, quanto accadr\u00e0 successivamente: <i>\u201cCome un uomo in una fiaba, Karl cadde in un pozzo profondo e pens\u00f2 che non avrebbe pi\u00f9 rivisto il sole. Ma improvvisamente si trov\u00f2 in un prato verde e vide un castello alto\u2026 e una principessa di fronte a lui\u201d<\/i>. L\u2019innamoramento Tra Ejvind ed Halla \u00e8 dunque gi\u00e0 scritto nel destino dell\u2019uomo e della donna, e anche se Karl cerca di allontanare questo sentimento dichiarando di non accettare la proposta di matrimonio offerta dalla donna, dalle sue parole traspare, quasi, la consapevolezza di un destino segnato a cui \u00e8 impossibile sfuggire: <i>\u201cKarl vi ha amato\u2026 ma ora Karl non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Non \u00e8 mai stato altro che un povero ed infelice uomo immaginario\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019innamoramento tra i due, dunque, pur mantenendo un aura di felicit\u00e0 possibile, \u00e8 venato da qualcosa di indefinito pronto a spingere entrambi verso l\u2019orlo del baratro. La vertigine e il precipizio auspicati, ed evocati, nella prima parte del film, si concretizzano nell\u2019ultima mezz\u2019ora in cui, anche visivamente, i due temi prendono consistenza concreta. Questa parte del film che comprende gli ultimi tre atti, dei sette di cui si compone, si apre con una lenta panoramica sul paesaggio a cui si alterna la seguente didascalia: <i>\u201cQuando il sole splende su un ghiacciaio assume le tinte pi\u00f9 belle anche se in realt\u00e0 sono solo spaccature senza colore e ghiaccio opaco\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>Dopo aver presentato la loro vita nel rifugio abbarbicato sul pendio della montagna e aver messo a conoscenza lo spettatore del passaggio di un lustro attraverso la presenza della bambina, Victor Sj\u00f6str\u00f6m introduce il tema del precipizio attraverso una pietra che Ejvind butta dalla rupe. La stessa inquadratura, in cui gli esseri umani appaiono infinitamente piccoli (e marginali all\u2019interno della stessa) rispetto alla maestosit\u00e0 della montagna, ritorna pi\u00f9 volte, come un <i>leit-motiv<\/i> che scandisce l\u2019irreversibilit\u00e0 del destino dell\u2019uomo. Dalla stessa rupe cade Ejvind prima di essere salvato da Arnes, e nello stesso luogo Halla getta la bambina per impedire che venga catturata da Bjorn, infine \u00e8 nello stesso punto che Halla rifiuta le avances di Arnes e mostra l\u2019amore per suo marito (intento a lavarsi nel ruscello sottostante).<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_03.jpg\" alt=\"\" title=\"OutlawWife_03\" width=\"620\" height=\"724\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15340\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/OutlawWife_03-256x300.jpg 256w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Nell\u2019ultima parte del film risultano centrali il tema del sesso e dell\u2019erotismo, trattato con delicatezza e incisivit\u00e0 da Sj\u00f6str\u00f6m. Quell\u2019elemento che in una didascalia, declinato come Amore, viene cos\u00ec descritto: <i>\u201cL\u2019amore rende buono un uomo e malvagio un altro\u201d<\/i>. L\u2019amore e il sesso scatenano il conflitto tra Ejvind e Arnes che, invidioso della vita di coppia dell\u2019amico e turbato dal <i>decollet\u00e8<\/i> della donna mentre \u00e8 intenta a lavare i panni, insidia Halla e pretende le sue attenzioni. Accecato dall\u2019invidia e dall\u2019odio per Ejvind, Arnes si spinge fino a tentare di tagliare la corda a cui l\u2019amico \u00e8 legato durante la caduta dalla rupe (un breve fotogramma mostra nuovamente il <i>decollet\u00e8<\/i> della donna), salvo poi rinsavirsi all\u2019ultimo istante e a sollevare il corpo di Ejvind portandolo in salvo.<\/p>\n<p>Dopo lo scontro con Bjorn, il cui arrivo \u00e8 segnalato da Arnes (mostrato attraverso una panoramica in cui, in basso corrono i cavalli di Bjorn e dei suo compagni, mentre in alto, e parallelamente, corre Arnes verso il rifugio della coppia), e il successivo accoltellamento del borgomastro, Halla e Ejvind salgono fino in vetta alla montagna: un campo lungo li mostra come due \u201cpuntini\u201d al cospetto dell\u2019imponenza del massiccio, mentre un iris incornicia l\u2019immagine e si chiude in dissolvenza.<\/p>\n<p>Ne <i>I proscritti<\/i> \u00e8 emblematica la rappresentazione della montagna, descritta con chiari tratti simbolici: oltre a mutare funzione nel corso della narrazione a seconda del succedersi degli eventi (una volta rifugio, una minaccia, un\u2019altra ancora trappola\u2026), la montagna diventa con il procedere del film trasfigurazione dell\u2019 \u201cIo\u201d del protagonista. Berg-Ejvind, sin dal nome (che vuol dire appunto montagna), assume i caratteri del personaggio-archetipo scisso tra la tendenza introspettiva dell\u2019auto-analisi (rappresentata dall\u2019ascesa progressiva della vetta\/psiche fino alla cima\/cervello) e la propensione al precipizio\/baratro inteso come inconscio oscuro e perturbante. Il suo \u201cEgo\u201d \u00e8 raffigurato anche attraverso le sue abilit\u00e0 venatorie: durante la permanenza sulla montagna egli caccia prede sempre pi\u00f9 grosse che poi mostra ai familiari con rinnovato orgoglio.<\/p>\n<p>Progressivamente Ejvind entra in simbiosi con la montagna, fondendo il suo \u201cnome\u201d con la vetta, come testimonia la scena del bagno sotto la cascata, raffigurazione istantanea dell\u2019avvenuta sintesi tra uomo e paesaggio, tra \u201cIo\u201d e Natura. Nel corso del film, le due figure opposte della \u201cvetta\u201d e del \u201cprecipizio\u201d assumono la valenza di due estremi in cui l\u2019essere umano \u00e8 intrappolato: solo il confronto con essi e la loro conoscenza potr\u00e0 restituire all\u2019uomo la pace perduta a causa della colpa commessa.<\/p>\n<p>Ecco dunque che <i>I proscritti<\/i>, anche attraverso la verticalit\u00e0 della messa in scena, si trasforma in una vera e propria parabola morale che progressivamente sfocia nell\u2019immanente e nel trascendente, come testimoniano molte didascalie ed il finale catartico. Victor Sj\u00f6str\u00f6m lavora per sottrazione, riduce all\u2019indispensabile gli snodi narrativi, utilizza il paesaggio come elemento panteistico legato al destino e traduce la letterariet\u00e0 del testo in una visionariet\u00e0 pregna di tensioni mistiche. Lo svolgersi delle sequenze che costituiscono il film \u00e8 incentrato sul tema della \u201cvertigine\u201d, mentre l\u2019ultima mezz\u2019ora si concentra sulla figura del \u201cprecipizio\u201d per raccontare il dolore della sofferenza e della scelta.<\/p>\n<p>Il film si chiude con il settimo atto, volutamente diverso da tutti gli altri sia per contenuti che per impostazione. Il segmento si apre con la didascalia: <i>\u201cDopo una lunga vita trascorsa insieme, li colse una tremenda miseria\u201d<\/i>; il rapporto tra i due coniugi, ormai invecchiati, stanchi e intrappolati nel rifugio da una tormenta che dura da sette giorni, si fa improvvisamente teso, violento e crudele. La claustrofobia degli spazi chiusi, accentuata dalle inquadrature ravvicinate e strette sui volti, impedisce ai coniugi di ragionare. Il freddo che stritola le ossa e congela i sentimenti li spinge a rinfacciarsi colpe e rancori e a manifestare un odio represso, perfetto contraltare dell\u2019amore che ha da sempre contraddistinto la loro vita di coppia (come ricorda la didascalia finale).<\/p>\n<p>Victor Sj\u00f6str\u00f6m mostra (anche figurativamente) Ejvind e Halla prigionieri del loro destino e della loro scelta iniziale: la capanna, con i suoi interni scarni e poveristici, diventa perfetta metafora della vecchiaia e della morte imminente; la preghiera evocata da Ejvind sembra un tentativo fallimentare di appellarsi al trascendente per provare (umanamente) a sovvertire un destino gi\u00e0 scritto; la morte li attende nella tormenta, sdraiati l\u2019uno accanto all\u2019altra e sepolti sotto la neve (quella stessa neve da cui nasce la \u201ccolpa\u201d di Ejvind), mentre la didascalia che accompagna l\u2019immagine sentenzia: <i>\u201cCon la morte arriv\u00f2 la redenzione\u201d<\/i>. Dopo c\u2019\u00e8 solo pi\u00f9 spazio per un\u2019inquadratura del paesaggio, non pi\u00f9 spazzato dalla tormenta ma illuminato da una tenue alba. Il trascendente ha \u201cimposto\u201d la sua legge inconoscibile e l\u2019essere umano \u00e8 dovuto soccombere al suo destino scritto sin dalla nascita.<\/p>\n<p><i>&#8211; Fabrizio Fogliato<\/i><\/p>\n<p>\n&nbsp;<iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"420\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/-roHhkszo5w\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Arial\" size=\"3\"><b>Berg-Ejvind och hans hustru<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\ntitolo italiano: <i>I proscritti<\/i><br \/>\ntitolo internazionale: <i>The Outlaw and His Wife<\/i><br \/>\nregia: Victor Sj\u00f6str\u00f6m; sceneggiatura: Victor Sj\u00f6str\u00f6m, Sam Ask da un testo teatrale di J\u00f3hann Sigurj\u00f3nsson; fotografia: Julius Jaenzon; scenografia: Axel Esbensen; produttore: Charles Magnusson; interpreti: Victor Sj\u00f6str\u00f6m (Berg-Ejvind), Edith Erastoff (Halla), John Ekman (Arnes), Jenny Tschernichin-Larsson (Gudfinna), Artur Rol\u00e9n (Farmhand), Nils Ar\u00e9hn (Bj\u00f6rn), William Larsson (Bjarni); casa di produzione: Svenska Biografteatern AB; lingua: muto; paese: Svezia; anno: 1918; durata: 136\u2019 (73\u2019-USA)<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/video.google.com\/videoplay?docid=4235759951813926549\">GUARDA IL FILM IN STREAMING<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top:0; margin-bottom:0\"><span style=\"font-family: Arial; font-size: 10pt.; color: black;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15295\" title=\"Victor Sj\u00f6str\u00f6m01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/flickr-415294968-original.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"810\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/flickr-415294968-original.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/flickr-415294968-original-229x300.jpg 229w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top:0; margin-bottom:0\"><span style=\"font-family: Tahoma; font-size: 8pt; color: black\">Ingmar Bergman (a sinistra) e Victor Sj\u00f6str\u00f6m parlano con la figlia di Bergman Lena durante la lavorazione di<br \/>\n&#8220;Smultronst\u00e4llet&#8221; (&#8220;Il posto delle fragole&#8221;) presso gli studi Filmstaden a R\u00e5sunda.<br \/>\nImmagine: Pressens Bild, 1957 (pubblico dominio).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top:0; margin-bottom:0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top:0; margin-bottom:0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center; margin-top:0; margin-bottom:0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left; margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\">Rapporto Confidenziale numero34<\/a>, estate 2011 &#8211; pagg. 20-24<\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: left; margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/RC34_cover.jpg\" width=\"300\" height=\"211\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left; margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left; margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero34, estate 2011 &#8211; pagg. 20-24 Victor Sj\u00f6str\u00f6m I proscritti (Berg-Ejvind och hans hustru) | Svezia \u2013 1918 \u2013 35mm \u2013 B\/N \u2013 136&#8242; di Fabrizio Fogliato In Svezia nel 1912 si producono alcuni film particolarmente innovativi per quanto riguarda l\u2019utilizzo del linguaggio cinematografico. 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