{"id":15380,"date":"2011-10-12T20:37:50","date_gmt":"2011-10-12T18:37:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380"},"modified":"2011-10-12T20:42:24","modified_gmt":"2011-10-12T18:42:24","slug":"la-rimodulazione-delle-immagini-preesistenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380","title":{"rendered":"La rimodulazione delle immagini preesistenti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg\" alt=\"\" title=\"bertocco_01\" width=\"620\" height=\"379\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15381\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01-300x183.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">intervista pubblicata in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\">Rapporto Confidenziale numero34<\/a>, estate 2011 \u2013 pagg. 52-56<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>La rimodulazione delle immagini preesistenti<\/b><br \/>\n<i>Intervista a Francesco Bertocco<\/i><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>I primi passi artistici sono un territorio oscuro perch\u00e9 non \u00e8 dato sapere come andranno a finire. Se per un bimbo possiamo avere la certezza che a quelle prime timide successioni di movimento, un piede dopo l\u2019altro, ne seguiranno altre, per un artista non possiamo essere certi di nulla. Spesso per\u00f2 in questo primo movimento vi \u00e8 <i>in nuce<\/i> tutto quel che sar\u00e0, soprattutto c\u2019\u00e8 tanta \u201cteoria\u201d, una visione delle cose articolata, che risente di quanto si \u00e8 immagazzinato nel percorso formativo che ha portato il soggetto a prendere la decisione di voler \u201cdire\u201d qualcosa. Francesco Bertocco nelle sue primissime concretizzazioni pone al centro della propria pratica artistica una riflessione sullo statuto delle immagini preesistenti provenienti da archivi familiari. Attraverso una rilettura ed una manipolazione da forma inedita a materiale pensato da altri per tutt\u2019altri contesti. Il suo \u00e8 un cinema che riflette sullo statuto ontologico delle immaginimemoria che per decenni si sono impresse su pellicole 8 o 16 mm, all\u2019interno di una tendenza assai diffusa nella contemporanea riflessione attorno alle pratiche dell\u2019audiovideo. L\u2019intervista che segue, oltre ad illustrare ed indagare sommariamente i primissimi risultati della sua ricerca (della quale Rapporto Confidenziale ha reso disponibili e visibili in streaming gratuito tre brevi film \u2013 rimandiamo il lettore alla coda di quest\u2019intervista per rintracciare le coordinate web delle visioni), vuole costituire una piccola ricognizione (sommaria) attorno alla pratica del found-footage, evocando nomi quali quelli di Grifi e Baruchello, Farocki e Conner, Raad e Cornell.<\/p>\n<p>\n<b>Alessio Galbiati: I tuoi primi quattro lavori, tre opere brevi: \u201cQuattro passi avanti, uno indietro, poi seduti\u201d, \u201cGravity\u2019s Rainbow\u201d e \u201cDance on the perimeter of rectangle\u201d, ma pure il lavoro di 12 minuti \u201cThe Black Yellow Tree\u201d, utilizzano found-footage, cio\u00e8 materiale cinematografico preesistente, nello specifico proveniente da quegli archivi della memoria costituiti dagli archivi di immagini amatoriali, familiari. Vorrei anzitutto chiederti il perch\u00e9 di questo tuo interesse verso questa tipologia di immagini e di approccio alle immagini in movimento. Detta in maniera pi\u00f9 esplicita: quale percorso e quale interesse ti ha portato a \u201cmaneggiare\u201d questo tipo di cinema&#8230;<\/b><\/p>\n<p>Francesco Bertocco: Ho iniziato a interessarmi al cinema con le esperienze del NAC (New American Cinema) degli anni \u201850\/\u201960, ovvero quella che si \u00e8 soliti definire quale seconda avanguardia della sperimentazione cinematografica. Il loro lavoro consisteva nel ribaltare linguisticamente e stilisticamente i procedimenti che stanno dietro all\u2019esperienza visiva cinematografica, di relegare la superficie della pellicola a nuove forme visive all\u2019interno di una modalit\u00e0 di rappresentazione completamente differente rispetto all\u2019esperienza hollywoodiana. Parte di loro (penso al lavoro di Joseph Cornell prima e Bruce Conner subito dopo) reagiva alle forme di cinema mainstream, attraverso il riuso delle materia (prima che di found-footage, si parlava di collage visivo) con cui questi si riproduceva e si diffondeva, riprendendo gli scarti e le sezioni interne per ridisegnare una nuova geografia di appropriazione delle immagine, una nuova rete di significati che rileggevano e ripercorrevano la funzione del cinema all\u2019interno della loro societ\u00e0 (siamo poco dopo la met\u00e0 del novecento). Era un modo di rileggerne la forma, attraverso la ristrutturazione linguistica delle avanguardie. Ho iniziato ad interessarmi al found-footage alla luce della mia personale scoperta di queste esperienze artistiche, ma pure alle pratiche audiovisive degli ultimi 20 anni, da Walid Raad ad Harun Farocki, passando per le installazioni di Gordon Douglas.<\/p>\n<p><b>AG: Dunque il tuo non \u00e8 un approccio documentario, ma un\u2019operazione prima di tutto artistica?<\/b><\/p>\n<p>FB: Sono pi\u00f9 interessato a lavorare con le immagine senza necessariamente agire in maniera filologica o storica. \u00c8 un\u2019ottima prospettiva per osservare con maggior distacco il materiale che si ha tra le mani.<\/p>\n<p><b>AG: Come sei entrato in contatto con questo tipo di cinema? Quando l\u2019hai incontrato?<\/b><\/p>\n<p>FB: Il primo film che ho visto \u00e8 stato il lavoro di Grifi e Baruchello, \u201cLa verifica incerta\u201d (regia, montaggio: Alberto Grifi e Gianfranco Baruchello, Italia\/1965, 47 minuti; ndr), un vero e proprio classico di questo modo di concepire il cinema. Per me \u00e8 stato scioccante, ho iniziato a pensare alle possibilit\u00e0 che il riuso metteva in atto, a quanto andasse in profondit\u00e0 nel leggere le strutture linguistiche alla base del cinema (all\u2019epoca studiavo gli strutturalisti russi in letteratura, quindi le mie attenzioni \u201clinguistiche\u201d erano molto acuite). Poi \u00e8 arrivato il NAC, e molto pi\u00f9 tardi i lavori di artisti contemporanei.<\/p>\n<p><b>AG: Quanti anni avevi quando hai visto per la prima volta \u201cLa verifica incerta\u201d?<\/b><\/p>\n<p>FB: Venti.<\/p>\n<p><b>AG: Dove l\u2019hai visto?<\/b><\/p>\n<p>FB: In biblioteca Sormani a Milano, noleggiai una copia VHS martoriata dal tempo.<\/p>\n<p><b>AG: Chi ti aveva parlato di questo film mitico? Mi interessa sapere la fonte&#8230; universit\u00e0, amici, qualche saggio&#8230; un pusher?!<\/b><\/p>\n<p>FB: Avevo trovato in libreria un libro, all\u2019epoca appena pubblicato, sul lavoro di Grifi e Baruchello: \u201cBaruchello e Grifi. Verifica incerta. L\u2019arte oltre i confini del cinema\u201d (Ed. DeriveApprodi, 2004), a cura di Carla Subrizi. Un monografico sulla \u201cVerifica incerta\u201d, con tutti i contributi dell\u2019epoca, lo script, le loro interviste, i sostenitori dell\u2019epoca coevi (Fernanda Pivano, Umberto Eco, Adriano Apr\u00e0) e altri riferimenti dell\u2019avanguardia dell\u2019epoca.<\/p>\n<p><b>AG: Quali sono i film realizzati attraverso foundfootage che ti hanno maggiormente influenzato. Quali i titoli che hanno colpito maggiormente la tua immaginazione e quali ti sentiresti di consigliare a chi legger\u00e0 quest\u2019intervista per provare a farlo innamorare?<\/b><\/p>\n<p>FB: Ok, te ne dico un paio di fondamentali oltre \u201cLa verifica incerta\u201d: \u201cCrossroads\u201d di Bruce Conner (1976), ma senz\u2019altro gran parte del suo lavoro \u00e8 fondamentale per approcciarsi in maniera adeguata a tale pratica, \u201cOh! Uomo\u201d di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (2004), ma pure \u201cVideograms of a Revolution\u201d (Videogramme einer Revolution, 1992) di Harun Farocki, opera molto vicina ai nuovi lavori che sto producendo.<\/p>\n<p><b>AG: \u201cThe Black Yellow Tree\u201d \u00e8 il tuo ultimo lavoro concluso, presentato nel novembre scorso al festival Filmmaker di Milano. Si caratterizza per un\u2019atmosfera plumbea di tragedia imminente, racconta in maniera tangenziale e sfumata una vicenda personale, inscritta fra le immagini collettive della ricostruzione post-bellica, aperte dall\u2019atomica di Hiroshima (1945) e concluse dallo sbarco sulla luna (1969). Qual \u00e8 la storia che hai voluto raccontare, o &#8211; meno ingenuamente &#8211; quali i significanti che hai voluto mettere in campo, sul campo di battaglia dei tuoi dodici minuti?<\/b><\/p>\n<p>FB: \u201cThe Black Yellow Tree\u201d \u00e8 un lavoro nato da un bando di Filmmaker in collaborazione con l\u2019archivio digitale di filmati amatoriali \u201cStorie digitali\u201d diretto da Monica Rossi. \u201cStorie digitali\u201d \u00e8 un archivio di filmati amatoriali di famiglie lombarde, archiviate \u2013 scusa la ripetizione &#8211; su diversi formati di pellicola: 8mm, super8, 9,5mm e 16mm. Ho voluto raccontare una storia di finzione ambientata nel periodo postbellico con immagini private che mostrassero la relazione degli italiani di quell\u2019epoca con l\u2019innovazione ed il progresso scientifico. Mi interessava l\u2019esperienza del futuro, inteso come progresso scientifico e tecnico, vissuta nel quotidiano di quegli anni. La storia \u00e8 appunto stretta tra due eventi cardine dell\u2019espressione scientifica del \u2018900 e quindi del suo impatto sulla collettivit\u00e0: la bomba di Hiroshima e lo sbarco sulla luna.<\/p>\n<p><b>AG: Come hai proceduto nel lavoro, voglio dire&#8230; dal bando, che immagino essere stato scritto in maniera simile ad un soggetto cinematografico, quindi una serie di indicazioni di massima, una visione complessiva del progetto&#8230; come sei arrivato ad approcciarti al materiale d\u2019archivio? che immagino non potessi prevedere in anticipo&#8230; cosa ti ha guidato nella selezione del materiale?<\/b><\/p>\n<p>FB: Ho scritto un soggetto, che includeva a grandi linee quello che poi avrei sviluppato pi\u00f9 precisamente nel lavoro. Mi interessava il modo con il quale gli italiani filmavano le loro conquiste tecniche (dai primi computer, ai mezzi di locomozione, dalla televisione fino ai primi elettrodomestici). La storia di finzione si \u00e8 delineata dopo aver visionato il materiale d\u2019archivio (anche se una piccolissima porzione l\u2019ho vista mentre scrivevo il bando), ma era gi\u00e0 pensata come trait d\u2019union di tutto il lavoro. La storia mi \u00e8 servita come raccordo. Non cercavo un documentario, ma pi\u00f9 una finzione osservasse le immagini di documentazione.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_02.jpg\" alt=\"\" title=\"bertocco_02\" width=\"620\" height=\"405\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15382\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_02-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>AG: Nell\u2019osservare il materiale hai rintracciato modalit\u00e0 ricorrenti di \u201cosservare\u201d la realt\u00e0? Esiste cio\u00e8 uno stile riconoscibile fra i disparati filmati amatoriali che hai avuto modo di visionare presso l\u2019archivio di \u201cStorie Digitali\u201d?<\/b><\/p>\n<p>FB: Ho imparato a leggere alcune modalit\u00e0 \u201clinguistiche\u201d all\u2019interno dei filmati amatoriali. Ci sono degli elementi che ricorrono molto spesso, quasi uno strato inconscio della visione dell\u2019osservazione. A volte si avverte un certo rispetto per il soggetto ripreso, si ha la percezione di stare osservando, piuttosto che riprendendo. Il dispositivo \u00e8 come condiviso, mai tendenzioso. Anche le inquadrature seguono tutte un principio comune, di raccolta del reale, piuttosto che delinearlo attraverso una proprio e personale modus operandi del proprio sguardo. C\u2019\u00e8 un\u2019umanit\u00e0 incredibile in quello che ho visto, anche quando il soggetto della ripresa \u00e8 inanimato. Qui ho trovato il mio interesse verso l\u2019osservazione del progresso e della conquista tecnica. A volte sembra di assister ad un ritratto. C\u2019\u00e8 un misto di orgoglio e di definizione della propria vita al d\u00ec fuori dell\u2019obiettivo.<\/p>\n<p><b>AG: La macchina da presa utilizzata come strumento per osservare &#8211; appunto come dicevi tu &#8211; il mutamento della propria condizione di vita. La macchina da presa punta ossessivamente quegli oggetti che testimoniano, prima ancora che un progresso collettivo, una conquista personale&#8230;<\/b><\/p>\n<p>FB: S\u00ec, \u00e8 esattamente questo il punto. Conquistare per definirsi. E la macchina da presa funge da testimone.<\/p>\n<p><b>AG: Tutti i tuoi lavori pescano da questo tipo di immagini d\u2019archivio, che poi costituiscono la mole principale di pellicole conservate presso questa tipologia di archivi (\u201cStorie digitali\u201d a Milano, \u201cHome Movies\u201d a Bologna)&#8230; chilometri e chilometri di pellicola impressionati per documentare la propria esistenza, la propria famiglia, le ricorrenze&#8230; cos\u2019\u00e8 che ti affascina?<br \/>\nDetto in altri termini: cosa vai cercando nel lavoro su questa tipologia di immagini preesistenti?<\/b><\/p>\n<p>FB: Mi interessa partire da una lettura della societ\u00e0 attraverso le modalit\u00e0 di raccolta ed archiviazione delle propria storia privata. Mi affascina il modo con cui rileggiamo il nostro passato, a partire dalle letture private fino alla condivisione collettiva della documentazione della propria vita. Sono convinto che questa visione constante del nostro passato, attraverso le forme pi\u00f9 consumistiche di documentazione, partecipi attivamente alla rilettura delle piccole porzioni del nostro presente. Trovo molo affascinante le influenze visive e informative che riprogrammano le nostre scelte e la nostra esperienza della realt\u00e0. La fedelt\u00e0 a quelle immagini, necessariamente intrecciate con le nostre vite, \u00e8 una forma di educazione al realismo. Questo realismo \u00e8 acuito dalle storie del focolare, che ci hanno seguito per tutta la vita, dove a quelle immagini vengono sovrapposti racconti, in parte formate dai ricordi, in parte dalle minime suggestione che le immagini ci portano a rivivere quei momenti. Siamo formati da queste forme di pseudo-finzioni, esse sono alla base della nostra lettura visiva della nostra vita. Da qui si potrebbe trovare un legame sul modo con cui fruiamo il realismo dell\u2019informazione e con cui questo \u00e8 intrecciato ai meccanismi di finzione&#8230;<\/p>\n<p><b>AG: Da quanto dicevi prima mi pare di capire che sei rimasto decisamente impressionato dalla compartecipazione che provavano le persone che avevano in mano la macchina da presa nei confronti dell\u2019oggetto, o del soggetto ripreso&#8230; una certa dose di rispetto&#8230; Quel tipo di immagini raccolte in 8, e meno di frequente in 16mm, rappresentano l\u2019infanzia delle immagini amatoriali&#8230; oggi viviamo un\u2019epoca di proliferazione di aggeggi capaci di documentare il nostro quotidiano&#8230;<\/b><\/p>\n<p>FB: S\u00ec, la produzione delle immagini era forse esperienza abbastanza nuova, divenne poi molto pi\u00f9 diffusa con l\u2019avvento del super8. Prima chi poteva riprendere era un appassionato e quindi lo faceva con molta cura e attenzione, cosa che poi viene riflessa nel modo con cui ci si approcciava al soggetto ripreso. Penso che una parte economica incidesse sulla necessit\u00e0 di riprendere e sulle sue modalit\u00e0, infatti i totali sono forse il piano pi\u00f9 diffuso.<br \/>\nProliferazione del tempo che ci \u00e8 concesso di riprendere. Se pensi al passaggio dal super8 (3\u201914&quot; a 18fps) al vhs (1h e pi\u00f9) nella produzione di immagini amatoriali&#8230; il cambiamento \u00e8 davvero notevole. Nasce il concetto di \u201ctempo morto filmico\u201d. L\u2019assenza del soggetto ripreso, i passaggi da un\u2019azione all\u2019altra, diventano parte del nostro passato, soprattutto quello della nostra generazione.<\/p>\n<p><b>AG: Le future generazioni si troveranno sommerse da memorie digitali capaci di documentare la nostra epoca ad un livello di dettaglio che mai \u00e8 stato concepito in questa sua titanica estensione. Come ti pare di capire che sia mutato il modo di riprendere il quotidiano, le nostre vite personali? quali sono i cambiamenti principali nell\u2019uso della macchina da presa (concetto sempre pi\u00f9 sfuggente in epoca di telefoni dotati di obiettivi di ripresa)?<\/b><\/p>\n<p>FB: Penso che la necessit\u00e0 di documentazione del nostro vissuto sia rimasta pressoch\u00e9 invariata, l\u2019accesso alle nuove tecnologie, sempre pi\u00f9 palmari, ha portato solo ad una maggiore diffusione. Il cambiamento forse pi\u00f9 incisivo penso che lo si possa vedere nell\u2019uso dell\u2019editing, ovvero nell\u2019elaborazione di questo flusso continuo di archivi privati. Si prospetta un futuro immediato fatto di archiviazione sempre pi\u00f9 personali e ad hoc. Una memoria costituita da immaginari privati, che agiscono in una dimensione di storicizzazione immediata. Penso che le generazioni future modificheranno ulteriormente i limiti teorici del concetto d\u2019archivio.<\/p>\n<p><b>AG: Nei tuoi lavori \u00e8 sempre presente il concetto di morte \u2013 meglio sarebbe parlare di una ricorrente simbologia della morte. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa che incombe fuori dall\u2019inquadratura; un utilizzo perturbante del materiale preesistente che prima di tutto \u00e8 concepito come memoria di uno stato passato, di un momento perduto che nemmeno la sua ri-proposizione \u00e8 in grado di rendere vivo. Capita spesso in questo tipo di cinema che si \u201cgiochi\u201d con il concetto di morte e questo pu\u00f2 essere dovuto al fatto che, accostandoci ad esso, ne sentiamo la distanza temporale che ci separa: una forma di deferenza, un\u2019aura che la stessa consistenza dell\u2019immagine in pellicola amplifica. Forse non \u00e8 un caso che uno dei successi pi\u00f9 convincenti di pubblico (e critica), di cinema basato su found-footage, sia stato \u201cUn\u2019ora sola ti vorrei\u201d di Alina Marrazzi (2002), che proprio su di un\u2019assenza costruisce un\u2019opera toccante, estremamente personale eppure universale nella trattazione che svolge sul tema della memoria, e della memoria filmica (immagini in movimento impresse su di una pellicola, supporto sopra al quale catturare la realt\u00e0).<\/b><\/p>\n<p>FB: Penso che il concetto di morte, pi\u00f9 semplicemente dell\u2019assenza, sia ben presente nella pratica del found-footge, anche a pi\u00f9 livelli. L\u2019assenza pu\u00f2 definire una mancanza di sincronia tra il materiale utilizzato e chi lo modella, una stanza storica che agisce anche sulla diversit\u00e0 dei diversi approcci. L\u2019assenza pu\u00f2 essere intesa come un\u2019esigenza di ricostruire la storia di un determinato evento o di una determinata persona. In questo caso, come nel film di Alina Marazzi, il materiale utilizzato appartiene alla propria biografia personale, alla propria storia, e le immagini serviranno per \u201cbilanciare\u201d la continuit\u00e0 narrativa che c\u2019\u00e8 dietro il racconto affettivo. Dietro la percezione della morte \u00e8 implicita la necessit\u00e0 di un trascorso. Il termine ultimo del percorso biologico \u00e8 indissolubile al passaggio delle epoche e cos\u00ec alle fine di un\u2019epoca diventa imprescindibile ogni atteggiamento di conversione storica degli eventi trascorsi. Da qui in poi le immagini ci riportano fin dentro questi passaggi attraverso il tempo, che riconvertono in oggetti reali la nostra percezione del passato. Elaborandoli e assemblandoli in nuovi contesti, stiamo rimettendo in circolo delle storie passate, dei trascorsi che si confrontano con una dimensione diversa del tempo che gli ha prodotti. Quello che poi ne nascer\u00e0 non appartiene pi\u00f9 al contesto che li ha prodotti, ma a un nuovo livello di pensiero, che parte dalla loro obsolescenza per convertirla in un nuove forme di comunicazione col tempo presente.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_03.jpg\" alt=\"\" title=\"bertocco_03\" width=\"620\" height=\"469\" class=\"aligncenter size-full wp-image-15383\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_03-300x226.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p><b>AG: Trovo molto interessante il fatto che vi sia un proliferare di applicazioni per iPhone che trasformano, attraverso algoritmi numerici, le foto scattate in immagini artefatte rivestite da una patina di passato che simula effetti pellicola. Mi domando quanto questa immediata alterazione del reale, dato che da subito l\u2019utente visualizza un\u2019immagine modificata del soggetto \u201ccatturato\u201d, sia un cortocircuito generato dalle pulsioni edonistiche della nostra epoca e quanto questo cortocircuito segnali una voglia assai diffusa di alterare la percezione stessa della propria vita quotidiana, renderla da subito \u201cspeciale\u201d ed \u201cunica\u201d.<\/b><\/p>\n<p>FB: Queste applicazioni hanno un forte impatto come quello che percepiamo dei nostri ricordi in immagine. La stessa esigenza di vivere un momento unico, esclusivo, \u00e8 influenzata dal modo con cui percepiamo il nostro passato, o meglio ancora, alla sensazione di esclusivit\u00e0 e personalizzazione con cui osserviamo i ricordi e le fotografie dei nostri genitori. Questa sensazione di vedere il tempo trascorrere sulla carta e sui materiali di riproduzione visiva \u00e8 qualcosa che non ci sar\u00e0 mai dato, i supporti con cui produciamo e diffondiamo le nostre immagini non si modificheranno che superficialmente. Ci\u00f2 che potr\u00e0 succedere \u00e8 che essi spariscano e si cancellino definitivamente (ma un supporto di memoria fisica pu\u00f2 essere recuperato, nella sua quasi totalit\u00e0, anche se gravemente danneggiato). Il nostro tempo passato \u00e8 quello che vediamo nello schermo, nulla di pi\u00f9 e nulla di meno. Vediamo gi\u00e0 la superficie del trascorso, cos\u00ec come la percepiremo tra 20 o 30 anni. Si avvertiranno i limiti tecnologici di quelle immagini che per noi appaiano ora cos\u00ec realistiche e ben fatte. Forse si noter\u00e0 di pi\u00f9 l\u2019incompletezza della tecnica e la sua poca fedelt\u00e0 al reale. Ma ci\u00f2 che \u00e8 sicuro \u00e8 che anche se il tempo lascer\u00e0 dietro di s\u00e9 molto spazio, quelle immagini saranno sempre le stesse nella loro forma e nella loro superficie.<\/p>\n<p><b>AG: Con la pubblicazione del numero corrente, RC34, rendiamo disponibili sulla nostra CINETECA tre tuoi lavori brevi \u201cQuattro passi avanti, uno indietro, poi seduti\u201d, \u201cGravity\u2019s Rainbow\u201d e \u201cDance on the perimeter of rectangle\u201d. Tre lavori assai simili l\u2019un con l\u2019altro che paiono essenzialmente esercizi per la ricerca dello stile del tuo primo lavoro articolato: \u201cThe Black Yellow Tree\u201d. Li puoi raccontare ai nostri lettori? Ma pure&#8230; da dove arrivano quelle immagini?<\/b><\/p>\n<p>FB: Due di questi lavori, \u201cDance on the perimeter of rectangle\u201d e \u201cQuattro passi avanti, uno indietro, poi seduti\u201d, appartengono a una serie di sei video brevi (dal minuto ai 4 minuti) che ho chiamato \u201cEducational Films\u201d. Ciascuno di questi filmati nasce da un\u2019elaborazione di pellicole in 16mm appartenenti alla collezione Prelinger di New York, denominati Educational per via della loro funzione didattica e propedeutica che avevano in origine. Ho lavorato sulla struttura delle azioni che si svolgevano all\u2019interno delle singole bobine (considera che la durata media \u00e8 intorno ai 10\\15 minuti ciascuno), isolandone degli elementi cardine per costituire un sistema autonomo legato a un singolo movimento. Vedo questa serie come uno studio sulla sintesi dell\u2019agire all\u2019interno di una serie di filmati pi\u00f9 ampia, la cui funzione propedeutica riduce tutte le azioni presenti a un esclusivo valore didascalico. \u201cGravity\u2019s Rainbow (landscape)\u201d invece \u00e8 realizzato con filmati proveniente dalla guerra fredda. Immagini di repertorio di detonazioni nucleari, datate anni \u201850 e \u201860, vengono tagliate e rimesse in onda, nell\u2019istante in cui esse raffigurano l\u2019attimo precedente alla detonazione. La resistenza che si genera da quell\u2019atto, porta queste strutture ad una sorta di limbo, dove il tempo ripetendosi scherma la distruzione che un istante dopo, inevitabilmente, si manifesterebbe. Annientando il movimento di queste immagini, ci si mette a confronto con la vera essenza del nucleare, ovvero ci\u00f2 che esso proietta nell\u2019uomo e nella sua storia: il controllo del fato.<\/p>\n<p><b>AG: Quali pensi possano essere le modalit\u00e0 di fruizione per il tipo di cinema che produci?<\/b><\/p>\n<p>FB: Sono molto interessato allo spazio fisico in cui le immagini vengono proiettate e fruite. Penso che la sala cinematografica, da questo punto di vista, sia pi\u00f9 diretta, ovvero in grado di annullare l\u2019ambiente (ed il mondo) circostante alla proiezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><b>Francesco Bertocco<\/b> \u00e8 nato a Milano nel 1983. Nel 2007 si laurea in Lettere Moderne presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano. Nel 2010 termina il Biennio Specialistico in Nuove Tecnologie all\u2019Accademia di Belle Arti di Brera. Ha partecipato alla residenza\/workshop Fondazione Spinola Banna a Torino, con l&#8217;artista Leigh Ledare (2010). Tra le rassegne video a cui ha partecipato segnaliamo: Fondazione Merz, Torino; Careof-DOCVA, Milano, Video.it; Centro per l&#8217;arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; Videominuto 2010 \u201cDiario dall&#8217;epoca del presente permanente\u201d (Primo premio); Fondazione Hangar Bicocca, Milano; Museo d&#8217;Arte di Tel Aviv, Israele, I Sensi del Mediterraneo; Festival Internazionale Filmmaker DOC15, (premio produzione) Sez. Passaggi Milano, Milano.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"5\"><b>FRANCESCO BERTOCCO IN CINETECA<\/b><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\"><a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/channels\/cineteca\">www.vimeo.com\/channels\/cineteca<\/a><\/font><\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"327\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/23772065?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"300\" height=\"225\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen allowFullScreen><\/iframe><\/td>\n<td><font face=\"Georgia\"><b>GRAVITY&#8217;S RAINBOW (LANDSCAPE)<\/b><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">di Francesco Bertocco<br \/>\n  formato: 16mm<br \/>\n  anno: 2010<br \/>\n  durata: 2&#8242;<\/p>\n<p>  <a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/23772065\">www.vimeo.com\/23772065<\/a><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"327\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/23771814?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"300\" height=\"225\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen allowFullScreen><\/iframe><\/td>\n<td><b>DANCE ON THE PERIMETER<br \/>\n  OF RECTANGLE<\/b><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">di Francesco Bertocco<br \/>\n  formato: 16mm<br \/>\n  anno: 2010<br \/>\n  durata: 3&#8242;<\/p>\n<p>  <a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/23771814\">www.vimeo.com\/23771814<\/a><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"327\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/23771257?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff\" width=\"300\" height=\"225\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen allowFullScreen><\/iframe><\/td>\n<td><b><font face=\"Georgia\">QUATTRO PASSI AVANTI, UNO INDIETRO, POI SEDUTI<\/font><\/b><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">di Francesco Bertocco<br \/>\n  formato: 16mm<br \/>\n  anno: 2010<br \/>\n  durata: 1&#8242;<\/p>\n<p>  <a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/2377125\">www.vimeo.com\/2377125<\/a><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">intervista pubblicata in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\">Rapporto Confidenziale numero34<\/a>, estate 2011 \u2013 pagg. 52-56<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=14596\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/RC34_cover.jpg\" width=\"305\" height=\"215\"><\/a><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>intervista pubblicata in Rapporto Confidenziale numero34, estate 2011 \u2013 pagg. 52-56 La rimodulazione delle immagini preesistenti Intervista a Francesco Bertocco di Alessio Galbiati I primi passi artistici sono un territorio oscuro perch\u00e9 non \u00e8 dato sapere come andranno a finire. Se per un bimbo possiamo avere la certezza che a quelle prime timide successioni di movimento, un piede dopo l\u2019altro,<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1710,8],"tags":[22,10893,17252,10895,10898,10894,2554,10896,10897,10694,10901,10899,1748,10900],"class_list":["post-15380","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cineteca","category-interviste","tag-alessio-galbiati","tag-cinema-preesistente","tag-cineteca","tag-corti","tag-dance-on-the-perimeter-of-rectangle","tag-found-footage","tag-francesco-bertocco","tag-gravitys-rainbow","tag-landscape","tag-numero34","tag-poi-seduti","tag-quattro-passi-avanti","tag-streaming","tag-uno-indietro"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"intervista pubblicata in Rapporto Confidenziale numero34, estate 2011 \u2013 pagg. 52-56 La rimodulazione delle immagini preesistenti Intervista a Francesco Bertocco di Alessio Galbiati I primi passi artistici sono un territorio oscuro perch\u00e9 non \u00e8 dato sapere come andranno a finire. Se per un bimbo possiamo avere la certezza che a quelle prime timide successioni di movimento, un piede dopo l\u2019altro,\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2011-10-12T18:37:50+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2011-10-12T18:42:24+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"17 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380\"},\"author\":{\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\"},\"headline\":\"La rimodulazione delle immagini preesistenti\",\"datePublished\":\"2011-10-12T18:37:50+00:00\",\"dateModified\":\"2011-10-12T18:42:24+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380\"},\"wordCount\":3458,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/10\\\/bertocco_01.jpg\",\"keywords\":[\"Alessio Galbiati\",\"cinema preesistente\",\"CINETECA\",\"corti\",\"DANCE ON THE PERIMETER OF RECTANGLE\",\"found footage\",\"Francesco Bertocco\",\"GRAVITY'S RAINBOW\",\"LANDSCAPE\",\"numero34\",\"POI SEDUTI\",\"QUATTRO PASSI AVANTI\",\"streaming\",\"UNO INDIETRO\"],\"articleSection\":[\"CINETECA\",\"INTERVISTE\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380\",\"name\":\"La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/10\\\/bertocco_01.jpg\",\"datePublished\":\"2011-10-12T18:37:50+00:00\",\"dateModified\":\"2011-10-12T18:42:24+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/10\\\/bertocco_01.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/10\\\/bertocco_01.jpg\",\"width\":\"620\",\"height\":\"379\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=15380#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"La rimodulazione delle immagini preesistenti\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"description\":\"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"width\":3508,\"height\":709,\"caption\":\"Rapporto Confidenziale\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/rapportoconfidenziale\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/icdpavlov\\\/\",\"https:\\\/\\\/www.youtube.com\\\/user\\\/RConfidenziale\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\",\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"caption\":\"Alessio Galbiati\"},\"sameAs\":[\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?author=5\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale","og_description":"intervista pubblicata in Rapporto Confidenziale numero34, estate 2011 \u2013 pagg. 52-56 La rimodulazione delle immagini preesistenti Intervista a Francesco Bertocco di Alessio Galbiati I primi passi artistici sono un territorio oscuro perch\u00e9 non \u00e8 dato sapere come andranno a finire. Se per un bimbo possiamo avere la certezza che a quelle prime timide successioni di movimento, un piede dopo l\u2019altro,","og_url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380","og_site_name":"Rapporto Confidenziale","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","article_published_time":"2011-10-12T18:37:50+00:00","article_modified_time":"2011-10-12T18:42:24+00:00","og_image":[{"url":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg","type":"","width":"","height":""}],"author":"Alessio Galbiati","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@RConfidenziale","twitter_site":"@RConfidenziale","twitter_misc":{"Scritto da":"Alessio Galbiati","Tempo di lettura stimato":"17 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380"},"author":{"name":"Alessio Galbiati","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c"},"headline":"La rimodulazione delle immagini preesistenti","datePublished":"2011-10-12T18:37:50+00:00","dateModified":"2011-10-12T18:42:24+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380"},"wordCount":3458,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg","keywords":["Alessio Galbiati","cinema preesistente","CINETECA","corti","DANCE ON THE PERIMETER OF RECTANGLE","found footage","Francesco Bertocco","GRAVITY'S RAINBOW","LANDSCAPE","numero34","POI SEDUTI","QUATTRO PASSI AVANTI","streaming","UNO INDIETRO"],"articleSection":["CINETECA","INTERVISTE"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380","name":"La rimodulazione delle immagini preesistenti | Rapporto Confidenziale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#primaryimage"},"thumbnailUrl":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg","datePublished":"2011-10-12T18:37:50+00:00","dateModified":"2011-10-12T18:42:24+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#primaryimage","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/bertocco_01.jpg","width":"620","height":"379"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15380#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"La rimodulazione delle immagini preesistenti"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","name":"Rapporto Confidenziale","description":"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture","publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization","name":"Rapporto Confidenziale","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","width":3508,"height":709,"caption":"Rapporto Confidenziale"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","https:\/\/x.com\/RConfidenziale","https:\/\/www.instagram.com\/icdpavlov\/","https:\/\/www.youtube.com\/user\/RConfidenziale"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c","name":"Alessio Galbiati","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","caption":"Alessio Galbiati"},"sameAs":["http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org","https:\/\/x.com\/RConfidenziale"],"url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?author=5"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15380","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15380"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15380\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15380"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15380"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15380"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}