{"id":156,"date":"2008-09-25T16:53:01","date_gmt":"2008-09-25T15:53:01","guid":{"rendered":"http:\/\/confidenziale.wordpress.com\/?p=156"},"modified":"2009-09-15T08:32:28","modified_gmt":"2009-09-15T07:32:28","slug":"la-forteresse-di-fernand-melgar-svizzera2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=156","title":{"rendered":"La forteresse > Fernand Melgar"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2919\" title=\"La forteresse01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/02.jpg\" alt=\"La forteresse01\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/09\/02-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\n<p><strong>La forteresse <\/strong>(Svizzera\/2008)<br \/>\n<strong>regia:<\/strong> Fernand Melgar; <strong>fotografia:<\/strong> Camille Cottagnoud; <strong>montaggio:<\/strong> Karine Sudan; <strong>formato:<\/strong> 35mm; <strong>durata:<\/strong> 100\u2019<br \/>\n<strong>Presentato al 61\u00b0 Festival del Film di Locarno nella sezione \u201cConcorso cineasti del presente\u201d<br \/>\nPardo d\u2019oro Cineasti del presente C.P.Company<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">Albert Maysles, considerato l\u2019iniziatore del \u201cReality Cinema\u201d statunitense e autore di opere fondamentali come &#8220;Salesman&#8221; (1968) e &#8220;Grey Gardens&#8221; (1975) (vedi Rapporto Confidenziale numerotre, marzo 2008) elenca, tra i sei fondamenti imprenscindibili del cinema documentario, il distanziarsi da un punto di vista; il filmare eventi, scene e sequenze evitando interviste, narrazione e ospiti nonch\u00e9 il registrare l\u2019esperienza direttamente, senza controllarla e senza metterla in scena.<br \/>\nDel resto, il cinema documentario \u00e8 uno tra i generi pi\u00f9 complessi in quanto fare trasparire la propria presenza \u00e8 gi\u00e0 facile quando si tenta di minimizzare il proprio intervento \u2013 in fondo il montaggio \u00e8 gi\u00e0 di per se sufficiente per alterare la realt\u00e0 &#8211; figuriamoci quando si vuole dimostrare una tesi precostituita.<br \/>\nFernand Melgar, regista svizzero autodidatta di indubitabile impegno ma capace di avvicinarsi con curiosit\u00e0 e senza pregiudizio alla materia che tratta, si attiene a queste regole nel suo &#8220;La forteresse&#8221; (La fortezza), in cui si addentra con la sua camera\u2013 per la prima volta senza restrizione alcuna \u2013 in un centro di registrazione per richiedenti asilo, nella fattispecie quello di Vallorbe, nella Svizzera francese.<br \/>\nIl punto di partenza \u2013 \u00e8 il regista stesso a dichiararlo &#8211; \u00e8 il tentare di comprendere la paura dimostrata dal popolo svizzero quando, nel 2006; ha votato compatto \u2013 si parla del 68% dei votanti &#8211; a favore di un inasprimento della legge sul diritto d\u2019asilo, che di fatto ha trasformato una legge gi\u00e0 esistente nella pi\u00f9 restrittiva d\u2019Europa (con effetti quali il negare l\u2019assistenza sociale ai richiedenti cui la domanda viene respinta, la possibilit\u00e0 di effettuare perquisizioni senza necessit\u00e0 di un mandato, di condannare al carcere fino a due anni chi non lascer\u00e0 il Paese, eccetera\u2026).<br \/>\nMelgar, gi\u00e0 autore, tra gli altri, di &#8220;Classe d\u2019accueil&#8221; (1998, sull\u2019integrazione dei giovani stranieri), &#8220;Exit, le droit de mourir&#8221; (2005, sull\u2019eutanasia), si \u00e8 quindi recato nel centro di registrazione di Vallorbe per testimoniare l\u2019iter che i richiedenti asilo affrontano prima che sia loro concesso o meno lo status di rifugiati.<br \/>\nI punti di vista sono molteplici: si va da quello di chi registra i loro dati appena giunti al centro, a quello di chi il centro lo gestisce, da quello di chi dovr\u00e0 giudicare i loro incarti, , e quindi le loro storie personali, emettendo o meno una sentenza di accoglimento, a quello dei richiedenti stessi.<br \/>\nNon essendo un film di propaganda e non tentando di fare cambiare opinione a nessuno, &#8220;La forteresse&#8221; andrebbe visto da chiunque, indipendentemente dalle sue idee sull\u2019argomento. Non \u00e8 richiesto di prendere una posizione a priori sulle leggi di cui il centro di registrazione \u00e8 gi\u00e0 di per se un effetto, ma offre un\u2019inedita possibilit\u00e0 di conoscere la situazione.<br \/>\nLe storie narrate sono spesso drammatiche, raccontano di persone che sperano in una vita migliore \u2013 quando non addirittura, e capita spesso, nella sopravvivenza e le provenienze sono tra le pi\u00f9 disparate.<br \/>\nSono storie di umanit\u00e0, di comprensione, di solidariet\u00e0 ma anche di burocrazia, quella burocrazia che tende a trasformare le persone in meri nomi su un foglio, privi quindi dello spessore che la semplice carta non potr\u00e0 mai avere.<br \/>\nMelgar registra le varie posizioni, riuscendo a smontare il tanto amato \u2013 da alcuni \u2013 luogo comune (tanto che la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha lodato il film a Locarno sottolineandone il realismo), evitando la tentazione del pathos e il ricorso al titillamento dei sentimenti pi\u00f9 elementari, riuscendo a proporre un documentario che non solo racconta la vita all\u2019interno del centro, ma riesce anche a raggiungere lo scopo dichiarato inizialmente: quello di mettere a nudo le paure di molti.<br \/>\nIn un tempo dominato dalla semplificazione dell\u2019opposizione di bene e male, &#8220;La forteresse&#8221; non impone allo spettatore una linea di pensiero e offre, con grande onest\u00e0, spunti di riflessione profondi e per questo andrebbe visto da tutti, studenti delle scuole medie compresi.<br \/>\n(Roberto Rippa)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">Le prime immagini del documentario sono quelle provenienti dalle videocamere di sorveglianza del centro di registrazione per i richiedenti l\u2019asilo di Vallorbe, Svizzera francese. Si organizza un trasporto (dislocazione) di richiedenti verso un altro centro di registrazione, quello di Chiasso in Ticino,<br \/>\nSvizzera italiana. Almeno in questo caso le comunit\u00e0 linguistiche collaborano. Il titolo La forteresse fa riferimento sia allo stabile, una sorta di, appunto, fortezza che protegge chi \u00e8 fuori da chi \u00e8 dentro, e immaginiamo anche alla fortezza Europa, complesso sistema di centri di controllo, raccolta, smistamento, espulsione, ammissione, carcerazione ecc. dei migranti che affollano durante tutto l\u2019anno le vie di accesso terrestri, aeree e marittime alla vecchia e democratica Europa.<br \/>\nPer alcuni spettatori un mediocre prodotto televisivo, troppo montato, troppo poco diretto, per altri principalmente la scoperta di un mondo sconosciuto. Tra questi due estremi si muove il film di Fernand Melgar, gi\u00e0 presente a Locarno con il documentario &#8220;Exit&#8221;, lavoro sull\u2019associazione omonima che si occupa di eutanasia e di aiuto alla morte. Al di l\u00e0 dei discorsi strettamente cinematografici, Melgar ci accompagna nella prima visita organizzata all\u2019interno di un centro per richiedenti asilo in Svizzera. Ad attestare l\u2019interesse per la prima proiezione pubblica la presenza in sala della ministra Eveline Widmer-Schlumpf responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia da cui il centro dipende.<br \/>\nMelgar vuole sapere, per sua ammissione, cosa \u00e8 cambiato nel paese che lo ha accolto molti anni fa \u2013 anche lui figlio di immigrati \u2013 dall\u2019entrata in vigore nel gennaio 2008 delle nuove e restrittive leggi sull\u2019asilo e sugli stranieri, leggi votate a grande maggioranza dal popolo svizzero (risultato 7 a 3, un quasi cappotto). Le storie vere o verosimili dei migranti si susseguono, la vita del centro viene passata alla lente della camera, mentre i colloqui con i responsabili che decideranno della sorte dei richiedenti avanzano.<br \/>\nCi rendiamo conto che gli intervistatori si attendono dagli intervistati storie reali, ma reali a loro insindacabile giudizio. Questa storie \u00e8 troppo perfetta, troppo verosimile, quest\u2019altra \u00e8 troppo confusa, quest\u2019altra ancora fa acqua nella prima parte mentre nella seconda tiene bene.<br \/>\nCi si rende presto conto che a mancare \u00e8 l\u2019umanit\u00e0, e che travestita di comprensione e condivisione c\u2019\u00e8 la gestione pura e semplice di situazioni e vite alla deriva, in questo centro ci si attiene al mandato federale, come potrebbe essere altrimenti. Poi tutti a casa con il cuore gonfio.<br \/>\nQuesta Svizzera ci ricorda \u201cUn vivant qui passe\u201d l\u2019intervista di Claude Lanzmann ad un ispettore svizzero della Croce Rossa in visita al campo di TheresienStadt durante la Seconda Guerra mondiale. Un campo modello un territorio-finzione dove il responsabile dell\u2019organizzazione umanitaria vede persone trattate bene, pasciute e contente, che organizzano rappresentazioni teatrali, concerti, feste. Al suo rientro stiler\u00e0 un rapporto positivo sulla detenzione degli ebrei nei campi.<br \/>\nLa fine come l\u2019inizio, un altro viaggio organizzato verso i diversi centri di accoglienza dislocati negli altri cantoni, le immagini sgranate, astratte delle camere di sorveglianza, il cancello della fortezza che si apre. Protetta da un vetro di sicurezza una segretaria del centro congeda cortesemente un oramai ex richiedente asilo. \u201cLei deve lasciare il suolo svizzero entro le prossime 24 ore. Arrivederci e grazie\u201d.<br \/>\n(Donato Di Blasi)<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/09\/locarno_mini.jpg?w=170&amp;h=98\" border=\"0\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"98\" \/><\/p>\n<p align=\"center\">L&#8217;articolo \u00e8 pubblicato su: <strong>Rapporto Confidenziale. Speciale 61\u00b0 Festival del Film di Locarno.<\/strong><br \/>\n<strong>DOWNLOAD.<\/strong> <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/09\/rapportoconfidenziale_specialelocarno2008.pdf\">ALTA 12.3 MB<\/a> | <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/09\/rapportoconfidenziale_specialelocarno2008_low.pdf\">BASSA 7.44 MB<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La forteresse (Svizzera\/2008) regia: Fernand Melgar; fotografia: Camille Cottagnoud; montaggio: Karine Sudan; formato: 35mm; durata: 100\u2019 Presentato al 61\u00b0 Festival del Film di Locarno nella sezione \u201cConcorso cineasti del presente\u201d Pardo d\u2019oro Cineasti del presente C.P.Company Albert Maysles, considerato l\u2019iniziatore del \u201cReality Cinema\u201d statunitense e autore di opere fondamentali come &#8220;Salesman&#8221; (1968) e &#8220;Grey Gardens&#8221; (1975) (vedi Rapporto Confidenziale 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