{"id":16362,"date":"2011-11-21T17:07:39","date_gmt":"2011-11-21T16:07:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16362"},"modified":"2011-11-21T17:10:21","modified_gmt":"2011-11-21T16:10:21","slug":"stefano-savona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16362","title":{"rendered":"Stefano Savona"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/stefanosavona.jpg\" alt=\"\" title=\"stefanosavona\" width=\"620\" height=\"393\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16367\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/stefanosavona.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/stefanosavona-300x190.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">La presente intervista \u00e8 stata pubblicata in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16069\">Rapporto Confidenziale numero 35<\/a>, speciale Locarno 64 \u2013 p.104-107<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Stefano Savona<\/b> (Palermo, 1969). Nato a Palermo nel 1969, Stefano Savona studia archeologia e dal 1999 realizza installazioni video (tra cui \u201cD-Day\u201d, presentato nel 2005 al Centre Pompidou) e documentari quali \u201cPrimavera in Kurdistan\u201d (2006), che ottiene Donatello, e \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2464\">Piombo fuso<\/a>\u201d (2009), Premio speciale della giuria Cineasti del presente a Locarno. Nel 2011, insieme ad Alessia Porto ed Ester Paratore dirige \u201cPalazzo delle Aquile\u201d, vincitore del Grand Prix di Cin\u00e9ma du R\u00e9el.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Stefano Savona, filmografia: <\/b>2011 <b>Tahrir<\/b> \/ 2011 <b>Palazzo delle Aquile<\/b> \/ 2010 <b>Spezzacatene<\/b> \/ 2009 <b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2464\">Piombo fuso<\/a><\/b> \/ 2008 <b>Il tuffo della rondine<\/b> \/ 2006 <b>Primavera in Kurdistan<\/b> \/ 2002 <b>Un confine di specchi<\/b> \/ 2001 <b>Alfabe<\/b> \/ 2000 <b>Siciliatunisia<\/b> (installazione) \/ 1999 <b>Roshbash Badolato<\/b><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16361\">Leggi la recensione di Tahrir. da RC35<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/31323915?byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ff9933\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen><\/iframe><\/p>\n<p align=\"right\"><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\"><b>Videointervista<\/b><br \/>\ndurata: 16&#8217;35&quot; | formato: HD 1280&#215;720 | lingua: italiano<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/31323915\">www.vimeo.com\/31323915<\/a><br \/>\n<i>crediti<\/i> \/\/\/ <i>Intervista a cura di:<\/i> AG (Rapporto Confidenziale) \/ <i>Realizzazione:<\/i> Emanuele Dainotti <i>con<\/i> Stefano Scagliarini e Giulio Tonincelli \/ <i>Post-produzione:<\/i> Alessandro G. Capuzzi e Emanuele Dainotti \/ <i>Produzione:<\/i> Sette Secondi Circa (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.settesecondicirca.com\">www.settesecondicirca.com<\/a>) \/ Musica: Digital Primitives (Brano: \u201cBones\u201d. Album: \u201cDigital Primitives\u201d) <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-nd\/3.0\/\">CC BY-NC-ND 3.0<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Tahrir_savona_02\" width=\"620\" height=\"410\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16368\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_02-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font face=\"Georgia\">Intervista a Stefano Savona<\/font><\/b><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Georgia\">a cura di Alessio Galbiati<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>Alessio Galbiati: Parto anzitutto dai complimenti e dai ringraziamenti per aver realizzato questo documentario straordinario, che mi ha profondamente colpito, stampandosi indelebilmente nella mia memoria. Ci puoi raccontare com\u2019\u00e8 nato il progetto? Come hai appreso nel tuo quotidiano la notizia che in Egitto stava capitando quel che stava capitando?<\/b><\/p>\n<p>Stefano Savona: Ero a casa mia a Parigi e stavo lavorando, insieme alla mia ragazza nonch\u00e9 montatrice (Penelope Bortoluzzi; NdR), alla fase di montaggio e color correcton di \u201cPalazzo delle Aquile\u201d, il mio precedente documentario. Le rivoluzioni non nascono come tali, la gente scende in piazza, la polizia contrattacca&#8230; abbiamo iniziato a seguire gli avvenimenti attraverso Al Jazeera ed il montaggio \u00e8 stato messo da parte perch\u00e9 stavamo almeno dieci ore al giorno davanti al computer per capire quel che stava accadendo, ed il terzo giorno era gi\u00e0 chiaro che stava succedendo qualcosa di inaudito.<\/p>\n<p>Nella mia vita sono stato in Egitto tantissime volte, \u00e8 uno dei paesi che mi \u00e8 pi\u00f9 caro perch\u00e9 proprio li ho deciso di fare il lavoro che faccio, la terra in cui ho preso la decisione di cambiare vita. Prima facevo l\u2019egittologo, l\u2019archeologo egiziano; l\u2019Egitto non era un posto qualsiasi per me. Tutte le volte che avevo uno o due mesi liberi andavo in Egitto a leggere, a scrivere, ad immaginare nuovi lavori.<\/p>\n<p>Fare un film sull\u2019Egitto lo sognavo da dieci anni perch\u00e9 in quella terra non ero mai riuscito a girare niente, fare un film sulla rivoluzione lo sogno da sempre perch\u00e9 la cosa che mi interessa di pi\u00f9 \u00e8 raccontare i movimenti politici, raccontare i non professionisti della politica quando fanno politica.<br \/>\nQuindi era chiaro da subito che dovevo partire, per\u00f2 non c\u2019era nessuna possibilit\u00e0 di farlo perch\u00e9 stavamo finendo un film, che \u00e8 un momento talmente difficile&#8230; Ho detto a Penelope \u201cio parto\u201d, le mi ha detto \u201cno, tu non puoi partire\u201d &#8230; ma appena si \u00e8 distratta un attimo ho fatto subito il biglietto aereo e l\u2019indomani sono partito mentre lei \u00e8 rimasta a casa, comprendendo che non avrei potuto fare altrimenti. Quindi lei ha finito \u201cPalazzo delle Aquile\u201d, ed io sono andato l\u00ec.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 partivo non tanto e non soltanto per fare il film, non avevo la minima idea se sarei riuscito o meno ad arrivare in piazza Tahrir a filmare. Per cui ho portato con me un apparato di ripresa assolutamente minimale: una macchina fotografica molto piccola, per non dare nell\u2019occhio, ed un registratore audio compatto. Le notizie di cui disponevo riferivano che all\u2019aeroporto veniva sequestrato ogni strumento di ripresa professionale, quindi quando sono partito mi sono detto che al limite mi sarei \u201caccontentato\u201d di vedere quel che stava capitando, per me era importante esserci, ancor prima che filmare. Poi tutto \u00e8 andato bene e quindi il film c\u2019\u00e8 stato.<br \/>\nSuccessivamente abbiamo trovato l\u2019aiuto di RaiTre che ha subito detto s\u00ec ad una versione breve (una versione di poco meno di un\u2019ora del documentario in questione \u00e8 andato in onda il 22 giugno su RaiTre all\u2019interno del programma DOC3 con il titolo \u201cI ragazzi di Tahrir Square\u201d; NdR), ma \u00e8 stato tutto proprio&#8230; non si pu\u00f2 nemmeno dire una produzione, sono partito con una macchina fotografica e la \u00e8 nato il film.<\/p>\n<p><b>AG: Dal punto di vista tecnico hai girato con un piccolo registratore ed una macchina fotografica. Volevo sapere quali sono i modelli che hai utilizzato? Anche per dare modo ai filmmaker che leggeranno quest\u2019intervista di comprendere quali siano le possibilit\u00e0 tecniche di strumenti semi professionali capaci di dare vita ad un lavoro cos\u00ec convincente, come lo \u00e8 il tuo, anche dal punto di vista della qualit\u00e0 del suono e dell\u2019immagine. E poi, pi\u00f9 in generale, vorrei sapere qual \u00e8 la tua impressione sulle differenze di reazione delle persone con l\u2019utilizzo di un equipaggiamento pi\u00f9 piccolo rispetto a modalit\u00e0 produttive standard, se hai notato una maggiore facilit\u00e0 nel rapportarti con le persone, una maggiore facilit\u00e0 di entrare nelle cose?<\/b><\/p>\n<p>SS: Assolutamente s\u00ec, l\u2019ho notato immediatamente. Le riprese le ho effettuate con una Canon 5d, con la quale prima di quest\u2019esperienza avevo solamente realizzato un lavoro, per\u00f2 su cavalletto, dunque un qualcosa di completamente diverso da tutto quello che avevo fatto fino a quest\u2019esperienza. Era l\u2019unica cosa che potevo portarmi in quel momento e che era sufficientemente piccola per non dare nell\u2019occhio, per\u00f2 ovviamente i problemi della messa a fuoco che sorgono nell\u2019utilizzare una macchina del genere (a mano) sono enormi, ma alla fine l\u2019aspetto figurativo del film, assai pi\u00f9 plastico rispetto ai miei lavoro precedenti, viene proprio dall\u2019aver reso creativo quelli che sono i problemi della messa a fuoco, come ad esempio i limiti della profondit\u00e0 di campo che queste macchine comportano.<br \/>\nPer il suono ho utilizzato un registratore digitale, uno Zoom H4, che ho impiegato poggiandolo sulla macchina fotografica, attaccato alla slitta del flash in quasi tutte le situazioni, staccandolo per posizionarlo al centro dei dibattiti quando la gente parlava. In questo modo essendo molto buono di qualit\u00e0 e potendolo tenere vicino alle persone che parlano, produceva un effetto assai simile a quello di un radio microfono che permetteva, in una piazza che \u00e8 rumorosissima, di sentire le parole degli intervistati, la voce delle persone mentre parlavano fra loro.<\/p>\n<p>E poi naturalmente il fatto di essere cos\u00ec leggero era tutta un\u2019altra cosa rispetto alle televisioni o ad una troupe che arriva pesante con due, tre, quattro persone con la telecamera, l\u2019asta del microfono&#8230; \u00e8 tutto un altro tipo di approccio. Perch\u00e9 sei autosufficiente, quando sei cos\u00ec totalmente leggero&#8230; ma pure in qualche modo imbarazzato, sprovvisto di maschere&#8230; e le persone in qualche modo ti devono adottare, devono decidere di farti entrare nel loro mondo, altrimenti rimani \u2013 comunque vadano le cose \u2013 un elemento estraneo a quel contesto. Io quasi da subito sono riuscito ad entrare nella loro vita, a condividere con loro quasi tutto quello che c\u2019era da fare in piazza e poi, ogni tanto, tiravo fuori la mia telecamera e con una certa leggerezza riprendevo.<\/p>\n<p><b>AG: Sei stato dieci giorni in piazza Tahrir?<\/b><\/p>\n<p>SS: No, due settimane.<\/p>\n<p><b>AG: Insomma, la domanda \u00e8 scontata: com\u2019era la situazione? Ma anche dal punto di vista delle piccole cose, come ci si organizzava per mangiare, per dormire&#8230;<\/b><\/p>\n<p>SS: All\u2019inizio dormivo l\u00e0 per terra con loro, poi piano piano tutta la piazza si \u00e8 organizzata. All\u2019inizio dormivo sul fango, poi per terra protetto da una tenda della doccia che avevo preso al mio albergo, perch\u00e9 durante la notte faceva un freddo impressionante. Dal terzo-quarto giorno sono arrivate delle coperte, poi delle tende un po\u2019 di fortuna, e verso la fine delle tende vere e proprie. Ci si organizzava di giorno in giorno e il cibo lo portava chi veniva in piazza, quindi tutti nutrivano tutti, era una cosa molto strana per\u00f2 nessuno si \u00e8 mai posto il problema. Si era creata una rete di solidariet\u00e0 che portava il cibo in piazza, la dinamica era semplice e naturale: chiunque aveva modo di uscire tornava portando qualcosa da mangiare&#8230; per l\u2019acqua era lo stesso. Era tutto abbastanza naturale, apparentemente non organizzato, per\u00f2 funzionava.<\/p>\n<p><b>AG: Si pu\u00f2 dire che la piazza funzionasse a tutti gli effetti come un piccolo villaggio; nel documentario si vede addirittura una tenda fornita di parabola satellitare.<\/b><\/p>\n<p>SS: S\u00ec s\u00ec, alla fine c\u2019era addirittura una parabola, che non so da dove sia venuta fuori. All\u2019inizio c\u2019erano delle battaglie e quindi era tutto molto precario, poi a poco a poco, dopo la paura, sono arrivati anche altri, piano piano la piazza \u00e8 diventata un qualcosa di simile ad un enorme mercato. Alla fine \u00e8 arrivata tutta la societ\u00e0 egiziana. Quando ho cominciato a vedere che in piazza Tahrir arrivavano anche bambini con i popcorn ho avuto la sensazione che qualcosa era definitivamente cambiato, che oramai era solo una questione di giorni ed il regime di Mubark sarebbe caduto definitivamente.<\/p>\n<p><b>AG: Questo si percepiva?<\/b><\/p>\n<p>SS: Assolutamente s\u00ec, si percepiva sempre di pi\u00f9, a poco a poco che cambiavano le facce, l\u2019antropologia della gente in piazza, si vedano persone che fino a tre giorni prima sarebbero state paralizzate dalla paura, ma che invece erano l\u00ec a chiedere il cambiamento.<\/p>\n<p><b>AG: Cosa ti ha guidato l\u00e0 in mezzo? Eri sicuro di realizzare questo lavoro gi\u00e0 mentre eri l\u00ec? Ed all\u2019interno della piazza cosa ti ha guidata? Cio\u00e8 da cosa ti sei lasciato condurre? la tua emotivit\u00e0 dentro al momento? oppure hai cercato di mantenere una visione, diciamo, pi\u00f9 distaccata?<\/b><\/p>\n<p>SS: Ho cercato di stare dentro e fuori contemporaneamente. Mantenere una visione clinica-analitica sarebbe stato impossibile, perch\u00e9 si sarebbe persa l\u2019emotivit\u00e0 delle persone, che era senz\u2019ombra di dubbio l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante di quel che stava succedendo. Ho cercato di non fingere di essere all\u2019interno di quegli accadimenti, perch\u00e9 comunque ero un estraneo, per\u00f2 allo stesso tempo ho cercato di avvicinarmi il pi\u00f9 possibile alle persone, seguirle, stare dietro al loro punto di vista per mostrare la loro, e la mia, emotivit\u00e0.<br \/>\nIn fase di montaggio ho cercato il pi\u00f9 possibile di lasciarmi andare, di liberarmi da certe remore formali e di prendermi tutto il piacere possibile di fare questo film, che \u00e8 un film d\u2019entusiasmo. Ho cercato proprio di farmi trasportare da questo entusiasmo e di evitare un rigore formale che magari ho avuto nei miei lavori precedenti, perch\u00e9 in questo caso sarebbe stato assolutamente fuori luogo. La rivoluzione \u00e8 il posto in cui devi prendere dei rischi, non la puoi giudicare dall\u2019esterno, sarebbe stato un punto di vista falso.<\/p>\n<p><b>AG: Dunque pure tu, dal punto di vista stilistico, hai rischiato&#8230;<\/b><\/p>\n<p>SS: Dal punto di vista stilistico\/formale sicuramente, perch\u00e9 non avevo mai usato questa macchina fotografica, non mi ero mai avvicinato tanto ai personaggi che filmavo. Con la messa a fuoco, ad esempio, mi sono preso un grande rischio, \u00e8 stata un\u2019incognita che mi sono giocato solo in fase di montaggio, tutto \u00e8 dipeso da quello. Ogni aspetto tecnico e formale \u00e8 stato per me nuovo. Per certi versi pure il montaggio che in queste modalit\u00e0 non avevo mai affrontato, se ci fai caso nel film ci sono parecchi momenti in cui l\u2019audio ed il video non sono in \u2018synch\u2019, ho lavorato su zone di sovrapposizione&#8230; non avevo mai affrontato un film con queste modalit\u00e0.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_04.jpg\" alt=\"\" title=\"Tahrir_savona_04\" width=\"620\" height=\"349\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16370\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_04-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>Roberto Rippa: Sulla questione del montaggio: nel corso del film segui le persone e c\u2019\u00e8 un ragazzo che appare dall\u2019inizio fino alla fine che inizialmente pu\u00f2 sembrare un leader della rivolta ma poi capisci che \u00e8 una persona come tutte le altre. \u00c8 stata una tua scelta quella di seguire lui e per quale motivo l\u2019hai fatto?<\/b><\/p>\n<p>SS: A me interessavano i leader non leader. Tutti l\u00e0 erano dei leader, tutti erano persone che si ponevano i problemi che si deve porre un leader, un organizzatore, per\u00f2 poi di fatto nessuno lo era. Tutti cercavano di micro organizzare loro stessi ed il loro gruppo, alla ricerca delle modalit\u00e0 per dare una continuit\u00e0 alle cose che facevano e, secondo me, \u00e8 pi\u00f9 interessante mostrare questi protagonisti rispetto ai veri leader. Comunque in piazza un\u2019organizzazione a livello superiore c\u2019era, ma a mio avviso era meno interessante. L\u2019importante \u00e8 che i personaggi siano dei personaggi un po\u2019 di mediazione. Anche nei miei precedenti film avevo deciso di seguire sempre questo tipo di personaggi che non sono, n\u00e9 veramente gli ultimi, cio\u00e8 le persone che non si pongono i problemi e seguono, n\u00e9 i capi, ma quelli che stanno a met\u00e0 strada e che si pongono i problemi come ce li porremmo noi al loro posto. Questo \u00e8 stato per me un approccio naturale.<br \/>\nAnche nel film \u201cPrimavera in Kurdistan\u201d (2006; NdR), seguivo il diario di un combattente che non \u00e8 sicuramente un capo, ma un piccolo intellettuale. \u00c8 un po\u2019 il meccanismo dei piccoli maestri di Meneghello, in cui la resistenza \u00e8 fatta da persone che hanno un loro patrimonio personale a volte molto complesso; in questo caso El-Sahied \u2013 il giovane ragazzo che ho seguito \u2013 \u00e8 un giovane traduttore-poeta che viene dalla campagna, quindi fuori dagli stereotipi che ci si possono immaginare, ma pure sempre l\u00ec, in piazza, in prima linea. Lui l\u2019ha fatta la rivoluzione, gli hanno sparato. Non si pu\u00f2 dire che fingesse di essere un rivoluzionario, lo \u00e8 stato, lo \u00e8, davvero.<\/p>\n<p><b>RR: L\u2019ho trovata una scelta molto particolare soprattutto quando legge la poesia sul finale&#8230;<\/b><\/p>\n<p>SS: Questa poesia l\u2019ha scritta lui&#8230; ad un certo punto arriva e la tira fuori. Mentre giravo ho visto che tirava fuori la poesia e gli ho chiesto che cosa fosse, ho visto che aveva un temperamento molto dolce, \u00e8 una persona molto poetica nel suo modo di fare, per\u00f2 tutto mi sarei aspettato tranne che ad un certo punto, a met\u00e0 della rivoluzione, tirasse fuori delle poesie e le leggesse.<\/p>\n<p><b>AG: La musicalit\u00e0 della piazza e la musicalit\u00e0 del documentario. Com\u2019era piazza Tahrir dal punto di vista sonoro? Un coro continuo?<\/b><\/p>\n<p>SS: Assolutamente s\u00ec, erano cori che si davano da un lato e dall\u2019altro. Piazza Tahrir \u00e8 gigantesca, sar\u00e0 venti volte la piazza Grande di Locarno, sar\u00e0 lunga 600 metri da una parte all\u2019altra. Solo piazza Tienanmen \u00e8 forse pi\u00f9 grande&#8230; C\u2019erano vari focolai e ognuno aveva i suoi cori, camminando per la piazza si passava da un coro all\u2019altro, ed i cori a volte camminavano perch\u00e9 seguivano le persone che li cantavano, portati a spalle dalla folla. Era un enorme gioco di improvvisazione. In Egitto durante i matrimoni ci sono questi artisti improvvisatori, questi poeti che prendono un po\u2019 in giro lo sposo e la sposa; questo meccanismo di botta e risposta tra chi fa l\u2019improvvisazione e chi risponde \u00e8 tipico dei matrimoni in Egitto, ed \u00e8 un qualcosa che ha sempre a che fare con lo sfotto\u2019 e la presa in giro. In piazza aveva assunto delle forme estreme contro Mubarak, mantenendo per\u00f2 sempre una dimensione familiare, quasi come se si stesse prendendo in giro un vicino di casa.<\/p>\n<p><b>AG: Questa era la componente principale della piazza?<\/b><\/p>\n<p>SS: A mio avviso era la componente pi\u00f9 forte, poi c\u2019erano le frange pi\u00f9 dure ed incazzate, ma questi erano decisamente pi\u00f9 silenziosi. Per\u00f2 quello che dava proprio il senso della piazza era questo ritmo musicale, questo entusiasmo, che poi era anche un modo per scaricare la tensione, la rabbia.<\/p>\n<p><b>AG: Ora vorrei farti una domanda un po\u2019 pi\u00f9 generale circa la componente di rischio che comporta la tua attivit\u00e0 di documentarista da \u201cprima linea\u201d, da filmmaker che decide di precipitarsi in piazza Tahrir in un momento in cui ancora non si pu\u00f2 sapere come andranno a finire le cose, di un regista che \u00e8 stato a Gaza a cavallo dell\u2019operazione militare israeliana piombo fuso. Ci puoi spiegare com\u2019\u00e8 vissuta dall\u2019interno la componente del rischio?<\/b><\/p>\n<p>SS: La componente del rischio non \u00e8 una cosa che si ricerca, per\u00f2 \u00e8 chiaro che queste situazioni sono estremamente interessanti da filmare e forse, il vero passaggio, \u00e8 stato quando in Kurdistan mi sono reso conto di essere in grado di sopportare la paura. Il vero problema \u00e8 la paura della paura. Cio\u00e8 quando tu dici a te stesso \u201cin quella situazione in cui sar\u00f2 a rischio mi paralizzer\u00f2\u201d, ed allora la paura \u00e8 quella di non essere al livello del rischio, la paura che succeda qualcosa di terribile nel momento in cui sei sotto pressione. Invece la prima volta che ti succede di trovarti senza averlo pianificato in una situazione di rischio, capisci che ci si convive con la paura, anzi \u00e8 un\u2019adrenalina, una sensazione forte. Poi ad un certo punto ti dici \u201cal massimo muoio\u201d. Quando hai sopportato, di fatto, almeno una volta questo \u201cal massimo muoio\u201d, le volte successive non \u00e8 che non ci pensi pi\u00f9, perch\u00e9 comunque non fare attenzione significa suicidarsi, e non \u00e8 quello l\u2019obiettivo, ma se fai un po\u2019 di attenzione e ti trovi in situazioni del genere capisci che non sei da solo. Quando tu hai paura e sei circondato da un milione di persone ti domandi: \u201cPerch\u00e9 proprio a me dovrebbe succedere\u201d, \u201cChi sono io, il pi\u00f9 stupido?\u201d. Oppure quando sei fra i guerriglieri, in mezzo a migliaia di persone e vedi centinaia di combattenti ogni giorno, e sai che loro sono l\u00ec da anni e fanno da anni quella vita, ti dici \u201cvabb\u00e8 io cos\u2019ho di meno di queste persone?!\u201d. \u00c8 un po\u2019 il condividere con gli altri la paura ed il rischio, un po\u2019 il capire che in quanto esseri umani fa parte del gioco, anzi, il fatto di essercene privati per tanto tempo, in qualche modo ci provoca un sostanziale indebolimento, paura per cose che non dovrebbero farcene, come il quotidiano.<\/p>\n<p><b>AG: Con \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2464\">Piombo fuso<\/a>\u201d, realizzato a Gaza nel 2009, ti sei trovato di fronte alla barbara operazione militare dell\u2019esercito israeliano. Prima abbiamo parlato della paura, del rischio, ora vorrei sapere cosa significa trovarsi di fronte all\u2019orrore, trovarsi di fronte ad immagini, alla realt\u00e0, quasi troppo forti per essere guardate. In questi casi cosa succede?<\/b><\/p>\n<p>SS: Innanzitutto bisogna avercele di fronte. Quando capita ci sono due reazioni possibili, secondo me entrambe da evitare. Una \u00e8 l\u2019amore per l\u2019orrore, il parossismo della visione, per cui vedi quelle cose e ti dici: \u201cOk le sopporto ed ora le mostro, quelle sono la notizia\u201d, e l\u2019altra viceversa \u00e8 non sopportare completamente quella visione e girare la testa dall\u2019altro lato e dire: \u201cNo, questa cosa non mi interessa\u201d. Secondo me bisogna fare i conti con un approccio intermedio, se uno deve mostrare una guerra non pu\u00f2 far finta che non ci sia l\u2019orrore ma nello stesso tempo l\u2019orrore \u00e8 in tante altre cose. \u00c8 molto pi\u00f9 interessante parlare con i sopravvissuti piuttosto che mostrare i morti. Il fatto che i morti ci sono non \u00e8 un qualcosa che si pu\u00f2 eludere, ma bisogna in qualche modo mostrarli come li vedono i sopravvissuti, per far s\u00ec che questo sia inserito in una narrazione. Il vero problema di quando si mostra l\u2019orrore, o qualsiasi altro dato reale, \u00e8 che si deve trovare la strada di porlo all\u2019interno di una narrazione.<\/p>\n<p><b>AG: Per evitarne la spettacolarizzazione.<\/b><\/p>\n<p>SS: Lo spettacolo fatto a pezzi dalla televisione. Frammenti di cose che in s\u00e9 fanno lo spettacolo ma che non smuovono nulla, e lo dimostra il fatto che la tv ci mostra morti da trenta o quarant\u2019anni e non \u00e8 che questo abbia cambiato neanche la percezione del mondo. Mentre il racconto di una persona che ti narra la vita di chi \u00e8 appena morto pu\u00f2 smuoverti qualcosa. I morti alla fine sono tutti uguali. Quando sono morte le persone non sono pi\u00f9 l\u00e0, quindi quel che resta delle persone morte sono resti che alla fine sono tutti uguali, mentre il racconto di una vita \u00e8 sicuramente molto pi\u00f9 emozionante che un orrore fisico.<\/p>\n<p><b>AG: Sempre a proposito di narrazione e spettacolarizzazione avrebbe potuto fare orrore un finale di vittoria per il tuo \u201cTahrir\u201d, invece il tuo film ha una coda in cui una ragazza ancora in piazza pone la questione problematica di quel che sar\u00e0, cosa succeder\u00e0 poi, come gestire il dopo. E qui inevitabilmente c\u2019\u00e8 una tua valutazione, anche politica, sulla situazione egiziana. Tu come la vedi la situazione attuale?<\/b><\/p>\n<p>SS: La situazione \u00e8 esattamente dov\u2019era quando quella ragazza diceva \u201cnon ce ne andiamo da qui perch\u00e9 non \u00e8 ancora vinta\u201d. Chiaramente quando Mubarak va via \u00e8 una vittoria, ed \u00e8 un primo momento in cui il popolo ottiene quello che ha chiesto e scopre di avere la forza di ottenere quello che chiedeva, per\u00f2 secondo me \u00e8 ancora pi\u00f9 ottimista il finale del film cos\u00ec com\u2019\u00e8, perch\u00e9 fa vedere che questi ragazzi non si fanno fregare, che in qualche modo sono esattamente coscienti di quelli che sono i problemi ed i rischi, le possibili strade sbagliate in cui pu\u00f2 andarsi a cacciare il movimento post rivoluzionario. I ragazzi sono ancora l\u00ec e dicono ai militare di non illudersi, perch\u00e9 loro non si faranno fregare.<br \/>\nChiaramente a distanza di mesi il potere \u00e8 ancora in mano ai militari, la transizione democratica in Egitto non \u00e8 ancora un qualcosa di guadagnato, per\u00f2 nello stesso tempo queste persone sono ancora in piazza e non se ne andranno realmente finch\u00e9 non avranno ottenuto quello che per loro \u00e8 l\u2019obiettivo principale: una normale democrazia con delle elezioni.<\/p>\n<p><b>AG: Come sar\u00e0 possibile vedere il tuo documentario? Sia per quanto riguarda i festival che per l\u2019annosa questione della distribuzione.<\/b><\/p>\n<p>SS: Il film andr\u00e0 al festival di Internazionale a settembre, che pur non essendo un festival cinematografico contiene una serie di visioni documentarie, poi, a partire da quel momento, far\u00e0 un tour in dieci fra le pi\u00f9 importanti citt\u00e0 italiane. Poi l\u2019idea \u00e8 di trovare una distribuzione in sala per riuscire a mostrare il film il pi\u00f9 possibile. Credo che, almeno per una volta, visto che non l\u2019ho mai fatto, valga realmente la pena tentare, perch\u00e9 \u00e8 difficilissimo trovare una distribuzione in sala, pi\u00f9 che altro starci dietro. Penso che ne valga la pena proprio per le caratteristiche stesse del film, che non \u00e8 un film che possa essere venduto alla televisione. La versione televisiva pu\u00f2 essere anche interessante, ma su di un grande schermo penso che il film possa funzionare ancora meglio, possa dare qualcosa in pi\u00f9 allo spettatore.<\/p>\n<p><b>AG: E in Egitto?<\/b><\/p>\n<p>SS: Prima di Locarno ho fatto vedere il film ad alcuni dei protagonisti. Per quanto riguarda l\u2019Egitto stiamo organizzando una proiezione a settembre, voglio vedere cosa pensano del risultato gli egiziani.<\/p>\n<p><b>AG: Grazie per la disponibilit\u00e0 e, davvero, complimenti per il tuo film che ci ha molto emozionati.<\/b><\/p>\n<p>SS: Grazie a voi.<\/p>\n<p><i>Locarno, agosto 2011<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Tahrir_savona_03\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16369\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tahrir_savona_03-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\n<font face=\"Arial\" style=\"font-size: 11pt\"><b><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16361\">Tahrir<\/a><\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia, fotografia:<\/b> Stefano Savona \u2022 Montggio: Penelope Bortoluzzi <b>\u2022 Suono:<\/b> Jean Mallet, Stefano Savona <b>\u2022 Produttori:<\/b> Penelope Bortoluzzi, Marco Alessi \u2022 <b>Produzione:<\/b> Picofilms, Parigi <b>\u2022 Coproduzione:<\/b> Dugong Production, Roma <b>\u2022 Con la partecipazione di:<\/b> Rai Tre, Alter Ego (C\u00e9cile Lestrade), P\u00e9riph\u00e9rie (Centre de cr\u00e9ation cin\u00e9matographique) <b>\u2022 Lingua:<\/b> arabo <b>\u2022 Paese:<\/b> Francia, Italia <b>\u2022 Anno:<\/b> 2011 <b>\u2022 Durata:<\/b> 90\u2019<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.tahrir-liberationsquare.com\">www.tahrir-liberationsquare.com<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 9pt\">Il presente articolo \u00e8 stato pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16069\">Rapporto Confidenziale numero 35<\/a>, speciale Locarno 64 \u2013 p.104-107<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16069\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/RC35_cover.jpg\" width=\"350\" height=\"247\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presente intervista \u00e8 stata pubblicata in Rapporto Confidenziale numero 35, speciale Locarno 64 \u2013 p.104-107 Stefano Savona (Palermo, 1969). 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