{"id":16382,"date":"2011-11-24T16:16:23","date_gmt":"2011-11-24T15:16:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16382"},"modified":"2018-01-04T13:05:07","modified_gmt":"2018-01-04T12:05:07","slug":"luca-guadagnino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16382","title":{"rendered":"&#8220;Inconscio italiano&#8221;. Intervista a Luca Guadagnino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40401\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luca-guadagnino-intervista-rapportoconfidenziale-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16069\">Rapporto Confidenziale numero 35 (speciale Locarno 64)<\/a><\/p>\n<p><b>Luca Guadagnino<\/b> (Palermo, 1971). Regista cinematografico e teatrale, sceneggiatore e produttore. Laureato all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma con una tesi sui film di Jonathan Demme. Nel 1999 gira \u201cThe Protagonists\u201d, un\u2019eccentrica opera prima presentata alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2003 \u00e8 a Locarno con \u201cMundo civilizado\u201d, strana commistione fra film musicale e documentario. Nel 2004 \u00e8 la volta di \u201cCuoco contadino\u201d, in concorso nella sezione Digitale a Venezia. Nel 2005 dirige il controverso \u201cMelissa P.\u201d. Nel 2007 dirige due cortometraggi realizzati appositamente per il Festival di Sulmona, \u201cPart deux\u201d e \u201cPart deux deux\u201d. Nel 2009 con \u201cIo sono l\u2019amore\u201d ottiene un ampio consenso critico che lo consacra come regista di fama internazionale. Nel 2011 dirige \u201cInconscio italiano\u201d presentato in prima mondiale a Locarno 64. Attualmente \u00e8 al lavoro su di un documentario dedicato a Bernardo Bertolucci \u201cBertolucci on Bertolucci\u201d. A dicembre 2011 debutter\u00e0 nella regia dell\u2019opera lirica di Giuseppe Verdi \u201cFalstaff\u201d diretta dal Maestro Daniele Rusitoni per il Teatro Filarmonico di Verona. Con \u201cIo sono l\u2019amore\u201d ha fondato la casa di produzione First Sun con la quale attualmente sta producendo il secondo film da regista di Edoardo Gabbriellini, \u201cSuspiria Remake\u201d per la regia di David Gordon Green ed il primo film di finzione di Pippo Delbono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Luca Guadagnino, filmografia:<\/b> 2011 <b>Inconscio italiano<\/b> (documentario) \/ 2010 <b>Chronology<\/b> (cortometraggio) \/ 2009 <b>Io sono l&#8217;amore<\/b> \/ 2008 <b>The Love Factory #3 Pippo Delbono &#8211; Bisogna morire<\/b> (documentario) \/ 2007 <b>Part deux deux<\/b> (cortometraggio) \/ 2007 <b>Part deux<\/b> (cortometraggio) \/ 2005 <b>Melissa P.<\/b> \/ 2004 <b>Arto Lindsay Perdoa a Beleza (The Love Factory Series)<\/b> (documentario brevie) \/ 2004 <b>Cuoco contadino<\/b> (documentario) \/ 2003 <b>Lotus<\/b> (video documentario) \/ 2003 <b>Mundo civilizado<\/b> (documentario) \/ 2002 <b>Tilda Swinton: The Love Factory<\/b> (documentario brevie) \/ 2000 <b>L&#8217;uomo risacca<\/b> (cortometraggio) \/ 1999 <b>The Protagonists<\/b> \/ 1997 <b>Qui<\/b> (cortometraggio)<\/p>\n<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16381\">Leggi la recensione di &#8220;Inconscio italiano&#8221;<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Inconscio italiano \/ Intervista con Luca Guadagnino (ITA)\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/31323827?dnt=1&amp;app_id=122963\" width=\"1112\" height=\"626\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; fullscreen; picture-in-picture; clipboard-write\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Inconscio italiano \/ Intervista a Luca Guadagnino (ITA)<\/b><br \/>\ndurata: 22&#8217;49&#8221; | formato: HD 1280\u00d7720 | lingua: italiano<br \/>\ncrediti \/\/\/ Intervista a cura di: AG (Rapporto Confidenziale) \/ Realizzazione: Emanuele Dainotti con Stefano Scagliarini e Giulio Tonincelli \/ Post-produzione: Alessandro G. Capuzzi e Emanuele Dainotti \/ Produzione: Sette Secondi Circa (<a href=\"http:\/\/www.settesecondicirca.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.settesecondicirca.com<\/a>) \/ Musica: Digital Primitives (Brano: \u201cBones\u201d. Album: \u201cDigital Primitives\u201d) <a href=\"http:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-nc-nd\/3.0\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CC BY-NC-ND 3.0<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16391\" title=\"guadagnino_01\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/guadagnino_01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/guadagnino_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/guadagnino_01-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><b>&#8220;Inconscio italiano&#8221;. Intervista a Luca Guadagnino<\/b><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p><\/blockquote>\n<p><b>Alessio Galbiati: Quali sono i motivi che ti hanno spinto a realizzare \u201cInconscio italiano\u201d? So che esiste una motivazione biografica, ma pure il compimento di una serie di riflessioni e letture che da tempo porti avanti a livello personale sulla questione della guerra d\u2019Etiopia&#8230;<\/b><\/p>\n<p><strong>Luca Guadagnino:<\/strong> Penso che questa sia la componente pi\u00f9 forte, quella che maggiormente mi ha spinto a voler fare questo film. Cercare di capire retrospettivamente quali sono i motivi che ti hanno indotto a fare un lavoro, specialmente un lavoro come \u201cInconscio italiano\u201d, che \u00e8 un film fatto in totale controllo creativo e produttivo da parte mia, quindi in completa libert\u00e0, \u00e8 sempre una forzatura. Alla fine le cose migliori sono quelle che vengono in maniera naturale.<br \/>\nCertamente se devo fare una micro analisi personale, penso che la mia vita in Etiopia abbia molto a che vedere con i motivi per cui ho fatto questo film, perch\u00e9 io ho vissuto sette anni in Etiopia tra il 1971 e la met\u00e0 del 1976. Ma forse ha ancora pi\u00f9 a che vedere con l\u2019aver realizzato, nel corso della mia vita, dell\u2019esistenza di un piano molto specifico di lavaggio della memoria, di cancellazione della memoria, del concetto stesso di memoria, un piano molto riuscito di sospensione della complessit\u00e0 del discorso pubblico ed intellettuale.<br \/>\n\u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 un film che ha una sua autentica essenza nell\u2019atto del pensiero, nell\u2019espressione di questo pensiero attraverso le parole dei sei intellettuali che ho coinvolto in questo progetto. Siccome amo ascoltare le persone che mi affascinano e spiazzano con i loro pensieri, mi sono ritrovato ad essere un avido lettore di saggi, assai meno di romanzi. Diciamo che \u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 il lusso di una persona che vuole ascoltare delle persone che lo possano illuminare, personalit\u00e0 come quelle intervistate che, oltre ad essere uomini e donne che stimo profondamente ad un livello umano, sono anche dei grandi intellettuali.<\/p>\n<p><b>AG: Vorrei rimanere ancora un attimo sul dato autobiografico. Tu hai vissuto i primi anni della tua vita proprio in Etiopia, cosa ti \u00e8 rimasto, nei ricordi, di quella terra? Pi\u00f9 in generale nei tuoi ricordi come si \u00e8 andata configurando la consapevolezza, strutturatasi magari attraverso racconti che tangenzialmente intercettasti proprio in quegli anni o comunque edificatasi nel prosieguo della tua vita, della guerra italiana in Etiopia. Esiste davvero, anche dentro di te, questo rimosso oppure tutto \u00e8 chiaro ad un livello conscio?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Nella seconda parte del film vedi, in quella che mi piace chiamare cavalcata dentro gli archivi dell\u2019Istituto Luce, dentro alla loro trasformazione attraverso il montaggio, alla loro ricucitura, vedi delle immagini di esotismo puro, tratte dall\u2019archivio di quelle raccolte dalla spedizione Franchetti degli anni \u201820: il serpente, il coccodrillo, gli uccelli, le Em\u00f9, le due zebre che si toccano culo-culo dando vita ad una specie di immagine di Rorschach in natura&#8230; Questo perch\u00e9 forse la mia esperienza personale dell\u2019Africa va vista da quel punto di vista, ero neonato e poi bambino, e dunque vedevo quello: la tartaruga, il serpente, il coccodrillo.<br \/>\nQuesto per dire che naturalmente, ma senza voler essere programmaticamente autobiografico, ho guardato a quei materiali attraverso una traccia del tessuto psichico personale che mi ritornava. Questo \u00e8 stato un qualcosa che abbiamo fatto, ma non perch\u00e9 era mia. In realt\u00e0 credo che queste immagini di bestiario africano, unite alle immagini della guerra d\u2019Etiopia, portavano un senso in pi\u00f9 che era interessante.<\/p>\n<p><b>AG: Con quale metodo di lavoro sei giunto a questo risultato? E con quali persone hai lavorato, in un\u2019opera che da te \u00e8 firmata, ma si realizza con, e grazie, a molte altre persone.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Io non sono un filmmaker, non lo sono mai stato. Non ho mai posseduto, per esempio, gli apparecchi di ripresa che avete voi qui adesso, o i simili del passato. Dalla videocamera VHS a quella Super-VHS, passando per la HI8, arrivando alle digitali HD e finendo alle Canon o la marca che preferite. Non le ho mai avute perch\u00e9 non ho mai posseduto la dimensione mentale del filmmaker, che ha il suo strumento e con quello crea il proprio lavoro audiovisivo. Mi sento una persona un po\u2019 all\u2019antica da questo punto di vista, profondamente all\u2019antica. Per me l\u2019apparato, la troupe, i collaboratori, la costruzione di un film attraverso la \u201cmacchina cinema\u201d \u00e8 cruciale. \u00c8 il mio lavoro.<\/p>\n<p>Ho fatto dei film che probabilmente voi non conoscete che si intitolano \u201cPart deux\u201d e \u201cPart deux deux\u201d, ora far\u00f2 \u201cPart deux trois\u201d, che ho presentato a Sulmona nel 2007. Il primo l\u2019ho girato con una HD e lo Swing Shift, ed il secondo proprio con una 5d. Ho fatto un atto gratuito per omaggiare Roberto Silvestri, che come direttore mi aveva appunto invitato dal Festival di Sulmona, un piccolo regalo di un regista che regala qualcosa di inedito ad un festival ed ai suoi spettatori&#8230; insomma, anche in un contesto del genere ho girato con alcune attrici come Valentina Cervi, Alba Rohrwacher, Sabrina Venezia&#8230; anche in quel micro-film mi sono ritrovato ad aver generato un apparato che era proprio di un cinema: avevo il costumista, i truccatori e tutto il resto.<\/p>\n<p>Per cui per me \u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 abbastanza la stessa cosa. Quindi la collaborazione con i cineasti che hanno lavorato, e con le persone che hanno collaborato alla sua realizzazione \u00e8 stata, nella leggerezza del film, gestita comunque allo stesso modo con la quale gestisco, e gestir\u00f2, tutti quanti i miei lavori.<\/p>\n<p><b>AG: Come hai lavorato? Sarai partito immagino dalla lettura di una gran mole di saggi&#8230;<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> La lettura \u00e8 un qualcosa che \u00e8 mio, mi appartiene e non \u00e8 un qualcosa fatto in maniera specifica per il film. Le mie letture e le mie passioni mi hanno portato a confrontarmi con Giuppy D\u2019Aura (sceneggiatore, ed autore delle interviste in \u201cInconscio italiano\u201d; NdR), questo straordinario furetto che nel film vedete ogni tanto e che domanda e parla con gli intellettuali. Lui \u00e8 un mio collaboratore ed una persona che stimo profondamente. In una sorta di ping pong con lui, che ha una grande preparazione dal punto di vista dell\u2019analisi psicoanalitica e dell\u2019analisi lacaniana, ci siamo rimpallati a vicenda quali potevano essere le strategie e le direttive.<\/p>\n<p>Immediatamente abbiamo posto sul tavolo il nome di Angelo del Boca, subito. Era imprescindibile. Ed ero terrorizzato che non ci concedesse l\u2019intervista, che pi\u00f9 che altro \u00e8 un colloquio. \u00c8 stato un lavoro molto lungo. \u00c8 stato Giuppy che ha creato tutte le liaison. Lui ha fatto quella cosa che mi dicevi tu, lui ha letto dei testi specificatamente per il film&#8230; abbiamo una biblioteca di questi testi&#8230; una parte li ho letti io, molti li avevo gi\u00e0 letti in precedenza, di altri abbiamo dei riassunti che ha fatto lui&#8230; una piccola biblioteca composta da saggi e libri dedicati specificatamente alla guerra di Etiopia.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il fatto che Ida Dominijanni sia una mia grande amica. Per chi non lo sapesse \u00e8 una grande giornalista politica e filosofa del pensiero femminista italiano&#8230; che pu\u00f2 sembrare una banalit\u00e0 visto che lei \u00e8 italiana, ma invece \u00e8 assai importante visto quanto differiscono fra loro le differenti \u201cscuole\u201d del pensiero femminista, ognuno con dinamiche molto diverse. Lei ha lavorato sul tema della filosofia della differenza, insieme alla filosofa Luisa Muraro, mentre altre grandi intellettuali come Judith Butler o Wendy W. Williams, che sono di scuola americana, hanno investigato i temi della \u201cGender Theory\u201d. Con Ida e insieme a Giuppy abbiamo molto parlato di cercare di trovare una chiave di volta che fosse ficcante a proposito del nostro inconscio collettivo. \u00c8 stata lei ha trovare il titolo: \u201cInconscio italiano\u201d.<\/p>\n<p>Quando abbiamo trovato il titolo \u00e8 stato tutto pi\u00f9 semplice, \u00e8 stato pi\u00f9 semplice trovare le chiavi per continuare a farlo. Diciamo per\u00f2 che c\u2019\u00e8 stato un anno di lavoro dietro al film, tra il lavorare al montaggio specifico, con Ferdinando Cito Filomarino, il vostro amato regista di \u201cDiarchia\u201d (il riferimento \u00e8 ad una bruciante stroncatura al suo pluripremiato cortometraggio d\u2019esordio recensito durante Locarno 63; NdR), che ha lavorato in maniera brillante alla creazione delle sinassi all\u2019interno del materiale di repertorio; un lavoro che ha richiesto sei mesi, per mezz\u2019ora di risultato finale.<\/p>\n<p><b>AG: Il film si struttura in due parti nette: un\u2019ora e cinque minuti di interviste frontali ai sei intellettuali e poi una parte di montaggio di materiale d\u2019archivio della guerra d\u2019Etiopia e dell\u2019occupazione italiana.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Chiamiamola la suite Harmonium, perch\u00e9 anche il resto \u00e8 una parte di montaggio&#8230;<\/p>\n<p><b>AG: Harmonium come il titolo del brano della colonna sonora&#8230;<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> \u201cHarmonium\u201d \u00e8 il brano sinfonico di John Adams utilizzato a commento delle immagine. Ci tengo per\u00f2 a puntualizzare che pure la prima parte \u00e8 assolutamente di montaggio, ed ha portato via tanto tempo. Tra l\u2019altro rivedendolo qui a Locarno ho pensato che dovremmo ancora tagliare qualcosa.<\/p>\n<p><b>AG: Qual \u00e8 la provenienza delle immagini della suite di montaggio?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Al 90% provengono dall\u2019Istituto Luce, ma ci sono anche immagini di provenienza russa e inglese.<\/p>\n<p><b>AG: Com\u2019\u00e8 stato lavorare con una istituzione come l\u2019Istituto Luce?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Ho avuto a che fare con Luciano Sovena, che \u00e8 un galantuomo, il quale aveva visto al festival di Berlino il mio film precedente, \u201cIo sono l\u2019amore\u201d, e se ne era innamorato. Grazie a quella folgorazione si \u00e8 ricordato che qualche anno prima gli avevo proposto un film sull\u2019architettura fascista in Etiopia che poi non si fece pi\u00f9. Un giorno mi disse se ero interessato a tornare a guardare quel materiale, ovviamente accettai di buon grado.<\/p>\n<p><b>AG: Come ti sei orientato dentro a questo materiale? O per meglio dire, quali sono state le idee che ti hanno guidato nelle scelte compiute?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Se mi stai chiedendo se ho pianificato il modo con il quale andare a scovare ci\u00f2 che cercavo, la risposta \u00e8 s\u00ec, ma in parte. Per me \u00e8 molto importante che ci sia, anche, la natura inconsapevole ed intuitiva della mia attitudine, e che sia poi questa a farmi comprendere dove posso andare a parare. Ho visto ore e ore di questi materiali in VHS, perch\u00e9 il Luce li possiede in VHS come materiali di visione. Prendevo i vari timecode delle parti che mi interessavano e poi loro ce li hanno passati ad una qualit\u00e0 maggiore, infine abbiamo dovuto rifare il conforming, ed \u00e8 stato un lavoro altrettanto faticoso.<\/p>\n<p><b>AG: Che tu sappia, ci sono altri lavori cinematografici che hanno indagato il colonialismo italiano?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Penso ai lavori della coppia di cineasti piemontesi, che hanno sempre lavorato sui repertori scarnificandoli e trovando un nuovo senso alle immagini, Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian; c\u2019\u00e8 pure \u201cThe Autobiography of Nicolae Ceausescu\u201d (Autobiografia lui Nicolae Ceausescu) di Andrei Ujic\u00e3, un film tutto basato su materiali di repertorio, per\u00f2 non ha a che fare con il colonialismo.<\/p>\n<p><b>AG: Il film si inscrive fra una didascalia iniziale ed un\u2019immagine finale straordinaria, un ribollimento dell\u2019acqua&#8230; la cosa che mi \u00e8 piaciuta molto del tuo \u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 che fa nomi e cognomi, che non si tira indietro&#8230;<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Io penso&#8230; dir\u00f2 una cosa che contribuir\u00e0 ancora una volta a farmi suonare antipatico ai miei colleghi ed ai miei vicini di cinema in Italia, ma non solo&#8230; Se c\u2019\u00e8 una cosa che disprezzo con tutte le mie forze \u00e8 il tentativo, sempre riuscito, di fare cinema pseudo politico lavorando sulla reticenza dei fatti, guardando con moderazione le verit\u00e0 di tutti.<br \/>\nCredo che questo sia un modo per prendere posizione molto profondo e per generare una sorta di consenso alle cose come stanno. Ritengo sia pi\u00f9 giusto, se uno affronta un argomento come quello trattato da \u201cInconscio italiano\u201d, parlare anche dei fatti, e se noi rispetto a questi siamo disincantati, non possiamo non rilevare che quello che c\u2019\u00e8 scritto nella didascalia da te citata, altro non \u00e8 che la descrizione fattuale della storia. Nel 1935 Mussolini invade l\u2019Etiopia, dichiara guerra unilateralmente, nel 1941 l\u2019Imperatore Hail\u00e8 Selassi\u00e8, le cui responsabilit\u00e0 rispetto alla gestione della nazione etiope andrebbero e andranno indagate, e che penso siano state indagate da grandi cineasti come Haile Gerima (il riferimento \u00e8 al film \u201cTeza\u201d, premiato nel 2008 alla Mostra del cinema di Venezia con il Leone d\u2019argento ed il Premio Osella per la sceneggiatura; NdR), abbandon\u00f2 la guida delle truppe etiopi e la capitale e si rec\u00f2 in esilio col tesoro della corona \u2013 questa questione l\u2019ho deliberatamente lasciata fuori dal mio discorso perch\u00e9 non era necessario farlo con \u201cInconscio italiano\u201d per non diluire l\u2019essenza di ci\u00f2 che stavamo facendo.<br \/>\nPoi con la fine delle guerra e con l\u2019instaurazione della Repubblica nel \u201848 viene dichiarato incostituzionale il Partito Fascista, viene creato il Movimento Sociale Italiano che ha poi cambiato il nome in Alleanza Nazionale, ed apparentemente vocazione, ma invece sedendo al governo da 17 anni perpetua in maniera inequivocabile gli stessi valori del passato fascista, che l\u2019MSI si era incaricato di tenere vivi. Perch\u00e9 non mi vengano a dire, coloro che siedono ai ministeri della Difesa, alla citt\u00e0 di Roma come Sindaco o altri&#8230; ma non parlo delle singole persone che sono&#8230; Sic transit gloria mundi&#8230; ma lo spirito che queste persone esprimono.<br \/>\nCredo che non fare i nomi sia un atto stupido, farli un atto normale.<\/p>\n<p><b>AG: Dopo la prima visione spiegavo, a chi mi chiedeva come fosse il tuo film, proprio questa didascalia iniziale e la reazione era sempre la stessa&#8230; \u201cma certo, perch\u00e9 non \u00e8 quello che \u00e8?!\u201d. Dagli anni \u201890 in poi l\u2019Italia \u00e8 come se sia vissuta in uno stato di falsificazione e mistificazione continui, incessanti.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Guarda, io non ho la memoria storica, o la cultura, per guardare ai decenni scorsi, o a quelli precedenti la mia nascita, bisognerebbe fare un grande studio dell\u2019Italia del dopoguerra. Di fatto credo che gravi responsabilit\u00e0 siano quelle di coloro che hanno voluto dire che era tutto uguale, o di quelli che hanno accettato un linguaggio che vede assimilabili e confrontabili, cose che assimilabili e confrontabili non sono. Come per esempio le esperienze della Resistenza e di Sal\u00f2. Ricordiamoci le parole di Luciano Violante con i valorosi caduti di Sal\u00f2, o quelle di molti quotidiani a tiratura nazionale che attaccano il Presidente del Consiglio Berlusconi, salvo poi dare ampissimo spazio all\u2019azienda che pi\u00f9 di ogni altra diffonde in maniera straordinaria e riuscitissima il \u2018modus pensandi\u2019 che \u00e8 dietro al Presidente del Consiglio, che \u00e8 Mediaset, celebrando i produttori di Mediaset, i divi di Mediaset&#8230; quella roba l\u00ec.<br \/>\nQuante volte abbiamo sentito dire che Maria De Filippi per\u00f2 \u00e8 brava, no?! Io non ho niente contro la signora De Filippi da cui peraltro sono andato in trasmissione cinque o sei anni fa per presentare \u201cMelissa P.\u201d. Ero andato ad \u2018Amici\u2019 (agghiacciante programma condotto dalla stessa, in onda su Canale 5; NdR). L\u2019ho fatto perch\u00e9 prima di tutto volevo conoscere da vicino quelle cose dalle quali poi prendere distanza, e secondo perch\u00e9 all\u2019epoca pensavo fosse giusto fare quello che mi chiedeva il mio distributore che era la Sony. La signora De Filippi porta avanti un\u2019ideologia che \u00e8 quella espressa chiaramente da Eric Gandini nel suo film \u201cVideocracy\u201d. Lele Mora cos\u2019\u00e8?! \u00c8 il procacciatore di coloro che poi vanno a \u2018Uomini e Donne\u2019 (altro agghiacciante programma condotto da Maria De Filippi, sempre in onda su Canale 5; ndr)&#8230; e allora perch\u00e9 la signora De Filippi \u00e8 soltanto brava?! ma un giorno si far\u00e0 anche la Storia degli anni \u201890 e 2000, qualcuno la far\u00e0.<\/p>\n<p><b>AG: \u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 costellato da una serie di elementi perturbanti, inquietanti che mi fanno pensare ad un certo tuo pessimismo sulla condizione attuale e futura dell\u2019Italia. Penso al ribollimento che chiude il film, piuttosto che le parole con le quale Del Boca apre la sua conversazione, ma pure ai viraggi al rosso che legano il montaggio in tutta la prima ora&#8230; sono molti i segnali di inquietudine che punteggiano il film. Tu avverti una certa paura circa la situazione italiana attuale? Pensi che la situazione sociale e politica dell\u2019Italia contemporanea sia su di una china pericolosa?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Mi fai una domanda troppo complessa, alla quale non so dare una risposta.<br \/>\nPenso che alla fine bisogna porre in luce non tanto il baratro, quanto la possibilit\u00e0 di spiccare il volo oltre il baratro. Purtroppo la lezione del pessimismo \u00e8 fin troppo facile, e contagiante, io voglio vedere cosa succede sotto, non cosa succede quando cadi.<br \/>\nPenso che proprio questo pessimismo della visione sia uno dei motivi per cui si fatichi a comprendere le violenze e la rabbia londinese di questi giorni, o quella che viene chiamata \u201cPrimavera araba\u201d.<\/p>\n<p><b>Roberto Rippa: Secondo te questi eventi che raramente vengo raccontati in maniera corretta, o anche solo per quello che sono, come dovrebbero essere raccontati oggi? Penso appunto alla Primavera araba o ai fatti di Londra di questi giorni. C\u2019\u00e8 una chiave per raccontarli oggi al cinema o bisogna per forza aspettare di distaccarsene temporalmente?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Il grande filosofo \u017di\u017eek sostiene che una delle cose da fare adesso sia fermarsi e pensare. Che non \u00e8 mai una cattiva idea. \u00c8 una domanda molto complessa, posso dirti che uno dei film che qui a Locarno abbiamo premiato, \u201cHashoter\u201d (Policeman) di Nadav Lapid (Israele\/2011), il premio speciale della giuria, sia un film che ha saputo centrare in maniera perfetta una delle caratteristiche del cannibalismo di una societ\u00e0, della inanit\u00e0 di uno scontro interno che \u00e8 senza movimento, tranne per degli scarti che nel film si vedono. Credo che quello \u00e8 un modo per raccontarlo.<br \/>\nIo posso dire come non lo si deve raccontare, so che non lo si dovrebbe fare attraverso degli instant film.<br \/>\nLo spirito del momento informa le cose migliori che accadono al cinema. \u201cAbrir puertas y ventanas\u201d (\u201cBack to Stay\u201d di Milagros Mumenthaler, Argentina-Svizzera\/2011), a cui abbiamo assegnato il Pardo d\u2019oro, che \u00e8 un film apparentemente svagato su quattro ragazzette in una casa, in realt\u00e0 contiene una notevole profondit\u00e0 della visione sui traumi del passato, sia a livello individuale che collettivo. Tu non sai di chi sono figlie queste ragazze, vedi che c\u2019\u00e8 questo garage pieno di oggetti appartenenti ai genitori e sai questi genitori sono scomparsi, insieme ad una nonna intellettuale di sinistra da poco deceduta, elementi sfuggenti che per\u00f2 vogliono dire molto per la societ\u00e0 argentina. Ma il film sfiora queste questioni, le affronta in maniera laterale, non frontale.<br \/>\nTrovo che il cinema di impegno civile sia un disastro, una tragedia, perch\u00e9 il cinema \u00e8 cinema.<\/p>\n<p><b>AG: Nella realizzazione di \u201cInconscio italiano\u201d non ti sei mai posto la questione di dare voce all\u2019alterit\u00e0? Intendo sia l\u2019intellettuale di destra che l\u2019intellettuale etiope?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Riguardo all\u2019intellettuale di destra no, non ci ho proprio pensato. Ho parlato con un bravissimo critico israeliano che mi ha detto: \u201cIl tuo film manca del punto di vista della destra\u201d. Per\u00f2 non era quello che volevamo fare.<br \/>\nRispetto invece all\u2019intellettuale etiope, il grande Haile Gerima ne sta facendo uno in cui da voce agli intellettuali etiopi e spero che un giorno, i nostri due film, verranno proiettati uno accanto all\u2019altro.<br \/>\nOdio quelle commedie americane romantiche che mettono sempre un personaggio frocio nel film. C\u2019\u00e8 sempre un frocio, o una lesbica, a dipendenza del fatto che il regista sia maschio o femmina. Ci sono sempre le quote, che ritengo siano delirio puro. O la casistica \u00e8 imprevedibile e ce ne sono dieci, oppure devi andare in una dimensione di rigore in quello che tu stai facendo, altrimenti che fai?! Oltre ai nostri sei intellettuali metti un etiope? ne metti due? un uomo e una donna? uno anziano ed uno giovane? cos\u2019\u00e8?! Su cosa si basa la scelta?!<\/p>\n<p>La cosa di cui sono contento di \u201cInconscio italiano\u201d \u00e8 la compattezza ed il rigore molto profondo nella forma mentis di questi intellettuali, ognuno passa il testimone all\u2019altro secondo una coerenza interna che per\u00f2 \u00e8 aperta anche a posizioni che possono essere diverse. &#8230; tra Alberto Burgio e Ida Dominijanni c\u2019\u00e8 una differenza sostanziale molto rilevante dal punto di vista della formazione, per esempio. Per\u00f2 Burgio e Dominijanni possono passarsi il testimone in maniera organica pur nelle loro diversit\u00e0.<\/p>\n<p><b>AG: Per quanto riguarda l\u2019uso delle luci e della fotografia \u00e8 come se nel film vi sia un crescendo nel cinema.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Grazie, questa mi sembra una cosa molto bella da sentirsi dire.<\/p>\n<p><b>AG: Pare di capire che il contributo di Ida Dominijanni sia stato raccolto per ultimo, in quanto cita alcuni passaggi della conversazione con Angelo del Boca, \u00e8 come se traspaia la tua voglia crescente di realizzare un qualcosa che fosse sempre di pi\u00f9 vicino al cinema. Si nota una certa progressione verso il cinema-cinema, una voglia-necessit\u00e0 di dire non solo attraverso le parole o le immagini dell\u2019Istituto Luce, ma pure attraverso gli elementi propri del linguaggio cinematografico.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> L\u2019ordine delle interviste \u00e8: Lucia Ceci, che nel montaggio \u00e8 la terza, poi siamo passati ad Alberto Burgio che \u00e8 il quinto, poi abbiamo fatto Michela Fusaschi, Angelo del Boca, Iain Chambers e infine Ida Dominijanni. Quindi in realt\u00e0 l\u2019ordine non \u00e8 cos\u00ec lineare dal punto di vista delle riprese.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da dire che l\u2019intervista che dal punto di vista visuale mi ha meno soddisfatto \u00e8 quella della Ceci, che \u00e8 la prima. Mentre sono profondamente soddisfatto di quello che lei dice e di come lo dice&#8230; sono meno soddisfatto del mio lavoro con lei, non certo dell\u2019apporto al film della professoressa Ceci.<\/p>\n<p>L\u2019idea del film era di lavorare ad una forma che portasse alla memoria i saggi politici degli anni sessanta. Parlo proprio dei libri, penso ad esempio ai saggi di Adorno, pubblicati con quella grafica stilizzata, con l\u2019uso dell\u2019immagine in bianco e nero virata. Volevo dare l\u2019idea anche del pensiero, non erano interviste per me, volevo che ci fosse la possibilit\u00e0 anche per l\u2019occhio di indagare il luogo in cui si trovavano le persone ed anche il modo con il quale stavano pensando nel momento in cui pronunciavano quelle parole. So che risulta estremamente astruso e pretenzioso, sembra Nicolas Klotz, ma in effetti questa \u00e8 stata la nostra tensione.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un film meraviglioso di Pedro Costa, un documentario che ha realizzato sulla coppia di cineasti Straub-Hulliet ripresi nella loro sala di montaggio (il riferimento \u00e8 a \u201cDani\u00e8le Huillet, Jean-Marie Straub, cin\u00e9astes. Ou g\u00eet votre sourire, enfui?\u201d, 2001; NdR), che \u00e8 stato un punto di riferimento molto forte nella realizzazione di \u201cInconscio italiano\u201d. Ma naturalmente anche tutto Godard.<\/p>\n<p><b>AG: Dove sar\u00e0 possibile vedere \u201cInconscio italiano\u201d? Ti domando pure se hai pensato, o trovato, una qualche forma di distribuzione.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Parlando col professor del Boca e con la Dominijanni abbiamo pensato che potremmo pensare di far vedere il film nelle universit\u00e0 e nelle scuole come film anti-didattico. Mi piace moltissimo l\u2019idea che questo film possa essere visto da ragazzi molto giovani. Ora che finisce Locarno vedremo un po\u2019 se qualcuno si far\u00e0 avanti per una distribuzione. Per quanto riguarda i festival, andr\u00e0 a Torino, Estoril e Lisbona, ma le richieste sono gi\u00e0 molte altre.<\/p>\n<p><b>AG: Qualcuno che si \u00e8 risentito, gi\u00e0 in questa fase?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> \u00c8 una domanda alla quale vorrei rispondere, ma non \u00e8 il caso che la riposta venga scritta. Comunque s\u00ec.<\/p>\n<p><b>AG: Il tuo film precedente, \u201cIo sono l\u2019amore\u201d, \u00e8 stato un successo mondiale. Molti fra i maggiori critici internazionali l\u2019hanno segnalato con convinzione fra il meglio della passata stagione. Nel fare \u201cInconscio italiano\u201d hai mai pensato che il tuo nome potesse servire da veicolo per questa riflessione sul razzismo ed il colonialismo italiano?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> No. Perch\u00e9 sono molto ambizioso e penso che il mio nome debba diventare molto pi\u00f9 grande di quello che \u00e8 oggi per arrivare ad avere questo potere maieutico. E siccome sono anche un cuoco, come si suol dire: \u201cla crema ancora non \u00e8 quagliata\u201d. Ma sta quagliando molto bene, sta procedendo molto bene, penso ci voglia il tempo per ogni cosa. Per\u00f2 sono di un\u2019ambizione sfrenata, altro che Ferdinando (Cito Filomarino; NdR)&#8230; dal tuo punto di vista mi dovresti disprezzare.<\/p>\n<p><b>AG: In realt\u00e0 la mia recensione non l\u2019hai ancora letta&#8230; Per quanto riguarda la scelta degli intellettuali da intervistare, c\u2019era qualcun altro che avresti voluto?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Nicola la Banca, uno storico di scuola delbochiana, anche se lui si risentirebbe se mi sentisse nominarlo cos\u00ec. Poi volevamo intervistare Lucia Re, ma lei vive in California, e Wendy W. Williams che ha scritto delle pagine straordinarie sulla condizione di non umano che vivono ad esempio le persone imprigionate a Guantanamo, persone private di tutto, spogliati dalla propria soggettivit\u00e0, deprivati di tutto. Per\u00f2 sarebbe stato un film pi\u00f9 grosso, ed \u00e8 gi\u00e0 stato faticosa tagliarlo cos\u00ec.<\/p>\n<p><b>RR: Quando si fa un documentario ricco di temi cos\u00ec complessi \u00e8 inevitabile fare un gran lavoro di montaggio di modo da arrivare ad una durata che sia&#8230;<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> &#8230;sopportabile. Certi film che oltrepassano determinate durate sono insopportabili. Il problema \u00e8 la tenuta di quello che stai facendo.<\/p>\n<p><b>RR: Non hai mai pensato a due formati, uno pi\u00f9 lungo, per festival o comunque per la sala, ed uno pi\u00f9 breve pensato appositamente per il mezzo televisivo?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> No. In questo sono come Bernardo Bertolucci. Lui dice sempre \u201cquando finisco un film me ne dimentico e finisce l\u00e0\u201d (attualmente Guadagnino sta lavorando ad un documentario dedicato al Maestro, dal titolo Bertolucci on Bertolucci (APICI); NdR). Ne \u201cIl piccolo Buddha\u201d c\u2019\u00e8 questa sequenza ricorsiva dei monaci che realizzano un mandala di sabbia e che dopo i titoli di coda viene distrutto. Un gesto tipico della cultura tibetana, i monaci lo fanno e poi lo distruggono per il principio dell\u2019impermanenza, ed in questo io credo. C\u2019\u00e8 una parte di me che vorrebbe conservare tutto, aggiustare ogni cosa, metterci le mani. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che non bisogna: una cosa quando \u00e8 finita \u00e8 finita.<\/p>\n<p><b>RR: Questo vale per ogni tuo lavoro, anche per quelli di finzione?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> \u201cMelissa P.\u201d ad esempio nasce con un differente montaggio, che per\u00f2 al vaglio della \u201csneak preview\u201d \u2013 che \u00e8 stata l\u2019ultima fatta in Italia \u2013 produsse una reazione tale per cui la Sony mi costrinse a fare delle grosse modifiche al film. Naturalmente il mio film \u00e8 quello di quella prima visione, per\u00f2 per me il film \u00e8 quello che \u00e8 uscito in sala con tutti i suoi difetti. Non mi metto a combattere per tirare fuori un\u2019altra versione.<\/p>\n<p><b>RR: Non avresti la tentazione di metterci le mani per dare alla luce la tua versione?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> No, perch\u00e9 cambi tu come soggetto quando fai un film.<\/p>\n<p><b>RR: Di questi tempi \u00e8 molto in voga la tendenza a riprendere in mano pellicole anche di molti anni fa.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Sai che William Friedkin, che davvero \u00e8 uno dei miei registi preferiti, ha fatto la cazzata di riprendere \u201cIl braccio della legge\u201d (\u201cThe French Connection\u201d, USA\/1971; NdR). \u00c8 andato in telecinema ed ha cambiato tutti i colori facendolo diventare acciaio, blu, verde, chiudendo i neri. Facendo un po\u2019 un lavoro alla \u201cC.S.I.\u201d, con la sensibilit\u00e0 del colore di oggi. Ma la fotografia di quel film, firmata da Owen Roizman, non era quella. Prima di tutto il film non era in numerico ma in analogico, e secondo andava in una direzione completamente diversa, fatta di grigi, marroni, gialli. Era meravigliosa la fotografia di quel film. Oggi ne esiste una versione DVD, che credo si intitoli \u201cThe French Connection \u2013 Director\u2019s Cut\u201d, che raccomando a tutti di non comprare perch\u00e9 fa cagare! Tenetevi, se ce l\u2019avete, la versione originale, perch\u00e9 l\u00ec il telecinema era quello corretto! Ho avuto la fortuna di rivedere il film in pellicola in sala a Los Angeles, all\u2019Aero Theatre dell\u2019American Cinemateque, e nella sua versione originale il film \u00e8 ancora oggi straordinario. C\u2019era Friedkin in sala, e spero che abbia ripensato alla cagata che ha fatto!<\/p>\n<p>Non bisogna rimettere le mani su quel che si \u00e8 fatto, fai altre cose! Penso che sia un atto conservatore quello di tornare indietro sulle proprie cose. Certo, per esempio, nel mio primo film \u201cThe Protagonists\u201d (1999), che racconta la storia di una troupe che va a Londra ad indagare su un fatto di cronaca avvenuto nel 1994 in cui due ragazzi per azzardo decidono di uccidere un cuoco, forse&#8230; \u00e8 da un po\u2019 che mi viene in mente&#8230; anzi \u00e8 da sempre&#8230; che forse andrebbe raccontata quella storia e basta, non la storia della troupe che va a Londra, ma la storia di due ragazzi che vanno a Londra e uccidono il cuoco. Quella \u00e8 la storia che andrebbe raccontata. In un caso cos\u00ec capisco se un regista torna sui suoi passi e fa un film che parte da una storia simile alla precedente ma declinandola in un modo diverso, quello mi piace. Come mi piace indagare i motivi per cui un regista come Steven Soderbergh faccia film come \u201cOcean\u2019s Eleven\u201d, \u201cTwelve\u201d e \u201cThirteen\u201d&#8230; certo perch\u00e9 gli danno 5 milioni di dollari a film&#8230; per\u00f2 che pure una polisemia di cose che va indagata in quei film per capire il cinema di un maestro come Soderbergh. Sarebbe meno interessante se lui si mettesse a ritagliare, ricucire, nuovamente lo stesso film.<\/p>\n<p><b>AG: Fra un festival ed un film saggio stai per caso lavorando al tuo prossimo lungo?<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Sto producendo \u201cI padroni di casa\u201d di Edoardo Gabbriellini, un\u2019opera seconda con Valerio Mastrandrea, Elio Germano, Valeria Bruni Tedeschi e il ritorno sulle scene cinematografiche di Gianni Morandi. Sto producendo \u201cSuspiria Remake\u201d, diretto da David Gordon Green, le cui riprese dovrebbero iniziare prestissimo. Sto producendo il primo film di finzione di Pippo Delbono. Stiamo cercando di produrre, ma al momento ancora non ci riusciamo, un film che si chiama \u201cTrafficking\u201d che parla della tratta delle schiave per la prostituzione, ma \u00e8 un film difficilissimo da chiudere. Sto sviluppando il primo lungometraggio di finzione di Ferdinando Cito Filomarino, che si chiama \u201cL\u2019avventuriero\u201d ed \u00e8 tratto da una novella di Arthur Schnitzler.<br \/>\nParlo con molti cineasti che mi piacciono e con i quali vorrei lavorare, come Franco Maresco, Claudio Noce e altri.<br \/>\nPer quanto riguarda il mio lavoro personale ho cominciato le riprese di un documentario che si chiama \u201cBertolucci on Bertolucci\u201d, su Bernando Bertolucci. E poi il 13 dicembre debutto con l\u2019opera lirica a Verona con il \u201cFalstaff\u201d diretto dal maestro Daniele Rustioni.<\/p>\n<p><b>AG: Hai un bel da fare insomma.<\/b><\/p>\n<p><strong>LG:<\/strong> Direi proprio di s\u00ec. E tutto questo senza soldi. Per\u00f2 su questo mi ha molto rassicurato Paulo Branco, che mi ha spiegato che lui non ha mai prodotto un film avendo i soldi. Ieri ci ha raccontato che una volta ha costretto la troupe di un film di Manoel De Oliveira, \u201cVale Abra\u00e3o\u201d (\u201cLa valle del peccato\u201d, Francia-Portogallo-Svizzera\/1993; NdR), un capolavoro assoluto, a giocare a poker con i soldi della paga settimanale, ma siccome lui \u00e8 un genio con le carte, li pagava la settimana successiva con i loro stessi soldi. Un\u2019altra volta invece, per chiudere un film che si girava a Madeira, ha chiesto a tutta la troupe i soldi per poter andare al casin\u00f2 a puntare alla roulette. Ha puntato, ha vinto, ed ha restituito tutti i soldi alla troupe, ha pagato la settimana di albergo per tutti, e la settimana successiva ha rifatto la stessa cosa. Genio!<\/p>\n<p><i>Locarno, 13 agosto 2011<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>INCONSCIO ITALIANO<\/b><br \/>\n<b>Regia:<\/b> Luca Guadagnino <b>\u2022 Fotografia:<\/b> Luca Ranzato <b>\u2022 Sceneggiatura:<\/b> Giuppy D\u2019Aura <b>\u2022 Montaggio:<\/b> Ferdinando Cito Filomarino <b>\u2022 Assistente al montaggio:<\/b> Giovanni Pompetti <b>\u2022 Suono:<\/b> Stefano Varini, Lorenzo Corvi <b>\u2022 Missaggio:<\/b> Riccardo Spagnol <b>\u2022 Titoli e grafica:<\/b> Pomo, Gabriele Gianni <b>\u2022 Ufficio stampa:<\/b> Patrizia Cafiero <b>\u2022 Produttori:<\/b> Luca Guadagnino, Massimiliano Violante <b>\u2022 Con:<\/b> Angelo Del Boca, Michela Fusaschi, Lucia Ceci, Iain Chambers, Alberto Burgio, Ida Dominijanni, Giuppy D\u2019Aura <b>\u2022 Casa di produzione:<\/b> First Sun <b>\u2022 Lingua:<\/b> italiano <b>\u2022 Paese:<\/b> Italia <b>\u2022 Anno:<\/b> 2011 <b>\u2022 Durata:<\/b> 100&#8242;<\/p>\n<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16381\">Leggi la recensione di &#8220;Inconscio italiano&#8221;<\/a><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da\u00a0Rapporto Confidenziale numero 35 (speciale Locarno 64) Luca Guadagnino (Palermo, 1971). Regista cinematografico e teatrale, sceneggiatore e produttore. Laureato all\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma con una tesi sui film di Jonathan Demme. Nel 1999 gira \u201cThe Protagonists\u201d, un\u2019eccentrica opera prima presentata alla Mostra del Cinema di Venezia. 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