{"id":16476,"date":"2011-12-01T15:00:59","date_gmt":"2011-12-01T14:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16476"},"modified":"2011-11-30T22:57:30","modified_gmt":"2011-11-30T21:57:30","slug":"olivier-pere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16476","title":{"rendered":"Olivier P\u00e8re"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16478\" title=\"Olivier P\u00e8re02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Olivier-P\u00e8re01.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Olivier-P\u00e8re01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Olivier-P\u00e8re01-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16069\" target=\"_self\">Rapporto Confidenziale numero35<\/a> &#8211; Speciale Locarno 64. Pagg. 10-16<\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/player.vimeo.com\/video\/31324891?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen><\/iframe><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">Il francese Olivier P\u00e8re, nato a Marsiglia nel 1971, ha studiato Lettere all\u2019universit\u00e0 La Sorbonne (Paris IV).<br \/>\nAssunto alla Cineteca francese nel 1995, diventa presto responsabile di programmazione e organizza numerosi omaggi e rassegne tematiche.<br \/>\nNel 1996 avvia in parallelo una lunga collaborazione con il festival cinematografico \u00ab Entrevues \u00bb di Belfort, quale organizzatore di retrospettive.<br \/>\nDal 1997 collabora al settimanale di attualit\u00e0 culturale \u00ab Les Inrockuptibles \u00bb, con regolari contributi alle rubriche cinema, televisione e DVD.<br \/>\nTra il 2004 e 2009, Olivier P\u00e8re \u00e8 delegato generale della Quinzaine des R\u00e9alisateurs, sezione indipendente del Festival di Cannes, organizzata dalla SRF (Soci\u00e9t\u00e9 des R\u00e9alisateurs de Films).<br \/>\nDal 1\u00b0 settembre 2009 Olivier P\u00e8re \u00e8 il Direttore Artistico del Festival del film Locarno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt; font-family: Arial;\"><strong>Intervista a Olivier P\u00e8re, direttore artistico del Festival internazionale del film di Locarno<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><strong>Rapporto Confidenziale: Cominciamo col dire che dopo il grande exploit dello scorso anno c\u2019era, per questa seconda edizione da te diretta, una forte aspettativa. Com\u2019\u00e8 stato lavorare per la seconda edizione? \u00c8 stato pi\u00f9 difficile oppure \u00e8 stato pi\u00f9 semplice?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">Olivier P\u00e8re: \u00c8 stato pi\u00f9 facile perch\u00e9 il primo anno non \u00e8 stato un exploit ma, piuttosto, una prima esperienza e soprattutto la cosa pi\u00f9 importante dello scorso anno \u00e8 stata quella di spiegare i cambiamenti, dare una nuova partenza al festival, chiarire alcune cose e dare una visione d\u2019insieme pi\u00f9 precisa.<br \/>\nAbbiamo cambiato delle cose che non andavano bene, abbiamo fatto una ridefinizione delle sezioni.<br \/>\nAbbiamo apportato dei cambiamenti per innovare il festival e per comunicarlo ai professionisti, alla gente che va al festival, ma pure agli autori ed ai registi. La scorsa edizione \u00e8 stata, per quanto mi riguarda, un successo perch\u00e9 la gente ha capito e apprezzato, ha trovato il messaggio del festival positivo e c\u2019era una selezione buona, c\u2019erano degli omaggi. Per\u00f2 la passata edizione l\u2019ho vissuta e concepita come un anno di transizione, con cambiamenti importanti ed un\u2019attenta ricerca di contenuti. Non \u00e8 stato per\u00f2 semplice trovare i film, comporre una programmazione ed un concorso forti, anche se c\u2019erano pellicole, lo ribadisco una volta ancora, di ottimo livello.<br \/>\nDopo la soddisfazione di un primo anno riuscito c\u2019era per me, e per la mia squadra artistica, la consapevolezza che si sarebbe potuto fare meglio. E con questa consapevolezza abbiamo lavorato ancora di pi\u00f9 alla ricerca di film importanti per il concorso, e per l\u2019offerta complessiva, con l\u2019obiettivo di fare di Locarno un festival ancor pi\u00f9 notevole a livello degli eventi da offrire al grande pubblico, cercando di portare una massiccia presenza di artisti, di attori e registi. Devo dire che quest\u2019anno \u00e8 stato facile, nel senso che abbiamo avuto una fiducia pi\u00f9 grande da parte degli autori, dei produttori e dei venditori che, contenti dei risultati dell\u2019anno scorso, hanno avuto un rapporto pi\u00f9 agevole con il festival. C\u2019\u00e8 anche una congiuntura migliore. Penso che quest\u2019anno abbiamo visto, come tutti gli altri grandi festival, la fine della depressione legata alle crisi economiche, che ha condizionato gli ultimi due o tre anni della produzione cinematografica a livello mondiale. Questa, lo si vede soprattutto per il cinema d\u2019autore, \u00e8 stata veramente una bella stagione, lo si vede a Locarno, lo si \u00e8 visto Cannes e lo si vedr\u00e0 a Venezia. Sopratutto a livello dei grandi autori e delle scoperte.<br \/>\nDal punto di vista artistico \u00e8 stato pi\u00f9 semplice, perch\u00e9 abbiamo viaggiato molto, abbiamo avuto una grande velocit\u00e0 decisionale e di movimento, abbiamo raccolto una gran mole di informazioni, ed \u00e8 questa la chiave per riuscire a realizzare un grande festival.<br \/>\nL\u2019altra cosa che mancava l\u2019anno scorso era la presenza di eventi speciali e omaggi, pur con la presenza di molto cinema indipendente e d\u2019autore di buon livello. C\u2019era JIA Zhang-ke, c\u2019era John C. Reilly, c\u2019era Menahem Golan. Per\u00f2 mancavano delle cose pi\u00f9 forti, non solo per i media, ma per il pubblico di Locarno, che ha bisogno di un festival in grado di parlare a tutti. E questa \u00e8 stata veramente la cosa pi\u00f9 importante, il messaggio che volevo passasse, cio\u00e8 che il festival di Locarno non \u00e8 un festival specializzato solo in un\u00a0certo tipo di cinema, che vuole ghettizzare il cinema popolare per la difesa del cinema indipendente.<br \/>\nOvvio che Locarno \u00e8 sempre il luogo di scoperta del cinema d\u2019autore, per\u00f2 \u00e8 anche un festival con una attitudine molto popolare. Sono rari i festival che come Locarno hanno tanto pubblico che paga per vedere un film e la Piazza Grande \u00e8 un posto che non esiste in nessun altro festival.<br \/>\nIl desiderio, ed anche la voglia personale, sono stati quelli di invitare a Locarno dei divi, delle star, degli attori e delle attrici fenomenali come Isabelle Huppert, come Claudia Cardinale, come Depadieu, Ganz.<br \/>\nQuesta era una cosa che volevo fare gi\u00e0 l\u2019anno scorso, ma per vari motivi, problemi di disponibilit\u00e0, e forse pure per una inesperienza personale visto che alla Quinzaine non avevo l\u2019abitudine di invitare delle star ma solo i film (La Quinzaine des R\u00e9alisateurs \u00e8 una sezione del festival di Cannes per la quale Oliver P\u00e8re \u00e8 stato delegato generale tra il 2004 ed il 2009; NdR). Dunque questo rapporto umano, non solo con i registi, ma anche con gli artisti, con attrici ed attori, \u00e8 una cosa che ci ha messo due anni a prendere forma, ma quest\u2019anno abbiamo ottenuto un risultato che \u00e8 stato abbastanza spettacolare e che tutti hanno apprezzato e notato. Ogni sera c\u2019erano una o due personalit\u00e0 che hanno fatto, o che fanno ancora, la storia del cinema. Anche questo \u00e8 Locarno.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Quando parlavamo di exploit il riferimento era soprattutto al fatto che \u00e8 innegabile che in anni\u00a0precedenti c\u2019era una preoccupazione concreta sulla perdita di identit\u00e0 del festival, una identit\u00e0\u00a0costruita nel tempo che rischiava di perdersi nel nulla. Lo scorso anno vi era stata una connotazione\u00a0molto forte sopratutto per quanto riguarda il cinema indipendente e quello popolare. Mantenere\u00a0l\u2019identit\u00e0 del Festival del film di Locarno \u00e8 difficile? E quest\u2019identit\u00e0 ha bisogno di essere recuperata\u00a0o c\u2019\u00e8 ancora?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: \u00c8 un\u2019osservazione corretta. \u00c8 vero che quando arrivo ad un festival come Locarno, o la Quinzaine, luoghi con una storia ed una identit\u00e0 ben definite, la mia prima ambizione \u00e8 di essere degno della storia del festival, degno dell\u2019identit\u00e0, degno delle radici. Penso che per cambiare un festival, per farlo pi\u00f9\u00a0forte e pi\u00f9 eccitante, il primo punto sia, invece di cambiare tutto, di tornare alle radici, alle origini. Le origini di Locarno erano la scoperta del grande cinema d\u2019autore e l\u2019attenzione alle tendenze ed alle correnti del proprio tempo, come il neorealismo, la Nouvelle Vague, come il New Cinema, ed allo stesso tempo rappresentava il glamour, che Locarno all\u2019epoca possedeva come attitudine. C\u2019era il Grand Hotel, c\u2019erano le star americane, le attrici italiane. Locarno \u00e8 stato anche glamour, una festa, un posto bellissimo, elegante e pieno di classe.<br \/>\nHo fatto le due cose, ho detto: \u201cQuesto \u00e8 Locarno, grande cinema autoriale e glamour come tutti i grandi festival che hanno la fortuna di trovarsi in un posto cos\u00ec bello che fa sognare tutti gli stranieri che vengono a Locarno\u201d. Un Americano, un Cinese o un Giapponese rimangono ammaliati al loro arrivo qui sul lago.<br \/>\nDunque fare di Locarno un posto che fa anche sognare e che da la voglia alla gente di ritornarci per vedere i film. Questo era l\u2019aspetto principale che a mio avviso mancava quando sono arrivato.<br \/>\nSono molto orgoglioso quest\u2019anno di offrire un livello artistico ed un livello spettacolare pi\u00f9 forti del solito, per mostrare che Locarno \u00e8 un grande festival, punto, non un festival specializzato. Mostrare che non c\u2019\u00e8 bisogno di avere complessi e continuare a dire: \u201cLocarno tra Cannes e Venezia\u201d, \u201cLocarno il pi\u00f9 piccolo dei grandi\u201d, \u201cLocarno festival difficile\u201d. Ho voluto mostrare che quando si vuole qualcosa, e ci si impegna al massimo per raggiungere quel risultato, lo si pu\u00f2 fare.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Quindi non c\u2019\u00e8 una separazione fra le proiezioni diurne, dedicate al Concorso ed ai Cineasti del\u00a0presente, e quelle della piazza destinate tradizionalmente al grande pubblico. Pensi che il pubblico\u00a0della Piazza Grande possa seguire il Concorso con soddisfazione, che non ci sia uno stacco cos\u00ec\u00a0netto?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Questo non lo so. \u00c8 vero che abbiamo fatto una cosa molto precisa, ovvero un\u2019attenta separazione fra i film della piazza e quelli del concorso. Questo per\u00f2 non significa che il pubblico della piazza non sia in grado di vedere un film del concorso; per\u00f2 la definizione di identit\u00e0 \u00e8 anche e non solo il risultato della selezione, ma \u00e8 senz\u2019altro vero che il nostro metodo di lavoro tende ad essere differente nella selezione e nell\u2019invito di film per la piazza piuttosto che per il concorso.<br \/>\nPer il concorso l\u2019unica cosa che conta \u00e8 la qualit\u00e0 artistica, la riuscita cinematografica del film, le ambizioni dell\u2019autore, l\u2019originalit\u00e0. Applichiamo un punto di vista assolutamente affine alla critica cinematografica, lavoriamo con lo stesso metodo ed \u00e8 in questo modo che invitiamo i film. Senza pensare al successo del film, all\u2019accoglienza del pubblico, alla carriera commerciale del film stesso. Questo non \u00e8 il nostro problema.<br \/>\nLa piazza invece \u00e8 programmazione e non selezione. Ovviamente cerchiamo film che ci piacciono, che troviamo di alto livello cinematografico. Per\u00f2 dobbiamo tenere in  considerazione le reazioni della piazza, la sua eterogeneit\u00e0, anche linguistica. La piazza \u00e8 composta da professionisti, da critici e da cinefili, ma anche da turisti e famiglie, da persone che non vanno mai al cinema e che per\u00f2 hanno la necessit\u00e0 di vedere uno spettacolo. Dunque la Piazza Grande \u00e8 il luogo del cinema popolare, inteso nella sua accezione\u00a0migliore, perch\u00e9 il cinema stesso \u00e8 arte popolare. Sulla piazza voglio un cinema che faccia piangere e che faccia ridere, che dia emozioni forti, che trasmetta idee e messaggi belli e grandi. \u00c8 vero che possiamo avere film che non sono dei capolavori, che non vogliono rivoluzionare il linguaggio cinematografico, ma se sono belli sul piano dei sentimenti e delle idee, se sono film onesti, io non ho nessun problema nel prenderli, perch\u00e9 so che saranno un regalo per il pubblico che riempie la piazza. La cosa pi\u00f9 bella \u00e8 quando il mio desiderio e la mia passione vengono accolti dal piacere della piazza.<br \/>\nPotremmo fare delle scelte pi\u00f9 facili, lo facciamo quando proponiamo pellicole pi\u00f9 adatte per un pubblico italiano, tedesco oppure svizzero, per\u00f2 questo \u00e8 normale. Ma quando riusciamo ad ottenere un trionfo popolare, da una commedia giapponese come \u201cSaya Zamurai\u201d, di un autore sconosciuto al grande pubblico come Hitoshi Matsumoto \u2013 ovviamente tutto il merito va a Matsumoto ed alla sua capacit\u00e0 di far ridere con due parole una piazza di ottomila persone \u2013 allora la soddisfazione \u00e8 molto forte, ed \u00e8 una sfida eccitante. La piazza \u00e8 anche un posto dove si pu\u00f2 inventare e creare, ma con una forte attenzione a non assumere troppi rischi, l\u00ec si possono prendere solo rischi calcolati senza contare solo sul supporto della critica e della stampa o dei cinefili, bisogna tenere conto delle opinioni e dei gusti del grande pubblico.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Dunque la piazza grande \u00e8 lo spazio per il cinema popolare, un cinema fruibile nel senso pi\u00f9\u00a0alto del termine. Matsumoto \u00e8 un esempio perfetto perch\u00e9 era un autore ai pi\u00f9 sconosciuto che ha\u00a0incantato e convinto la piazza. Ci sono state delle opere in Concorso, ad esempio \u201cTerry\u201d, che in\u00a0piazza ci sarebbero state benissimo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: \u00c8 possibile, ma gi\u00e0 l\u2019anno scorso in piazza avevamo un film con John C. Reilly, \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8542\" target=\"_self\">Cyrus<\/a>\u201d di Jay e Mark Duplass. Due film diversi ma con troppe coincidenze l\u2019uno con l\u2019altro. Ho pensato che non si pu\u00f2 portare sulla piazza un film troppo vicino ad un altro. \u201cTerry\u201d l\u2019ho inserito in concorso perch\u00e9 \u00e8 un film\u00a0proveniente dal Sundance, diretto da un regista come Azazel Jacobs, gi\u00e0 piuttosto riconosciuto come autore da seguire del cinema indipendente americano. L\u2019ho voluto in concorso anche per affermare che quello non \u00e8 unicamente lo spazio per film seri e difficili, pessimisti, ma \u00e8 pure lo spazio per le commedie.<br \/>\nHo fatto la cosa che mi \u00e8 parsa pi\u00f9 giusta ed in linea con le mie idee sul festival. Penso che a dipendenza degli anni, film come \u201cSport de filles\u201d, o come \u201cSaya Zamurai\u201d o come \u201cL\u2019Art d\u2019aimer\u201d avrebbero potuto trovare il loro spazio anche in concorso, per\u00f2 per quanto riguarda la programmazione della Piazza Grande bisogna ottenere un equilibrio tra cinema autoriale e grande pubblico, e film pi\u00f9 leggeri e pi\u00f9 divertenti in Concorso internazionale. Altrimenti ci sarebbe un disequilibrio tra le varie sezioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Ora vorremmo parlare del Concorso internazionale. Su quali linee di selezione hai mosso la\u00a0scelta dei film? E poi, dato che una degli aspetti che apprezziamo maggiormente della tua direzione\u00a0\u00e8 l\u2019evidenza della tua passione cinefila, quali sono i dati che emergono da un punto di vista critico\u00a0tra le opere che hai selezionato, quali i temi, le attitudini? Quale stato del cinema contemporaneo\u00a0\u00e8 emerso?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Una delle mie valutazioni era che il concorso di Locarno fosse diventato troppo monotono, con solamente un certo tipo di film e produzioni, ed anche solo un certo tipo di cinema indipendente. La mancanza di notoriet\u00e0 di autori giovani funziona benissimo quando i film sono buoni, ma non crea alcuna\u00a0aspettativa. Era veramente solo un concorso per coloro che cercano i talenti di domani.<br \/>\nHo invece pensato che sarebbe stato pi\u00f9 interessante fare un \u201cpasticcio\u201d fra quello che uno si aspetta, dunque il nome importante e famoso (magari non presso il grande pubblico, ma per chi segue il cinema contemporaneo), insieme alle opere prime ed alle scoperte.<br \/>\nPer questi motivi quest\u2019anno sono molto contento del fatto che in concorso a Locarno si siano potuti vedere registi come Rabah Ameur-Za\u00efmeche, come Klotz, come Aoyama. Registi che possiedono gi\u00e0 una fama ed una reputazione a livello internazionale nel cinema contemporaneo, insieme a degli esordienti senza notoriet\u00e0. In questo modo c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di attirare la curiosit\u00e0 di giornalisti molto interessati al lavoro di Mia Hansen-L\u00f8ve, o al lavoro di Klotz, e di poter vedere pellicole che noi per primi abbiamo portato ad un grande festival.<br \/>\nQuesto \u00e8 quel che ho voluto fare quest\u2019anno, pur se la visibilit\u00e0 del nostro lavoro dipende anche dall\u2019operato delle giurie. Quest\u2019anno ho compreso, ed ho in parte condiviso la linea seguita dalla giuria presieduta da Paulo Branco, che mi ha detto da subito che per lui il Pardo d\u2019oro andava assegnato ad un\u2019opera prima, piuttosto che ad un regista importante perch\u00e9 pensa, ed io condivido la sua visione, che supportare e scoprire un giovane regista sia una cosa, giusta, se il film lo merita, ma pure molto utile per la carriera. Ed \u00e8 per questo che per Shinji Aoyama, un maestro del cinema moderno, \u00e8 stato creato questo premio particolare, ovvero il Pardo d\u2019oro speciale per il film \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16576\" target=\"_self\">Tokyo Koen<\/a>\u201d e per la splendida carriera.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Ci troviamo a parlare a poche ore dall\u2019assegnazione dei premi da parte delle giurie che non\u00a0hanno mancato di generare delle polemiche, per le scelte, ma anche e soprattutto per alcune\u00a0dichiarazioni. Nel momento in cui compili la selezione per il concorso, ti stacchi e non ti preoccupi\u00a0pi\u00f9 dei film, perch\u00e9 sai che quei titoli saranno in mano al pubblico ed alla giuria, o rimane un po\u2019 di\u00a0attaccamento ai film selezionati?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: A livello personale ed a livello privato sono pi\u00f9 legato ad alcuni film piuttosto che ad altri per\u00f2, durante il festival, a partire dal momento in cui i venti film sono annunciati in concorso, dobbiamo assicurare un\u2019attenzione uguale a tutti. Questo accade prima, dopo e durante il festival. Durante il festival\u00a0sono io stesso ad introdurre tutti i film e lascio che tutti siano giudicati in completa libert\u00e0 dalle giurie, dal pubblico e da tutta la stampa. Durante il festival non parlo pi\u00f9 dei film per non privilegiare uno piuttosto che un altro.<br \/>\nOra che il festival si \u00e8 concluso posso riacquistare la libert\u00e0 di parlare dei film premiati o di quelli che usciranno nelle sale, o di quelli che andranno in altri festival. Quando viaggio o quando sono a Parigi, piuttosto che in Svizzera, presento molto volentieri i film per le loro uscite nelle sale.<br \/>\nLasciamo libere le opinioni e lasciamo esprimere tutte le opinioni sui film, che siano positive o negative, per\u00f2 siamo sempre vicini agli autori e ai film, ovviamente abbiamo relazioni pi\u00f9 o meno forti, pi\u00f9 o meno personali, a seconda del modo con il quale abbiamo visto e selezionato il film. Ogni anno si fanno incontri nuovi e si stringono nuovi legami.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Il verdetto della giuria del Concorso internazionale ti ha personalmente soddisfatto?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Molto. A livello personale mi ha soddisfatto il giudizio di tutte le giurie. C\u2019erano film che mi piacciono molto, che considero molto riusciti e che hanno avuto un successo di critica, di stampa e di pubblico che sono assenti dal palmar\u00e8s, per\u00f2 questo vuol dire che c\u2019erano tanti buoni film, e che quindi \u00e8 sempre una scelta difficile quella da fare. Personalmente non avrei potuto fare questa scelta perch\u00e9 ci sono troppi film che mi piacevano veramente, quindi ho un rispetto assoluto per la decisione delle giurie.<br \/>\nPenso che \u201cAbrir puertas y ventanas\u201d sia veramente un bellissimo film, molto intelligente, molto riuscito. Ho molta ammirazione per questo film, un film che ho visto da solo a Zurigo alla Swiss Films e che immediatamente dopo la visione ho invitato al festival. La sua vittoria mi rende molto contento.<br \/>\nSono molto felice pure il film israeliano \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16574\" target=\"_self\">Hashoter<\/a>\u201d, che \u00e8 un film che ha diviso il pubblico e la critica, ma che personalmente ho sostenuto strenuamente. \u00c8 un film che ho aiutato dal momento in cui l\u2019ho visto la prima volta a Tel Aviv, ho fatto di tutto per averlo in concorso a Locarno, seguendo i produttori ed il regista nella preparazione dello stesso in maniera tale da essere pronti per una presentazione internazionale a Locarno. \u00c8 un film al quale sono veramente affezionato e che considero un\u2019opera di grande maestria dal\u00a0punto di vista registico, molto intelligente: il film \u00e8 senz\u2019altro una delle opere prime che maggiormente mi hanno impressionato durante quest\u2019ultimo anno.<br \/>\nPenso che Adrian Sitaru sia un regista molto talentuoso, capace di confermarsi dopo il bell\u2019esordio del 2007 con \u201cPescuit sportiv\u201d. Ha dato conferma di far parte dei grandi nuovi, e giovani, registi rumeni, che sono tanti per\u00f2 tutti, quasi tutti, molto talentuosi e con una personalit\u00e0 diversa.<br \/>\nSono anche d\u2019accordo con i premi assegnati agli attori, a partire da Bogdan Dumitrache per \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15850\" target=\"_self\">Din dragoste cu cele mai bune intentii<\/a>\u201d di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15846\" target=\"_self\">Adrian Sitaru<\/a>, e poi per Mar\u00eda Canale, per la prima volta protagonista di un film. \u00c8 vero che il film di Milagros (\u201cAbrir puertas y ventanas\u201d) \u00e8 un ensemble con tre sorelle che hanno tutte e tre un\u2019importanza, un talento ed una bellezza incredibili, ma \u00e8 pur vero che \u00e8 lei, in un momento particolare del film, a diventare la protagonista, \u00e8 lei che diviene il centro della narrazione e compie una performance attoriale veramente impressionante.<br \/>\nPotrei dire la stessa cosa per quanto riguarda i Cineasti del presenti, perch\u00e9 \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16527\" target=\"_self\">L\u2019estate di Giacomo<\/a>\u201d \u00e8 un film che mi piace molto; avevo gi\u00e0 presentato un cortometraggio, \u201cJagdfieber\u201d, di Alessandro Comodin alla Quinzaine des R\u00e9alisateurs, e dunque quando ho saputo che aveva realizzato il suo primo lungometraggio ho avuto la curiosit\u00e0 di vederlo immediatamente e, piacendomi molto, \u00e8 stato uno dei primissimi film che ho invitato, forse il primissimo. Vederlo nel palmar\u00e8s \u00e8 stato un bel regalo e spero che questo sia\u00a0solamente l\u2019inizio.<br \/>\nStesso discorso per \u201cEl estudiante\u201d di Santiago Mitre, film che trovo molto intelligente, e idem per \u201cNana\u201d. Conoscevo Vel\u00e9rie Massadian, ma senza conoscere davvero il suo cinema. Quando ho visto il suo primo film l\u2019ho trovato bellissimo, anch\u2019esso dotato di una spiccata intelligenza.<br \/>\nSono veramente soddisfatto, anche perch\u00e9 penso faccia parte della nostra responsabilit\u00e0, rispetto al festival, la necessit\u00e0 di comporre una bella giuria. Ci possono essere delle cose che vanno male, persone che non hanno l\u2019abitudine ad un certo tipo di cinema, che non conoscono esattamente quali sono i propri gusti cinematografici. Paulo Branco, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16382\" target=\"_self\">Luca Guadagnino<\/a>, Louis Garrel, Sandra H\u00fcller e Bettina Oberli hanno ognuno una forte personalit\u00e0, magari hanno litigato fra loro, magari hanno parlato tanto, per\u00f2 ognuno di loro sapeva esattamente che cosa amava e che cosa odiava, e questa \u00e8 gi\u00e0 un\u2019ottima cosa. Ed \u00e8 per questo che il risultato lo trovo veramente ottimo.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: C\u2019\u00e8 qualche film che ti sembra sia stato recepito male dalla critica, o che comunque a tuo avviso varrebbe la pena d\u2019essere approfondito dal punto di vista critico, o anche solo segnalato?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Devo dire che durante il festival, ma anche un po\u2019 dopo, tendo a non leggere la stampa perch\u00e9 non voglio essere influenzato, o scioccato, o deluso, o portato ad essere troppo euforico dai giudizi espressi.<br \/>\nDurante il festival parlo molto con le persone che sono al festival e dunque ho un po\u2019 il sentimento generale del pubblico della sala, e della critica. Per\u00f2 non ho il tempo e non ho la voglia di leggere tutto quello che viene scritto sui film. Per\u00f2 un po\u2019 di gossip, un po\u2019 di voci le ho sentite, dagli amici e dai giornalisti&#8230; posso capire la gioia o la delusione di fronte alle diverse accoglienze.<br \/>\nLa cosa che si pu\u00f2 notare \u00e8 che i film francesi in concorso, film di registi importanti, non hanno avuto alcuna presenza nel palmar\u00e8s. Magari \u00e8 una decisione legata ai film in s\u00e9, o al rapporto di questi con gli altri in concorso. Ritengo che il cinema francese non sia mai, quasi mai, un cinema che provoca unanimit\u00e0, questo l\u2019ho notato anche negli altri grandi festival, o li si ama o li si odia, ma un film come quello di Laurent Achard, \u201cDerni\u00e8re S\u00e9ance\u201d, ha trovato molti estimatori anche se, ovviamente, non \u00e8 un film per tutti, ma a Locarno un suo pubblico \u00e8 riuscito a trovarlo; stesso discorso per il film di Rabah Ameur-Za\u00efmeche \u201cLes Chants de Mandrin\u201d, idem per Nicolas Klotz e Elisaberth Perceval con \u201cLow Life\u201d.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 il caso del film di Mia Hansen-L\u00f8ve, \u201cUn amour de jeunesse\u201d, che era giunto a Locarno con un\u2019ottima fama, visto che era gi\u00e0 uscito nelle sale francesi con un grande successo di pubblico e critica.<br \/>\nMia Hansen-L\u00f8ve ha gi\u00e0 un suo seguito internazionale per cui la sua proposizione qui a Locarno \u00e8 stata una cosa piuttosto semplice, senza problemi.<br \/>\nAnche i documentari nella sezione Cineasti del presente, ovvero il documentario su Cuba, \u201cEl \u00e1rbol de las fresas\u201d (diretto da Simone Rapisarda Casanova), ed il documentario portoghese passato l\u2019ultimo giorno (\u201c\u00c9 na terra n\u00e3o \u00e9 na lua\u201d di Gon\u00e7alo Tocha), hanno avuto un successo ben meritato.<br \/>\nQuest\u2019anno c\u2019era in Concorso internazionale un film che ritengo importante, pur se non rientrato nel palmar\u00e8s, che \u00e8 il film giapponese \u201cSaudade\u201d di Katsuya Tomita, un film che molti giornalisti importanti (soprattutto francesi e portoghesi) mi hanno detto di considerare un capolavoro, considerandolo uno dei migliori film del festival. Questo mi fa molto piacere perch\u00e9 sono andato a Tokyo unicamente per vedere questo film grazie ad un articolo che lessi su i Cahiers du cin\u00e9ma, un articolo che dava conto della nascita\u00a0di una nuova Nuovelle Vague giapponese della quale, questo film e questo regista, sono un po\u2019 emblema.<br \/>\n\u201cSaudade\u201d rappresenta la nuova pelle del cinema giapponese. Sono molto contento che la critica abbia capito la qualit\u00e0 del film e le mie intenzione, ed \u00e8 un po\u2019 un peccato l\u2019assenza di questo film dal palmar\u00e8s.<br \/>\nMa penso che ci\u00f2 sia dovuto al fatto che, arrivando alla fine del festival, come ultimo film in concorso, abbia goduto di una certa diffidenza da parte dei giurati.<br \/>\nPenso che con il tempo, con alcuni giorni di riflessione, il film diventi ancora pi\u00f9 grande nel ricordo di chi l\u2019ha visto, perch\u00e9 \u00e8 un film che indiscutibilmente rimane nella mente. Penso diventer\u00e0 un film di riferimento nel cinema moderno, non solo nel cinema giapponese, ma per una comunit\u00e0 di artisti e registi che fanno il cinema in una certa maniera, con una grande libert\u00e0 ed inventiva artistica. Quando ho visto il film per la prima volta ho pensato un po\u2019 al cinema di Miguel Gomez, al cinema portoghese, ho pensato al cinema taiwanese, o al cinema cinese di JIA Zhang-ke, piuttosto che al cinema giapponese.<br \/>\nSono contento di ospitare e di condividere \u201cSaudade\u201d in questa famiglia di registi molto giovani che secondo me fanno il cinema migliore del nostro tempo.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Visto che siamo sull\u2019attualit\u00e0, un\u2019ultima domanda sull\u2019edizione appena conclusa. Al festival\u00a0sono stati presentati quattro titoli che, ognuno a modo suo, hanno fatto discutere: \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16491\" target=\"_self\">Crulic<\/a>\u201d di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16484\" target=\"_self\">Anca Damian<\/a>, perch\u00e9 \u00e8 piaciuto molto e a molte persone, ed \u00e8 spiaciuto notare che sia passato inosservato agli occhi della giuria; quindi \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16519\" target=\"_self\">Derni\u00e8re s\u00e9ance<\/a>\u201d di Laurent Achard, che arrivava da un buon film come \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9361\" target=\"_self\">Le dernier des fous<\/a>\u201d, ma che nel corso dell\u2019incontro con il pubblico \u00e8 stato attaccato con particolare veemenza e di cui forse sarebbe stato necessario contestualizzare meglio il tipo di produzione; poi \u201cSette opere di misericordia\u201d, che \u00e8 stato sostanzialmente rigettato dal pubblico; e poi \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16328\" target=\"_self\">Vol sp\u00e9cial<\/a>\u201d di <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16342\" target=\"_self\">Fernand Melgar<\/a>, che torna a Locarno qualche anno dopo \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=156\" target=\"_self\">La forteresse<\/a>\u201d con un film che al pubblico \u00e8 piaciuto molto a\u00a0livello di contenuto \u2013 magari il valore cinematografico visivo in s\u00e9 \u00e8 meno importante \u2013 ma che \u00e8 stato oggetto di una violenta polemica da parte del presidente della giuria Paulo Branco, che l\u2019ha definito un film fascista.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Beh, ovviamente sono tutti casi particolari. \u201cCrulic\u201d \u00e8 per me un film importante perch\u00e9 rappresenta un nuovo modo di fare cinema ma, cosa ancora pi\u00f9 degna di nota, trova un nuovo modo di trattare un soggetto documentario. Questa \u00e8 una cosa veramente forte. Un documentario su un fatto di cronaca la cui regista, invece che trarne un reportage, sceglie di utilizzare il linguaggio dell\u2019animazione. Ci sono gi\u00e0 stati film documentari d\u2019animazione \u2013 pensiamo a \u201cWaltz With Bashir\u201d. Questo film \u00e8 per\u00f2 molto diverso, si trova sulla linea di un altro titolo famoso, come \u201cHunger\u201d di Steve McQueen. Dunque, una sorta di matrimonio tra \u201cWaltz With Bashir\u201d e \u201cHunger\u201d all\u2019interno di un\u2019animazione rumena, un\u2019opera molto particolare. A me \u00e8 piaciuto parecchio perch\u00e9 si tratta di un film coraggioso, Anca Damian ha lottato molto per fare questo film. Sapevo che questo lavoro avrebbe provocato un shock, perch\u00e9 l\u2019animazione \u00e8 bella e molto eterogenea, c\u2019\u00e8 quasi l\u2019idea di usare una tecnica di animazione diversa per ogni sequenza.<br \/>\nL\u2019animazione \u00e8 stata creata in Polonia da artisti polacchi, perch\u00e9 non \u00e8 stata la regista a occuparsi dell\u2019animazione, lei ha una formazione come direttrice della fotografia. Si tratta di un progetto davvero unico che mi ha affascinato proprio a livello di cinematografico ma \u00e8 pur vero che questo tipo di proposta pu\u00f2 essere un po\u2019 troppo radicale, troppo diversa e sorprendente, per una giuria. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che \u00e8 piaciuto al pubblico, cosa tutt\u2019altro che scontata. Fa parte di quei film che mi piacciono molto, che trovo molto riusciti e originali, ma che non hanno goduto del favore della giuria. Purtroppo sono cose che non si possono prevedere.<br \/>\nA proposito di \u201cLa derni\u00e8re s\u00e9ance\u201d il discorso \u00e8 simile: personalmente lo preferisco a \u201cLe dernier des fous\u201d, l\u2019ho spiegato a Laurent e a Sylvie Pialat, la produttrice. \u00c8 un film molto disturbante, inquietante, un film che fa paura \u2013 non perch\u00e9 sia un horror, ma perch\u00e9 ha una storia molto forte con un personaggio, sentimenti e sensazioni scioccanti \u2013 senza essere uno splatter come \u201cLA Zombie\u201d dello scorso anno. \u00c8 un film che non lascia indifferenti e pu\u00f2 suscitare un sentimento di ostilit\u00e0. Sono contento che ci siano molti\u00a0estimatori del film perch\u00e9 lo considero, a livello di regia, ambizione e visione del cinema, un\u2019altra opera unica, molto diversa dal resto del cinema indipendente, dal resto del cinema autoriale francese. Achard \u00e8 un franco tiratore, non fa cinema come gli altri. Fa parte di una famiglia del cinema di autore francese che mi piace molto: c\u2019\u00e8 lui, c\u2019\u00e8 Brisseau, Vecchiali, Cavalier, gente che lavora in modo molto solitario e che fa cinema alla sua maniera, con successi e fallimenti, ma sempre con una propria visione. Achard mi ha detto che per lui ci sono due registi francesi: Brisseau e Mazuy, e di sentirsi parte di quella famiglia. Il fatto che il film sembri quasi un rifacimento di \u201cPsycho\u201d, per\u00f2 alla francese, con un\u2019atmosfera morbosa nei confronti della donna e del cinema, che ne fa un film un po\u2019 malato, nel senso hitchcockiano del termine, me lo ha fatto piacere. Per\u00f2 sapevo gi\u00e0 che questo tipo di film non avrebbe mai fatto l\u2019unanimit\u00e0, non piacer\u00e0 mai alle famiglie, ed alle persone di una certa et\u00e0 che vanno al Fevi per vedere un film in totale relax, e questo perch\u00e9 si tratta di un film assolutamente scioccante. Per\u00f2 \u00e8 una pellicola forte, importante nel paesaggio del cinema francese di oggi.<br \/>\n\u00c8 vero che \u201cSette opere di misericordia\u201d non ha avuto il successo che tutti si aspettavano, ma rappresenta un passaggio difficile tra una forma di cinema che i fratelli De Serio conoscono molto bene, che \u00e8 il film saggio, il documentario, il film artistico, e un modo di lavorare pi\u00f9 con la finzione, ed \u00e8 questa l\u2019ambientazione in cui si colloca realmente questo lavoro. Io trovo il film molto bello, trovo che nel paesaggio del cinema italiano sia davvero la proposta pi\u00f9 forte e artistica che abbiamo visto, ed \u00e8 questo il motivo per cui lo abbiamo invitato. \u00c8 vero che \u00e8 un film duro, un film non troppo facile perch\u00e9 intriso di tristezza, di violenza e lotta, per\u00f2 \u00e8 un film che mostra un modo di resistere a un certo tipo di cinema italiano, anche nel modo di pensarlo e produrlo, una modalit\u00e0 che ammiro profondamente.<br \/>\nA proposito di \u201cVol sp\u00e9cial\u201d, \u00e8 vero che rappresenta la polemica inaspettata del festival. Perch\u00e9 ci sono due tipi di polemica: quella che ti puoi aspettare e quella che non puoi minimamente figurarti, che sorprende tutti i giornalisti, il regista e pure il festival. Dite una cosa giusta: penso che sia un film importante perch\u00e9 \u00e8 un film che apre gli occhi agli Svizzeri e, grazie a Locarno, al resto del mondo, su una situazione orrenda, ingiusta e inaccettabile. Questa \u00e8 la vera forza del film. Il suo messaggio \u00e8 magari pi\u00f9<br \/>\ncomplesso, ecco perch\u00e9 trovo interessante il modo di lanciare un dibattito su di un film che, prima della polemica violenta, eccessiva, di Paulo Branco, godeva di un certo tipo di consenso, di un\u2019unanimit\u00e0 che io ho trovato un po\u2019 strana. Come se la gente si preoccupasse solo della situazione che il film descrive e meno del film in s\u00e9. Quindi era importante parlare anche del film. \u00c8 vero che la regia \u00e8 piuttosto classica per un documentario, per\u00f2 \u00e8 anche il dispositivo che diventa il messaggio del film, al di l\u00e0 di dire che si tratta di una situazione disumana e ingiusta che non deve esistere pi\u00f9. Il messaggio di Melgar sta nel dimostrare che la disperazione \u00e8 in entrambi i campi e che la gente che lavora in questi centri \u00e8 anch\u2019essa vittima di un sistema, di un modo pensare, di fare leggi come quella; parla del rapporto che esiste sempre nelle prigioni, nelle guerre, nelle vicende di cronaca, tra la vittima, la persona in situazione di debolezza, e la persona in situazione di forza, che ha un potere sulla prima. Quindi trovo il film buono nel modo in cui mostra una certa amicizia, una certa contiguit\u00e0 data dal vivere insieme una situazione molto strana e particolare che diventa assurda, kafkiana.<br \/>\nIo non voglio parlare a nome di Branco n\u00e9 a nome di Melgar, perch\u00e9 io ho solo visto il film e l\u2019ho apprezzato per quello che \u00e8, per\u00f2 so che Branco si \u00e8 davvero arrabbiato con il film e il suo modo di lavorare su un centro all\u2019interno del quale esiste una situazione di ingiustizia. \u00c8 il problema legato all\u2019intervento o non intervento di un testimone, regista o fotografo, che realizza il suo lavoro anzich\u00e9 ribellarsi o intervenire in modo pi\u00f9 diretto. \u00c8 un modo molto particolare di lavorare quello di Fernand Melgar, lo ha gi\u00e0 usato nei\u00a0film precedenti. \u00c8 un sistema che ha creato sentimenti di collera e rifiuto da parte di Paulo Branco e anche di alcuni altri membri della giuria. Era talmente arrabbiato che non ha potuto fare a meno di esprimersi in modo polemico alla conferenza stampa quando una persona ha chiesto: \u201cPerch\u00e9 non ci sono film politici nel palmar\u00e8s?\u201d. Prima di tutto non era vero perch\u00e9 il film israeliano \u201cHashoter\u201d \u00e8 un grande film politico e la risposta di Branco \u00e8 stata che gi\u00e0 l\u2019atto di fare cinema significa fare politica, che non occorre parlare di\u00a0politica in un film per girare un film politico. Questo lo sappiamo gi\u00e0 da Godard e da altri grandi registi.<br \/>\nPoi, come secondo punto, ha detto che in concorso c\u2019era un film politico che lui aveva odiato ed \u00e8 partita questa polemica.<br \/>\nLa parola \u201cfascista\u201d la lascio a Branco cos\u00ec come lascio a lui il compito di spiegare perch\u00e9 abbia usato questo preciso termine, per\u00f2 direi che \u00e8 una polemica tra lui e il regista e che se devono esprimersi a riguardo \u00e8 bene che siano i giornalisti a invitarli a farlo. Io ho spiegato la mia posizione in questo caso.<br \/>\nPerch\u00e9 io l\u2019ho detto a Branco e lui mi ha risposto: \u201cNessuno mi ha chiamato ancora\u201d. Hanno paura, penso (ride).<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Ci piacerebbe sapere qualcosa a proposito della sezione Open Doors, come proseguir\u00e0 e,\u00a0magari, anche un bilancio dell\u2019edizione appena conclusa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: \u00c8 stata un\u2019edizione positiva. Open Doors \u00e8 sotto la responsabilit\u00e0 di Martina Malacrida e Nathalie Soldini che ne sono le organizzatrici. Io, principalmente, decido il Paese o il continente e subito dopo mi reco sul posto. In India ho incontrato i protagonisti del cinema indiano e quindi da questo punto in poi ho lasciato la responsabilit\u00e0 del progetto Open Doors. Abbiamo, come di solito, selezionato 12 progetti indipendenti. La cosa particolare accaduta quest\u2019anno \u00e8 che, anzich\u00e9 selezionare i progetti indiani, non abbiamo potuto portare i film gi\u00e0 pronti perch\u00e9 non c\u2019era niente di eccezionale o di sufficientemente forte per Locarno, e questo mi \u00e8 spiaciuto.<br \/>\nPer\u00f2 la cosa interessante \u00e8 che quest\u2019anno anche nel Concorso cineasti del presente e nel Concorso ufficiale c\u2019erano tre o quattro progetti Open Doors delle edizioni precedenti: il film dell\u2019Asia centrale \u201c<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16548\" target=\"_self\">Sunny Days<\/a>\u201d, quello israeliano \u201cTanathur\u201d, il cinese \u201cHello! Shu Xian Sheng\u201d. Devo dire che c\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 tra i progetti che sono presentati o premiati a Locarno: la collaborazione con i produttori e i registi, e il fatto che se il film \u00e8 bello siamo contentissimi di portarlo in concorso come \u00e8 successo con il Pardo d\u2019oro dello scorso anno \u201cWinter Vacation\u201d.<br \/>\nPer l\u2019anno prossimo abbiamo gi\u00e0 un\u2019idea, che per\u00f2 non posso dire davanti a un microfono perch\u00e9 faremo pi\u00f9 in l\u00e0 un annuncio ufficiale. Per\u00f2 stiamo gi\u00e0 lavorando sul Paese del prossimo anno. A proposito della situazione molto particolare del cinema indiano \u00e8 bene che io dica che non \u00e8 facile invitare e produrre questo tipo di cinema indipendente. Ora aspettiamo di vedere i progetti indiani di Open Doors per poter nuovamente invitare il cinema indiano in concorso o nella sezione Cineasti del presente.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Un\u2019altra sezione che ha un suo pubblico particolare \u00e8 la retrospettiva. Dopo alcuni anni in cui\u00a0la retrospettiva sembrava trascurata, un po\u2019 troppo compilativa e contenente film molto diversi\u00a0fra loro, siamo passati a Lubitsch lo scorso anno e a Minnelli in questa edizione. Due retrospettive\u00a0importanti su due grandi nomi della storia del cinema. Una retrospettiva molto godibile fatta anche\u00a0di cinema popolare\u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Esatto. Come ho detto, faceva parte di questo progetto di ritornare alle radici del Festival, alle origini e alla tradizione del Festival. Io, anche se non ero un assiduo visitatore del Festival perch\u00e9 abitavo a Parigi, sapevo, perch\u00e9 andavo molto alla Cin\u00e9matheque Fran\u00e7aise, che c\u2019erano delle grandi mostre di cinema a Locarno quando Locarno faceva tutto Boris Barnet o tutto Sacha Guitry o Allan Dwan, tutti registi pi\u00f9 o meno famosi. Le rassegne venivano talvolta riprese alla Cin\u00e9matheque. Quando nel 1994, se non sbaglio, ho visto tutto Sacha Guitry in due mesi alla Cin\u00e9matheque \u00e8 stato grazie a Locarno.<br \/>\n\u00c8 vero che quando sono arrivato c\u2019erano retrospettive pi\u00f9 legate all\u2019attualit\u00e0 che ai Maestri del cinema.<br \/>\nHo pensato che fosse meglio ritornare al patrimonio pi\u00f9 classico del cinema per creare un equilibrio tra la modernit\u00e0 assoluta e la sperimentazione, la radicalit\u00e0 propria di Locarno, e il grande cinema classico hollywoodiano e internazionale. Dunque la cinefilia del passato e quella del presente e del futuro si incrociano, volevo affermare che per poter giudicare, criticare, o anche solo amare un film di Pedro Costa o Lisandro Alonso, o il cinema di giovani registi contemporanei, e quello di quei cineasti che lo faranno a Locarno domani o dopodomani, \u00e8 sempre interessante, ed importante, conoscere la storia del cinema.<br \/>\n\u00c8 per questo che ho voluto ritornare alla cinefilia, al cinema classico attraverso Lubitsch. Con la scelta di Lubitsch il messaggio era anche quello di tornare al piacere, alla gioia, alla felicit\u00e0 di vedere film cos\u00ec grandi, cos\u00ec geniali e nel contempo aperti al pubblico di ieri e oggi. L\u2019universalit\u00e0 di Lubitsch \u00e8 stata ovviamente un grande successo, era facile prevederlo, e Minnelli \u00e8 stato il seguito ideale di questa impostazione.<br \/>\nMinnelli \u00e8 magari meno geniale perch\u00e9 non ha iniziato all\u2019epoca del muto, ha iniziato molto dopo Lubitsch, negli anni \u201940, quasi quando Lubitsch muore. Per\u00f2 negli anni \u201940, \u201950 e \u201960 Minnelli \u00e8 un Maestro del cinema, un Maestro un po\u2019 sottovalutato al contrario di Lubitsch, che ha conosciuto la gloria nel momento in cui faceva film ed era considerato un genio assoluto nella sua epoca; Minnelli ha dovuto attendere per essere considerato un Maestro, un grande regista e un artista. Questo non porta nulla di pi\u00f9 al pubblico, rimane il piacere di godere di film come \u201cUn americano a Parigi\u201d, \u201cThe Band Wagon\u201d, dei grandi melodrammi su grande schermo. Abbiamo visto che anche quest\u2019anno \u00e8 stato un grande successo, un grande piacere per tutti, sia per i cinefili che per il grande pubblico. Poter vedere i film di Minnelli con Leslie Caron, con Jean Duchet, con Emmanuel Burdeau, che ha scritto il catalogo (E. Burdeau, Vincente Minnelli, Ed. Capricci, 2011; NdR), a presentare i film fornendo elementi di critica, informazioni, analisi sul cinema di Minnelli.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: E sulla base di questa linea che stai descrivendo, a chi potrebbe essere dedicata la prossima<br \/>\nretrospettiva?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Ah, vi lascio indovinare. \u00c8 abbastanza facile. Il nome l\u2019ho gi\u00e0 trovato ma non lo posso dire (ride). C\u2019\u00e8 una continuit\u00e0 tra Lubitsch e Minnelli. Anche se \u00e8 un regista la cui opera non ha quasi nulla a che vedere con la commedia o la commedia musicale, a livello dell\u2019importanza e della sua posizione nella storia del cinema ha a che vedere con questi due nomi.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Noi potremmo proseguire fino a domani ma pensiamo sia il caso di far concludere a te, con un ultimo pensiero, una sintesi dal tuo punto di vista di questi straordinari dieci giorni di cinema.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Non ho detto tutto, ma le cose per me pi\u00f9 importanti, per il mio lavoro e per la mia visione.<br \/>\nSoprattutto ho cercato di puntualizzare il rapporto esistente fra chi il festival lo fa, ed il luogo che lo ospita. Mi piacerebbe che quest\u2019anno la gente si rendesse conto che il festival \u00e8 per loro e che sono invitati a vedere i film. So che per gente come voi, cinefili ed appassionati di cinema, Locarno \u00e8 gi\u00e0 un momento importante. Con gli artisti che abbiamo portato quest\u2019anno a Locarno era facile trovare un motivo di interesse, da Raya Martin passando per Straub, ma anche Aoyama. Per\u00f2 il fatto di far scoprire Matsumoto a tutti, di mostrare \u201cLe Havre\u201d in Piazza grande, di avere un gran successo con il film canadese \u201cBachir Lazhar\u201d, e far sognare con la Cardinale, con Depardieu e Harrison Ford. Penso sia qualcosa di\u00a0veramente importante.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold; text-align: left;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Parli sempre di questo rapporto con il pubblico ed in questo senso nell\u2019ultimo anno hai fatto\u00a0un passo in pi\u00f9, rivolgendoti direttamente ad esso attraverso un blog (<a href=\"http:\/\/olivierpere.wordpress.com\" target=\"_blank\">olivierpere.wordpress.com<\/a>).<br \/>\nParadossalmente \u00e8 una cosa abbastanza nuova, sono rari i direttori di festival che lo fanno&#8230; o che comunque lo aggiornano con la tua frequenza, e con la mole di testi critici da te appositamente realizzati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Finalmente quest\u2019anno mi hanno convinto ad aprire un blog, non per parlare della mia vita privata (ride), ma un blog al 100% cinefilo che parla un po\u2019 dell\u2019attualit\u00e0, delle retrospettive e degli omaggi, che segue la vita del Festival di Locarno fuori dal festival di Locarno. Da conto di quando un film esce,\u00a0oppure segnala qualche nostro annuncio per le prossime edizioni. Mi sta dando molto piacere realizzarlo, aggiornarlo frequentemente, mi ha fatto molto piacere finalmente tornare a scrivere in maniera libera, senza la committenza di un giornale o per un libro. L\u2019ho fatto con enorme gusto perch\u00e9 parlo con assoluta libert\u00e0 di quel che mi piace del cinema. Scrivo di cinema seguendo un qualche pretesto che mi pare interessante.<br \/>\nDurante il festival, pur avendo un nuovo sito, Pardolive, sul quale scrivo e che \u00e8 veramente eccezionale, molto ben fatto ed interessante, mi sono pure tolto lo sfizio di aggiornare quotidianamente il blog del Direttore artistico. Ovviamente non ho parlato dei film in concorso perch\u00e9 sarebbe stata una cosa decisamente imbarazzante, ma parlo degli omaggi e dei film in Piazza grande, per dare un punto di vista personale sull\u2019evento. Ma pure per dimostrare che i blog dei festival non sono solo resoconti delle serate mondane&#8230; non \u00e8 niente di proustiano questo blog (ride), ma \u00e8 una dichiarazione di amore alle attrici ed agli attori, alle registe ed ai registi che abbiamo invitato a Locarno, o che sono passati ad assistere come semplici spettatori come, quest\u2019anno ad esempio, amici come Aldo Lado e Lamberto Bava.<\/span><\/p>\n<p style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">RC: Grazie a mille.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">OP: Grazie a voi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\">Locarno, 14 agosto 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-16517\" title=\"Locarno6402\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Locarno6403.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Locarno6403.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Locarno6403-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Olivier P\u00e8re sul palco di Piazza Grande con G\u00e9rard Depardieu e Sylvie Pialat<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><strong>Video<\/strong><br \/>\nIntervista:<strong> RR + AG <\/strong>\/<strong> Rapporto Confidenziale<\/strong><br \/>\nRealizzazione:<strong> Emanuele Dainotti<\/strong><br \/>\ncon <strong>Stefano Scagliarini e Giulio Tonincelli<\/strong><br \/>\nPost-produzione:<strong> Alessandro G. Capuzzi <\/strong>e<strong> Emanuele Dainotti<\/strong><br \/>\nProduzione:<strong> Sette Secondi Circa (<a href=\"http:\/\/www.settesecondicirca.com\" target=\"_self\">www.settesecondicirca.com<\/a>)<\/strong><br \/>\nMusica:<strong> Digital Primitives <\/strong>(Brano: \u201cBones\u201d. Album: \u201cDigital Primitives\u201d)<br \/>\n<strong> CC BY-NC-ND 3.0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: Arial;\"><strong>Tutte le immagini pubblicate in questa pagina sono di Giulio Tonincelli (<a href=\"http:\/\/www.giuliotonincelli.com\/\" target=\"_blank\">www.giuliotonincelli.com<\/a>)<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero35 &#8211; Speciale Locarno 64. Pagg. 10-16 Il francese Olivier P\u00e8re, nato a Marsiglia nel 1971, ha studiato Lettere all\u2019universit\u00e0 La Sorbonne (Paris IV). 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