{"id":17395,"date":"2012-01-01T00:01:16","date_gmt":"2011-12-31T23:01:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17395"},"modified":"2012-01-02T18:43:11","modified_gmt":"2012-01-02T17:43:11","slug":"o-estranho-caso-de-angelica-manoel-de-oliveira","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17395","title":{"rendered":"O Estranho Caso de Ang\u00e9lica > Manoel de Oliveira"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Angelica_Oliveira_01\" width=\"620\" height=\"407\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17444\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_01-300x196.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>O Estranho Caso de Ang\u00e9lica<\/b> di Manoel de Oliveira (2010)<\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nrecensione di Leonardo Persia<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Amore distante, lontano, frustrato e impossibile. Un tema chiave nel cinema di Oliveira, che proietta l\u2019oggetto di tale amore in una sfera metafisica e incomprensibile, evaporante (<i>Le soulier de satin<\/i>, 1985; <i>Belle toujours<\/i>, 2006; <i>Francisca<\/i>, 1981) e che fa del ritorno (di fiamma) \u2013 luogo oggetto soggetto \u2013 la forma stessa dei suoi film, spazi stratificati di passione ereditata. Da altre epoche, da un topos, da una suggestione letteraria, intertestuale (<i>Vale Abra\u00e3o \/ La valle del peccato<\/i>, 1993), fino a giungere, come qui, alla dicotomia primigenia, alle nozze tra cielo (la verticalit\u00e0 spirituale del sentimento) e terra (la concretezza del senso e della percezione), maschile e femminile che (non) (com)baciano.<\/p>\n<p><i>O estranho caso de Ang\u00e9lica<\/i> \u00e8 doppiamente ritornante <i>revenant<\/i>, film fantasma, perch\u00e9 finalmente attua un progetto risalente agli anni \u201950 e poi in quanto storia d\u2019amore (con) fantasma, incarnazione totalizzante di un (in)visibile amoroso, consunzione di spazio e tempo consegnati a una misteriosa (im)mortalit\u00e0. Lo stesso Oliveira quarantenne che rincorre l\u2019ectoplasma del suo cinema non realizzato, amore di perdizione.<\/p>\n<p>In una notte piovosa, il fotografo Isaac (Ricardo Tr\u00eapa), inquilino di una pensione, ragazzo strambo e povero, viene chiamato a fare degli scatti a una giovane sposa improvvisamente e misteriosamente morta (Pilar L\u00f3pez de Ayala), prima che la bara si chiuda sul suo corpo. La madre (Leonor Silveira) della ragazza vorrebbe avere un estremo ricordo, sia pur triste, della figlia sfortunata. Siamo nella valle del Tago, sovrapposizione di epoche, spazio atemporale aperto all\u2019infinito, malgrado i pochi spazi deputati dell\u2019azione, interni ed esterni.<\/p>\n<p>Giunto a casa della facoltosa defunta, il ragazzo \u00e8 costernato dalla visione non spazialmente collocabile (un\u2019immagine mentale?) di cupola e colomba, segni di infinito, altezza, volo, passaggio in un\u2019altra sfera, concretizzatisi appena dopo che il giovane, in una specie di rito poetico-cabalistico, con radio mal sintonizzata, aveva invocato nella sua angusta stanzetta contornata da foto, libri e fumo, l\u2019apparizione di un angelo (\u201cAngeli, apritemi le porte dei cieli, ch\u00e9 nella mia notte c\u2019\u00e8 il giorno e in me c\u2019\u00e8 Dio\u201d).<\/p>\n<p>Oliveira accumula suggestioni, deprivate di una rotondit\u00e0 narrativa linearmente chiusa, mette sullo schermo piccole pennellate astratte, oscure macchie da ricomporre in un disegno unitario che continua ad essere squarciato da aperture pluridirezionali. Ad esempio, il giglio del sonetto citato di Antero de Quintal che apre i titoli di testa lo ritroveremo, non sbocciato, sul tavolo della pensione di Isaac. Non \u00e8 una casualit\u00e0 decorativa: il ragazzo lo osserva come se da esso promanasse un segnale ben preciso. Probabilmente quello delle valli celesti e dell\u2019amore senza fine del componimento poetico.<\/p>\n<p>Il volo degli angeli ha una corrispondenza nel vol(t)o privo di vita della bella Ang\u00e9lica, cio\u00e8 appartenente agli angeli, mediatori tra cielo e terra, quindi incarnazione d\u2019amore. Il sorriso enigmatico della morta, nell\u2019obiettivo della fotocamera, non digitale, si anima addirittura, trasformando il fotografo ebreo in un ebbro errante del mistero della riproducibilit\u00e0 tecnica, dell\u2019animato e inanimato esistenziale, della morte e della morte al lavoro che \u00e8 il cinema, mistero dell\u2019anima catturata. I sorrisi di Ang\u00e9lica continueranno ammiccanti nelle singole foto, pezzi di vita congelati nell\u2019immortalit\u00e0, nascita, per Isaac, di una (magnifica) ossessione.<\/p>\n<p>Lo spirito chiama poi a s\u00e9, per compensazione, la terra, quella di contadini che cantano e scavano con zappa e vanga, immagine di ritmo cosmico che conquista subito il fotografo, rimproverato per questo da Justina, la proprietaria della pensione. Perch\u00e9 quel lavoro \u201csenza macchina\u201d, anima collettiva dell\u2019esistenza, risulta fuori dal tempo. Perch\u00e9 le foto di vita al lavoro non si possono impunemente accostare a quella della morte al lavoro di Ang\u00e9lica. Terra (corruttibile) e sale della terra (soffio di immortale fecondit\u00e0) che, in una duplice e rovesciata coincidenza di opposti, incarnano anche lo spirito e l\u2019energia, l\u2019anima e il corpo. Lo spirito mistico (le foto, Ang\u00e9lica) e lo spirito di comunione e comunismo, energia e corpo (il lavoro, l\u2019amore) si fondono, senza separarsi. Nozze sacre. Nei sogni, Ang\u00e9lica appare a Isaac, portandolo in volo con s\u00e9, come in un quadro di Chagall.<\/p>\n<p>I corpi animati presenti nella pensione dove vive il giovane (Justina, un ingegnere affiancato da una collega brasiliana, un uomo di mezza et\u00e0, il dr. Matias, che s\u2019intuisce essere un luminare, e una giovane, Rosa) parlano proprio di spirito e materia, ma in maniera scientifica, economica (i protoni, la crisi), senza capire il dramma di quel giovane stravagante all\u2019altezza di una beatitudine non compresa. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Angelica_Oliveira_02\" width=\"620\" height=\"465\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17446\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_02-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>Dalla discussione vengono fuori temi estranei, allo stesso modo del fantasma estraneo, che (non) combaciano con i tableaux vivants scorsi, alt(r)o accostamento di anima e corpo. Il giovane \u00e8 strano, ergo i giovani sono strani. Per questo il mondo affida i progetti (la costruzione di un ponte) ai vecchi (gli ingegneri in pensione, detentori di un \u201cpensiero pi\u00f9 pacato e prudente\u201d), comunque non realizzabili. Il motivo della non realizzabilit\u00e0 \u00e8 nella crisi e nelle inondazioni, terrore di un pianeta sottoposto agli scossoni economici e climatici. Evocata per questa via, la globalizzazione collega \u201cil caos e la sporcizia\u201d di un pianeta distrutto a quello del giovane protagonista; le sette zanzare volanti del teorico portoghese Rui Cardoso Martins (la cui energia corrisponderebbe a quella di un protone) ai sette angeli che suonano la tromba dell\u2019apocalisse; l\u2019energia densa del protone ad effetti lontani da quelli di Hollywood (e pi\u00f9 vicini a quelli del film).<\/p>\n<p>Attraverso i paragoni e le stravaganti similitudini, si passa all\u2019equivoco e dall\u2019equivoco all\u2019omologazione determinata dal globale. Justina crede che \u201cla sua disperazione\u201d (del giovane) nel discorso di Matias si riferisca a lei. Un \u201cpovero Isaac\u201d diventa \u201cPoveri tutti noi\u201d. Sempre tramite equivoco, il dialogo tra Justina e il dr. Matias (Jos\u00e9 Manuel Mendes) allarga la storia di Isaac a possibili altri.\u201cQuesto signore \u00e8 strano, lavora troppo\u201d \u2013 \u201cA chi si riferisce?\u201d \u2013 \u201cAl mio ospite, \u00e8 l\u2019unico\u201d \u2013 \u201cNella sua pensione \u00e8 l\u2019unico ospite, ma fuori c\u2019\u00e8 altra gente\u201d. Anche fuori dallo schermo. Anche dentro la stessa discussione (quell\u2019altra giovane silenziosa, Rosa).<\/p>\n<p>L\u2019opera, di umori ottocenteschi, simbolici, architetture e frontalit\u00e0 classiche e dilatazioni di spaziotempo da cinema delle origini, si apre a una radicale modernit\u00e0 <i>expanded<\/i>, esplorazione senzatempo dell\u2019(a)temporalit\u00e0 corrente ed errante. Connessione persino con la connessione, il virtuale, i fantasmi della rete, l\u2019identit\u00e0 fluttuante, che ne fanno un <i>Avatar<\/i> europeo e adulto, dove l\u2019enciclopedia pop e <i>weird<\/i> del film cameroniano \u00e8 sostituito con un denso strato di cultura alt(r)a, arte e politica. <\/p>\n<p>Esteticamente, il film persegue un\u2019idea di romanticismo estremo, spinto verso il gotico ed attualizzato nella teoria dell\u2019immagine (riprodotta) estesa a quella mentale, fantasma pi\u00f9 fantasma. Geo-politcamente parlando, la deterritorializzazione del navigatore internet equivale a &nbsp;quella ebraica e\/o palestinese (altra coincidenza rovesciata degli opposti), e persino dei flussi migratori tout court. \u00c8 solo \u201cun marocchino che corre senza una meta, senza sapere perch\u00e9\u201d, diranno di Isaac due donne, vedendolo sfrecciare verso il cimitero dov\u2019\u00e8 sepolta Ang\u00e9lica. Incarnazione di un (non) stato di erranza, capillarmente globale. Non \u00e8 un caso allora che Oliveira parli del film come di un\u2019opera assai violenta. \u00c8 anche la pi\u00f9 (implicitamente) politica, dopo <i>Un filme falado \/ Un film parlato<\/i> (2003).<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Angelica_Oliveira_03\" width=\"620\" height=\"415\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17447\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Angelica_Oliveira_03-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 tutto dentro quell\u2019espressione citata di Ortega y Gasset \u201cl\u2019uomo e la sua circostanza\u201d. \u201cQuello che succede ora\u201d (le situazioni del film) \u201c\u00e8 quello che \u00e8 successo l\u00e0\u201d (il contesto reale di trasformazione del mondo fuori, e certo dentro, lo schermo). Ma anche il concetto di io che reinventa il suo esistere. Fantasticando, immaginando come fa Isaac. Generazione polemica (sempre in senso gassettiano) che apporta una nuova configurazione all\u2019interno della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019equivoco verbale difatti diventa equivoco continuo su una condizione nuova (giovanile, ebraica, dello strano e dello straniero). Si parla d\u2019incantesimi magici, s\u2019insinua che il ragazzo se la faccia con le streghe e le prostitute: \u00e8 lo scatenamento dell\u2019unzione, la risposta fondamentalista al nuovo e ai \u201cnovi\u201d (in portoghese: giovani). Emarginazione e pregiudizi contrapposta a integrazioni adulte e professionali, autoreferenziali. Quei dottori (Luis Miguel Cintra, l\u2019ingegnere) che sono le cause e nel contempo i teorici delle cause, come nella realt\u00e0. Quella serva cos\u00ec classista (Isabel Ruth) in casa di Ang\u00e9lica, tocco di humour nero e bu\u00f1ueliano.<\/p>\n<p>La lotta di classe secondo Oliveira \u00e8 bollente e di ghiaccio, tutto \u00e8 distanziato dallo stile per niente implicato. Persino il clima da fiaba risulta raffreddato, la scena in cui Isaac cade a terra nel prato, circondato da bambini, ha un inarrivabile tocco di grazia gelida. \u00c8 come un vento invernale che ti soffia in faccia, ti incanta e ti raffredda. Allo stesso tempo, i temi aspri dell\u2019isolamento, del razzismo, della trasformazione antropologica, del mondo votato all\u2019autodistruzione, della morte e della inevitabile passione per la morte sono ridimensionati in facezie drammaturgiche, chiacchiere rilassate del dopopranzo, straniamenti poetici senza ombra di rancore o terrore.<\/p>\n<p>Corrispondenze oliveriane da cogliersi in un film ellittico su alcuni fronti espressivi e specifico e dilatato oltremisura su altri (sia pure in maniera sibillina). La lettura critica deve farsi altrettanto errante, intuendo, evocando, azzardando negli interstizi del testo per poi volare, spericolati, strambi. Mimesi del rappresentato dell\u2019opera. Il cielo del film interagisce con la terra che \u00e8 lo spettatore.<\/p>\n<p><i>LP<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/MO-YJuGEmx8\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><\/font><font face=\"Arial\" style=\"font-size: 11pt\"><br \/>\n<b>O Estranho Caso de Ang\u00e9lica (The Strange Case of Angelica)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia, sceneggiatura:<\/b> Manoel de Oliveira<br \/>\n<b>Fotografia:<\/b> Sabine Lancelin<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Val\u00e9rie Loiseleux<br \/>\n<b>Scenografia:<\/b> Christian Marti, Jos\u00e9 Pedro Penha<br \/>\n<b>Costumi:<\/b> Adelaide Maria Tr\u00eapa<br \/>\n<b>Interpreti principali:<\/b> Pilar L\u00f3pez de Ayala, Ricardo Tr\u00eapa, Leonor Silveira, Filipe Vargas, Lu\u00eds Miguel Cintra, Isabel Ruth, Ana Maria Magalh\u00e3es, Jos\u00e9 Manuel Mendes, Carmen Santos, Adelaide Teixeira, Sofia de Portugal, Susana S\u00e1, Paulo Matos<br \/>\n<b>Paese:<\/b> Portogallo, Spagna, Francia, Brasile<br \/>\n<b>Anno:<\/b> 2010<br \/>\n<b>Durata:<\/b> 97&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>O Estranho Caso de Ang\u00e9lica di Manoel de Oliveira (2010) recensione di Leonardo Persia Amore distante, lontano, frustrato e impossibile. 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