{"id":17670,"date":"2012-01-06T11:00:28","date_gmt":"2012-01-06T10:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17670"},"modified":"2012-01-06T03:58:45","modified_gmt":"2012-01-06T02:58:45","slug":"lo-schiaccianoci-3d-andrej-koncalovskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17670","title":{"rendered":"Lo Schiaccianoci 3D > Andrej Koncalovskij"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D.jpg\" alt=\"\" title=\"Lo-schiaccianoci-3D\" width=\"620\" height=\"404\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17671\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker in 3D)<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\ndi Andrej Kon&#269;alovskij (UK-Ungheria\/2010)<br \/>\nrecensione di Leonardo Persia<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Il cinema di Andrej Kon&#269;alovskij \u00e8 inscritto in un movimento continuo, spaziale ed emotivo. Anche quando, come in uno dei suoi film pi\u00f9 famosi, <i>Storia di Asja Klyachina che am\u00f2 senza sposarsi<\/i> (1967), il movimento in questione viene impedito e trattenuto. I suoi personaggi sono inquieti, ambiscono a uscire da un cerchio in cui sembrano intrappolati, sperimentano, osano, falliscono, riprovano, si elevano, ricadono. La loro spinta \u00e8 il desiderio, l\u2019amore.<\/p>\n<p>Diventa per\u00f2 uno spostamento che non riesce a essere tale, deformante pi\u00f9 che formativo. Prova l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare qualcuno, qualcosa o s\u00e9 stessi all\u2019interno di questo spasmodico ricercare attraverso il movimento: si tratti di saga (<i>Siberiade<\/i>, 1979), nemesi storica (<i>Asja e la gallina dalle uova d\u2019oro<\/i>, 1994), sussulto del cuore (<i>Romanza degli innamorati<\/i>, 1974), volont\u00e0 di emergere e riscattarsi tra i detriti mafiosi del post comunismo (<i>Gloss<\/i>, 2007). \u00c8 come ritrovarsi in un treno in corsa, senza controllo, a precipizio verso il nulla (il soggetto kurosawiano di <i>Runaway Train<\/i>, 1985). Vi si avvertono un\u2019impotenza inquieta, mezzetinte di tragedia: le stesse sfociate nell\u2019inevitabile, brillante, incontro con Cechov (<i>Zio Vanja<\/i>, 1970: anche a teatro) e Turgenev (<i>Un nido di nobili<\/i>, 1969). Cio\u00e8 un approdo nel disincanto ironico, con gli echi malinconici della sconfitta. Persino con spericolato tuffo omerico (<i>L\u2019Odissea<\/i>, 1997).<\/p>\n<p>La svolta americana, poi europea, internazionale, ha fatto parlare di tradimento, inaridimento, spersonalizzazione; nel migliore dei casi, di ecletticit\u00e0. Kon&#269;alovskij come professionista senza anima ormai, abile ma privo d\u2019ispirazione, spaesato, deprivato di identit\u00e0, non pi\u00f9 russo, disinvolto e anonimo. Tuttavia al centro delle sue trame, quindi del contenuto (impossibile stabilire se siano le prime a determinare le seconde o viceversa), il (som)movimento, interiore o esteriore, o di un\u2019interiorit\u00e0 che crea esteriorit\u00e0 (si pensi alla lucida surrealt\u00e0 de <i>La casa dei matti<\/i>, 2002), ha finito per risolversi sempre e comunque in forme, eterogenee s\u00ec, ma di coerenza assoluta, dove muovere e muoversi riconducono al proprio, non scelto, predeterminato posto, punto d\u2019avvio di un movimento in definitiva falso. <\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_001.jpg\" alt=\"\" title=\"Lo-schiaccianoci-3D_001\" width=\"620\" height=\"337\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17672\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_001.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_001-300x163.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>L\u2019inquadratura kon&#269;alovskiana, quando non mossa, straripa di movimenti al suo interno, possiede una brulicante densit\u00e0 compositiva, come sospesa in un vuoto che ambisce ad essere pieno (e diventarlo esteriormente, senza di fatto esserlo per davvero, dentro, confermerebbe l\u2019inutilit\u00e0 di tale spinta o, comunque, l\u2019avvenuto percorso senza esito del muoversi). Se ci\u00f2 vale, o risulta soprattutto evidente, per le opere girate nell\u2019ex Unione Sovietica, quelle per cui era ancora considerato un autore, anche l\u2019ultimo <i>The Nutcracker \u2013 The Untold Story<\/i>, stroncatissimo oltreoceano, snobbato in Europa (Est e Ovest), ne riattesta, denso, e persino sorprendente, inatteso, la continuit\u00e0 contenutistico-formale. <\/p>\n<p>I movimenti di macchina rimano e mimano il correre e lo scorrere attraverso la scena. In carrozza, con i pattini, salendo e scendendo le scale, attraversando le porte (e gli specchi), inerpicandosi (macchina da presa e personaggi, organico e disorganico) tra i rami dell\u2019albero di Natale, prendendo il volo con un elicottero dalle zampe di gallina. Anzi, forse proprio in un\u2019opera simile, dove il romanzo di de-formazione si miniaturizza, amplificandosi, in fiaba (principio infantile di tutti i viaggi verticali e orizzontali), il tocco del regista, esplicitato nel 3-D, si rende ancora pi\u00f9 trasparente: una <i>quest<\/i> sull\u2019orlo del precipizio. I bambini, che nei film \u201cadulti\u201d (a cominciare dal bellissimo esordio Il primo maestro, 1965) assumono spesso il valore di contrappunto, rivelazione o nostalgia di un passato non pi\u00f9 afferrabile, hanno adesso un ruolo \u201cravvicinato\u201d. Come se l\u2019autore ponesse una lente d\u2019ingrandimento sulla propria <i>weltanschauung<\/i>, incursione linguisticamente auto-referenziale ma baby.<\/p>\n<p>Kon&#269;alovskij si serve di un testo classico, la fiaba di Hoffmann, tenendo presenti, oltre alle successive ramificazioni (il balletto di &#268;ajkovskij, musica rivisitata da Edward Arteniev), le possibili affinit\u00e0 testuali, le note a pie\u2019 di pagina (o fotogramma). La vicenda, con i due bambini Mary e Max (la bambina in particolare) ritrovatisi a combattere contro un regno dittatoriale di ratti che han trasformato un piccolo principe in giocattolo schiaccianoci, viene estesa e comparata, come in un brillio onirico, ad altre morfologie fiabesche. Pinocchio, Alice Peter Pan e il mago di Oz (il quotidiano, compresi i suoi personaggi, rivisitato dal sogno). Racconti sul crescere, il desiderio di non crescere, l\u2019impossibilit\u00e0 di crescere. Siamo nella Vienna degli anni \u201820, Mitteleuropea da cui sono partite (ennesimo movimento) tante utopie e distopie novecentesche, inevitabilmente volte alla disfatta. Per questo \u00e8 incorporata nel film una chiave di lettura suggerita attraverso la stravagante, se non straniante, presenza di due personaggi reali apparentemente fuori luogo: Freud e Einstein. Il padre della psicanalisi apre addirittura la storia, primo personaggio meteora in scena. Lo scienziato, zio dei due piccoli protagonisti, sostituisce il Drosselmeyer della fiaba d\u2019origine, divenendo il deus (laico) <i>ex machina<\/i>, che invita, come molti precedenti personaggi kon&#269;alovskiani, all\u2019autenticit\u00e0, allo spontaneit\u00e0, al non conformismo. <\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_002.jpg\" alt=\"\" title=\"Lo-schiaccianoci-3D_002\" width=\"620\" height=\"293\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17673\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_002.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_002-300x141.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Suggello dell\u2019invito \u00e8, sia pure semplificata, la teoria della relativit\u00e0, oggetto ineffabile di una delle <i>songs<\/i> (il librettista \u00e8 il mitico Tim Rice,), dove si canta che \u201calto \u00e8 basso, giorno \u00e8 notte, bianco \u00e8 nero\u201d. Nel film infatti ogni cosa \u00e8 definita dal suo contrario: l\u2019atto del salire diventa discesa nella profondit\u00e0 dell\u2019inconscio; cadere \u00e8 risalire nella pesantissima superficie del reale ingessato. \u201cLa realt\u00e0 \u00e8 solo un\u2019illusione \u2013 dice Einstein \u2013 anche se molto insistente\u201d. Il disagio della realt\u00e0-civilt\u00e0 stritola-ideali (qui sterminatrice di giocattoli) si avverte nelle due figure genitoriali, soffocate in un avvilente, materialmente ricco, spegnimento della libido <i>tout-court<\/i>. E trova compiuta, radicale espressione nell\u2019inevitabile totalitarismo dei ratti, dalle chiare coordinate naziste, spalmate di citazionismo post-modern (echi, tra gli altri, di <i>Brazil<\/i>, 1985, <i>Metropolis<\/i>, 1926, <i>Titanic<\/i>, 1997). I topi rappresentano il rimosso pronto ad emergere e sommergere: la parte oscura che, proprio perch\u00e9 \u201cschiacciata\u201d, finisce per elevarsi a malsana, potente dominatrice. Lo spiega il re dei ratti, un John Turturro biondo, forse fin troppo programmaticamente <i>weirdo<\/i>: \u201cChi una volta ci ha distrutto, da noi a sua volta \u00e8 stato rat-tificato\u201d. <\/p>\n<p>Kon&#269;alovskij ha conosciuto troppo bene, anche sulla propria pelle, i rovesci e i ricorsi eterodiretti della Storia e del dopostoria, per potersi permettere di essere manicheo, schematico e a una dimensione, pur alle prese con un plot destinato all\u2019infanzia. Sa che la vittima (il topo, epiteto affibbiato da Hitler agli ebrei: vedi lo spiegelmaniano Maus) pu\u00f2 diventare un carnefice proprio in risposta al suo essere stato vittima. Ribadisce il concetto quell\u2019assalto al Palazzo da parte degli schiavi della fabbrica di fumo nero, lager di giocattoli. Sembra l\u2019Ottobre, ma con annesso, fuoricampo, il ripiego autoritario e totalizzante dello stalinismo. <\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_003.jpg\" alt=\"\" title=\"Lo-schiaccianoci-3D_003\" width=\"620\" height=\"318\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17674\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_003.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Lo-schiaccianoci-3D_003-300x153.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Per questa via, anche il burattino\/schiaccianoci, giocattolo, come gli altri, \u201cscaricato dalla mente\u201d, assume valenze metaforiche e duplici: \u00e8 il regnante con il rischio di diventare di legno, di perdere i connotati umani, degenerando in un Napoleone tutto d\u2019un pezzo. Oppure, per converso, si tratta del bambino rinunciatario del proprio status naturale di principe (in senso pasoliniano-cittiano: <i>I Magi randagi<\/i>, 1996). Lo asserisce la Fata delle nevi, proiezione della madre, in un film privo di asserzioni, dialettico e rubicondo, anche se latitante di una leggerezza pi\u00f9 adeguata. Gli aiutanti dell\u2019eroina sono allora un concentrato contrario di (sub)umanit\u00e0 assortita e in divenire: lo scimpanz\u00e9, il clown, il nero. Con il bambino, la bambina che esprimono lo scintillante segno di novit\u00e0, l\u2019avvio alla Rivoluzione dentro e fuori (proprio il risveglio del giocattolo di legno, il suo farsi carne, avvia la rivolta dei lavoratori forzati). <\/p>\n<p>Sfumature in evoluzione dell\u2019essere e dell\u2019Es, alla cui voce bisogna comunque dare ascolto. Il padre indurito ritrova l\u2019umano in s\u00e9 nel momento in cui lo si riconduce, tramite un ciottolo \u201cmagico\u201d, all\u2019infanzia troppo presto dimenticata: proprio come la protagonista di <i>Gloss<\/i>, quando si rivede bambina prima di capitolare nei confronti del mondo. L\u2019incursione <i>dark<\/i>, il faccia a faccia con l\u2019horror del pianeta dei topi e dei topoi, emenda il piccolo Max, all\u2019inizio incendiario di giocattoli della sorella poi salvatore degli stessi. <i>Do the Rat Thing<\/i>. Dal <i>rat<\/i> al <i>right<\/i>. Freud, con il suo carico dell\u2019inconscio, \u00e8 davvero il pedinatore della storia, come suggerisce pi\u00f9 volte Einstein, rivolgendosi direttamente allo spettatore (\u201cQualcuno ci segue?\u201d). <\/p>\n<p>Alla fine segue il risveglio. \u201cIt\u2019s been a long journey home\u201d, precisa la canzone. Dove \u201ccasa mia\u201d non \u00e8 pi\u00f9 il posto prediletto. C\u2019\u00e8 il lieto fine, il piccolo principe ritrovato. Ma persiste un dubbio permanente: la piccola Mary ce la far\u00e0 a non diventere di legno come gli adulti? La risposta si trova nei film precedenti (successivi all\u2019infanzia) di Kon&#269;alovskijj: con ulteriori movimenti, altri dolenti ritorni.<\/p>\n<p><i>Leonardo Persia<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/sYREB6e6Ngw\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><font face=\"Arial\"><b>Lo Schiaccianoci 3D<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<i>titolo originale: &#1065;&#1077;&#1083;&#1082;&#1091;&#1085;&#1095;&#1080;&#1082; &#1080; &#1050;&#1088;&#1099;&#1089;&#1080;&#1085;&#1099;&#1081; &#1082;&#1086;&#1088;&#1086;&#1083;&#1100;<\/i><br \/>\n<i>titolo internazionale: The Nutcracker in 3D<\/i><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Andrej Kon&#269;alovskij (Andrey Konchalovskiy\/Andrei Konchalovsky)<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Andrej Kon&#269;alovskij, Chris Solimine<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Mike Southon<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Henry Richardson, Andy Glen, Mathieu B\u00e9langer<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Eduard Artemiev<br \/>\n<b>Autore brani<\/b>: Tim Rice<br \/>\n<b>Messa in scena musicale e coreografie<\/b>: Stuart Hopps<br \/>\n<b>Scenografie<\/b>: Kevin Phipps<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Louise Stjernsward<br \/>\n<b>Supervisore effetti visivi<\/b>: Nicholas Brooks<br \/>\n<b>Trucco e capelli<\/b>: Lesley Lamont-Fisher<br \/>\n<b>Supervisione effetti speciali<\/b>: John Stephenson<br \/>\n<b>Casting<\/b>: Celestia Fox<br \/>\n<b>Interpreti principali<\/b>: Elle Fanning, Nathan Lane, John Turturro, Frances de la Tour, Richard E. Grant, Yuliya Vysotskaya, Shirley Henderson, Aaron Michael Drozin, Charlie Rowe, Peter Elliott, Daniel Peacock, Alan Cox, Hugh Sachs, Africa Nile, Jonny Coyne, Stuart Hopps, Ferenc Elek, Attila Kalm\u00e1r, Gy\u00f6rgy Honti<br \/>\n<b>Produttore esecutivo<\/b>: Moritz Borman<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Andrej Kon&#269;alovskij, Laura Julian, Paul Lowin<br \/>\n<b>Coproduttori<\/b>: J\u00f3zsef Cirk\u00f3, Meg Clark<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Freestyle Releasing<br \/>\n<b>In collaborazione con<\/b>: Cinemarket Films<br \/>\n<b>Distribuzione<\/b>: M2 Pictures<br \/>\n<b>Paese<\/b>: UK, Ungheria<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 2010<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 107&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker in 3D) di Andrej Kon&#269;alovskij (UK-Ungheria\/2010) recensione di Leonardo Persia Il cinema di Andrej Kon&#269;alovskij \u00e8 inscritto in un movimento continuo, spaziale ed emotivo. 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