{"id":17725,"date":"2012-01-07T10:00:51","date_gmt":"2012-01-07T09:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17725"},"modified":"2018-01-13T23:17:17","modified_gmt":"2018-01-13T22:17:17","slug":"ritratto-di-borghesia-in-nero-tonino-cervi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17725","title":{"rendered":"Il quinto Stato. \u201cRitratto di borghesia in nero\u201d di Tonino Cervi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40570\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ritratto_di_borghesia_in_nero-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>La <i>partitocrazia<\/i> \u00e8 un termine che prende forma e consistenza durante il \u201cdecennio di piombo\u201d e sta ad indicare il potere autoreferenziale dei partiti, la loro natura accentratrice e il loro smisurato narcisismo. In particolare, i due partiti di maggioranza relativa dell&#8217;epoca, cio\u00e8 la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, diventano l\u2019emblema di un potere autocratico che, attraverso le segreterie di partito, pone veti, maneggia sottobanco (e soprabanco) e si spartisce il finanziamento illecito proveniente dalle grandi imprese del commercio e dell\u2019industria italiana. La partitocrazia ha alle sue estremit\u00e0 le propaggini tentacolari che condizionano la vita degli italiani: le tessere di partito. Strumento attraverso cui i partiti hanno trasformato la possibilit\u00e0 e la scelta dei liberi cittadini se aderire o meno, in un obbligo imprescindibile pena l\u2019emarginazione sociale.<\/p>\n<p>In questa spirale perversa che attraversa una democrazia malata, solo i partiti possono ridimensionare il loro potere ma essendo essi stessi i primi attori, e praticamente impossibile che ci\u00f2 accada. Nel 1977 esplode sui giornali e nell\u2019opinione pubblica lo scandalo Lockheed, che porta allo scoperto un notevole giro di tangenti per l\u2019acquisto di aerei Hercules e rivela il groviglio di politici, faccendieri, intermediari e militari che, con grande disinvoltura, si spartiscono mazzette. L\u201911 marzo 1977, un anno e cinque giorni prima che venga sequestrato dalle Brigate Rosse, l\u2019onorevole Aldo Moro, presidente della DC pronuncia un celebre discorso di fronte alle camere riunite: <i>\u00abCi avete preannunciato il processo sulle piazze, vi diciamo che non ci faremo processare\u2026\u00bb<\/i>. \u00c8 la frase simbolo dell\u2019impunit\u00e0 partitocratrica e contiene dentro di s\u00e9 quel senso di \u201ccasta intoccabile\u201d che diventa da li in poi il riferimento del fortino arroccato del potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17728\" title=\"001\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/001.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/001.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/001-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1978 l\u2019anti-stato del terrorismo (al pari di quello mafioso), si contrappone ad uno stato dove il potere \u00e8 arginato e delimitato ad una cerchia di \u201celetti\u201d e perennemente minacciato dal pericolo della delazione, poich\u00e9 l\u2019ipocrisia diventa norma e la ricattabilit\u00e0 degli individui costituisce l\u2019equilibrio (precario ma fortissimo) su cui si regge tutto il sistema. Il potere diventa quindi quel \u201cQuinto Stato\u201d dove tutto \u00e8 lecito ed ammesso in una relazione biunivoca di interscambio di favori, raccomandazioni e prebende. La corruzione si fa sistema e attraversa trasversalmente i vari ambiti della societ\u00e0, lambisce il Vaticano (il crack del Banco Ambrosiano) e intacca irreparabilmente la coscienza e l\u2019agire degli Italiani. Il quadro esaustivo del \u201cBelpaese\u201d tracciato nel 1977 da Mario Monicelli con <i>Un borghese piccolo piccolo<\/i>, diventa un anno dopo limitato e moderato.<\/p>\n<p>Nel 1978, tre film come <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i> di Tonino Cervi, <i>Suor Omicidi<\/i> di Giulio Berruti e <i>Porco Mondo<\/i> di Sergio Bergonzelli diventano, attraverso i loro eccessi, la fotografia lisergica del caos dominante. Tre allucinazioni che, tra passato e presente, indagano (a modo loro) negli interstizi del potere rivelando le frattaglie di una societ\u00e0 proiettata verso un edonismo vacuo e promiscuo dove potere, droga e denaro assumono la valenza astratta e totalizzante di un dio da venerare. Borghesia, religione e politica vengono inchiodate alle loro responsabilit\u00e0 morali con coraggio, spregiudicatezza ed incoscienza, diventando gli imputati primari del degrado imperante. Tra scelte effettistiche, qualunquismo, provocazioni e cinismo calcolato, emerge dalle pieghe delle tre pellicole quel senso di condanna e rassegnazione autopunitiva che il cittadino medio continua a negare a se stesso.<\/p>\n<p>In questi tre film \u201c dimenticati\u201d e rimossi, l\u2019omicidio diventa \u201cpolitico\u201d in quanto animato da una scelta di convenienza, la droga diventa l\u2019espediente assolutorio per giustificare i comportamenti e il potere \u201cassoluto ed astratto\u201d l\u2019unica ragione di vita in funzione della quale si compiono scelte pi\u00f9 o meno raccapriccianti. Il cerchio si chiude quindi, e i due estremi che si toccano sono l\u2019italiano medio e il suo desiderio (insoddisfatto) di felicit\u00e0 da un lato e il potere costituito e partitocratrico dall\u2019altro: in mezzo, all\u2019interno di questo cerchio ipotetico \u00e8 chiuso il cortocircuito delle dinamiche di potere che non ha niente a che vedere con la democrazia ma ne \u00e8 solo il suo esatto contrario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17729\" title=\"002\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/002.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/002.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/002-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tonino Cervi, con <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i>, dirige un film sulle \u201canime perse\u201d della borghesia media e alta, ispiratogli da una novella di Peyrefitte (<i>La maestra di pianoforte<\/i>) sceneggiata insieme a Cesare Frugoni con la collaborazione di Goffredo Parise. Anzich\u00e9 nella Parigi del primo dopoguerra, l&#8217;azione \u00e8 trasferita nella Venezia del 1938, rievocata dall&#8217;interno di due famiglie in cui la passione e la gelosia divampano secondo i canoni del <i>feuilleton<\/i> con pretese storico-politiche, rappresentando attraverso gli interni, un mondo \u201coscuro\u201d dove al al gioco ambiguo dei sentimenti corrisponde la tortuosit\u00e0 delle calli veneziane.<\/p>\n<p>Se si considera il film dal punto di vista argomentativo, esulando sia dalla qualit\u00e0 che dal risultato artistico (entrambe di media fattura), <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i> \u00e8 il nostro <i>Nascita di una Nazione.<\/i> Il paragone che pu\u00f2 risultare irriverente, va invece declinato sui canoni \u201cpopolari\u201d della pellicola che mette in scena un mondo borghese, in cui (solo) apparentemente non succede niente (tutto \u00e8 luminoso, tutti sono vestiti di bianco, tutti vivono nell&#8217;agiatezza), ma basta grattare leggermente la superficie e il marcio affiora e dilaga, attraverso una narrazione che si fa elegia obliqua e in negativo, mostrando il vero motore che anima le dinamiche del nostro Paese: il Quinto Stato appunto, fatto di poteri occulti, trasformismi, eminenze grigie e nepotismi, che nel gorgo di odi familiari trova la forza e la ferocia per schiacciare i deboli, ricattare i potenti e dulcis in fundo (ma in realt\u00e0 \u00e8 l\u2019obiettivo primario) curare i propri interessi. Non c\u2019\u00e8 speranza in questo film, chiuso in spazi asfittici (stanze, corridoi, chiese), che invade di nero la scena, con i drappi dei funerali, i vestiti e i cappelli, le strade riprese di notte e la morte che \u00e8 contemporaneamente momento liberatorio e subdolo, perch\u00e9 \u00e8 tramite di essa che si consuma l\u2019inganno e si compra il silenzio. Ambizione, arrivismo, denaro e sete di potere sono le componenti del morbo che deturpa i corpi dei personaggi, che alimenta il loro delirio di onnipotenza e che devasta i loro sentimenti corrotti e malvagi.<\/p>\n<p>Proprio la sua fattura media, il suo non voler avere pretese di critica sociale, il suo essere, necessariamente, al contempo banale e sopra le righe, paradossalmente fa di <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i> un film \u201crivelatore\u201d dei mali occulti e taciuti di questo paese (non a caso l&#8217;ambientazione \u00e8 quella del fascismo pre-bellico). Il \u201cnero\u201d che non deflagra mai apertamente, ma che si manifesta sottobanco attraverso piccole meschinit\u00e0 quotidiane, resta sempre sullo sfondo e si confonde tanto nell\u2019oscurit\u00e0 delle notti veneziane quanto nel rosso carminio di vestiti e tappezzerie, alimentato dai continui riferimenti alla guerra imminente portatrice (appunto) del \u201cnero della morte e del \u201crosso\u201d del sangue. Ne <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i> non ci sono n\u00e9 buoni n\u00e9 cattivi, ma solo esseri umani che vivono un\u2019apparenza fastosa e magniloquente tra ricevimenti, colloqui politici e pranzi luculliani e contemporaneamente tramano gli uni alle spalle degli altri, corrompono, oltraggiano e uccidono con la stessa grazia con cui danzano languidi walzer. Questi uomini e queste donne sono il Quinto Stato, quello occulto e perennemente desto che maneggia sottobanco e che tiene le redini di un\u2019Italia che vive in un\u2019unit\u00e0 fittizia fatta di interessi reciproci, di qualunquismo e di facili opportunit\u00e0 e che per fare ci\u00f2 ha rinunciato sin dalle sue origini alle regole e alla democrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17730\" title=\"003\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/003.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/003.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/003-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il finale del film, con le panoramiche bloccate dallo scatto di una macchina fotografica, immortala visivamente il Quinto Stato, attraverso l\u2019esposizione degli emissari del potere: nobili, fascisti, prelati e dame borghesi appaiono uniti nelle istantanee di un matrimonio. La tesi del film \u00e8 lineare: la famiglia \u00e8 dunque il nucleo primario di una societ\u00e0 (quella italiana) che fa del trasformismo, dell\u2019inganno e della raccomandazione il proprio credo esistenziale. L\u2019obiettivo, ambizioso e meschino allo stesso tempo, \u00e8 quello del mantenimento costante del potere, grande o piccolo che sia, perch\u00e9 \u00e8 solo attraverso di esso che le classi sociali possono determinare la propria condizione. Non a caso l\u2019unico sguardo corrucciato nelle \u201cScene da un matrimonio\u201d finali \u00e8 quello dell\u2019ispettore Franchetti, il commissario di polizia, tutore dell\u2019ordine e della legalit\u00e0 ma al contempo consapevole che l\u2019inganno \u00e8 stato puntualmente perpetrato in cambio di una raccomandazione (non richiesta) per il figlio. Nel suo volto accigliato si intravede una maschera dove coesistono l\u2019ipocrisia borghese e la necessit\u00e0 di mantenere uno status-quo in grado di garantire le \u201csilenziose\u201d dinamiche del potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17731\" title=\"004\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/004.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/004.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/004-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Venezia, estate 1938. Il giovane Mattia Morandi (Stefano Patrizi) da Lecco raggiunge la citt\u00e0 lagunare, dopo essersi aggiudicato una borsa di studio per il pianoforte. Mattia fa rapidamente amicizia con Renato Richtrer (Christian Borromeo) e ben presto diviene l\u2019amante di sua madre Carla (Senta Berger). La giovane vedova Richter \u00e8 un\u2019eccellente pianista e d\u00e0 lezioni private a casa dei ricchissimi Mazzarini, la cui figlia Elena (Ornella Muti), contrariamente a quanto sperato da Carla, ossia un matrimonio con il figlio, si innamora di Mattia che contraccambia e lascia la sua amante. Carla non sopporta n\u00e9 il fallimento dei suoi sogni, n\u00e9 il tradimento e tenter\u00e0 ogni strada per vendicarsi e riconquistare il giovane amante.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 nei protagonisti del film la tendenza ad astrarsi da ci\u00f2 che rappresentano: una sorta di emancipazione esistenziale che si manifesta attraverso il desiderio di vivere al di sopra delle proprie possibilit\u00e0. \u00c8 l\u2019embrione di quel culto dell\u2019apparenza che, nel 1978, \u00e8 ormai alle porte e che qui si presenta attraverso il rifiuto del proprio ruolo sociale da un lato e nel conformismo borghese dall\u2019altro. Carla Richter \u00e8 una donna che rinnega se stessa, e che attraverso la figura del figlio Renato condivide un\u2019esistenza ambigua fatta di giovanilismo da fotoromanzo e di rapporti familiari al limite dell\u2019incesto. Quando il giovane Mattia Morandi si rivolge a Renato per ringraziare la madre dei regali ricevuti, il figlio di Carla lo riprende dicendogli: <i>\u00abTua madre? Per carit\u00e0, chiamala Carla; dice che madre \u00e8 una parola da vecchia e anche mamma non \u00e8 che le piaccia, anzi ancora meno!\u00bb<\/i>. Viceversa il borghese Riccardo Mazzarini redarguisce i figli che osano contraddire il suo pensiero in merito alle professioni artistiche, rivolgendosi cos\u00ec alla moglie: <i>\u00abI giovani sono sempre d\u2019accordo tra loro, era cos\u00ec anche ai miei tempi, lascia pure che giochino a fare i ribelli\u2026\u00bb<\/i>, affermazione questa che \u00e8 anche una velata minaccia e che suona come un richiamo (implicito?) all\u2019attualit\u00e0 pi\u00f9 urgente del &#8217;68 prima e del &#8217;77 poi.<\/p>\n<p>Quello dei Richter e dei Mazzarini, pur essendo un modo d\u2019agire comparabile, viene da due mondi incompatibili che, loro malgrado si trovano a contatto tramite la giovane Elena, a cui Carla impartisce lezioni di pianoforte. C\u2019\u00e8 una scena che mostra l\u2019incongruenza dei rapporti di classe tra le due famiglie e che esplicita tutta l\u2019insofferenza dei ricchi verso coloro che ambiscono ad esserlo (i Richter), ma che non ne hanno n\u00e9 la classe n\u00e9 le potenzialit\u00e0. Il dialogo impossibile che la madre di Elena e Carla, animano attorno ad un vestito della giovane Mazzarini: oltre a non permettere a Carla di rispondere alle domande che lei le pone, la donna borghese manifesta tutto il disprezzo verso il vestito della figlia consigliato dalla signora Richter: <i>\u00abC\u2019\u00e8 qualcosa che non va; s\u00ec \u00e8 carino\u2026 Ah! Ecco, non \u00e8 elegante!\u00bb<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17732\" title=\"005\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/005.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/005.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/005-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il malessere della Richter sfocia ben presto nell\u2019imbarazzo di fronte, a quella che lei considera un\u2019umiliazione gratuita, ed esplode nella cena successiva organizzata dalla donna per far conoscere Elena e Renato e combinare un possibile matrimonio. Alla cena, partecipa anche Mattia, che, oltre a svolgere il ruolo di terzo incomodo, diventa (in)volontariamente il fulcro della discussione facendo naufragare il piano di Carla, innamorandosi egli stesso della giovane Elena. Ogni personaggio quindi, agisce in funzione del potere che pu\u00f2 esercitare sugli altri con sfrontatezza: il proprio interesse (arricchimento, ascensore sociale, benessere garantito\u2026) \u00e8 l\u2019obiettivo, ma il mezzo per raggiungerlo \u00e8 sempre ipocrita e vigliacco, perch\u00e9 \u00e8 quello della menzogna e della delazione. In <i>Ritratto di borghesia in nero<\/i>, coesistono due tipologie di potere che vengono messe in relazione al fine di costruire un quadro \u201cnero\u201d, dove il vizio della borghesia \u00e8 solo la superficie brillante che cattura lo spettatore, ma \u00e8 nelle pieghe della narrazione e negli spazi angusti delle immagini (ben rappresentati dalla calli acquitrinose e dai vicoli immersi nella notte sempre inquadrati da dietro delle grate\/prigione), che si annida il discorso \u201cpolitico\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019esercizio del potere \u201calto\u201d, cio\u00e8 quello politico\/autoritario \u00e8 visto attraverso un fascismo che rimane sempre sullo sfondo: il comizio in Piazza San Marco visto in campo lungo, il fugace incontro con il potest\u00e0 al Caff\u00e8 Florian, la discesa verso l\u2019imbarcadero con brevi accenni alla bellezza della Petacci. Scelta non casuale, perch\u00e9 permette al regista di focalizzare l\u2019attenzione su un potere \u201cbasso\u201d (che per\u00f2 \u00e8 derivativo di quello \u201calto\u201d sia nel metodo che nelle finalit\u00e0), che agisce nel quotidiano e che abbraccia i sentimenti, i rapporti di classe e il facile arricchimento, come dimostrano all\u2019unisono, sia l\u2019ossequio e la riverenza con cui i Mazzarini salutano il passaggio del potest\u00e0, sia il rispetto languido che Carla offre alla cugina ricca e benestante. La scena del labirinto di siepi all\u2019interno della villa dimostra proprio come le due donne non accettino la sconfitta, cosi che il gioco si trasforma ben presto in una sfida di affermazione del potere: l\u2019oggetto del contendere \u00e8 Mattia, che per entrambe le donne (Carla e Elena), rappresenta solo uno strumento per evadere dalla propria condizione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17733\" title=\"006\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/006.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/006.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/006-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in virt\u00f9 di questo che Carla cercher\u00e0 di compromettere goffamente (attraverso un rapporto saffico) Elena al grido di: <i>\u00abMa io ormai non ho pi\u00f9 niente da perdere, ma lui non lo avrai nemmeno tu\u2026e questo mi basta\u00bb<\/i>, mentre la stessa Elena in un raptus omicida uccider\u00e0 Carla sicura di essere poi protetta da quel potere che essa stessa rappresenta. Nel pre-finale Tonino Cervi costruisce figurativamente il suo \u201critratto di borghesia in nero\u201d, disponendo i protagonisti come personaggi di un quadro rinascimentale con il \u201cnero\u201d a dominare sullo sfondo. \u00c8 la scena dell\u2019interrogatorio di Elena: un totale su tre divani barocchi disposti a ferro di cavallo, illuminato da una luce spiovente e obliqua che fa risaltare il \u201cgruppo di famiglia in un interno\u201d, composto dai coniugi Mazzarini, i due figli Elena e Edoardo e il giovane Mattia Morandi opposti al solitario ispettore Fianchetti. Un piano fisso, cio\u00e8 un quadro, che fossilizza in brevi istanti tutti gli elementi del potere \u201cbasso\u201d, la famiglia borghese e intoccabile, il giovane arrivista e l\u2019emissario della legge untuoso e corruttibile.<\/p>\n<p>Il ritratto \u00e8 questo, ed \u00e8 anche quello che da il titolo al film, che non a caso si apre con un carrello su un quadro che mostra uomini e donne del popolo inginocchiati davanti al potente di turno. Il crimine cos\u00ec non solo \u00e8 negato e occultato, ma la biunivoca ricattabilit\u00e0 delle parti garantisce ad entrambi la sicurezza del \u201csilenzio\u201d e diventa la pietra angolare su cui costruire e rafforzare la propria posizione di potere, come le successive panoramiche sugli invitati alle \u201cscene da un matrimonio\u201d, testimoniano attraverso la loro fissit\u00e0. Il Quinto Stato \u00e8 endemico alla societ\u00e0 Italiana e la borghesia \u00e8 il perno attorno a cui ruotano, nel bene e nel male, ogni scelta e ogni decisione necessarie per mantenere quei privilegi di \u201ccasta\u201d che sembrano acquisiti per volere divino:<\/p>\n<blockquote><p><i>&#8211; \u00abCome sta suo figlio?\u00bb<br \/>\n&#8211; \u00abBene grazie, si \u00e8 appena laureato.\u00bb<br \/>\n&#8211; \u00abMe lo mandi, me lo mandi\u2026\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>\u25aa Le immagini a corredo della recensione sono tratte dal sito <a href=\"http:\/\/portraitminiature-afrenchcollection.blogspot.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">PORTRAIT MINIATURE &#8211; UNE COLLECTION FRANCAISE, A FRENCH COLLECTION<\/a>.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17727\" title=\"007\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/007.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/007.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/007-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>RITRATTO DI BORGHESIA IN NERO<\/b><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Tonino Cervi\u00a0\u2022\u00a0<b>Sceneggiatura<\/b>: Tonino Cervi, Cesare Frugoni con la collaborazione di Goffredo Parise da un novella di Peyrefitte (<i>La maestra di pianoforte<\/i>)\u00a0\u2022\u00a0<b>Fotografia<\/b>: Armando Nannuzzi\u00a0\u2022\u00a0<b>Montaggio<\/b>: Nino Baragli\u00a0\u2022\u00a0<b>Musica<\/b>: Vince Tempera\u00a0\u2022\u00a0<b>Suono<\/b>: Fernando Pescetelli\u00a0\u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Wayne Finkelman\u00a0\u2022\u00a0<b>Scene<\/b>: Luigi Scaccianoce\u00a0\u2022\u00a0<b>Interpreti<\/b>: Ornella Muti (Elena Mazzarini), Senta Berger (Carla Richter), Capucine (Amalia Mazzarini), Paolo Bonacelli (Riccardo Mazzarini), Eros Pagni (commissario di polizia), Maria Monti (Linda), Giancarlo Sbragia (Maffei, il gerarca), Christian Borromeo (Renato Richter), Stefano Patrizi (Mattia Morandi), Mattia Sbragia (Edoardo Mazzarini), Giuliana Calandra (insegnante al conservatorio), Antonio Cancellieri, Suzanne Crease-Bates, Raffaele Di Mario, Giancarlo Mariangeli, Giovanni Cainazzo\u00a0\u2022\u00a0<b>Produzione<\/b>: Mars Film Produzione\u00a0\u2022\u00a0<b>Distribuzione<\/b>: Cinema International Corporation\u00a0\u2022\u00a0<b>Censura<\/b>: 71552 del 27-02-1978\u00a0\u2022\u00a0<b>Paese<\/b>: Italia\u00a0\u2022\u00a0<b>Anno<\/b>: 1978\u00a0\u2022\u00a0<b>Durata<\/b>: 105&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partitocrazia \u00e8 un termine che prende forma e consistenza durante il \u201cdecennio di piombo\u201d e sta ad indicare il potere autoreferenziale dei partiti, la loro natura accentratrice e il loro smisurato narcisismo. 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