{"id":17948,"date":"2012-01-13T16:59:48","date_gmt":"2012-01-13T15:59:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17948"},"modified":"2012-01-13T17:21:12","modified_gmt":"2012-01-13T16:21:12","slug":"il-meglio-del-2011-alessio-galbiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17948","title":{"rendered":"Il meglio del 2011 &#8211; Alessio Galbiati"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/memories_of_a_morning.jpg\" alt=\"\" title=\"memories_of_a_morning\" width=\"620\" height=\"404\" class=\"aligncenter size-full wp-image-17949\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/memories_of_a_morning.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/memories_of_a_morning-436x284.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%; margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"left\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Il 2011 va in archivio. \u00c8 stato un anno complicato e triste sotto molti punti di vista. Noi abbiamo il cinema come medicina, come cura alle sofferenze della Vita e della Storia. Quest&#8217;anno abbiamo voluto giocare con la nostra redazione, con le persone che nell&#8217;ultimo anno hanno scritto per Rapporto Confidenziale e con una serie di amici, collaboratori e personalit\u00e0 che hanno accettato l&#8217;ingrato compito di stilare un <b>elenco dei 5 migliori film usciti, o visti per la prima volta, nell&#8217;anno solare 2011<\/b>. Ne \u00e8 uscito un elenco corposo ed originale che vogliamo condividere con i nostri lettori, con il fine di fornire qualche consiglio per la visione che possa rischiarare il 2012. Alla faccia di ogni profezia catastrofica.<\/font><\/i><\/p>\n<p align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"left\"><i><font face=\"Georgia\" size=\"6\">Alessio Galbiati <\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\">&nbsp;<span style=\"background-color: #FFFF66\">co-direttore &amp; co-fondatore di RC<\/span><\/font><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"30\" valign=\"top\" align=\"left\" bgcolor=\"#FF99FF\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\"><font face=\"Georgia\"><b>Memories of a Morning (Recuerdos de una ma\u00f1ana)<\/b><br \/>\n  <i>di Jos\u00e9 Luis Guer\u00edn<\/i><br \/>\n  <font size=\"2\">(Corea del Sud\/2011)<\/p>\n<p>  Senz&#8217;altro l&#8217;opera cinematografica che mi ha maggiormente impressionato nel 2011, fra le pi\u00f9 intense che ho avuto la fortuna di incontrare nell&#8217;intero tempo della mia vita. Una riflessione sulla morte, sul suicidio, dunque sulla vita, che trae spunto da un fatto realmente accaduto e che articola nella realt\u00e0 la sua poesia. I quarantasette minuti diretti da Jos\u00e9 Luis Guer\u00edn rientrano in quelle concretizzazioni armoniche che raramente il cinema \u00e8 davvero in grado di raggiungere. Il linguaggio cinematografico, nella sua essenza, trova il senso primordiale della visione, si ricongiunge ad esso sotto forma di poema per immagini dedicato alla vita perduta di un anonimo traduttore e musicista morto suicida. Pochi registi sono altrettanto in grado di lavorare con una telecamera in mano nel reale, nello spazio pubblico, quanto Jos\u00e9 Luis Guer\u00edn. Nel suo cinema la macchina da presa diviene strumento d\u2019esplorazione della realt\u00e0, capace di entrare in contatto con il dato materiale e concreto ma in grado di travalicarlo, cogliendone l\u2019essenza, lasciando che essa si riveli all\u2019occhio della camera. Ogni angolo di mondo, sopra al quale si posa il suo sguardo\/cinema, appare nudo e rivelato, chiaro nella sua commovente, e misteriosa, essenzialit\u00e0. Capolavoro.<\/font><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" height=\"25\" valign=\"top\" align=\"left\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" valign=\"top\" align=\"left\" bgcolor=\"#66FF66\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\"><font face=\"Georgia\"><b>Sion Sono, tutto!<\/b><br \/>\n  <font size=\"2\"><br \/>\n  <br \/>\n  Non un film, ma una filmografia. La retrospettiva del 29esimo Torino Film Festival, sezione Rapporto confidenziale (forse non \u00e8 un caso), mi ha fatto compiutamente scoprire un Autore strabiliante, sbalorditivo, un regista che fino a quei giorni avevo solo svogliatamente sfiorato, rivelandomi uno dei pi\u00f9 gustosi trip dell&#8217;intero anno appena concluso. Andai a Torino per seguire il festival, tornai con (quasi) nient&#8217;altro che i suoi film.<br \/>\n  Quello del giapponese Sion Sono \u00e8 un cinema delirante nel selvaggio utilizzo del linguaggio cinematografico, capace di viaggiare alla velocit\u00e0 della luce fra generi e temi, fra spazio e tempo. Cinema estremo da perdere il sonno, sguardo allucinato sull&#8217;abisso dell&#8217;esistenza dotato di una feroce bellezza. Un cinema che fa piangere lacrime di sangue.<br \/>\n  Tra tutti i suoi film ho in particolar modo amato <i>Into a Dream<\/i> (2005), per la chiarezza con la quale ci si muove all&#8217;interno di una trama di universi paralleli, <i>Love Exposure<\/i> (2008), la quattro ore pi\u00f9 folli e romantiche che abbia mai visto al cinema, e <i>Cold Fish<\/i> (2010), per la glacialit\u00e0 con la quale mette in scena momenti di passaggio fra &#8216;normalit\u00e0&#8217; e incubo. \u00c8 buffo che l&#8217;unico suo film che non abbia ancora avuto modo di vedere sia proprio quello realizzato nel 2011, <i>Himizu<\/i>.<\/font><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" height=\"25\" valign=\"top\" align=\"left\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" valign=\"top\" align=\"left\" bgcolor=\"#99CCFF\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\"><font face=\"Georgia\"><b>Drive<\/b><br \/>\n  <i>di Nicolas Winding Refn<\/i><br \/>\n  <font size=\"2\">(USA\/2011)<\/p>\n<p>  Un thriller asciutto ed essenziale in cui ogni singolo elemento \u00e8 centellinato per produrre un risultato potente e deflagrante. Il film scorre su di una linea retta: nulla prima e nulla dopo. Un classico gi\u00e0 dalla prima visione. Forse un po&#8217; troppo compiaciuto e gigione, ma capace di andare dritto al bersaglio come un proiettile sparato da un cecchino. Sensazionali le musiche e la fotografia.<\/font><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" height=\"25\" valign=\"top\" align=\"left\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" valign=\"top\" align=\"left\" bgcolor=\"#FFFF66\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\"><font face=\"Georgia\"><b>Le Havre<\/b><br \/>\n  <i>di Aki Kaurism\u00e4ki<\/i><br \/>\n  <font size=\"2\">(Finlandia-Francia-Germania\/2011)<\/p>\n<p>  Scarnificato dalla poesia, ma sarebbe un delitto considerarlo solo in questi termini, <i>Le Havre<\/i> \u00e8 un film che parla di un continente invecchiato che ha perso la ragione. Ma \u00e8 nella poesia che Kaurism\u00e4ki riesce a compiere il miracolo di riportare sui grandi schermi europei una storia dal sapore neorealista su di una umanit\u00e0 resistente ad ogni potere, capace di vivere con dignit\u00e0 ogni privazione. Una favola che ci riconcilia con la vita, e col cinema \u2013 che non pu\u00f2 essere solo un&#8217;arte borghese di illusioni e menzogne.<\/font><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" height=\"25\" valign=\"top\" align=\"left\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"25\" align=\"left\" valign=\"top\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"30\" valign=\"top\" align=\"left\" bgcolor=\"#C0C0C0\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" width=\"15\">&nbsp;<\/td>\n<td align=\"left\" valign=\"top\"><font face=\"Georgia\"><b>Le chiavi per il paradiso<\/b><br \/>\n  <i>di Caterina Carone<\/i><br \/>\n  <font size=\"2\">(Italia\/2007)<\/p>\n<p>  Ho sempre odiato i film di diploma, il concetto stesso di film conclusivo di un ciclo di studi cinematografici mi inorridisce, ma pure i documentari dedicati alle persone anziane, sempre intrisi di un patetico pietismo. Poi di colpo arriva questo piccolo gioiello che scardina ogni mia convinzione. Caterina Carone, vincitrice nel 2009 della sezione Italiana.Doc al Torino Film Festival con il film, di matrice documentaristica ma irriducibile alla mera etichetta, <i>Valentina Postika in attesa di partire<\/i>, torna a Sant&#8217;Omero, piccolo paesino abruzzese nel quale \u00e8 cresciuta, e punta la macchina da presa su cinque anziani incalzandoli con domande impertinenti sul senso dell&#8217;esistenza. Il risultato \u00e8 sorprendente: un documentario leggero e profondo che \u00e8 pure difficile raccontare a parole, ma che dimostra come il vero cinema possa realizzarsi senza budget e quasi senza storia, ci\u00f2 di cui necessita \u00e8 un occhio capace di cogliere l&#8217;invisibilit\u00e0 dell&#8217;essenziale.<\/font><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Scegliere cinque film, per giunta i migliori, \u00e8 un impresa ardua sotto molti punti di vista perch\u00e9 il concetto stesso di &#8216;migliore&#8217; continua ad essermi oscuro, nel cinema come nella vita. Penso che semplicemente a questo aggettivo ognuno di noi associ la propria emozione, la capacit\u00e0 di un film di toccarci nel profondo, anche al di l\u00e0 della sua qualit\u00e0 cinematica. Dunque oltre ai cinque richiesti dal gioco vorrei segnalarne altri, perch\u00e9 mi piace l&#8217;idea che anche solo un lettore possa accogliere questi consigli per la visione e scoprire un nuovo amore, o trascorrere qualche ora fuori dalla realt\u00e0.<br \/>\n<b>A Torin\u00f3i l\u00f3 (The Turin Horse)<\/b> di B\u00e9la Tarr (Ungheria-Francia-Germania-Svizzera-USA\/2011): anche solo l&#8217;idea di raccontare la storia del cavallo che procur\u00f2 la pazzia di Nietsche \u00e8 gi\u00e0 un capolavoro, se poi il film \u00e8 di una tale potenza figurativa non si pu\u00f2 che pensare \u2013 anche solo per un secondo ed a rischio pazzia \u2013 di trovarci di fronte ad un miracolo. <b>Tokyo Koen<\/b> di Shinji Aoyama (Giappone\/2011): un&#8217;opera magistrale, cinema con la &#8216;c&#8217; maiuscola. <b>El a\u00f1o del tigre (The Year of the Tiger)<\/b> di Sebasti\u00e1n Lelio (Cile\/2011): un&#8217;esperienza limite e a cavallo fra documentario e fiction girata a pochissimi mesi di distanza dal terremoto e tsunami che ha devastato il paese sudamericano sugli stessi luoghi. <b>Jodaeiye Nader az Simin (A Separation)<\/b> di Asghar Farhadi (Iran\/2011): uno dei migliori film dell&#8217;anno sotto una enormit\u00e0 di punti vista, da vedere assolutamente. <b>Kotoko<\/b> di Shinya Tsukamoto (Giappone\/2010): il nome del regista gi\u00e0 dice tutto, ed in quest&#8217;opera lo troviamo pure in forma smagliante. <b>Enter the Void<\/b> di Gaspar No\u00e9 (Francia-Germania-Italia-Canada\/2009): un film non di quest&#8217;anno, visto con colpevole ritardo \u2013 ma \u00e8 bello sapere d&#8217;aver qualcosa che si ama da dover recuperare; un&#8217;opera mainstream tutta sperimentale. <b>Tahrir<\/b> di Stefano Savona (Francia-Italia\/2011): Savona si \u00e8 tuffato nella folla di piazza Tahrir al Il Cairo con una Canon 5d ed un registratore digitale, rimanendo in mezzo alla piazza per due settimane, raccogliendo oltre cento ore di immagini, con la lucida incoscienza che solo un certo tipo di documentaristi possiede. Ne \u00e8 nato un documentario fatto di persone, di uomini e di donne, di parole, di canti ed emozioni, una vitale testimonianza del momento storico pi\u00f9 importante dell&#8217;anno appena concluso.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Dei titoli selezionati da Alessio Galbiati fra il meglio del 2011, su RC puoi trovare:<br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16444\">&quot;Memories of a Morning&quot; di Jos\u00e9 Luis Guer\u00edn &#8211; recensione a cura di Alessio Galbiati<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17240\">Intervista a Sion Sono &#8211; a cura di Giampiero Raganelli<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17232\">&quot;Le Havre&quot; di Aki Kaurism\u00e4ki &#8211; recensione a cura di Michele Salvezza<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16576\">&quot;Tokyo Koen di Shinji Aoyama &#8211; recensione a cura di Alessio Galbiati<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16752\">&quot;El a\u00f1o del tigre&quot; di Sebasti\u00e1n Lelio &#8211; recensione a cura di Alessio Galbiati<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16753\">Intervista a Sebasti\u00e1n Lelio e Luis Dub\u00f3 &#8211; a cura di Rapporto Confidenziale (testo+video)<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=15563\">&quot;A Separation&quot; di Asghar Farhadi &#8211; recensione a cura di Roberto Rippa<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16399\">Intervista con Asghar Farhadi e Babak Karim &#8211; a cura di Rapporto Confidenziale (video)<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16361\">&quot;Tahrir&quot; di Stefano Savona &#8211; recensione a cura di Alessio Galbiati<\/a><br \/>\n&#9642; <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16362\">&quot;Intervista a Stefano Savona &#8211; a cura di Rapporto Confidenziale (testo+video)<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\"><i>cover image: <\/i>Memories of a Morning<i> di Jos\u00e9 Luis Guer\u00edn (Corea del Sud\/2011)<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2011 va in archivio. \u00c8 stato un anno complicato e triste sotto molti punti di vista. 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