{"id":18672,"date":"2012-02-02T15:00:39","date_gmt":"2012-02-02T14:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18672"},"modified":"2012-02-02T06:30:40","modified_gmt":"2012-02-02T05:30:40","slug":"suor-omicidi-giulio-berruti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18672","title":{"rendered":"Suor omicidi > Giulio Berruti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_02.jpg\" alt=\"\" title=\"suor_omicidi_02\" width=\"620\" height=\"372\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18673\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_02-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\"><b><font size=\"5\">Ite<\/font><font size=\"5\">, missa est!<\/font><\/b><br \/>\n<i><b>Suor omicidi<\/b> di Giulio Berruti (Italia\/1978)<\/i><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nrecensione a cura di Fabrizio Fogliato<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Prodotto da Enzo Gallo, che in realt\u00e0 si preoccupa solo di depositare un titolo di giornale che recita appunto <i>Suor omicidi<\/i>, questa \u00e8 una delle pellicole pi\u00f9 iconoclaste e provocatorie che il nostro cinema di genere abbia mai prodotto. Intelligente e raffinato nella messa in scena, il film appartiene di diritto a quel cinema medio <i>trans-genere<\/i>, in grado (pi\u00f9 di ogni altro) di leggere e filtrare la realt\u00e0. Uscito nel 1978 ed esempio pregnante del filone denominato <i>nun-exploitation<\/i>, Suor omicidi (aka <i>The Killer Nun<\/i>) di Giulio Berruti \u00e8 un film sfortunato e maledetto, distrutto dalla censura, scomparso dalla circolazione per quasi trent\u2019anni e divenuto oggetto di culto, anche per la sua capacit\u00e0 di andare oltre al facile erotismo di facciata e di non affondare nelle paludi del <i>soft-core<\/i>, evitando ogni scivolone nel cattivo gusto. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 100px\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>\u00abIn tutta franchezza: non lo so. Non l\u2019ho mai pensato e se \u00e8 veramente cos\u00ec, ne sono lusingato, anche se <\/i>Suor omicidi<i> editato \u00e8 la met\u00e0 del film che avrei voluto girare. Penso di dovere molto a Pedro Almod\u00f3var che ha spalancato le menti ed annullato certe irritanti forme di rispetto che rasentano la superstizione. Considero Almod\u00f3var il mio maestro. Il mio guaio \u00e8 che l\u2019allievo ci ha provato due anni prima.\u00bb<\/i> (Intervista a Giulio Berruti al Ravenna Nightmare Film Festival)<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">La storia di Suor Gertrude (ispirata a un fatto realmente accaduto in Belgio), mentalmente disturbata e morfinomane, dedita al vizio ed ai piaceri della carne, accusata degli omicidi ai danni di anziani e malati che scuotono la realt\u00e0 di un ospizio cattolico, attraversa, al termine della lavorazione, un crocevia di contrattazioni, accuse e veleni nei confronti del comitato censorio che ne pretende una sostanziale revisione con il taglio di molte sequenze anche fondamentali nell\u2019economia del film. Dopo patteggiamenti e modifiche il film esce nelle sale, seppur in una versione spuria e manipolata, ed ottiene un ottimo risultato nei cinema di Roma. La distribuzione, all\u2019insaputa di Berruti, compie un tremendo passo falso lanciando il film con la dicitura <i>\u201cdagli archivi segreti del Vaticano\u201d<\/i>. Dopo pochi giorni, il Vaticano stesso ne chiede e ottiene cos\u00ec il sequestro. Il film scompare nel nulla e non viene pi\u00f9 proiettato in Italia, (\u00e8 proibito anche in Inghilterra per \u201cindegnit\u00e0\u201d), e diviene <i>reliquia<\/i> invisibile ma ottiene successo in Spagna (anche a causa della caduta del franchismo) e in Germania. E se la Ekberg offre un\u2019ottima interpretazione, cos\u00ec come tutto il resto del cast, \u00e8 nelle sequenze degli omicidi, lisergiche e musicalmente trascinanti, che Berruti dimostra un talento visivo fuori dal comune, degno del miglior Argento. <\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 100px\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>\u00abDopo i problemi con la censura e vari tagli, il film and\u00f2 nelle sale. A Roma fece il quarto incasso della settimana, poi capit\u00f2 il disastro. Il distributore e il produttore avevano pensato bene, e senza consultarmi, di lanciare il film con un manifesto dove, a caratteri cubitali, spiccava la scritta: <\/i>Dagli archivi segreti del Vaticano!<i> Il Vaticano, invitato a nozze non ci pens\u00f2 molto a chiedere il sequestro del film. Il sequestro provoc\u00f2 il fallimento del distributore che gi\u00e0 navigava in cattive acque e il film non venne pi\u00f9 proiettato in Italia.\u00bb<\/i> (ibidem)<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_01.jpg\" alt=\"\" title=\"suor_omicidi_01\" width=\"620\" height=\"372\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18674\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_01-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Giulio Berruti \u00e8 nato a Torino nel 1937. Terminati gli studi presso un istituto salesiano, si affaccia sul mondo del cinema, all\u2019epoca imperniato su produzioni locali e distribuzioni regionali, ma \u00e8 andando a Roma, che entra ufficialmente nei ruoli attivi della settima arte. Dopo una decina di anni cinematografici che lo occupano a ricoprire importanti mansioni come sceneggiatore, aiuto regia e montatore, Giulio Berruti esordisce alla regia nel 1976 con <i>Noi siam come le Lucciole<\/i>:<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 100px\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>\u00abIl film era ispirato allo \u201cscandalo Profumo\u201d e rivolto tutto a favore della squillo che lo aveva provocato. Era una commedia brillante; pensai fosse un buon modo per iniziare la regia: pochi soldi ma anche pochi rischi. In quegli anni, gli esordienti correvano dietro al film \u201ccapolavoro\u201d, a quello ricco di messaggi. Io non avevo dottrine da comunicare ai posteri. Cos\u00ec scrissi, girai e montai <\/i>Noi Siam Come le Lucciole<i> con Silvia Dionisio, Paolo Ferrari, Roberto Hoffman, Claudio Undari (Robert Hundar). Il film fece la sua strada senza troppa gloria ma anche con poca infamia.\u00bb<\/i> (ibidem)<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Il seguente e popolarmente pi\u00f9 apprezzato film <i>Suor omicidi<\/i> sar\u00e0 il suo ultimo lungometraggio. Tra le pellicole pi\u00f9 interessanti che ha scritto, oltre agli horror di Corrado Farina, <i>Hanno cambiato faccia<\/i> (1971) e <i>Baba Yaga<\/i> (1973), vanno ricordati il noir <i>La mano lunga del Padrino<\/i> (1972) di Nardo Bonomi, e l\u2019anticlericale d\u2019autore <i>Albero Verde<\/i> (1966) di Giuseppe Rolando. Giulio Berruti ha abbandonato il mondo del lungometraggio di fiction dopo il calvario di <i>Suor omicidi<\/i> ed \u00e8 incredibile notare come il cinema italiano, in questi anni, auto-contorcendosi nella propria infinita crisi, abbia perso per strada un regista dalle simili potenzialit\u00e0.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 100px\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>\u00abTieni conto che quando arriv\u00f2 la mazzata del sequestro io avevo gi\u00e0 chiuso con Carlo Maietto un contratto per la realizzazione di un film che ancora oggi considero \u2013 sulla carta \u2013 il mio capolavoro. Dopo quelle vicissitudini, nessun distributore si dichiar\u00f2 disponibile a investire sul mio nome. Il film che parla della disgregazione della famiglia \u00e8 ancora nel cassetto, anche se qualche regista(anche di chiara fama) si \u00e8 offerto di acquistarlo. In altre mani, quel film si trasformerebbe nel pi\u00f9 colossale splatter della storia del cinema. Ed io non voglio. Preferisco sperare di riuscire a metterlo in piedi.\u00bb<\/i> (ibidem)<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Sin dai titoli di testa <i>Suor omicidi<\/i> svela la sua architettura. Con tre stacchi il regista Giulio Berruti affonda il bisturi nella ferita. Sulle note cupe di un <i>Dies Irae<\/i> di Alessandro Alessandroni, l\u2019inquadratura dal basso di un prete (interpretato dallo stesso Berruti) che consacra il sangue di Cristo nel calice innalzato al cielo, introduce al sacrificio. Il controcampo \u00e8 un\u2019inquadratura dall\u2019alto (e quindi opposta alla celebrazione) che mostra una lunga fila di monache che si apprestano ad inginocchiarsi all\u2019altare per ricevere la comunione (e quindi il sacrificio). Il terzo stacco mostra di lato, in profondit\u00e0 di campo un confessionale con una suora inginocchiata (la remissione dei peccati che precede il ricevimento dell\u2019eucarestia). Dio \u00e8 nella visione del regista l\u2019espressione tronfia e contraddittoria del potere. La monaca incarna, attraverso la sua sacralit\u00e0 il \u201cministro\u201d di quel potere e l\u2019eucarestia \u00e8 il \u201ccibo\u201d che alimenta l\u2019esercizio del dominio sui deboli. Tutto avviene nella solitudine, dove il peccato prospera e si ri-genera ciclicamente, e solo l\u2019espiazione attraverso la confessione prima e il sacrificio poi, pu\u00f2 allontanare momentaneamente il peccato e la dannazione.<br \/>\n<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_04.jpg\" alt=\"\" title=\"suor_omicidi_04\" width=\"620\" height=\"372\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18675\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_04-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>L\u2019anticlericalismo di Giulio Berruti \u00e8 quindi manifesto ed esplicito, e traduce l\u2019assoluto del potere attraverso l\u2019omicidio sistematico dei pi\u00f9 deboli. Se Suor Gertrude esercita con cinismo l\u2019eutanasia sui malati terminali, osservandone (o immaginandone) l\u2019agonia lenta e disperata, Suor Matilde compensa la sua dannazione (ha subito violenza in giovent\u00f9) attraverso una serie di omicidi crudeli e sanguinari che diventano materializzazione e metonimia del sacrificio dell\u2019eucarestia. Non a caso i \u201csuoi\u201d morti precipitano sempre verso il basso in una rappresentazione visionaria della dannazione dell\u2019inferno. Il potere inteso come dominio sui deboli ( e quindi in provocatoria antitesi con la vocazione della Chiesa e dei sui ministri), \u00e8 in <i>Suor omicidi<\/i>, il motore che guida i comportamenti delle suore. La scena allucinante in cui Suor Gertrude distrugge la dentiera di Josephine \u00e8 emblematica del volere del regista di dissacrare la consuetudine dei comportamenti monacali. Nella sequenza la donna (con la sua fragilit\u00e0 e le sue nevrosi) prende il sopravvento sulla Suora che attraverso il potere conferitogli dall\u2019abito, prima esercita l\u2019umiliazione degli ospiti dell\u2019ospizio, poi scatena con violenza la frustrazione della solitudine sulla povera e indifesa Josephine a cui distrugge la dentiera schiacciandola brutalmente sotto i piedi. Suor Gertrude compensa la sua solitudine con l\u2019abbandono alla morfina e con l\u2019esercizio clandestino della prostituzione. E\u2019 un\u2019anima persa che ha sostituito la droga a Dio, anzi lei considera la morfina un surrogato di Dio. No a caso, la scena pi\u00f9 martoriata dalla censura (e di cui oggi non rimangono che pochi fotogrammi) \u00e8 quella in cui prima di bucarsi la Suora compie nei gesti una parodia della messa: solleva la siringa al cielo, la bacia e si inietta la morfina in ginocchio. Suor Gertrude agisce come una gazza ladra: vede agonizzare le sue vittime a cui una volta morte, sottrae piccoli oggetti preziosi (anelli, braccialetti\u2026), che vende in un\u2019altra citt\u00e0 e con il cui ricavato si compra la morfina.<\/p>\n<p>\u00c8 una donna sola che di notte si presenta fragile e indifesa (l\u2019accenno al lesbismo con Suor Matilde), ma che di giorno, nascosta sotto l\u2019abito sacro, riacquista vigore ed energia e dirige l\u2019ospizio con piglio militare. In questo suo modo di essere \u00e8 l\u2019incarnazione del \u201cpotere assoluto\u201d ed astratto della Chiesa e ne incarna tutte le contraddizioni relative all\u2019umilt\u00e0, alla ricchezza, e alla castit\u00e0. Suor Matilde \u00e8 invece il lato oscuro e caricaturale del Male, che si traveste di sacro per agire indisturbato e restare impunito. L\u2019impulso omicida che la guida contiene qualcosa di animalesco che, unito alla metodicit\u00e0 e alla furia con cui vengono riprodotti gli omicidi da lei commessi, le conferisce un\u2019aura luciferina. Giulio Berruti, nelle scene di omicidio mette in scena un vero e proprio rituale della distruzione. La visionariet\u00e0 lisergica che accompagna la musica psichedelica di sottofondo contempla una visione iconoclasta dell\u2019omicidio. Dettagli, close-up sugli occhi e un montaggio martellante e ipnotico accompagnano le mattanze messe in scene con un eleganza <i>splatter<\/i> mai vista (su tutte la scena degli spilloni). Nonostante una forte componente di genere, <i>Suor omicidi<\/i> mantiene (anche oggi) un\u2019ambiguit\u00e0 glaciale e incomprensibile che ne fa un prodotto inclassificabile. \u00c8 indubbia l\u2019urgenza del regista di smascherare l\u2019ipocrisia del \u201cpotere\u201d cattolico (cui paradossalmente il Vaticano porge il megafono ottenendo il ritiro del film dalle sale), ma \u00e8 altrettanto evidente la voglia di costruire una storia di dannazione attraverso uno spessore psicologico dei personaggi che non pu\u00f2 essere apparentato ad altri prodotti del filone <i>nun-exploitation<\/i>. <\/p>\n<p><i>Suor omicidi<\/i> \u00e8 un\u2019opera intrisa di pessimismo cui la fotografia, traslucida e patinata di Antonio Maccoppi, non riesce a mascherare le zone d\u2019ombra esistenziali e di denuncia contenute al suo interno. Il 1978 \u00e8 l\u2019anno dei tre papi: l\u2019anno in cui Giovanni Paolo I muore dopo soli 33 giorni di pontificato portandosi dietro una scia di misteri e di ambiguit\u00e0 mai del tutto risolte. Sono gli anni dove lo IOR (la banca vaticana, l&#8217;Istituto Opere Religiose), guidato da Paul Marcinkus, intrattiene rapporti a dir poco sconvenienti con il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi (riciclatore di denaro mafioso), ed \u00e8 quindi naturale che un film scomodo e provocatorio come <i>Suor omicidi<\/i> si scontri con una censura ed un\u2019intransigenza che ne travalicano i soli meriti cinematografici. Il finale del film appare quasi come una dichiarazione programmatica di impotenza: un suora \u00e8 inginocchiata in un confessionale immerso nella penombra, un lento carrello all\u2019indietro mostra il confessionale vuoto mentre la suora continua a parlare\u2026<\/p>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_03.jpg\" alt=\"\" title=\"suor_omicidi_03\" width=\"620\" height=\"372\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18676\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/suor_omicidi_03-300x180.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<br \/>\n<\/font><font face=\"Arial\"><b>Suor omicidi<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\ntitolo internazionale: <i>The Killer Nun<\/i><\/p>\n<p><b>Regia<\/b>: Giulio Berruti<br \/>\n<b>Soggetto<\/b>: Enzo Gallo<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Giulio Berruti, Alberto Tarallo<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Tonino Maccoppi<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Mario Giacco<br \/>\n<b>Musica<\/b>: Alessandro Alessandroni<\/p>\n<p><b>Interpreti<\/b>: Anita Ekberg (suor Gertrud), Joe Dalessandro (Patrick), Lou Castel (Pierre), Alida Valli (madre superiora), Massimo Serato (dr. Porret), Paola Morra (suor Mathieu), Alice Gherardi, Laura Nucci, Lee De Barriault, Daniele Dublino (direttore), Nerina Montagnani (Josephine)<\/p>\n<p><b>Produzione<\/b>: Cinesud, Gruppo di Lavoro Calliope<br \/>\n<b>Distribuzione<\/b>: Impegno Cinematografico<br \/>\n<b>visto di censura<\/b> n\u00b0 73203<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Italia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1978<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 85&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ite, missa est! Suor omicidi di Giulio Berruti (Italia\/1978) recensione a cura di Fabrizio Fogliato Prodotto da Enzo Gallo, che in realt\u00e0 si preoccupa solo di depositare un titolo di giornale che recita appunto Suor omicidi, questa \u00e8 una delle pellicole pi\u00f9 iconoclaste e provocatorie che il nostro cinema di genere abbia mai prodotto. 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