{"id":18811,"date":"2012-02-06T22:46:16","date_gmt":"2012-02-06T21:46:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18811"},"modified":"2012-07-04T16:06:02","modified_gmt":"2012-07-04T14:06:02","slug":"skepp-till-india-land-la-terra-del-desiderio-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18811","title":{"rendered":"Skepp till India land (La terra del desiderio) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/skepp-till-india-land_01.jpg\" alt=\"\" title=\"skepp-till-india-land_01\" width=\"620\" height=\"446\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18815\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/skepp-till-india-land_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/skepp-till-india-land_01-300x215.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Skepp till India land (La terra del desiderio) <\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\">regia di Ingmar Bergman (Svezia\/1947)<\/font><font size=\"2\" face=\"Georgia\"><br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\nIl desiderio del titolo italiano \u00e8 quello che si perde nel liquido amniotico, il flusso d\u2019acque che costituisce l\u2019elemento caratterizzante il primo Bergman. Si identifica con la liquidit\u00e0 genitoriale, non necessariamente ed esclusivamente la madre, la visione dell\u2019indistinto e del collettivo, campo lungo o lunghissimo (l\u2019incipit di <b><i>Come in uno specchio<\/i><\/b>) dove il sentimento si intreccia, confuso e condizionato. Baluginante come i riflessi dell\u2019acqua sulle pareti e sui volti e intermittente al pari delle luci al neon che introducono la progressione drammatica, il momento precedente il gesto estremo, il suicidio: qui, come nel film d\u2019esordio, <b><i>Crisi<\/i><\/b>.<\/p>\n<p>L\u2019acqua sospende e incanta il luogo (soprattutto narrativo), fa combaciare la partenza col ritorno, l\u2019odio con l\u2019amore, l\u2019immagine fisica con quella mentale. S\u2019infiltra nella visione perturbata, vedo ci\u00f2 che penso, e in quella onirica: sogno il film, il conflitto. Il racconto sfuma nel simbolo, ciascun personaggio \u00e8 costruzione e decostruzione dell\u2019io narrante e sognante Johannes (Birger Malmsten), assopito in quell\u2019altro luogo simbolico che divide l\u2019acqua dalle pietre, il liquido dal solido, il mobile dall\u2019immobile, zona liminare bergmaniana che fa il paio col crocicchio finale di <b><i>Piove sul nostro amore<\/i><\/b>. Una spiaggia che demarca il confine tra una condizione statica, involuta e una fluttuante, <i>in progress<\/i>.<\/p>\n<p>Il sogno\/segno de <i><b>La terra del desiderio<\/b><\/i>, titolo originale <b><i>Skepp till India land<\/i><\/b>, nave per le Indie (dove le Indie, pi\u00f9 che un preciso e definito luogo geografico, appartengono al mito, rappresentando il luogo mentale della liberazione), \u00e8 proprio quello della famiglia, luogo da rifondare ritrovare, da cui fuggire ritornare. Lo stile comincia a definirsi in un\u2019articolazione di immagini-affezione, primi piani di volti integrati da dialoghi fitti, secchi e dolorosi, che disegnano un mondo interiore sempre pi\u00f9 riconoscibile, anche quando adombrato da un soggetto non originale (in questo caso un\u2019opera teatrale di Martin S\u00f6derhjelm), radicalmente riscritto. O dalle influenze di pre-destinazione da realismo poetico, superato da un parlare meno artificioso, di lancinante verit\u00e0. Attorno, di nuovo una serie composita di esercizi di forma, che il bravo operatore G\u00f6ran Strindberg riesce a spalmare con estrema fluidit\u00e0, oscillante tra il biancore delle scene marine e la fitta oscurit\u00e0 di interni cupi e strade perdute <i>noir<\/i> (sia pure ricostruite in studio).<\/p>\n<p>Il dato simbolico si costruisce attraverso il ricorrente numero magico quattro, doppio del doppio (grazie al quale, come precedentemente, A combacia con B, inizio con fine, partenza con ritorno, bene con male, crisi con risoluzione, lieto fine con tragedia), oltre che completamento di un\u2019artificiale e supposta perfezione del tre (formata dal classico nucleo familiare: padre, madre, figlio) attraverso l\u2019elemento oscuro e perturbatore, rivelazione di crisi. Sally (Gertrud Fridh), femme fatale rovina famiglie, la soubrette di un luogo equivoco frequentato dal capitano Alexander Blom, il padre (Holger L\u00f6wenadler). Che la porta a casa (una barca), incurante del dolore (sottomesso) della moglie e delle ire impetuose del figlio odiato, disprezzato e per questo complessato, schiacciato dal peso indotto di una mostruosit\u00e0 immaginaria e simbolica quanto la cecit\u00e0 imminente e immanente a cui \u00e8 condannato il padre. Preoccupato, per tal motivo, non di non poter pi\u00f9 vedere, ma di non aver mai visto. La sua vita \u00e8 stata infatti il fallimento che ha spostato sul figlio, sin dalla nascita di quest\u2019ultimo: simbolo di una giovinezza e di una potenzialit\u00e0 odiate perch\u00e9 perdute.<\/p>\n<p>Come Sally costituisce l\u2019elemento critico per la famiglia (sin dal suo tipico ruolo di sciantosa, che per\u00f2 Bergman spoglia dei luoghi comuni), Johannes \u00e8 l\u2019elemento capace di togliere il sonno al capitano Blom, a sua volta incubo del figlio, pericolosamente sospinto sul labile confine tra odio e amore, ripulsa e imitazione del modello paterno. Metaforico il lavoro in comune (il recupero di un relitto marino) e metaforica (edipica) la passione che Johannes nutrir\u00e0 nei confronti della donna del padre.<\/p>\n<p>La ragazza, immessa nella sua routine frigida di donna insenziente, al servizio di chi le garantisca una sopravvivenza economica, non \u00e8 distante dal modello della moglie del capitano, Alice (Anna Lindahl), devota e asessuata, la quale confida esclusivamente nella malattia del marito come il mezzo estremo che finalmente possa legarle l\u2019uomo a s\u00e9, dopo un\u2019umiliante vita a due in cui ha dovuto sopportare la presenza di altre donne e la condivisione delle di lui fisime (persino il rifiuto per il figlio).<\/p>\n<p>Ognuno \u00e8 specchio perturbante dell\u2019altro, tutti un inferno in miniatura, necessario. Il sentimento autentico d\u2019amore che Johannes offre a Sally scuote le fondamenta dell\u2019innaturale negazione della ragazza al desiderio, all\u2019apertura all\u2019altro. Pungola la sua paurosa propensione a farsi pietra, esattamente come i personaggi anziani. La ragazza reagisce con terrore, l\u2019amore \u00e8 la morte (e la morte, nei film successivi, sar\u00e0 l\u2019amore). L\u2019acqua, il mare sono allora simbolo e promessa di scioglimento, di disincagliamento dell\u2019anima. Richiamo, voce. In virt\u00f9 dell\u2019ancestralit\u00e0 amniotica che rappresenta, luogo di potenzialit\u00e0 tutto da esprimere, nostalgia di un\u2019era che non ha raggiunto la solidificazione, non ancora nata. Eppure materia da cui tutto ha avuto origine, male e sviluppo errato successivo inclusi.<\/p>\n<p>Le sequenze d\u2019amore tra i due giovani, in spiaggia, in barca, nel mulino, hanno l\u2019ariosit\u00e0 del Bergman delle estati d\u2019amore, senza la consapevolezza che il temporale \u00e8 in agguato, preannuncio della disilludente stagione successiva. Durante l\u2019operazione di recupero del relitto, il padre tenta di uccidere il figlio, sprofondato sotto la chiglia. La sua ombra sembra quella di un vampiro. Scoperto, ha una violenta reazione infantile. Fa inabissare l\u2019imbarcazione (simbolo della sua esistenza), fugge da tutto e tutti, rifugiandosi in una gar\u00e7onniere interiore dove, allo stesso modo, rompe gli oggetti che la decorano, maschere e monili esotici, foto di luoghi lontani. La stanza dei sogni, delle utopie e delle falsit\u00e0, dei viaggi perduti. Rifugio per\u00f2 dove l\u2019odio per il figlio si rivela per quel che \u00e8 davvero: disgusto di s\u00e9. Una sequenza forte ed espressiva, commovente nel mostrare il lato misero e fragile del cattivo: classico bergmaniano. All\u2019arrivo della polizia, l\u2019uomo si getta dalla finestra, nonostante la comprensione della moglie e del figlio; o forse proprio per questo. Amore terrore, sentimento che uccide.<\/p>\n<p>Un gesto risolutivo che restituisce alla coppia ufficiale l\u2019unit\u00e0 originaria, ma malata. La realizzazione del sogno meschino di Alice, con il marito, ancora pi\u00f9 a mal partito dopo la caduta, ricondotto a un misero ovile di dipendenza reciproca. Per Johannes \u00e8 la spinta verso le Indie, l\u2019invito al viaggio verso un non luogo, zona di latenza e latitanza. Ma il film si \u00e8 aperto sul suo ritorno, la vicenda ha avuto origine dal sogno-flashback. Al risveglio, dietro l\u2019uomo, una coppia allegra sulla spiaggia, riflesso malinconico della sua stagione amorosa con Sally. Coazione a ripetere, senza stavolta alcun cupo disincanto. <\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 tornato per regolare davvero i conti, per portare Sally a s\u00e9 e con s\u00e9. Sette anni dopo: convenzione formulare per indicare un periodo lungo e compiuto, nonch\u00e9 il risultato del tre celeste con il quarto incomodo terrestre. La solidificazione della ragazza \u00e8 gi\u00e0 avvenuta e tuttavia Johannes insiste, fino a scioglierla, come da un incantesimo. Nave nuovamente in partenza, viaggio a due. Mare, cielo, gabbiani. Sembrerebbe esserci adesso il compimento di un finale positivo. Nei film successivi, per\u00f2, la situazione della fuga in coppia, tra il mare e le onde, col culmine di <b><i>Monica e il desiderio<\/i><\/b>, sar\u00e0 ancora, e in maniera pi\u00f9 netta e radicale, soltanto il principio di un\u2019ulteriore promessa non mantenuta. L\u2019in(d)izio di una sconfitta definitiva.<\/p>\n<p><i>Leonardo Persia<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table2\">\n<tr>\n<td width=\"269\"><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/skepp-till-india-land.jpg\" alt=\"\" title=\"skepp-till-india-land\" width=\"256\" height=\"348\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18816\" \/><\/font><\/td>\n<td><font face=\"Arial\"><b>Skepp till India land<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Titolo internazionale: <i>A Ship Bound for India<\/i><br \/>\nTitolo italiano: <i>La terra del desiderio<\/i><\/p>\n<p><b>Regia e sceneggiatura<\/b>: Ingmar Bergman (da un dramma di Martin S\u00f6derhjelm)<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: G\u00f6ran Strindberg<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Tage Holmberg<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: P. A. Lundgren<br \/>\n<b>Musica<\/b>: Erland von Koch<\/p>\n<p><b>Interpreti<\/b>: Holger L\u00f6wenadler, Birger Malmsten, Gertrud Fridh, Anna Lindahl, Lasse Krantz, Jan Molander<\/p>\n<p><b>Produttore<\/b>: Lorens Marmstedt<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Sveriges Folkbiografer<br \/>\n<b>Prima proiezione<\/b>: 22 settembre 1947<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Svezia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1947<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 98&#8242;<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" width=\"400\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">speciale INGMAR BERGMAN<\/a><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Skepp till India land (La terra del desiderio) regia di Ingmar Bergman (Svezia\/1947) recensione a cura di Leonardo Persia Il desiderio del titolo italiano \u00e8 quello che si perde nel liquido amniotico, il flusso d\u2019acque che costituisce l\u2019elemento caratterizzante il primo Bergman. 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