{"id":19298,"date":"2012-02-22T13:03:22","date_gmt":"2012-02-22T12:03:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19298"},"modified":"2012-02-22T13:04:02","modified_gmt":"2012-02-22T12:04:02","slug":"il-dittico-neo-gotico-di-emilio-p-miraglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19298","title":{"rendered":"Il dittico Neo-gotico di Emilio P. Miraglia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia_cover.jpg\" alt=\"\" title=\"\" width=\"620\" height=\"426\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19304\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia_cover.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia_cover-300x206.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>Il dittico Neo-gotico di Emilio P. Miraglia<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\ndi Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-left: 100px\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\" color=\"#666666\"><i>\u00abNon so perch\u00e9, bast\u00f2 uno sguardo di sfuggita alla vecchia dimora, per darmi un senso di insopportabile depressione; insopportabile, perch\u00e9 questa mia sensazione non era addolcita dal fascino, quasi perverso, che hanno, perch\u00e9 poetiche, anche le pi\u00f9 crude immagini di desolazione e di terrore.\u00bb<\/i><br \/>\n<\/font><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 9pt\" color=\"#666666\">&#8211; E. A. Poe, La caduta della Casa Usher<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\">Il dittico di Emilio P. Miraglia, girato tra il 1971 e il 1972 tra il Veneto e la Baviera, echeggia pienamente le atmosfere delle parole di Poe. <i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i> (1971) e <i>La dama rossa uccide sette volte<\/i> (1972), se a prima vista possono apparire come il colpo di coda (fuori tempo massimo) del gotico all\u2019italiana, in realt\u00e0 nascondono molteplici motivi di interesse nella raffinatezza registica coniugata al design e al dec\u00f2r degli ambienti, ma soprattutto nella modernizzazione di un genere che, all\u2019alba degli anni \u201970, trova nuova linfa attraverso la contaminazione con il giallo di matrice argentiana.<\/p>\n<p>Quello a cui ambisce Miraglia \u00e8 la creazione di un \u201cneo-gotico\u201d (strada che raramente verr\u00e0 poi percorsa da altri) in cui inserire tematiche e ambientazioni moderne, la soggettiva dell\u2019assassino \u201cmascherato\u201d, un gusto glamour e trendy per la messa in scena, ma in cui, anche, tutti i topoi del genere di riferimento (il gotico scuola Bava e Freda) vengono rigorosamente rispettati. La contaminazione tra elementi gotici tradizionali (il castello, gli spiriti, i rumori e gli scricchiolii), atmosfere tipiche dei racconti di Poe (gli elementi naturali come vento e pioggia carichi di inquietudine), rimandi al Ritratto di Dorian Gray (la pittura e i quadri), il denaro come motore narrativo (l\u2019eredit\u00e0), si coniuga perfettamente con l\u2019estetica high-tech degli ambienti e dei costumi.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\">\n<tr>\n<td width=\"200\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/evelyn.jpg\" alt=\"\" title=\"evelyn\" width=\"199\" height=\"303\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19301\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/evelyn.jpg 199w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/evelyn-197x300.jpg 197w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/td>\n<td><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/b> (1971)<br \/>\n  Un aristocratico inglese, Sir Alan Cunnigham (Anthony Steffen [Antonio De Teff\u00e8]) , reduce da un clinica psichiatrica nella quale era stato ricoverato dopo aver ucciso la moglie Evelyn, sorpresa in flagrante adulterio, fa ritorno al suo castello. Ossessionato dal ricordo della moglie, egli prende ad ospitare nel maniero giovani prostitute dai capelli rossi (come la defunta consorte) che uccide dopo averle sottoposte a crudeli torture. Successivamente, innamoratosi di Gladys (Marina Malfatti), una spogliarellista, la sposa. La vita dei due coniugi scorre tranquilla, fin quando il fantasma di Evelyn appare nel castello ed alcuni ospiti trovano la morte in circostanze misteriose.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"200\" height=\"20\">&nbsp;<\/td>\n<td height=\"20\">&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"200\" valign=\"top\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/dama.jpg\" alt=\"\" title=\"dama\" width=\"199\" height=\"279\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19300\" \/><\/td>\n<td><font face=\"Arial\" size=\"2\"><b>La dama rossa uccide sette volte<\/b> (1972)<br \/>\n  Ogni cento anni la \u201cDama Rossa\u201d torna in un castello della Germania per ripetere i misfatti cominciati alcuni secoli fa (uccise sette persone, l&#8217;ultima delle quali era sua sorella). Tobias Wildenbruck (Rudolf Schundler), l&#8217;attuale proprietario del castello, per neutralizzare il maleficio (\u00e8 il periodo in cui la \u201cDama Rossa\u201d dovrebbe colpire nuovamente), scambia la pi\u00f9 violenta delle due nipoti, Eveline (che suppone sia la \u201cDama Rossa\u201d), con una contadinella. Nonostante ci\u00f2, i delitti vengono compiuti ugualmente: Tobias \u00e8 fra le vittime. Qualche anno dopo, l&#8217;altra nipote Ketty (Barbara Bouchet) \u00e8 vittima di sospetti, paure (crede di aver ucciso, sia pure involontariamente, la sorellina; in realt\u00e0, si trattava della piccola contadina), mentre l&#8217;assistente dello zio Franziska Wildenbruck (Marina Malfatti), sembra nascondere incoffessabili segreti.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\nI costumi estremamente ricercati (quelli de <i>La dama Rossa uccide sette volte<\/i> sono della grande stilista tedesca Mila Sch\u00f6n) e il dec\u00f2r, degli ambienti che fa sfoggio di lussuoso modernariato e di oggetti di puro design, vengono imbrattati di sangue, mentre i corpi di giovani prostitute (<i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i>) e di bellissime modelle (<i>La dama rossa uccide sette volte<\/i>), vengono martoriati da innumerevoli ferite portate con armi da taglio. L\u2019omicidio \u00e8 rabbioso, morboso e compulsivo, finalizzato non all\u2019annientamento ma alla distruzione dei corpi (valga per tutti, l\u2019esempio della sequenza del \u201cpasto delle volpi\u201d in <i>Evelyn<\/i>), che vengono martoriati da una serie di \u201cpenetrazioni\u201d di lame luccicanti che assumono la valenza di veri e propri \u201cstupri\u201d (non a caso i delitti al maschile non vengono attuati tramite l\u2019utilizzo di armi bianche). <\/p>\n<p>I temi che si rincorrono sono (quasi) gli stessi in entrambe le pellicole: il \u201cdoppio\u201d, la messa in scena come finzione e inganno, la maschera, la trasformazione, il contesto fiabesco; cos\u00ec come anche alcuni personaggi sembrano sdoppiarsi: Evelyn (in forma diversa) compare in entrambe i film, i ricattatori Albert (<i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i>) e Peter (<i>La dama rossa uccide sette volte<\/i>), uomini e donne ricoverati in ospedali psichiatrici, mezzane in grado di manovrare destini e azioni degli accoliti del castello e infine assassini presuntuosi (e lucidamente disturbati) che vanno incontro ad una tremenda punizione.<\/p>\n<p>Preso nel suo complesso, il dittico di Emilio P. Miraglia sorprende per alcuni accostamenti azzardati e per la \u201creinvenzione\u201d di temi classici del gotico all\u2019Italiana: l\u2019equiparazione tra prostitute e modelle, entrambe vittime colpevoli a causa dell\u2019ostentazione estetica (\u00abSei venuto qui per vedermi nuda?\u00bb dice Lul\u00f9 a Martin il <i>La dama rossa uccide sette volte<\/i>) o a causa del loro vendere il proprio corpo (\u00abTi marchio come una volta si marchiavano le prostitute dice\u00bb dice Alan a Polly in <i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i>). Su entrambe le pellicola domina un&#8217;aristocrazia decadente e perversa (ancora Poe) che anela al denaro non come fonte di ricchezza ma come sterile rivincita esistenziale. La colpa, elemento tipico del gotico all\u2019italiana, nel dittico miragliano, lascia ben presto il posto ad una sessualit\u00e0 perversa, venata di sadomasochismo, legata ad atmosfere fetish e malsane, disinvolta nel trasformarsi, continuamente, in moneta di scambio sulla strada per il successo. La sessualit\u00e0 nel dittico \u201cneo-gotico\u201d di Miraglia, trasmette quella sensazione di \u201cinsopportabile depressione\u201d richiamata da Poe, perch\u00e9 il sesso in entrambe i film non \u00e8 mai gioioso e non d\u00e0 mai soddisfazione, ma \u00e8 servile, violento e a pagamento.<\/p>\n<p>La famiglia, elemento centrale della cultura italica, ne esce con le ossa rotte, tra fratricidi, tradimenti, violenza infantile e arrivismo economico, e (involontariamente?) Miraglia ne osserva la nemesi (la m.d.p. segue da lontano, o da dietro delle grate le tresche familiari) e ne anticipa la destrutturazione (che caratterizzer\u00e0, con esiti alterni e discontinui) tutto il \u201cbis\u201d degli anni \u201970. Al centro delle due pellicole ci sono famiglie borghesi dilaniate da conflitti interni, da invidie e rancori, composte da individui talmente odiosi nella loro insipienza e arroganza da meritare l\u2019eliminazione violenta. Quelli del dittico di Miraglia non sono mai personaggi simpatici, non suscitano mai empatia, ma repellono per la loro natura di arrampicatori sociali, per la loro sete di denaro e cupidigia, per la loro complice omert\u00e0 e per il loro essere senza scrupoli: come ben dimostra il finale, realmente disturbante e malsano, di <i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i>. Sangue e fiele sono il nutrimento di questi parenti-iene, pronti a sbranarsi senza piet\u00e0 pur di ottenere l\u2019eredit\u00e0, aperti all\u2019incesto e alla concupiscenza pur di salire l\u2019ascensore sociale.<\/p>\n<p>A distanza di tempo l\u2019opera \u201cneo-gotica\u201d di Miraglia assume, quindi, i crismi di una feroce critica sociale virata e filtrata attraverso il \u201cgenere\u201d. Pur non rinunciando a inserire banali stereotipi (la modella, il commissario di polizia, il direttore dell\u2019azienda, il borghese-vizioso), il dittico miragliano, sorprende, per la capacit\u00e0 di costruire (in ognuno dei due film) un gioco al massacro che non prevede n\u00e9 vincitori n\u00e9 vinti. Il denaro \u00e8 il motore di ogni nefandezza perpetrata attraverso la suggestione e la manipolazione di soggetti deboli e, il desiderio (anche sessuale) che esso scatena corre di pari passo con quello di apparire da parte dei protagonisti. Quella di Miraglia \u00e8 dunque la rappresentazione di una societ\u00e0 totalmente priva di valori morali che ha definitivamente abdicato a sentimenti ed emozioni (entrambi totalmente assenti nelle pellicole), per abbracciare un edonismo sterile e decadente (sotto questo aspetto Miraglia precorre i tempi).<\/p>\n<p>La chiave narrativa scelta dal regista \u00e8 quella della fiaba-gotica, all\u2019interno della quale coesistono (in modo complementare) l\u2019orribile e il meraviglioso. I due film, infatti, sono come due favole-horror (<i>Evelyn<\/i> richiama Alice, mentre la <i>Dama Rossa<\/i> ammicca a Cappuccetto Rosso) dove il bizzarro si manifesta attraverso le uccisioni costruite come veri e propri assalti sanguinari con armi bianche, ma anche facendo precipitare le vittime su inferriate (Elizabeth), trascinandole con la macchina (Peter), finendole a colpi di pistola (Lul\u00f9) o spaventandole a morte (Tobias); nei due film il bizzarro passa anche attraverso la rappresentazione del sesso con sorprendenti esplosioni di perversione. La morte, \u00e8 sempre trattata con ironia, quasi con sarcasmo (come se il regista volesse sbeffeggiare le vittime), come dimostrano tanto l&#8217;omicidio di Lenore e le risate sghignazzanti che accompagnano ogni omicidio in <i>La dama rossa uccide sette volte<\/i>, quanto la messa in scena erotico-funebre di Simon (Erika Blanc) in <i>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/i>. L\u2019intento \u00e8 dissacratorio e, contemporaneamente, finalizzato a rinnovare le dinamiche \u201cdi genere\u201d attraverso la contaminazione con un\u2019ironia macabra e sferzante. L\u2019obiettivo (raggiunto) \u00e8 quello di dipingere, con sarcasmo e spietatezza, un ritratto al vetriolo di una micro\/macro societ\u00e0 al collasso.<\/p>\n<p>Nel dittico il manifestarsi degli elementi naturali assume la valenza di anticipazione della tragedia e, nel solco della migliore tradizione gotica, la loro comparsa amplifica a dismisura la portata orrorifica della suspance cinematografica. I due finali poi trovano il loro punto di congiunzione nell\u2019acqua e nel sangue. Ma se il finale di <i>Evelyn<\/i> avviene alla luce del sole in un ambiente moderno e in una piscina all\u2019acido solforico e trasuda degrado e perversione, quello de <i>La dama rossa<\/i> sembra, volutamente (forse perch\u00e9 ne \u00e8 il canto del cigno), omaggiare il genere di appartenenza con il sotterraneo, il fango, i topi, e la donna imprigionata, e con l\u2019onda che si scatena all\u2019apertura della porta, che richiama il <i>Contronatura<\/i> (1969) di Antonio Margheriti. Miraglia assume quindi, la lezione del giallo argentiano senza rinunciare a quell\u2019atmosfera \u201cantica\u201d e al fascino morboso della decadenza tipica del nostro gotico. Non a caso i due titoli in questione, su cui svetta la bellezza diafana e spigolosa di Marina Malfatti sono tra i pi\u00f9 famosi e i pi\u00f9 ricordati, ancora oggigiorno (per gli innumerevoli passaggi televisivi, anche se mai nelle versioni integrali).<\/p>\n<p><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia.jpg\" alt=\"\" title=\"miraglia\" width=\"620\" height=\"510\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19299\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/miraglia-300x246.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"7\" color=\"#666666\">* * *<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/eID0_8wb0_0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><font face=\"Arial\"><b>La notte che Evelyn usc\u00ec dalla tomba<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Emilio P. Miraglia<br \/>\n<b>Soggetto<\/b>: Fabio Pittorru, Massimo Felisatti<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Emilio P. Miraglia, Fabio Pittorru, Massimo Felisatti<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Gastone Di Giovanni<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Romeo Ciatti<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Bruno Nicolai<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Lorenzo Baraldi<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Lorenzo Baraldi<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Marcello Di Paolo<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Anthony Steffen (Sir Alan Cunningham), Marina Malfatti (Gladys), Rod Murdock (Cugino di Alan), Giacomo Rossi Stuart (Medico dei Cunningham), Umberto Raho (Notaio), Roberto Maldera (Stalliere), Joan C. Davies (Zia Cunningham), Erika Blanc (Susan), Ettore Bevilacqua, Maria Teresa Toffano, Montinaro Brizio, Paola Natale<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Antonio Sarno<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Phoenix Cinematografica Roma S.p.A.<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Italia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1971<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 99&#8242;<\/p>\n<p>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"619\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/i72CNAfv33Q\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\"><b>La dama rossa uccide sette volte<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Emilio P. Miraglia<br \/>\n<b>Soggetto, sceneggiatura<\/b>: Emilio P. Miraglia e Fabio Pittorru<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Alberto Spagnoli<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Romeo Ciatti<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Bruno Nicolai<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Lorenzo Baraldi<br \/>\n<b>Costumi<\/b>: Lorenzo Baraldi<br \/>\n<b>Trucco<\/b>: Iolanda Conti e Giulio Natalucci<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Barbara Bouchet (Ketty Wildenbr\u00fcck), Ugo Pagliai (Martin Hoffmann), Marina Malfatti (Franziska Wildenbr\u00fcck), Marino Mas\u00e9 (Ispettore di polizia), Maria Pia Giancaro (Rose Mary M\u00fcller), Sybil Danning (Lul\u00f9 Palm), Nino Korda (Herbert), Fabrizio Moresco (Petar), Rudolf Sch\u00fcndler (Tobias Wildenbr\u00fcck), Maria Antonietta (Guido), Bruno Bertocci (Hans), Carla Mancini<br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Phoenix Cinematografica, Romano Film e Traian Boeru<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Italia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1972<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 98&#8242;<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dittico Neo-gotico di Emilio P. 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