{"id":19843,"date":"2012-03-08T22:15:17","date_gmt":"2012-03-08T21:15:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19843"},"modified":"2012-07-04T16:07:31","modified_gmt":"2012-07-04T14:07:31","slug":"hamnstad-citta-portuale-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19843","title":{"rendered":"Hamnstad (Citt\u00e0 portuale) > Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_01.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_01\" width=\"620\" height=\"400\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19844\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_01-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p><font face=\"Georgia\" style=\"font-size: 16pt\"><b>Hamnstad (Citt\u00e0 portuale\/Citt\u00e0 nella nebbia)<\/b><\/font><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><br \/>\nregia di Ingmar Bergman (Svezia\/1948)<br \/>\nrecensione a cura di Leonardo Persia<\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Dopo i film acquei per la Sveriges Folkbiografer (<b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=17943\">Piove sul nostro amore<\/a><\/i><\/b>, <b><i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18811\">La terra del desiderio<\/a><\/i><\/b>), opere sul viaggio come stato dell\u2019essere, Bergman arriva, per stabilizzarsi, a <b><i>Citt\u00e0 portuale<\/i><\/b> (titolo originale) o <b><i>Citt\u00e0 della nebbia<\/i><\/b> (titolo italiano), che segna il ritorno alla Svensk Filmindustri di Crisi.<\/p>\n<p>Entrambi i titoli della pellicola, su soggetto (romanzo) di Olle Lansberg, esprimono un sentimento liquido persistente, si tratti dell\u2019acqua sospesa e condensata della nebbia oppure della struttura posta sul litorale del porto. La nebbia simbolica \u00e8 quella afferente alla zona profonda e non del tutto a fuoco della psiche. Patina e oscurit\u00e0, problemi che continuano a essere insolubili. \u00c8 lo stato brumoso della coppia di amanti protagonisti del film, Berit e G\u00f6sta (Nine-Christine Jonsson e Bengt Eklund), il cui passato oscuro e indelebile, costituisce un (re)iterato motivo di sofferenza.<\/p>\n<p>Ma in Bergman il negativo \u00e8 positivo, cos\u00ec non solo i due si incontrano per via del tentato suicidio della donna al porto, ma \u00e8 l\u2019approdo-sfida (piuttosto che la fuga inquieta dei vecchi film) a definire l\u2019opera, punto fermo della coppia proletaria, decisa a non lasciarsi travolgere dal disegno scritto della loro esistenza, fino ad allora viaggio perpetuo nella delusione e nel vuoto. \u00abSe vai per mare vedi tante di quelle cose, ma hai sempre la sensazione che stai perdendo qualcosa\u00bb. Lo dice G\u00f6sta, ma potrebbe essere anche il punto di vista di Bergman su una possibile scelta stilistica del suo cinema.<\/p>\n<p>Il regista ricordava il film come quello in cui ebbe modo di sperimentare e apprendere definitivamente la tecnica, in un momento in cui, dopo tanti esercizi estetici pi\u00f9 o meno provvisori, il giovane autore auspicava per s\u00e9 un risultato stilistico definitivo. La vicenda dei due ragazzi adombra un dato autobiografico traslato, una volont\u00e0 dei personaggi e del cineasta ancora pi\u00f9 scoperto che altrove e forse, proprio per questo, meno ispirato e sincero.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_06.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_06\" width=\"620\" height=\"410\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19847\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_06.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_06-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>Il dato artificioso si coglie nel soggetto in questione, che riprende, nel tentativo di migliorarla, una narrazione assai simile a quella de <b><i>La terra del desiderio<\/i><\/b>, l\u2019opera primissima fase di cui, fino a quel momento, Bergman era rimasto maggiormente soddisfatto. Come rifacitura ufficiosa di quell\u2019opera, il lavoro svela per primo il gusto del cineasta per la serializzazione, o per la ripresa di situazioni e personaggi, un <i>work in progress<\/i> di battute e di contesti, su cui poco si \u00e8 riflettuto.<\/p>\n<p>L\u2019eccentrico autobiografismo si coglie nell\u2019et\u00e0 del protagonista, pi\u00f9 o meno la stessa del regista (classe 1918), che lui urla disperato a una prostituta, dopo aver lasciato Berit: \u00abLo sai quanti anni ho? Ventinove: non ci si crede, eh? Anch\u2019io non riesco a crederci\u00bb. In quanto al periodo di tempo passato per mare, G\u00f6sta riapproda in citt\u00e0 otto anni dopo, un anno in pi\u00f9 rispetto al protagonista dell\u2019altra pellicola (venuto pure dall\u2019India). Si vuole alludere probabilmente all\u2019anno intercorso tra questo e il precedente film.<\/p>\n<p>Il conflitto del vecchio personaggio con il pap\u00e0 diventa adesso scontro con la mamma da parte della ragazza di cui si l\u2019uomo si innamora. Entrambi i personaggi schiaffeggiano, rispettivamente, padre o madre, genitori rivali che hanno riservato ai figli l\u2019odio per loro stessi. Vi si coglie il risentimento edipico dell\u2019autore, costante esistenziale e del suo cinema.<\/p>\n<p>Non a caso, la scena pi\u00f9 bella \u00e8 un flashback di Berit da piccola, costretta ad assistere alle liti dei genitori. Si sveglia, li osserva, rimane attonita. Il pap\u00e0 la prende in braccio ma la madre cerca di strappargliela via. I due continuano a darsele, ognuno rivendicando per s\u00e9 la bambina strattonata e stretta tra i due corpi. Quando la poverina riesce a fuggire e nascondersi sotto il letto, abbracciando una bambola (il rifugio bergmaniano nella finzione), ecco la madre pronta a trascinarla per i piedi, buttandole via il giocattolo e mettendosela in braccio, in una violenta ed egoistica simulazione di affetto, ripicca algida nei confronti del marito.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_02.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_02\" width=\"620\" height=\"459\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19848\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_02-300x222.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>I maschi, nel film, sono deboli, sfuocati, pavidi e insicuri, privi di spessore e personalit\u00e0, persino da un punto di vista drammaturgico. Sono pettegoli e vuoti, si consideri l\u2019accoglienza che, da un tavolo da gioco, fanno al protagonista appena sbarcato. Il personaggio pi\u00f9 interessante \u00e8 l\u2019amico incupito e deluso di Gosta, una caverna profonda di frustrazione e di isolamento dal mondo (dall\u2019altro sesso), a cui giova probabilmente il rapido accenno riservatogli dallo script. Mantiene un tono misterioso ed economo, che ne esalta il ritratto. Anche nei film precedenti, soprattutto con le coppie, Bergman si era rivelato un maestro nel tratteggiare psicologie cupe e disperate <i>en passant<\/i>, quasi sempre pi\u00f9 riuscite di quelle dei personaggi principali, evidentemente inficiati da residui letterari manieristici. <\/p>\n<p>Nei tratti di quest\u2019uomo si ravvisa ancora l\u2019ambiguit\u00e0 produttiva dei personaggi negativi bergmaniani. \u00c8 lui, con le sue contraddizioni, a spingere il protagonista, ancora indeciso, tra le braccia dell\u2019amata (\u00abVa sempre tutto a rotoli, \u00e8 tutto orribile. Sempre e solo egoismo\u00bb \u2013 \u00abNon c\u2019\u00e8 nulla che non possa durare?\u00bb \u2013 \u00abNon chiederlo a me\u00bb \u2013 \u00abE allora a chi?\u00bb \u2013 \u00abIdiota! Chiedilo alla tua ragazza. Se hai bisogno di stringere una mano, allora stringi la sua. Nessun altro si offre volontario\u00bb.)<\/p>\n<p>La centralit\u00e0 del personaggio di Berit attesta una volont\u00e0 dell\u2019autore di soffermarsi sulle figure femminili La ragazza \u00e8 la vittima sacrificale di una genitrice dura e bigotta, che la precipita in un calvario di assistenti sociali e case di correzione (a gestione femminile), aggravato dalla presenza di altre virago, madri dei fugaci fidanzati della donna, i maschi mosci di cui sopra. La psiche femminile \u00e8 perlustrata nelle opposte ma complementari sfumature di vittima e carnefice, di sottomissione e alienazione (le scene al riformatorio, tra fumo e droghe), di durezza indotta e di aridit\u00e0 sentimentale.<\/font><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_05.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_05\" width=\"620\" height=\"405\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19849\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_05-300x195.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><font face=\"Arial\" size=\"2\"><\/p>\n<p>L\u2019aspetto simbolico dell\u2019acqua condensata definisce pure questo aspetto di involuzione e non sbocco della personalit\u00e0, un elemento che meritava un maggiore approfondimento, ma che riesce ad essere persuasivo per l\u2019abilit\u00e0 dell\u2019autore nel tratteggiare rapidamente le figure minime e minori di cui si \u00e8 detto. Sintetiche e affilate le scene di mistificazione religiosa al correzionale. Ma un personaggio come Gertrud, destinata a morire per un aborto clandestino, \u00e8 una concessione a un cinema di denuncia che non appartiene al regista. <\/p>\n<p>Deciso a fermarsi in uno stile proprio, ma ancora indeciso su quale debba essere questo stile, Bergman spinge adesso il pedale sul dato sociale mutuato dal neorealismo affermatosi anche fuori dai confini italici. Un Rossellini di superficie \u00e8 il suo modello. Sperimenta la carta degli esterni e interni autentici, porto e cantieri, fabbriche e balere, una sala cinematografica e le stanze occupate dagli operai. La colata nera che caratterizza la bella fotografia di Gunnar Fischer e il dominio armonico della tecnica non bastano. \u00c8 il debito con il solito realismo poetico di Marcel Carn\u00e9, e la sostanziale estraneit\u00e0 all\u2019aspetto sociologico delle cose (vedi pure i successivi <b><i>La vergogna<\/i><\/b> e <b><i>L\u2019uovo del serpente<\/i><\/b>) a togliere aria all\u2019opera.<\/p>\n<p>Di certo il regista si trova a un bivio, proprio come i due amanti nel finale di <b><i>Piove sul nostro amore<\/i><\/b>. Ha raggiunto la \u201cfelicit\u00e0\u201d della propria vocazione e tuttavia ne \u00e8 spaventato. Si legga in tal senso la battuta di Berit: \u00abPenso che sarebbe stato meglio se non ci fossimo incontrati. Ora che so che cos\u2019\u00e8 la felicit\u00e0, la vita non potr\u00e0 che peggiorare\u00bb.<\/p>\n<p>Il film va preso quindi come programma d\u2019intenti. Vale come ricapitolazione e per l\u2019idea di approdo che ne \u00e8 alla base. Segna la fine di un incerto quanto promettente (e non privo di pregio) periodo di prove stilistiche. Il film successivo \u00e8 quello che sancisce, per la critica e lo stesso regista, la nascita di un autore. <b><i>Prigione<\/i><\/b> sar\u00e0 indicato come la sua prima opera davvero personale, il primo compiuto tentativo di costruire un proprio mondo delle idee.<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><i>Leonardo Persia<\/i><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><font face=\"Arial\" size=\"2\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_03.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_03\" width=\"620\" height=\"392\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19846\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_03-300x189.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table2\">\n<tr>\n<td width=\"274\" align=\"left\">&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/Hamnstad_04.jpg\" alt=\"\" title=\"Hamnstad_04\" width=\"262\" height=\"346\" class=\"aligncenter size-full wp-image-19845\" \/><\/td>\n<td><font face=\"Arial\" size=\"3\"><br \/>\n<b>Hamnstad (Citt\u00e0 portuale\/Citt\u00e0 nella nebbia)<\/b><\/font><font face=\"Arial\" size=\"2\"><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Ingmar Bergman<br \/>\n<b>Soggetto<\/b>: Olle L\u00e4nsberg (romanzo)<br \/>\n<b>Sceneggiatura<\/b>: Ingmar Bergman<br \/>\n<b>Fotografia<\/b>: Gunnar Fischer<br \/>\n<b>Montaggio<\/b>: Oscar Rosander<br \/>\n<b>Musiche<\/b>: Erland von Koch<br \/>\n<b>Scenografia<\/b>: Nils Svenwall<br \/>\n<b>Produttore<\/b>: Harald Molander<br \/>\n<b>Interpreti<\/b>: Nine-Christine J\u00f6nsson (Berit), Bengt Eklund (G\u00f6sta), Mimi Nelson (Gertrud), Berta Hall (madre di Berit), Birgitta Valberg (signora Vilander), Sif Ruud (signora Krona), Britta Billsten (prostituta), Harry Ahlin (Sk\u00e5ningen), Nils Hallberg (Gustav), Sven-Eric Gamble (Eken), Yngve Nordwall (il soprintendente), Nils Dahlgren (padre di Gertrud), Hans Str\u00e5\u00e5t (signor Vilander), Erik Hell (padre di Berit), <br \/>\n<b>Casa di produzione<\/b>: Svensk Filmindustri<br \/>\n<b>Paese<\/b>: Svezia<br \/>\n<b>Anno<\/b>: 1948<br \/>\n<b>Durata<\/b>: 100&#8242;<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg\" alt=\"\" title=\"speciale INGMAR BERGMAN\" width=\"400\" height=\"266\" class=\"aligncenter size-full wp-image-22734\" border=\"0\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/speciale_bergman.jpg 400w, 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